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gibbi72
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venerdì 20 ottobre 2017
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imperdibile
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Per gli amanti dei film horror un bel film come non si vedeva da molto tempo, si con qualche errore, ma ottimi attori specialmente il clown e un bel adattamento del libro di Stephen King anche se lo stravolge un po’ ma lo adatta ai giorni nostri.ottimi effetti speciali e tre scene memorabili, l’inizio con la barchetta, la casa abbandonata e il finale con la giostra dove sono appesi i bambini che galleggiano.
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Per gli amanti dei film horror un bel film come non si vedeva da molto tempo, si con qualche errore, ma ottimi attori specialmente il clown e un bel adattamento del libro di Stephen King anche se lo stravolge un po’ ma lo adatta ai giorni nostri.ottimi effetti speciali e tre scene memorabili, l’inizio con la barchetta, la casa abbandonata e il finale con la giostra dove sono appesi i bambini che galleggiano. Da vedere.
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mokujohn
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venerdì 20 ottobre 2017
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horror godibile ma che non lascia il segno
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Altro titolo attesissimo del 2017, a quasi 30 anni dalla prima trasposizione televisiva del romanzo di Stephen King, torna il clown che ha segnato il genere horror negli anni '90. Incarnazione delle paure umane che prendono forma assieme a tutti quei cambiamenti da affrontare nei primi anni dello sviluppo, it si era insinuato nella mente arrivando a toccare e smuovere dei luoghi dell'inconscio che si preferisce evitare. L'estrema sensazione d'inquietudine, accentuata dal ritmo lento della miniserie, si adattava perfettamente ai temi trattati nel romanzo e ricorrenti nelle opere di King, finendo col rendere Pennywise (il clown) uno dei massimi simboli di terrore per tutti quelli nati negli '80, coetanei dei ragazzini protagonisti del film.
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Altro titolo attesissimo del 2017, a quasi 30 anni dalla prima trasposizione televisiva del romanzo di Stephen King, torna il clown che ha segnato il genere horror negli anni '90. Incarnazione delle paure umane che prendono forma assieme a tutti quei cambiamenti da affrontare nei primi anni dello sviluppo, it si era insinuato nella mente arrivando a toccare e smuovere dei luoghi dell'inconscio che si preferisce evitare. L'estrema sensazione d'inquietudine, accentuata dal ritmo lento della miniserie, si adattava perfettamente ai temi trattati nel romanzo e ricorrenti nelle opere di King, finendo col rendere Pennywise (il clown) uno dei massimi simboli di terrore per tutti quelli nati negli '80, coetanei dei ragazzini protagonisti del film.
Il remake di Muschietti, regista con pochi titoli alle spalle -ancor meno quelli conosciuti-, rielabora il primo capitolo della miniserie dandogli nuova giovinezza, maggiore ritmo, forzando un pò più la mano sugli effetti visivi e sonori. Senza cadere in eccessi, è evidente una perdita di suspance, parallela ad una minore profondità d'impatto sulla mente dello spettatore. Le frequenti apparizioni del clown rischiano di diventare un po' scontate. Apprezzabili e più equilibrati, invece, i piccoli momenti ironici e di sfogo dei personaggi. La direzione, scegliendo una forma molto classica del genere horror, sembra concentrata sul confezionamento di un prodotto pulito, scorrevole, che cerca di mantenere alta la tensione procedendo a ritmo sostenuto. I temi basilari dell'opera, invece, trattati con leggerezza dalla sceneggiatura, trovano spessore nell'ottima interpretazione dei giovani attori. La crescita di un individuo ancora non formato, le difficoltà relazionali, il contrasto con i genitori e la ricerca di una nuova famiglia, più vicina a ciò che si sta vivendo e per questo maggiormente in grado di capire. Di qui, il delinearsi di paure che possono diventare insostenibili se non affrontate con coraggio e collaborazione. Argomenti presenti, ma non efficacemente collegati allo stile formale ed alla velocità della pellicola.
In definitiva, un horror decente, ben costruito, ben interpretato, ma che non terrorizza nè riesce a riprodurre quel legame tra lo schermo e quell'angolino nascosto della mente dove risiedono le paure umane. Pur essendo questa percezione corrotta dal fatto che, ahimè, gli anni inesorabilmente passano, e le stesse situazioni vengono lette con occhi diversi, si ha ben chiara la sensazione che questo non diventerà un cult per la generazione dei nati dopo il 2000, ma rimarrà un buon horror da incassi stellari.
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venerdì 20 ottobre 2017
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magnifico
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Film spettacolare non ha deluso le mie aspettative.. consigliato!
