|
|
lucky italian movies
|
domenica 15 marzo 2020
|
il papā di giovanna č un uomo d'altri tempi
|
|
|
|
Un fedele affresco di Bologna a cavallo della seconda guerra mondiale fa da cornice ad un padre modello che dedica la sua vita alla figlia. Michele va a trovare spesso Giovanna in carcere e poi in manicomio, parlandole sempre bene della mamma anche se quest'ultima non vuole più saperne di lei e non essendo mai stata innamorata del marito, finisce per andarsene con altri uomini. Finita la guerra e scontata da Giovanna la misura di sicurezza, padre e figlia tornano nella vecchia casa di famiglia e continuano il loro rapporto di amore, complicità e tenerezza. Un film intenso dunque, un rapporto forte tra padre e figlia nel periodo più difficile della storia dell'umanità e con di mezzo anche la difficile e commovente condizione degli internati nei vecchi manicomi.
[+]
Un fedele affresco di Bologna a cavallo della seconda guerra mondiale fa da cornice ad un padre modello che dedica la sua vita alla figlia. Michele va a trovare spesso Giovanna in carcere e poi in manicomio, parlandole sempre bene della mamma anche se quest'ultima non vuole più saperne di lei e non essendo mai stata innamorata del marito, finisce per andarsene con altri uomini. Finita la guerra e scontata da Giovanna la misura di sicurezza, padre e figlia tornano nella vecchia casa di famiglia e continuano il loro rapporto di amore, complicità e tenerezza. Un film intenso dunque, un rapporto forte tra padre e figlia nel periodo più difficile della storia dell'umanità e con di mezzo anche la difficile e commovente condizione degli internati nei vecchi manicomi. Da vedere per riflettere su un importante pezzo della nostra storia.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a lucky italian movies »
[ - ] lascia un commento a lucky italian movies »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
greatsteven
|
sabato 3 novembre 2018
|
la protezione d'un padre per la figlia malata.
|
|
|
|
IL PAPà DI GIOVANNA (IT, 2008) diretto da PUPI AVATI. Interpretato da SILVIO ORLANDO, ALBA ROHRWACHER, FRANCESCA NERI, EZIO GREGGIO, SERENA GRANDI, MANUELA MORABITO, GIANFRANCO JANNUZZO, PAOLO GRAZIOSI, VALERIA BILELLO
Michele Casali, di origini napoletane, pittore fallito laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna insieme a Giorgio Morandi (al quale scrive in continuazione missive senza mai ottenere risposta), insegna disegno in un liceo del capoluogo emiliano nel 1938. Ha per figlia Giovanna, ragazza mentalmente instabile ma all’apparenza innocua, per la quale prova un trasporto affettivo tale da esautorare la figura materna, ossia la sua consorte Delia. Il suo migliore amico è Sergio Ghia, maresciallo dei carabinieri che lavora per lo squadrismo.
[+]
IL PAPà DI GIOVANNA (IT, 2008) diretto da PUPI AVATI. Interpretato da SILVIO ORLANDO, ALBA ROHRWACHER, FRANCESCA NERI, EZIO GREGGIO, SERENA GRANDI, MANUELA MORABITO, GIANFRANCO JANNUZZO, PAOLO GRAZIOSI, VALERIA BILELLO
Michele Casali, di origini napoletane, pittore fallito laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna insieme a Giorgio Morandi (al quale scrive in continuazione missive senza mai ottenere risposta), insegna disegno in un liceo del capoluogo emiliano nel 1938. Ha per figlia Giovanna, ragazza mentalmente instabile ma all’apparenza innocua, per la quale prova un trasporto affettivo tale da esautorare la figura materna, ossia la sua consorte Delia. Il suo migliore amico è Sergio Ghia, maresciallo dei carabinieri che lavora per lo squadrismo. Un giorno Marcella Traxler, compagna di banco, migliore amica di Giovanna e figlia di un importante senatore legato al Partito governante, scompare misteriosamente: viene ritrovata non molto più tardi nella palestra della scuola, con profonde ferite da rasoio su tutto il corpo. Siccome son state rinvenute tracce di sperma sulla sua veste, la Polizia ipotizza che l’assassino sia un maschio, probabilmente il ragazzo che Marcella e Giovanna si contendevano. Ma ben presto si viene a sapere che chi ha ucciso Marcella non è altri che la figlia dell’onesto e sfortunato professore, impazzita dalla gelosia per il fidanzato che l’aveva pure invitata ad una festa per sottrarla alla sua costante solitudine e rea di aver commesso il fattaccio in un implacabile raptus di rabbia. I Casali sono disperati, ma un processo è ormai inevitabile: giudicata dal Tribunale di Bologna socialmente pericolosa e non in grado d’intendere