Martin Eden

   
   
   

Arrivismo e individualismo Valutazione 3 stelle su cinque

di vanessa zarastro


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sabato 7 settembre 2019

Presentato in questi giorni al Festival di Venezia, il film “Martin Eden” è una trasposizione della vicenda narrata da Jack London nel suo omonimo romanzo, trasposta in Italia nel golfo partenopeo, in un periodo pre-bellico non esattamente precisato, perché in alcuni punti ci sono la televisione e la macchina da scrivere Olivetti e si vedono alcuni edifici costruiti palesemente negli anni ‘50/’60 che si alternano alle immagini degli anni Dieci e Venti con i vestiti da primi del Novecento, in altri punti sono mostrate le truppe fasciste. Tutte queste immagini, come fossero paesaggi, rappresentano le variazioni nella storia di un uomo che si fa da sé.
Martin è un marinaio che ha iniziato a salpare a 11 anni, e salva da un pestaggio Arturo, un giovane rampollo di buona borghesia. Così lui lo invita a sua casa dove conosce la sorella Elena (interpretata da Jessica Cressy) e della quale si invaghisce, e tutta la sua famiglia. Rimane affascinato da tutto, dalla raffinatezza, dalla cultura, non ha mai visto da vicino un quadro, non ha mai visto tanti libri, non ha mai ascoltato un concerto a pianoforte. Elena è rappresentata come una ragazza studiosa così tanto acculturata da parlare con l'accento francese.
Immediatamente Martin sente fortemente di voler far parte di quel mondo e la raffinata ragazza diventa, non solo la sua ossessione amorosa, ma il simbolo dello status sociale cui Martin ambisce. Elena gli presterà dei libri di grammatica e i romanzi da leggere, così Martin si butta nella lettura e nello studio in modo martellante. Rimane particolarmente affascinato da Edmund Spenser, poeta britannico di modeste origini, e alla fine, si compra una vecchia macchina da scrivere e comincia a comporre poesie, poi a scrivere racconti.
Elena lo segue nei suoi progressi, ma continua a suggerirgli di iscriversi a scuola di riprendere lì da dove aveva interrotto (alle scuole elementari).
Sembrerebbe che ognuno sia artefice del proprio destino, che tempo e volontà possano ribaltare condizioni avverse, che duro lavoro e abnegazione vengano premiati. Purtroppo non è così semplice, Martin si deve anche mantenere e ha anche un brutto carattere: viene allontanato da casa dal cognato con cui si rifiuta di lavorare, trova ospitalità in campagna da una giovane e paffuta vedova (Carmen Pommella) che vive con i suoi due bambini e che si prenderà cura di lui. I suoi manoscritti inviati a varie case editrici sono immancabilmente rispediti al mittente.
Martin incontrerà un personaggio-chiave Russ Brissenden (Carlo Cecchi), che diventerà in qualche misura suo mentore, spingendolo ad abbracciare la fede nel socialismo. Senza voler entrare troppo nel racconto dettagliato, Russ lo condurrà a riunioni sindacali e politiche con le bandiere rosse, ma Martin ha fede solo in se stesso e nel valore dell’individuo.
Stacchi con primi piani simbolici, sono alternati alle varie scene, ai flash back e ai film di repertorio, come ad esempio un pezzo dell’anarchico Errico Malatesta durante la manifestazione a Savona del 1° maggio 1920. Sono i pensieri e i desideri di Martin, è il suo universo, affascinato dalla cultura borghese all’inizio, ma sempre più disgustato da essa a mano a mano che la raggiungerà. Belle sono le ricostruzioni ambientali dell’inizio del Novecento e notevole è l’armoniosa colonna sonora.
Devo confessare che non ho una particolare simpatia per Luca Marinelli perché è un attore che recita sempre sopra le righe, sempre esagerato, ma sono andata a vedere lo stesso questo film perché pensavo fosse più sobrio interpretando una parte che credevo più positiva rispetto alle sue solite - come ad es. lo zingaro in “Jeeg Robot” del.
Purtroppo mi sbagliavo. Per due terzi del film, in effetti, è così ed ero contenta di ricredermi, ma poi da quando Martin Eden raggiunge il successo, il “mostro” che è in lui fuoriesce con tutta la gigioneria di cui lui è capace. Trasmette un’incredibile antipatia per il suo personaggio, recita urlando e il film, a mio aviso, si rovina sul finale.
Il regista, alla sua prima opera di fiction dopo tanti validi documentari, ben rappresenta il senso dell’ideologia che infuocava gli animi nel secolo scorso, il ruolo della cultura di massa, il rapporto tra individuo e società, tra socialismo e individualismo, fino alla lotta di classe e all’ipocrisia di certi ambienti.
Riferendosi al libro di Jack London così spiega lo stesso regista insieme al co-sceneggiatore Maurizio Braucci: «Il romanzo degli autodidatti e di chi ha creduto nella cultura come strumento di emancipazione, restandone in parte deluso - e anche - il ritratto di un artista di successo che smarrisce fatalmente il senso della propria arte».
 

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fabiofeli mercoledý 11 settembre 2019
'e stelle, 'e criature, ' ffemmene Valutazione 0 stelle su cinque
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Apprezzo molto i tuoi commenti, ed una volta sono rimasto male per un tuo "non sono d'accordo" ad un mio commento. Mi rimproveravi di aver detto che il film mi piaceva ed avevo messo solo tre stelle nella valutazione. Se ti ricordi, ho ribattuto che i cinque gradini "secchi" non permettono di esprimere una valutazione accurata ed infatti nel commento avevo dato tre stelle e mezzo. Stavolta non sono d'accordo col tuo giudizio sul film di Marcello: le tue tre stelle mi sembrano scarse; quello che dici di Marinelli Ŕ (in parte) vero; ma secondo me in questo film non va mai sopra le righe, neanche quando fa la conferenza e viene infastidito. Va bene; ti Ŕ antipatico e capisco che se un attore non ti piace non puoi dare un giudizio positivo. [+]

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Uscita nelle sale
mercoledý 4 settembre 2019
Distribuzione
Il film Ŕ oggi distribuito in 251 sale cinematografiche:
Showtime
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  3 | Calabria
14 | Campania
25 | Emilia Romagna
  7 | Friuli Venezia Giulia
28 | Lazio
10 | Liguria
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