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viola96
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domenica 28 agosto 2011
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psicologia applicata,
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Jaume Collet-Serra sta pian piano cercando di ricostruire ciò che resta del thriller europeo/americano.Dopo l'interessante e (troppo) poco considerato "Orphan",lo spagnolo ci riprova con "Unknown-Senza Identità",intrigante storia che ricorda "Il sesto giorno".Il dottor Martin Harris si risveglia dal coma dopo un incidente d'auto e si risveglia in una Berlino scura,che fa una parte della forza del film.Scopre che sua moglie non lo riconosce più e che un uomo si spaccia per lui.Con l'aiuto di una seducente e pericolosa immigrata,Martin(un Liam Neeson più incisivo del solito) sprofonda in un terribile mistero che fanno del film un cosiddetto thriller internazionale.
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Jaume Collet-Serra sta pian piano cercando di ricostruire ciò che resta del thriller europeo/americano.Dopo l'interessante e (troppo) poco considerato "Orphan",lo spagnolo ci riprova con "Unknown-Senza Identità",intrigante storia che ricorda "Il sesto giorno".Il dottor Martin Harris si risveglia dal coma dopo un incidente d'auto e si risveglia in una Berlino scura,che fa una parte della forza del film.Scopre che sua moglie non lo riconosce più e che un uomo si spaccia per lui.Con l'aiuto di una seducente e pericolosa immigrata,Martin(un Liam Neeson più incisivo del solito) sprofonda in un terribile mistero che fanno del film un cosiddetto thriller internazionale.Non solo Collet-Serra sperimenta un thriller a là Hitchcock,senza naturalmente il suo tocco,ma con molta fantasia e un budget elevato capace di permettere grandi inseguimenti in auto per le buie strade di una fredda Berlino,ritmata da una fotografia ricercatissima.Tra un colpo di scena e l'altro,quello che era sembrato un qualcosa di totalmente surreale all'inizio,col passare dei minuti diventa un intrigante viaggio alla ricerca dell'identità del protagonista.Al di là di ogni minima polemica dovuta alla scarsa autenticità della trama,salvata da interpretazione splendide,da una lucida fotografia e da effetti speciali interessanti,"Unknown" ci voleva,ci serviva.Ridà un pò di nuova linfa all'action-thriller,permettendo anche un notevole spunto drammatico e romantico.C'è anche qualche pecca nella storia:Qualche(piccola)incongruenza stilistica,l'idea di un mondo che sembra uscito da un racconto di Dick,la prima parte un pò noiosa.Ma sono solo piccolezze di fronte ad una avventura mozzafiato che ci riporta dalla parte del giusto(o da quello che si crede sia il giusto),e ci ridà il piacere della scoperta,dell'azione veloce ed intensa,della suspence,della sorpresa.Tra riferimenti a Polanski("Frantic"),giochi di potere netti e schermaglie d'identità notevoli,spicca la figura di Liam Neeson:Uomo comune trasformato dal corso degli eventi in action-man,capace di assoldare la bionda Krueger(sempre più straordinaria) e il granitico Bruno Ganz dalla sua parte."Unknown-Senza Identità" è un film che vi terrà attaccati alla poltrona tra un colpo di scena e l'altro,dall'impavido inizio alla scioccante fine.E Jaume Collet-Serra è lanciatissimo,oltre che come nuovo regista horror,come autore action di successo.E se è capace di far recitare bene Liam Neeson,è capace di tutto.
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gianleo67
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giovedì 21 marzo 2013
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amnesia retrograda di una spia dormiente
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Botanico americano specializzato in biotecnologie con bionda moglie al seguito, sbarca a Berlino per presenziare ad una conferenza sul tema, invitato da un ricercatore tedesco impegnato in uno studio innovativo in campo alimentare. Coinvolto in un terribile incidente mentre fa ritorno in aereoporto per recuperare una valigetta smarrita, si risveglia in ospedale dopo quattro giorni di coma in preda ad una forte amnesia; come se non bastasse la moglie non lo riconosce e soprattutto un impostore sembra aver preso il suo posto.
