I Was a Simple Man

Film 2021 | Drammatico 100 min.

Regia di Christopher Makoto Yogi. Un film con Steve Iwamoto, Constance Wu, Tim Chiou, Kanoa Goo, Chanel Akiko Hirai. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2021, durata 100 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Una famiglia alle Hawaii affronta la morte imminente del loro primogenito mentre i fantasmi del passato infestano la campagna.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
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Una storia di vivi e di morti, di uomini e di fantasmi, ambientata nella natura rigogliosa delle isole Hawaii.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 5 ottobre 2021
Recensione di Roberto Manassero
martedì 5 ottobre 2021

Masao, anziano vedovo dell'isola di Oahu, nel nord delle Hawaii, è malato da tempo e sul punto di morire. In compagnia dal cane Masao e accudito dal figlio Mark e dalla figlia Kati (un terzo figlio, Henry, si è trasferitosi negli Stati Uniti e non si fa vivo da tempo), l'uomo accetta l'idea di accogliere la morte e si abbandona al respiro e alla bellezza della natura che lo circonda. L'apparizione del fantasma della moglie Grace e la scoperta da parte di Kati di un diario della donna riportano Masao agli anni del fidanzamento e del matrimonio, tra le liti coi genitori, contrari alla sua relazione con una cinese, e l'alcolismo che ha distrutto ogni sua relazione...

I Was a Simple Man è la storia del progressivo avvicinamento alla morte di un uomo solo e sconfitto, raccontato come una poetica storia di fantasmi e di visioni tra il sogno e la veglia.

Nella prima scena di I Was Simple Man due uomini parlano di fronte a un paesaggio urbano segnato da grattacieli ultramoderni. Uno dei due racconta all'altro la storia di un tizio che cercò di suicidarsi sparandosi in testa, ma fallì perché la pallottola andò a conficcarsi tra il cranio e il cervello: morire non è semplice, come nel corso del film si chiederanno tre diversi personaggi in altrettanti momenti distinti, chiarendone in modo esplicito il senso più profondo.

Il protagonista Masao è anziano e malato; fosse per lui sarebbe pronto ad andarsene, se solo la vita lo liberasse dal torpore, più che dal tormento, dei giorni che passano. Le sue giornate sono scandite da due forme di tempo: uno lineare, che è quello delle ore e dei fenomeni atmosferici, e uno interiore, che è quello che il regista hawaiano Christopher Makato Yogi, al secondo lungometraggio dopo August at Akiko's, sceglie come guida del proprio racconto.

L'avvicinamento alla fine da parte del protagonista avviene per blocchi narrativi intrecciati, con il montaggio che costruisce una narrazione a flashback e la messinscena stilizzata, segnata da uno sguardo impressionista sia negli esterni sia negli interni, che dà vita a un'atmosfera volutamente sospesa e poetica, come un'ode alla natura capace di aprire in maniera naturale e non contraddittoria alla complessità dei conflitti fra individui.

Il film è ambientato alle Hawaii, una terra rigogliosa e insieme cementificata, in cui i paesaggi verdeggianti convivono a forza con l'alienazione metropolitana. Agli occhi di Masao, il ritorno del passato e dei suoi fallimenti (il matrimonio infelice, i contrasti con la famiglia, la violenza psicologica sui figli, il peso determinante dell'alcolismo) è il segno del tradimento verso la natura, l'incapacità dell'uomo di seguire il ritmo ancestrale degli elementi, a differenza delle piange del giardino di Masao che appassiscono come il loro proprietario. Al tempo stesso, lo stile contemplativo della regista, il dolce accompagnamento della musica di Alex Zhang Hungtai e il ritmo cantilenante dei dialoghi fanno scorgere il riflesso di un'altra vita, una possibilità di rinascita o di pace eterna a cui Masao puà tendere attraverso la morte.

I riferimenti più immediati di I Was a Simple Man sono il cinema di Apichatpong Weerasethakul e Naomi Kawase, dei quali tornano gli elementi spirituali più vicini alle filosofie orientali fondate sull'idea di una fusione fra uomo e natura, umano e divino.

Visivamente il film è in realtà più vicino all'iperrealismo del cinema indie americano e allo sguardo lucido e impersonale di Kogonada, quando non, nei momenti più onirici e contemplativa, sia al magistero del Kurosawa di Sogni, sia alla trasparenza digitale della videoinstallazione. Alla lunga, però, la natura composita del sguardo del regista e la composizione calibrata delle sue inquadrature generano nello spettatore un effetto di straniamento, impedendogli nonostante la bellezza della composizione e la malinconia delle atmosfere di emozionarsi di fronte a questa storia di fantasmi tornati in vita e di vivi prossimi a diventare fantasmi.

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martedì 5 ottobre 2021
Roberto Manassero

In programma al Lucca Film Festival e in streaming su MYmovies fino al 10 ottobre. Vai all'articolo »

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