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giack
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venerdì 20 ottobre 2017
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delusione!!!
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Il primo IT è decisamente migliore!
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taxidriver
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venerdì 20 ottobre 2017
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il pagliaccio cattivo è sempre lo stesso
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Avevo visto la miniserie It del 1990 quando ero poco più di un ragazzino, e tanti della mia età come me ne rimasero spaventati. It è stato uno dei mostri della mia adolescenza, al pari di Nightmare. Anche per questo ho deciso di guardare questo remake, ma purtroppo sono rimasto deluso... Sarà che non ho più 12 anni, ma il nuovo It è solo un comune film horror come tanti. Sicuramente ben realizzato, a cominciare dalla regia, dalla fotografia e dalle scenografie, con una discreta sceneggiatura e degli effetti speciali incisivi. Tuttavia il film manca di originalità e mordente, e non riesce a sviluppare un'idea innovativa e diversa dal suo storico predecessore: a conti fatti, questo è il suo maggior limite.
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Avevo visto la miniserie It del 1990 quando ero poco più di un ragazzino, e tanti della mia età come me ne rimasero spaventati. It è stato uno dei mostri della mia adolescenza, al pari di Nightmare. Anche per questo ho deciso di guardare questo remake, ma purtroppo sono rimasto deluso... Sarà che non ho più 12 anni, ma il nuovo It è solo un comune film horror come tanti. Sicuramente ben realizzato, a cominciare dalla regia, dalla fotografia e dalle scenografie, con una discreta sceneggiatura e degli effetti speciali incisivi. Tuttavia il film manca di originalità e mordente, e non riesce a sviluppare un'idea innovativa e diversa dal suo storico predecessore: a conti fatti, questo è il suo maggior limite. Certamente lanciarsi in un rifacimento di un classico dell'horror qual è It è stata un'impresa coraggiosa, ma era lecito aspettarsi qualcosa in più.
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lochiamavanojeegmarzullo
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giovedì 19 ottobre 2017
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pensavo fosse it invece era un calesse
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Un grandissimo peccato: una trama così piena di significato viene offuscata da doppiaggi rivedibili (alcune voci dei bambini erano veramente poco credibili per il contesto del film) e dall'impostazione che ne consegue. Somiglia ad un mosaico di tante scene che pretendono di creare un'atmosfera horror, ma che finiscono nel rendere il tutto artificioso e forzato. La modernizzazione dei bulli è sembrata più il tipico grido contro il bullismo dei film per teenager, piuttosto che la narrazione psicologica che da "It" ci si può aspettare. Le paure diventano semplici scatti di un clown in diverse forme (nemmeno approfondite), tra effetti tecnicamente buoni, ma che non producono mai la "perenne" situazione d'ansia che ci si aspetta da un film di questo calibro.
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Un grandissimo peccato: una trama così piena di significato viene offuscata da doppiaggi rivedibili (alcune voci dei bambini erano veramente poco credibili per il contesto del film) e dall'impostazione che ne consegue. Somiglia ad un mosaico di tante scene che pretendono di creare un'atmosfera horror, ma che finiscono nel rendere il tutto artificioso e forzato. La modernizzazione dei bulli è sembrata più il tipico grido contro il bullismo dei film per teenager, piuttosto che la narrazione psicologica che da "It" ci si può aspettare. Le paure diventano semplici scatti di un clown in diverse forme (nemmeno approfondite), tra effetti tecnicamente buoni, ma che non producono mai la "perenne" situazione d'ansia che ci si aspetta da un film di questo calibro. Inoltre, la tipica scena post lite dei ragazzi ricorda molto quei momenti fini a se stessi delle serie tv, dove attraverso la musica di sottofondo si lascia spazio ad una pausa meditativa di personaggi e pubblico. In questo caso, l'assenza di omogeneità rendeva praticamente inutile questo momento triste-musicale-riflessivo. Insomma, ne risulta un ibrido tra splatter ed il "sempliciotto" americano, che superficialmente tocca i veri temi di IT, senza mai darne risalto, ponendoli solo come un insieme di scene di lotta, fuga e urla.
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annalisarco
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giovedì 19 ottobre 2017
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pennywise is back
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Sono passati 27 anni dalla messa in onda la miniserie firmata da Tommy Lee Wallace del 1990.