Il catalano Jaume Collet-Serra mette in campo una portentosa macchina organizzativa e produttiva per proporci questo iperrealistico thriller psicologico che sembra ripercorrere le orme del Polanskiano 'Frantic' nella vicenda di uno stimato professore americano in trasferta europea (quella volta era Parigi) braccato, in una città straniera e straniante, da una misteriosa macchinazione kafkiana ad opera di una misteriosa organizzazione (terroristica? spionistica? malavitosa?) che sembra averlo preso di mira per ragioni sconosciute.
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Botanico americano specializzato in biotecnologie con bionda moglie al seguito, sbarca a Berlino per presenziare ad una conferenza sul tema, invitato da un ricercatore tedesco impegnato in uno studio innovativo in campo alimentare. Coinvolto in un terribile incidente mentre fa ritorno in aereoporto per recuperare una valigetta smarrita, si risveglia in ospedale dopo quattro giorni di coma in preda ad una forte amnesia; come se non bastasse la moglie non lo riconosce e soprattutto un impostore sembra aver preso il suo posto.
Il catalano Jaume Collet-Serra mette in campo una portentosa macchina organizzativa e produttiva per proporci questo iperrealistico thriller psicologico che sembra ripercorrere le orme del Polanskiano 'Frantic' nella vicenda di uno stimato professore americano in trasferta europea (quella volta era Parigi) braccato, in una città straniera e straniante, da una misteriosa macchinazione kafkiana ad opera di una misteriosa organizzazione (terroristica? spionistica? malavitosa?) che sembra averlo preso di mira per ragioni sconosciute. Si ripercorre apparentemente cioè, la tematica hitchcockiana dell'uomo solo in fuga dal mondo a lui conosciuto (la moglie,l'amico accademico,la sua infanzia) alla disperata ricerca di una identità che ricomponga il legame con un passato di cui emergono solo pochi, frammentari flashback e legato a filo doppio ad una donna straniera quanto lui (come la Seigner una immigrata dell'Est dagli occhi di ghiaccio e dall'animo gentile) e quanto lui in cerca di una via d'uscita dalla propria condizione di alienazione sociale. In realtà lo schema viene ribaltato nel concitato finale fatto di inseguimenti, disvelamenti, tradimenti e dove la chiave di interpretazione di accadimenti inspiegabili si deve rinvenire nel recupero di una consapevolezza di sè che agita una coscienza scossa e divisa tra il peccato e la redenzione, tra il delitto e l'espiazione, tra l'inganno e il primato di una irriducibile verità. Il giocattolone quindi avrebbe un suo' perchè se non fosse per un meccanismo che procede sulle strade gia' battute di una regia (quella del film e quella nel film) che si affida ad un processo macchinoso di una scrupolosa inverosimiglianza (mai una valigia dimenticata avrebbe prodotto un simile sconvolgimento nei piani del destino) e sulla figura allampanata di un anti-eroe tanto incauto e sprovveduto (un Liam Neeson di rara inespressività) che una sindrome da amnesia retrograda finisce per trasformare nella involontaria parodia di una spia dormiente (o del suo opposto). Apprezzabile la scelta del casting di concedere la scena a due mostri sacri dell'ambiguità e della doppiezza come Bruno Ganz e Frank Langella che duellano (solo dialetticamente) in un finale da fantapolitica dell'immaginario tra nostalgie da cortina di ferro e fantomatiche legioni straniere dell'eversione mercenaria. Tutto troppo complicato per essere divertente, il film guadagna qualche punto nelle scene d'azione (grazie ad un montaggio serrato e iperdinamico) e ne perde altrettanti nella solita retorica di una implacabile nemesi che colpisce gi ineffabili rei (tutti invariabilmente uccisi tranne una goffa dinamitarda suicida) e della salvezza che premia i 'giusti' e di buona volontà. Perdere la memoria, a volte, farebbe bene anche agli spettatori.
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gennaro
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venerdì 17 maggio 2019
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il migliore film di questo genere
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Di film di questo genere ne ho visti a dozzine, ma questo è diverso. Conta una serie di dettagli che messi insieme creano un film ricco di eventi ed emozioni di diverso genere.
La trama.