e di volere, Giovanna evita il carcere, ma in compenso finisce al Manicomio Criminale di Reggio Emilia. Lo scandalo suscitato dal terribile evento mina la credibilità dei Casali nella borghesia della Bologna fascista, proprio mentre Hitler e Mussolini stringono il Patto d’Acciaio e poco dopo l’intero pianeta precipita nella Seconda Guerra Mondiale. Deciso a mantenere i contatti con la figlia e a difenderne la rispettabilità, Michele la va a trovare all’ospedale psichiatrico e le chiede come si trova, finché non sceglie, pur controvoglia, dopo che Delia, nel 1944, ha trovato lavoro come cassiera in un bar, di lasciare la moglie a Sergio, convinto che il carabiniere sia più capace di lui a trattarla col dovuto amore e riguardo, perché l’insegnante reputa più opportuno dedicarsi alla figlia ricoverata a tempo pieno, trasferendosi addirittura come pensionante a Reggio Emilia. Il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, Sergio viene catturato dai partigiani e condannato alla fucilazione: sebbene il proiettile gli trapassi il petto, riesce a fuggire e a imboscarsi su un filobus, ma la morte lo coglie poco dopo, e Michele non lo verrà mai a sapere. Nell’estate 1946 Michele ottiene l’uscita di Giovanna dal manicomio e la ragazza torna a vivere col padre. Sette anni dopo, in un cinema, rincontrano Delia, risposata con un altro uomo: Michele non ne vuole sapere di lei e accompagna la figlia fuori dal cinematografo, ma Delia li raggiunge e, su richiesta dell’ex marito, si dice disposta a riaggregarsi alla sua vecchia famiglia. Uno dei migliori film di Avati sulla sua città natale, questa volta inquadrata in un’ottica storica particolareggiata che gli consente di mettere in piedi una storia estremamente credibile e funzionante, latrice di un messaggio sia politico che affettivo. Nel primo caso, lo sguardo sulla dittatura mussoliniana evita non senza difficoltà la demagogia e si inserisce alla perfezione in un contesto descritto con efficacia in tutte le sue sfumature più buie e brutali. Nel secondo, abbiamo a che fare con un padre iperprotettivo intenzionato a tutti i costi a credere nella normalità della creatura da lui messa al mondo con una donna che invece disapprova i modi con i quali egli l’ha educata, cercando inutilmente di preservarla da tutti coloro che l’additavano come malata mentale. Eppure il suo nobile scopo, infine, ottiene il risultato sperato: sebbene Giovanna (una Rohrwacher pacata ma intensa) non riesca a conti fatti ad avere una vita sociale o a farsi delle amicizie autentiche, l’amore di suo padre non le mancherà mai, e in conclusione nemmeno quello della madre, nonostante Michele (un eccellente Orlando premiato con la Coppa Volpi a Venezia 2008) l’abbia perennemente oscurata con le sue apprensioni atte a capire quali fossero le motivazioni che spingessero la figlia in comune ad assumere certi comportamenti. Muovendosi su questi due versanti che si completano a vicenda, il film è un documento di denuncia storica procace e abile nel non guardare in faccia a nessuno per abbinare le crudeltà inflitte alla povera gente ai rispettivi (esecrabili) esecutori, e al tempo stesso anche un gioiello sociologico che, come pochi film italiani recenti, sa spiegare l’indissolubilità dei valori famigliari, qualunque scompenso possa verificarsi per attanagliarli. Troviamo pure una F. Neri profonda e coriacea, una S. Grandi in sedia a rotelle nel ruolo della rispettosa co-inquilina d’appartamento e finalmente un E. Greggio in una veste drammatica che gli si confà alla grande, malgrado siamo abituati a rimirarcelo soltanto sul piano comico. Prodotto da Antonio Avati. Musiche di Riz Ortolani. Proponibile alle rassegne scolastiche perché molto istruttivo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a greatsteven »
[ - ] lascia un commento a greatsteven »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giovanni80
|
venerdė 15 giugno 2018
|
|
tra macro- e microstoria
|
|
|
|
A mio parere la descrizione dell'Italia fascista e del suo tracollo non č soltanto una contestualizzazione degli eventi, ma traccia un parallelismo molto profondo tra la vicenda personale e quella nazionale, tra macro- e microstoria. La follia di Giovanna si contrappone alla follia del mondo che la giudica e la condanna, e l'implosione di tale mondo č premessa per il difficile tentativo di ricostruzione della Famiglia, intesa come luogo degli affetti e non solo come immagine da ostentare alla societā.