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Sono passati 27 anni dalla messa in onda la miniserie firmata da Tommy Lee Wallace del 1990. Ricordo perfettamente quelle serate in cui, per la prima volta, vidi la storia della città di Derry, divise in due serate del preserale. Due serate dedicate a lui, Pennywise, il pagliaccio creato dalla mente del maestro dell'horror Stephen King e perfettamente interpretato da Tim Curry. Avevo poco più di 4 anni, perché venne trasmessa in Italia nel 1994, e non potevo certo capire il messaggio importante che c'era dietro quel film, ero troppo piccola e troppo spaventata da quel clown. È stato il trauma di tutti i bambini degli anni '90, perché hanno vissuto - in piccolo - le stesse frustrazioni dei protagonisti della storia. Niente pagliacci assassini, fortunatamente, ma il non essere capiti e creduti dagli adulti, c'era eccome. Bill, Ben, Richie, Stan, Bev, Mike ed Eddie sono i sette fortunati, i bambini che riescono a sopravvivere ad It. Nessun adulto gli credeva, nessuno li aiutava, e il pagliaccio demoniaco colpiva proprio i più piccoli. Questo è ciò che ha fatto di Pennywise l'incubo della mia generazione, quel mostro che attaccava proprio noi bambini e che non veniva nemmeno visto dai genitori. Eppure, ogni volta che quella miniserie veniva mandata in onda, noi eravamo lì. E a 27 anni di distanza ho visto con piacere la sala cinematografica piena di ragazzi della mia età. La generazione Pennywise potremmo chiamarci, quelli che si sono lasciati traumatizzare dal clown, ma che allo stesso tempo lo hanno amato tanto da essere lì a quasi 30 anni di distanza. It del romanzo è buffo, ironico, a volte sboccato, estremamente simile a quello della miniserie, descritto come Roland McDonald's, e di fatti Tim Curry era vestito e truccato così. Il nuovo It, interpretato da Bill Skarsgård, si discosta da questo personaggio, prende una sembianza più inquietante e più adatta agli anni della sua ambientazione. Il primo lavoro accurato della nuova (anzi prima) trasposizione cinematografica è stato appunto il cambio di date. Il romanzo si svolge alla fine degli anni '50, la miniserie negli anni '60, mentre il film del 2017 diretto da Andres Muschietti alla fine degli anni '80. Scelta intelligente, considerando il fatto che il Pennywise di Curry oggi non avrebbe spaventato nessuno, e che il pubblico cinematografico è ben diverso da quello televisivo. Trenta anni fa era facile per un bambino sfuggire al controllo dei genitori e vedere di nascosto It in televisione, in un misto di paura ed emozione. Oggi, un genitore non porterebbe mai il figlio piccolo al cinema a vedere una cosa del genere, anche perché il film è vietato ai minori di 14 anni. Dunque Pennywise si è dovuto adeguare al suo pubblico, mettendo da parte il suo aspetto inizialmente quasi rassicurante e la sua verve buffa e spesso divertente. È rimasto il mostro, il clown che in pochi punti del film cerca di far sorridere, ma non ci riesce. C'è da dire che il nuovo pagliaccio non fa nemmeno così paura, e questo è un bene perché si torna al concetto iniziale poco prima accennato: il messaggio. Stephen King nelle sue 1300 e poco più pagine ha voluto raccontare più storie. Non quella del pagliaccio, ma quella dell'individuo, dell'amicizia e dell'intera comunità, associato a comportamenti egoistici, violenti e di omertá. A mio parere, l'appellativo maestro dell'horror viene interpretato in modo riduttivo da chi si aspetta qualcosa di cruento. King è il re dell'horror, ma per il semplice fatto che lui sa raccontare l'orrore del mondo nelle sue parti più meschine e buie in un modo crudo e indelebile. Sono cresciuta, ho letto il suo romanzo, e adesso so cosa stava cercando di dirci e so perché in tutto quel male che veniva mostrato nella miniserie, io continuavo a guardare. È l'amicizia, è il sapere che insieme si può sconfiggere qualsiasi cosa, il messaggio che agire e non voltare le spalle è l'unica cosa giusta da fare. Pennywise è il mostro creato dall'intera comunità di Derry, una città che sa e che tace, che lascia l'orrore succedersi giorno dopo giorno. Una città che giudica, che ha pregiudizi, che lascia passare la violenza, che ti spinge a chiederti se sei tu ad essere sbagliato, che ti fa male. Una società, quella descritta da King 30 anni fa, non molto diversa da quella di oggi. Tutto questo ha preso forma, è diventato il nostro incubo, vivo e capace di uccidere. È Pennywise, il pagliaccio mutaforma che si nutre di questo orrore. Ognuno di qei ragazzi ha un mostro alle spalle: che sia il padre violento di Bev, o i pregiudizi nei confronti di Mike per il suo colore di pelle o di Ben per la sua corporatura, o ancora il problema attualissimo del bullismo. Qualunque cosa sia, Derry glielo farà pesare. Questi fantasmi non saranno facili da scacciare, soprattutto nel momento in cui prendono una forma reale. Eppure, insieme, i ragazzi riescono in qualcosa che nessun altro è riuscito a fare: affrontare i loro demoni, rispondere alle ingiustizie, non voltare le spalle. L'insegnamento è grande, soprattutto dato da un gruppo di bambini che si auto definiscono "perdenti". Eppure perdenti sono quei cittdini ignoranti e codardi che imboccano quel mostro, e con cui abbiamo a che fare ogni giorno nella nostra vita. Un'estate per trovarsi, per rafforzare i loro legami, per capire di non essere soli. Se gli adulti sembrano causare solo guai e girarsi di fronte ai problemi, i bambini non lo fanno. Questo film mi ha stupito, non pensavo potesse essere tanto fedele al messaggio originale dell'autore. Mi aspettavo un horror come tanti, invece non lo è. L'ambientazione, le musiche, il trucco, tutti riporta agli anni '80 in modo impeccabile. Le scene fondamentali sono state rispettate, rendendo molto felici noi fans esigenti. Per le nuove generazioni, è un messaggio che deve essere lanciato. Inoltre, è un ritorno ad un passato senza tecnologia, senza il costante uso del cellulare, dove la bicicletta Silver di Bill è più utile di qualsiasi apparecchio tecnologico. I pomeriggi insieme, anche senza far nulla di particolare, le chiacchierate, le passeggiate alla ricerca di qualcosa di nuovo: un pezzo di anni 80-90 raccontato alla perfezione. Altra scelta piú che azzeccata consiste nel dividere la storia in due parti. Il primo capitolo, quello in sala adesso, racconta il coraggio dei 7 ragazzi, fino alla presunta scinfitta del pagliaccio. Il secondo capitolo, parlerà del suo ritorno 27 anni dopo, e di come la squadra deve tornare insieme per avere una chance di battere nuovamente Pennywise. Assolutamente positivo il giudizio sul nuovo It che, si spera, appassionerà anche i nuovi spettatori.
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gibbi72
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giovedì 19 ottobre 2017
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imperdibile
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Per gli amanti dei film horror un bel film come non si vedeva da molto tempo, si con qualche errore, ma ottimi attori specialmente il clown e un bel adattamento del libro di Stephen King anche se lo stravolge un po’ ma lo adatta ai giorni nostri.ottimi effetti speciali e tre scene memorabili, l’inizio con la barchetta, la casa abbandonata e il finale con la giostra dove sono appesi i bambini che galleggiano. Da vedere.
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aingeal
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giovedì 19 ottobre 2017
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da lettrice mi è venuto il nervoso
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Stasera, dopo mesi di attesa, mi reco all'anteprima di mezzanotte carica di aspettative... quasi tutte disilluse. Prima scena, prime cazzate. Georgie scompare, mentre nel libro muore.. ma sono fiduciosa, il regista si riprenderà dallo scivolone iniziale.. eh no. Proprio no. Ci sono un sacco di discrepanze più o meno gravi tra libro e film a partire dall'anno in cui è ambientato.. viene indicato 1959 quando in realtà il ciclo è iniziato nell'autunno del 1957 per protrarsi nel 1958. Spesso e volentieri il clown appare a sproposito, per esempio nella scena del lebbroso Eddie vede un lebbroso con un costume da clown logoro nel libro, mentre nel film vede prima il lebbroso poi il clown. In altri casi invece il regista decide di cambiare il chi compie una determina azione con un altro, esempio? Certamente! Chi taglia le mani con i cocci di una coca cola fu Stan Uris e non Bill Denbrough! Poi cambiamo anche certi personaggi che non fa male dai! Il padre di Henry Bowers poliziotto? Ma fatemi il piacere.
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Stasera, dopo mesi di attesa, mi reco all'anteprima di mezzanotte carica di aspettative... quasi tutte disilluse. Prima scena, prime cazzate. Georgie scompare, mentre nel libro muore.. ma sono fiduciosa, il regista si riprenderà dallo scivolone iniziale.. eh no. Proprio no. Ci sono un sacco di discrepanze più o meno gravi tra libro e film a partire dall'anno in cui è ambientato.. viene indicato 1959 quando in realtà il ciclo è iniziato nell'autunno del 1957 per protrarsi nel 1958. Spesso e volentieri il clown appare a sproposito, per esempio nella scena del lebbroso Eddie vede un lebbroso con un costume da clown logoro nel libro, mentre nel film vede prima il lebbroso poi il clown. In altri casi invece il regista decide di cambiare il chi compie una determina azione con un altro, esempio? Certamente! Chi taglia le mani con i cocci di una coca cola fu Stan Uris e non Bill Denbrough! Poi cambiamo anche certi personaggi che non fa male dai! Il padre di Henry Bowers poliziotto? Ma fatemi il piacere. Ci sono mille dettagli simili che non collimano.. Soprattutto nel finale. Personalmente, da purista del libro, ho detestato questa trasposizione cinematografica. Il secondo film non lo andrò di certo a vedere sl cinema.