Un medico americano viaggia con la moglie a Berlino per tenere un congresso. Una volta al albergo che hanno prenotato, Martin Harris (Liam Neeson) si ricorda di aver dimenticato una valigetta all'aeroporto. Quindi con un taxi tenta di ritornarci, ma è coinvolto in un incidente e finisce in ospedale. A causa di questo, la sua vita cambia drasticamente e la deve ritrovare.
Pensavo che fosse un po' come Self/less e per un minimo sembrebbe così, ma poi include delle trovate geniali.
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Di film di questo genere ne ho visti a dozzine, ma questo è diverso. Conta una serie di dettagli che messi insieme creano un film ricco di eventi ed emozioni di diverso genere.
La trama.
Un medico americano viaggia con la moglie a Berlino per tenere un congresso. Una volta al albergo che hanno prenotato, Martin Harris (Liam Neeson) si ricorda di aver dimenticato una valigetta all'aeroporto. Quindi con un taxi tenta di ritornarci, ma è coinvolto in un incidente e finisce in ospedale. A causa di questo, la sua vita cambia drasticamente e la deve ritrovare.
Pensavo che fosse un po' come Self/less e per un minimo sembrebbe così, ma poi include delle trovate geniali. Inoltre pensavo che girasse a vuoto, invece si trasforma diventando una trama complessa e ben costruita. Di solito avevo sempre la difficoltà di capire certe trame o certe cose, qui sono riusciti a farmi capire e comprendere senza tralasciare nulla.
Il panico.
Se ripenso a Tracers di come mi fece stare male, ma allo stesso riuscire a mettere un'ansia pazzesca, Unknown Senza identità non fa diffirenza.
Un film che dà un ritmo accelerato con inseguimenti diabolici, ricchi di inquadrature alla velocità della luce e sequenze concatenate veramente degne di nota. I miei occhi erano fissi sullo schermo per non perdermi un solo secondo. Ci sono stati film simili, di questo livello, no. Effettivamente, ce n'è stato un altro, ma era più un libro.
Anche gli scontri trasmettono la stessa adrenalina.
La lunghezza del film.
Una durata più che giustificata, sembra dare un'impressione del tipo di allungare il brodo. Per fortuna, le quasi 2 ore che racchiudono la trama, riescono a far quadrare tutto. Non mancano il senso di pazzia che risiede in Martin, i momenti di sconforto e le situazioni drammatiche di Gina (Diane Kruger). Quest'ultima si crea un legame di amicizia prendendo sempre più piede. Diventa un personaggio ottimo quando fa una determinata cosa. Per me, rappresenta la scena più bella dell'intero film. Ernst Jurgen (Bruno Ganz) così come La caduta fa un personaggio crudele e malvagio. Semplicemente perfetto. E quando rivela la verità è un colpo di scena inaspettato.
Il recupero.
Una scena di questo genere è stata travolgente. Mi ha stupito tanto da pensare ai film di spionaggio. Si estende ben oltre la semplice paura; infatti quando Martin vuole ritrovare la sua identità, le scene sono da Horror. Mi hanno messo una paura addosso che non sentivo da parecchio tempo.
In conclusione, un film inaspettato, ricco di colpi di scena a catena, azione folle e adrenalina pura. Insomma, una grande perla. L'unico punto a sfavore è qualche piccola scena iniziale che mi dava l'effetto della perdita del filo logico, poi per fortuna scompare questo aspetto negativo. E tutti gli altri aspetti sono per lo più positivi incluso un cast di attori che ne conosco solo tre. Bravissimi. il resto, per me, sono sconosciuti, ma capaci di calarsi nel ruolo in maniera eccezionale.
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elgatoloco
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giovedì 11 giugno 2015
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troppo indeciso tra spionaggio e thriller
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Dopo una prima parte tesa, avvincente, "kafkiana"(lo dico a beneficio della comprensione, Kafka è altra cosa, chiaramente...) , "Unknow"tende a oscillare troppo tra thriller e spionaggio(la DDR, la Germania"comunista"come reminiscenza, come traccia mnestica, il nazismo etc.), senza scegliare ulteriormente la propria linea. Credo sia un errore(pur se relativo e quasi certamente imposto dalla produzione). Inoltre, nella seconda parte c'è troppa"action", dove anch'essa nuoce alla produzione di senso complessiva. Interpreti comunque di qualità, regia attenta, montaggio più che adeguato, ma c'è qualcosa che manca, ma che al tempo stesso è di troppo, una"zeppa".