|
|
|
[+] lascia un commento a giovanni80 »
[ - ] lascia un commento a giovanni80 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
magister
|
martedė 26 gennaio 2016
|
un affresco dolente
|
|
|
|
il giudizio su questo film va oltre l'analisi critica del prodotto. Quello che lascia negli occhi e nella mente raggiunge punte di emozioni che le parole non sanno dire. So solo che alla fine ero portata a respirare più leggera per rispettare tutto il silenzio di questi personaggi così misurati e composti.
|
|
|
[+] lascia un commento a magister »
[ - ] lascia un commento a magister »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
stefano capasso
|
lunedė 21 luglio 2014
|
la fede e l'amore
|
|
|
|
Bologna 1938, Michele insegna nella stessa scuola dove frequenta sua figlia, Giovanna di 17 anni, e tira avanti la famiglia con difficoltà e la scarsa partecipazione della moglie Delia. Giovanna è una ragazza con problemi psichici, il padre la segue passo passo, crede in lei, ha creato un mondo speciale per loro due e in qualche modo non vede o non vuole vedere le sue difficoltà, che invece vede tutte Delia, praticamente estranea al rapporto con la figlia che ne soffre la bellezza. Finalmente Giovanna si innamora e fa di questo sentimento un ossessione che allontana il ragazzo e che la porta ad uccidere per gelosia la sua unica amica. Riconosciuta inferma di mente, viene ricoverata in un ospedale psichiatrico, dove regredisce ad uno stato di bambina.
[+]
Bologna 1938, Michele insegna nella stessa scuola dove frequenta sua figlia, Giovanna di 17 anni, e tira avanti la famiglia con difficoltà e la scarsa partecipazione della moglie Delia. Giovanna è una ragazza con problemi psichici, il padre la segue passo passo, crede in lei, ha creato un mondo speciale per loro due e in qualche modo non vede o non vuole vedere le sue difficoltà, che invece vede tutte Delia, praticamente estranea al rapporto con la figlia che ne soffre la bellezza. Finalmente Giovanna si innamora e fa di questo sentimento un ossessione che allontana il ragazzo e che la porta ad uccidere per gelosia la sua unica amica. Riconosciuta inferma di mente, viene ricoverata in un ospedale psichiatrico, dove regredisce ad uno stato di bambina. Sullo sfondo la guerra costringe a scelte dolorose. Michele si trasferisce vicino all'ospedale per seguire giornalmente la figlia, Delia invece va via col vicino di casa del quale era stata sempre innamorata. Quando la guerra finisce, Giovanna viene dimessa e la vita tra le macerie, ricomincia lentamente. E dopo qualche anno Delia rientra nella famiglia, questa volta con l’intenzione di occuparsi della figlia.
Un film, questo di Pupi Avati, molto bello, commovente, che toglie il fiato e lascia spazio alla speranza. La fede e l'amore sono le assi portanti del racconto. La fede incrollabile di Michele nelle sue convinzioni, nel curare costantemente la figlia fino a guarirla, nell'accettare quello che la sorte gli propone, E c'è anche tanto amore, del papa verso questa figlia che invece cerca quell'amore che la mamma non può darle, E che grazie alla tenacia di Michele comincerà a ricevere in età adulta con la famiglia che si riunirà.
Molto bello il parallelo col periodo storico, coi fatti che si intravedono sullo sfondo. L'esaltazione folle di Giovanna che trova l'amore ed uccide, mentre l'Italia si allea con la Germania per conquistare il mondo. La guerra porta il grande conflitto di tutti, di Michele che sceglie di lasciare la moglie che ama per stare accanto s Giovanna che vive in quegli anni il suo periodo più difficile. Quando finisce la guerra, si ricomincia a vivere tra le macerie, con poco o niente, e Giovanni viene dimessa dall'ospedale ricomincia come una bambina a vivere, nella sua vecchi cameretta di casa, Finche negli anni della ricostruzione, la speranza e le novità sono per tutti e anche per la famiglia che si riunisce e che Michele è convinto, ce la farà. La crisi della società è la crisi dell’individuo e la ricostruzione passa attraverso un grande conflitto, che è necessario vivere fino in fondo, con fiducia, attraversando dei dolori e schivandone saggiamente degli altri perché si possa ricostruire.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a stefano capasso »
[ - ] lascia un commento a stefano capasso »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
malcese
|
martedė 25 marzo 2014
|
film o fiction?
|
|
|
|
Nella sua costante "recherche" Avati svolge qui un compitino che sarebbe appena accettabile per una fiction televisiva. Tratta di argomenti tosti-amore morte malattia madre stizzosa padre iperprotettivo-in consueta cornice vecchia Bologna,con stile calligrafico e manierato.Nulla č davvero credibile solo Silvio Orlando come sempre vola alto e salva il film con la sua sapiente espressivitā.Ma dov'č il Pupi di Zeder,la casa dalle finestre che ridono,regalo di Natale etc.