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eugenio
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sabato 7 ottobre 2017
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l'orrore ha il volto di un clown
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Itha segnato l’immaginario collettivo. Ha completamente ribaltato la nostra concezione dell’ “orrore”.
I vampiri, le mummie, i mostri della laguna nera, i ragni giganti, nulla possono con quel palloncino rosso sospeso a mezz’aria che precede l’arrivo dell’entità demoniaca.
It“esso” appunto. Incarnazione della paura, delle nostre più recondite insidie umane, delle nostre debolezze.
La trama è quanto di più banale si possa aspettare ovvero imperniata su “un mostro” dalle fattezze di un clown che vive rintanato nei recessi fognari di una immaginaria cittadina del Maine, Derry, responsabile delle sparizioni di diversi bambini.
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Itha segnato l’immaginario collettivo. Ha completamente ribaltato la nostra concezione dell’ “orrore”.
I vampiri, le mummie, i mostri della laguna nera, i ragni giganti, nulla possono con quel palloncino rosso sospeso a mezz’aria che precede l’arrivo dell’entità demoniaca.
It“esso” appunto. Incarnazione della paura, delle nostre più recondite insidie umane, delle nostre debolezze.
La trama è quanto di più banale si possa aspettare ovvero imperniata su “un mostro” dalle fattezze di un clown che vive rintanato nei recessi fognari di una immaginaria cittadina del Maine, Derry, responsabile delle sparizioni di diversi bambini. Georgie Denbrough è l’ultima vittima: trascinato durante un tropicale acquazzone in un tombino mentre cerca di recuperare la sua barchetta di carta, non vedrà più la luce.
Un gruppetto di young-adult, insicuri e vessati da alcuni compagni per indole, aspetto o condizioni economiche (nel film come nel romanzo kinghiano è molto forte la discriminazione adolescenziale propria dei feonomi di bullismo) tra cui il fratello maggiore di Georgie ( Bill che in qualche modo vivrà sempre come sua colpa la scomparsa del fratello), fonda il Club dei Perdenti e si prefigge lo scopo di risolvere l’enigma dei bambini scomparsi.
Al suo fianco, il grassoccio afroamericano Ben, l'impulsivo Richie, il pragmatico Stan, l'appassionato di storia Mike, l'ipocondriaco Eddie l'unica ragazza della banda, la coraggiosa Beverly, tutti ragazzi normali, tutti intimoriti dalla grande avventura che è la vita.
Un’avventura che li condurrà proprio nel sottosuolo maledetto, in un metaforico viaggio contro gli incubi della loro ragione, da uccidere e debellare definivamente, un incubo dalle fattezze del clown sadico e maligno, Pennywise.
Primo capitolo della lotta del “bene” contro il male e la paura (il secondo uscirà nel 2019 come nell’esperimento cinematografico che vi fu negli anni’90), It nella sua nuova veste grafica del 2017 (ottima l’interpretazione di Pennywise-Bill Skarsgård) ricrea con bravura quell'atmosfera di angoscia e terrore.
Siamo lontani dal romanzo di King, questo il film di Andres Muschietti non lo nasconde. It ci mostra l’amorfo ed intricato crogiolo di paure che alberga nei recessi dell’anima e che necessita di si nutre di queste per vivere. Non ha nome, It, è generico ma la paura divora lo spettatore in una lotta tra bene e male nel quale un gruppo di “losers”, perdenti o sfigati che dir si voglia vince nonostante tutto.
Vince contro il subdolo, intelligente, ciclico ritorno del male,
Vince contro la maschera dell’ipocrisia del clown scatenando la propria incoscienza e al tempo stesso comprendendo le difficoltà della maturità.
Vince infine in questo “adattamento moderno” tagliando le fluviali descrizioni di King (con l’evidente perdita di qualità in alcuni momenti) ma garantendo una buona qualità narrativa, una tensione asciutta e effetti speciali capaci di tradurre il ritmo del romanzo con efficacia e certezza.
Pollice alto.
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