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Dopo una prima parte tesa, avvincente, "kafkiana"(lo dico a beneficio della comprensione, Kafka è altra cosa, chiaramente...) , "Unknow"tende a oscillare troppo tra thriller e spionaggio(la DDR, la Germania"comunista"come reminiscenza, come traccia mnestica, il nazismo etc.), senza scegliare ulteriormente la propria linea. Credo sia un errore(pur se relativo e quasi certamente imposto dalla produzione). Inoltre, nella seconda parte c'è troppa"action", dove anch'essa nuoce alla produzione di senso complessiva. Interpreti comunque di qualità, regia attenta, montaggio più che adeguato, ma c'è qualcosa che manca, ma che al tempo stesso è di troppo, una"zeppa". Poi, nonostante tutto, lo"svelamento"finale non convince, anche perché sarebbe stato forse più opportuno lasciare gli spettatori nell'ambiguità, se questa è veramente tale. El Gato
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eugenio
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domenica 27 marzo 2011
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chi sono veramente?
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Non sempre cio’ che appare è cio’ è. Qualche volta,anche quella certezza cristallina su alcune azioni,fatti e avvenimenti che crediamo di conoscere e sentiamo padroneggiare con estrema abilità, si rivela infondata e inconcludente lasciandoci in bocca un sapore amarognolo di un’occasione irrimediabilmente perduta.
E’ il caso di Unknown (il cui titolo gia’ la dice lunga sulla natura del film),pellicola del regista Serra (che gia’ fece scandalo nel con l’horror movie “Orphan”) con protagonisti Liam Neeson e Diane Kruger nei panni rispettivamente di un botanico e di una tassista. Cosa hanno in comune? Niente se non un’ansiosa ricerca della verità circa l’identità del primo scampato miracolosamente a un incidente d’auto grazie all’intervento della “pepata” conducente.
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Non sempre cio’ che appare è cio’ è. Qualche volta,anche quella certezza cristallina su alcune azioni,fatti e avvenimenti che crediamo di conoscere e sentiamo padroneggiare con estrema abilità, si rivela infondata e inconcludente lasciandoci in bocca un sapore amarognolo di un’occasione irrimediabilmente perduta.
E’ il caso di Unknown (il cui titolo gia’ la dice lunga sulla natura del film),pellicola del regista Serra (che gia’ fece scandalo nel con l’horror movie “Orphan”) con protagonisti Liam Neeson e Diane Kruger nei panni rispettivamente di un botanico e di una tassista. Cosa hanno in comune? Niente se non un’ansiosa ricerca della verità circa l’identità del primo scampato miracolosamente a un incidente d’auto grazie all’intervento della “pepata” conducente. Ricoverato per qualche giorno in stato confusionale, l’affermato scienziato lascerà ben presto (contro il volere del dottore), l’ospedale per far ritorno a quell’albergo dal quale si era allontanato quel maledetto giorno all’arrivo per recuperare la valigetta inavvertitamente dimenticata in taxi.
Grande sara’ la sua sorpresa quando si renderà conto non solo di essere un perfetto sconosciuto agli occhi della indifferente moglie ma anche di non potere avere riconosciuta la propria identità in quanto impunemente “sottrattagli” da un “tipaccio” che si spaccia,pare con avvedutezza con documenti e passaporti al seguito,per se’ stesso, il dottor Martin Harris. Intrigo internazionale? Complotto massonico? Sembrerebbe di si. Tra inseguimenti,esplosioni,killer alle spalle,intrighi e doppi volti, lo spettatore tende a immedesimarsi nella figura del confuso ma determinato dottore,un Neeson piu’ convincente e comunicativo del solito fino alla scoperta dell’imprevidibile ma non insospettabile finale. Gia’,perche’ nelle circa due ore di spettacolo ci rendiamo conto che ogni personaggio del film è una maschera,una rappresentazione fittizia del proprio io, una negazione di se’ stesso, che si muove in una piovosa,cupa e fredda Berlino,esautorata di ogni elemento elemento positivo e naturale,specchio di quel malessere angoscioso del protagonista e dei vari coprimari.
