The Father - Nulla è come sembra

Un film di Florian Zeller. Con Anthony Hopkins, Olivia Colman, Imogen Poots, Rufus Sewell.
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Titolo originale The Father. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 97 min. - Gran Bretagna 2020. - Bim Distribuzione uscita giovedì 20 maggio 2021. MYMONETRO The Father - Nulla è come sembra * * * 1/2 - valutazione media: 3,96 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il nostro destino un brutto scherzo della memoria

di Natalia Aspesi La Repubblica

In "The Father" Anthony Hopkins è un uomo affetto da demenza senile visto da Natalia Aspesi Anthony è uno di quegli ottantenni dal passato appagante che gli consente un presente sereno e la certezza di bastare a sé stesso, di potersela cavare benissimo da solo. Il suo corpo è sano, robusto, ancora agile, e il buon umore non manca, ha anche una sua battuta che ripete continuamente e che lo fa sempre ridere. Balla anche il tip-tap che era il suo mestiere, anche se si ostinano a dirgli che era un bravo ingegnere. Certo qualche fastidio c' è, per esempio la sua bella casa talvolta gli pare diversa, con i mobili spostati e i quadri spariti, capita che gli girino attorno sconosciuti che si permettono una fastidiosa familiarità, che alzano la voce come se fosse sordo, che lo toccano per infilargli il golf in cui lui si è perduto, e certe volte leggere diventa un marasma e l' allegria si incupisce; e mentre a cena gusta un ottimo pollo arrosto e poi in poltrona un nobile whisky, certe volte l' aria si fa greve di silenzi e di rumori insidiosi, e quella donna che si dichiara sua figlia, lo sguardo antipatico di apprensione, si mette a dire cose senza senso, parole che non si capiscono, fa discorsi che mettono in allarme, sussurra trame nemiche. Ogni tanto la figlia c' è, la riconosce, ma non è quella che preferisce, che non si fa mai viva da anni, e lui sa benissimo che non è morta come vogliono fargli credere. E l' orologio che ogni giorno scompare perché certo lo rubano e poi lo si ritrova e la ladra non c' è più? Sì, siamo a un altro film che ci afferra alla gola raccontando di una vita che è stata bella, intelligente, produttiva, cui è stato concesso amore, famiglia, benessere, longevità, e che ora sta franando lentamente, giorno per giorno, verso il buio senza scampo della demenza senile. The Father è la seconda cineversione (la prima del 2015 diretta da Le Guay con Jean Rochefort) di una pièce di grande successo messa in scena dal 2012 in 45 paesi (in Italia da Piero Maccarinelli): autore il francese Florian Zeller, 41 anni, che ne ha tratto poi la sceneggiatura (premio Oscar 2021 per quella non originale), e diretto il film: 97 minuti di stordente inquietudine, per me di batticuore, rifiuto, fascinazione. L' Oscar per la miglior interpretazione maschile l' ha vinto il suo protagonista, il celebre Anthony Hopkins, 83 anni, con le immancabili proteste di chi tifava per il bravo Chadwick Boseman di Ma Rainey' s Black Bottom (Netflix) in quanto nero e soprattutto defunto: quindi coi tempi che corrono la giuria può essere definita coraggiosa per aver osato premiare un attore certo meraviglioso in un ruolo estremo, però colpevolmente bianco (e maschio, ma per forza). A proposito di interpretazione, un premio non va solo ai movimenti, ai gesti, agli sguardi, alla mimica del dolore, dello stupore, della rabbia, della gioia, del sesso, ma anche al suono che li accompagna, la voce: la voce di un attore non è tutto ma quasi e in questo caso la distribuzione italiana offre una grande opportunità, vedere per qualche giorno il film con la voce che corrisponde all' immagine di Hopkins, attore grande, cioè in lingua originale coi sottotitoli (dal 20 al 27 maggio), e poi doppiato. Chi sa osare, osi. Il film non ha colpi di scena o segreti, non ci sono lieto fine in queste storie vere, quindi lo si può raccontare: c' è questo vecchio elegante e c' è sua figlia Anne (Olivia Colman, Oscar 2018 per La favorita, Golden Globe per The Crown) che straziata dalla situazione lo ama e se ne occupa ma, sola da anni, finalmente ha trovato un uomo da amare e vorrebbe raggiungerlo a Parigi; ma sa di non poter abbandonare il padre che tornerà a trovare nei fine settimana, e cerca quindi una infermiera che se ne possa prendere cura. Una forse lo elettrizza perché giovane e carina, e quell' attrazione non ha età, ammesso che quella ragazza ci sia davvero e non sia un' ombra del tempo, le altre le rifiuta; neanche parlarne, ovvio, di una casa di riposo dove, declinando inesorabilmente, dovrà comunque essere accolto. Zeller ci avvinghia alla tragica avventura di una mente che alterna il rifiuto alla consapevolezza, il marasma alla lucidità, un dolore estremo a una specie di spensieratezza, e ci pone nella allucinante condizione di essere alternativamente chi assiste impotente allo smarrimento di una persona cara e la persona stessa che quello smarrimento vive. Anche per noi si confondono i luoghi e le persone, la propria casa e quella della figlia, la figlia e le infermiere, l' estraneo che forse è il marito della figlia o un ex marito, sperduti nei tanti livelli temporali del passato che si accavallano tra loro e si intrecciano al presente, che cancellano, inventano, sovrappongono ricordi e fantasie, imponendo il labirinto di una esistenza inesplorata e nemica. Ma è proprio in questa landa di solitudine e paura in cui ci sentiamo vagare come fantasmi, in questo horror della realtà, che riusciamo a ricomporre con commozione e passione il percorso a ritroso di una vita intera, sino alla dolcezza e al conforto dell' ultimo ricordo perduto, il primo abbraccio materno alla nascita. Questi sono i miei sentimenti, questo è quello che vi aspetta, non sono un critico da criticare ma una spettatrice certo appassionata: non sempre la vita e il cinema sono l' amabile Tolo Tolo, ma talvolta emozione e conoscenza: per chi le gradisce ovviamente.
da La Repubblica, 16 maggio 2021


di Natalia Aspesi, 16 maggio 2021

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