E Francesca Neri? Nessuno s'č accorto che non sa recitare?!!
|
|
|
[+] lascia un commento a malcese »
[ - ] lascia un commento a malcese »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
shiningeyes
|
lunedė 15 aprile 2013
|
storia triste di grande effetto
|
|
|
|
“Il papà di Giovanna” è un'opera sensibile e drammatica, che prosegue in uno sviluppo sempre più struggente e triste ed è portatore di temi importanti come l'emarginazione e l'inesauribile amore paterno che può provare un padre per una figlia.
La storia è ambientata nella Bologna fascista e vede al centro della vicenda Michele Casali, professore buono e malinconico e la sua introversa e infantile figlia diciassettenne Giovanna, con la quale ha un amorevole e protettivo rapporto.
Nonostante Giovanna si macchi dell'omicidio della sua migliore amica, per una questione di gelosia, Michele continuerà a starle vicino a dispetto delle chiacchiere del quartiere e dello scandalo destato e ormai ne constaterà amaramente la sua follia, ma tuttavia andrà comunque a trovarla al manicomio criminale in cui è rinchiusa, anche in piena guerra.
[+]
“Il papà di Giovanna” è un'opera sensibile e drammatica, che prosegue in uno sviluppo sempre più struggente e triste ed è portatore di temi importanti come l'emarginazione e l'inesauribile amore paterno che può provare un padre per una figlia.
La storia è ambientata nella Bologna fascista e vede al centro della vicenda Michele Casali, professore buono e malinconico e la sua introversa e infantile figlia diciassettenne Giovanna, con la quale ha un amorevole e protettivo rapporto.
Nonostante Giovanna si macchi dell'omicidio della sua migliore amica, per una questione di gelosia, Michele continuerà a starle vicino a dispetto delle chiacchiere del quartiere e dello scandalo destato e ormai ne constaterà amaramente la sua follia, ma tuttavia andrà comunque a trovarla al manicomio criminale in cui è rinchiusa, anche in piena guerra.
Pupi Avati ci mostra una storia strappalacrime e cupa, alimentata soprattutto dall'eccellente impianto luci fatto di color seppia e chiaroscurati, che ne determinano la sensazione di angoscia; importanti sono le scene del dolore dei genitori di Giovanna, che non si capacitano di ciò che gli sta accadendo e vede affievolirsi sempre meno un amore tra loro che non ci è mai stato, che è pura causa della latente pazzia della ragazza.
Il film riesce bene anche grazie ad un corposo cast che mette in scena tutte le loro capacità in modo palpabile e incisivo: Silvio Orlando, sebbene non faccia una parte molto diversa dalla solita, ci colpisce con la sua espressività agghiacciante e scolpita di dolore, dando prova di essere uno degli attori di punta del nostro cinema, la sua Coppa Volpi e meritatissima; Francesca Neri anche riesce ad andare oltre le sue capacità, che sinceramente non mi hanno mai entusiasmato, mostrandoci un personaggio con molte sfumature; Alba Rohrwacher è semplicemente la donna più adatta ad interpretare il difficile ruolo di Giovanna, non essendo un attrice che attira l'attenzione per la sua bellezza (anzi) e con il suo volto da bambina, che serve a rendere più reale il personaggio portato sullo schermo; ma la sorpresa è sicuramente Ezio Greggio, che per la prima volta interpreta un ruolo serio e dimostrandoci insospettabili doti drammatiche, tenendo testa ad un più versato Silvio Orlando.