Unknown pero’ non è un thriller psicologico:siamo lontani dalle atmosfere polanskiane di “Frantic” come dagli intricati “colpi di scena alla Hitchcock”: il pedale è ,ahime’,troppo calcato sulle scene d’azione senza quel quid introspettivo e psicologico sulla figura del fantomatico Dottor Harris che male non avrebbe fatto.
Un aspetto che,se maggiormente enfatizzato,avrebbe contribuito maggiormente alla riuscita di un lavoro,riuscito dignitoso solo a metà.
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renato volpone
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martedì 1 marzo 2011
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gradevole con suspense
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E' un buon thriller, con molta suspense, anche se la sceneggiatura lascia un po' a desiderare. Viene riproposta l'idea dell'uomo che perde la memoria, in questo caso non si capisce se sia un complotto ai danni del protagonista o se davvero lui non è la persona che si credeva fosse. L'idea è buona, ma la costruzione del film si perde poi dietro a fatidici gruppi neonazisti che non si sa bene che cosa vogliono e non vengono sviluppate le motivazioni alla base dei vari inseguimenti. Molta carne al fuoco per un risultato discreto.
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picked
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venerdì 11 marzo 2011
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un bel thriller spy/action
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Un bel film, sceneggiatura originale, colpi di scena e tensione ben gestiti.
Ottimi gli interpreti, le ambientazioni , la fotografia e discreto montaggio.
Da segnalare in particolare la scena dell'ospedale quando provano a far fuori Liam Neeson con una puntura letale.
NEl complesso voto più che buono.
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ultimoboyscout
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lunedì 3 settembre 2012
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il film è senza identità.
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L'intrigo nella grigia Berlino non è proprio una novità. Il dottor Liam Neeson, stavolta, vi si trova impigliato appena giunto in città a seguito di un incidente stradale in taxi. Dopo svariati giorni di ricovero, correrà dalla moglie immaginandola fuori di testa per la preoccupazione: invece non solo la scoprirà serenissma ma anche in compagnia di un uomo che ha preso la sua identità e il suo posto. Nessuno gli crede, Polizei compresa, e il buon Neeson comincerà a cozzare contro sorprese disinnescate da decine di film identici e ad essere sbattuto qua e la da inseguimenti depotenziati da altrettante decine di film identici. Il fracasso è costante e ci sono voragini di illogicità clamorose, nonostante d apiù parti si sprechino lodi e accostamenti quantomeno azzardati a Polanski ("Frantic" è decisamente superiore) o si attacchi la solita, ovvia pippa hitchcokiana sull'uomo solo in balia di eventi più grandi di lui.
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L'intrigo nella grigia Berlino non è proprio una novità. Il dottor Liam Neeson, stavolta, vi si trova impigliato appena giunto in città a seguito di un incidente stradale in taxi. Dopo svariati giorni di ricovero, correrà dalla moglie immaginandola fuori di testa per la preoccupazione: invece non solo la scoprirà serenissma ma anche in compagnia di un uomo che ha preso la sua identità e il suo posto. Nessuno gli crede, Polizei compresa, e il buon Neeson comincerà a cozzare contro sorprese disinnescate da decine di film identici e ad essere sbattuto qua e la da inseguimenti depotenziati da altrettante decine di film identici. Il fracasso è costante e ci sono voragini di illogicità clamorose, nonostante d apiù parti si sprechino lodi e accostamenti quantomeno azzardati a Polanski ("Frantic" è decisamente superiore) o si attacchi la solita, ovvia pippa hitchcokiana sull'uomo solo in balia di eventi più grandi di lui. Il regista, già apprezzato per "Orphan" si conferma abilissimo nel presentare la confezione ma si smarrisce sul più bello, ovvero sulla presa sul pubblico, fondamentale in un thriller per quanto psicologico. Discreti Bruno Ganz e la Kruger, sottotono Neeson che ha comunque la faccia giusta per interpretare chi viene pizzicato senza documenti in terra straniera e sa di non essere Jason Bourne. La Berlino algida e gelata è uno dei pochi punti di forza di un film il cui soggetto è estratto dal rmanzo dello scrittore francese Didier Van Cauwelaert, un incubo ad occhi aperti che si scioglie ben presto nell'acido della banalità.
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