Magari c'è qualche difettuccio qua e là nella pellicola, ma la regia attenta e definita di Pupi Avati è fin troppo superiore a queste piccolezze per non far si che, “Il papà di Giovanna” sia uno dei migliori esempi del nostro cinema di questi ultimi anni.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a shiningeyes »
[ - ] lascia un commento a shiningeyes »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
astolfo l'inglese
|
lunedė 26 novembre 2012
|
buon film drammatico, revisionismo poco simpatico
|
|
|
|
Mi č piaciuta la vicenda e ho trovato ottimi gli attori (anche Ezio Greggio, che ha dato il meglio di sé). Il revisionismo di Avati mi lascia un po' amareggiato e mi chiedo se sia il caso di lasciar perdere.
|
|
|
[+] lascia un commento a astolfo l'inglese »
[ - ] lascia un commento a astolfo l'inglese »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
crycry87
|
martedė 3 aprile 2012
|
c'č introspezione psicologica
|
|
|
|
Film d'epoca come altri precedenti bei lavori di Avati, "Il papà di Giovanna" si caratterizza, differenziandosi da questi ultimi, per almeno un motivo importante: qui non c'è solo il bozzettismo, la descrizione dell'Italia che non c'è più, la nostalgia del passato. C'è introspezione psicologica, approfondimento dei personaggi e, soprattutto, c'è l'analisi, attualissima, del rapporto tra mente e corpo, tra sanità e malattia, tra normalità e psicopatia. Una cattiva elaborazione della propria immagine di sè genera dei mostri, ci suggerisce Avati, e il ruolo di genitore è, a volte - anzi sempre - molto difficile.
[+]
Film d'epoca come altri precedenti bei lavori di Avati, "Il papà di Giovanna" si caratterizza, differenziandosi da questi ultimi, per almeno un motivo importante: qui non c'è solo il bozzettismo, la descrizione dell'Italia che non c'è più, la nostalgia del passato. C'è introspezione psicologica, approfondimento dei personaggi e, soprattutto, c'è l'analisi, attualissima, del rapporto tra mente e corpo, tra sanità e malattia, tra normalità e psicopatia. Una cattiva elaborazione della propria immagine di sè genera dei mostri, ci suggerisce Avati, e il ruolo di genitore è, a volte - anzi sempre - molto difficile. A volte poi ci si sposa per convenienza e non per amore (a volte?), e anche questo può generare dei mostri. Poi però i rapporti più intensi sul piano affettivo resistono a tutto, comprese guerre e manicomi, e alla fine il papà torna con Giovanna, conclude il regista. Insomma stavolta Avati non si mantiene sulla superficie ma scava eccome e il film non è "solo" una stupenda cartolina seppiata che mostra una serena famiglia degli anni '30 in una tranquila giornata primaverile, ma un ritratto a tinte forti che, di quell'epoca, mostra le turbolenze, le angosce e i drammi personali e famigliari, così simili a quelli attuali. Allora, esperimento riuscito? Forse era meglio "Una gita scolastica" o "Festa di laurea"? A mio parere la coerenza stilistica e la poesia intesa come nostalgia trasudata da ogni singolo fotogramma di "quei" film restano inarrivati, e il film disperde l'incanto iniziale della Bologna degli anni '30 nel momento in cui comincia a scavare nei personaggi e nelle dinamiche psicologiche. Inoltre, la contestualizzazione storica troppo invadente soprattutto nel finale, i bombardamenti, i rapporti ambigui e transeunti degli italiani col fascismo, risultano un pò forzati e disadatti al film (forse bastava l'ambientazione d'epoca, magari con qualche sfilata di balilla e qualche parata militare...). Film quindi rischioso e, sotto molti punti di vista, coraggioso (ma Avati è uno che ama sperimentare), ma necessariamente riuscito a metà. La sensazione è che, quando intende dire qualcosa di emotivamente forte, il regista avverta la necessità, nel dirlo, di sostenersi ai suoi appigli più naturali (i film d'ambientazione d'epoca) - vedi anche "Quando arrivano le ragazze?". Ad ogni modo, non si può non augurare cento anni di vita e di cinema ad un cineasta come Pupi Avati, unico nel far sembrare attori consumati personaggi che col cinema non hanno mai avuto nulla a che fare, e non si può non apprezzare la sua voglia di continuare a rinnovarsi e a sperimentare, pur mantenendosi nel solco della tradizione e di uno stile riconoscibile e, comunque, originalissimo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a crycry87 »
[ - ] lascia un commento a crycry87 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gastone11
|
lunedė 24 ottobre 2011
|
.....delusione!!!!
|
|
|
|
Purtroppo, nonostante stimando Silvio Orlando, dall'anteprima della storia( letta su carta) e la visione del film sono rimasto deluso.
Recitazione non all'altezza della drammaticitā della storia.
A tratti scontata.
|
|
|
[+] lascia un commento a gastone11 »
[ - ] lascia un commento a gastone11 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|