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stefano
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lunedì 1 ottobre 2007
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riguardatevi il film, per favore!
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Una curiosità! Perchè tanto accanimento contro un film che a mio parere evidenzia problemi seri e con un impegno sociale notevole?E sopratutto perchè tanto accanimento contro i protagonisti che sono persone normalissime, esseri umani, e come tali capaci di commettere sbagli?La tua recensione Valeria, con tutto il rispetto, non mi sembra proprio adeguata!
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stefano
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venerdì 14 settembre 2007
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la globalizzazione e le giovani generazioni
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Sono i bambini e gli adolescenti a subire, più di tutti, i colpi della globalizzazione. Lasciati a se stessi, si perdono, si annientano, si lasciano alle spalle la gioia di un'esistenza pulita. Sono nudi ed indifesi. Certo vi è il lieto fine, le due mani che si avvicinano e si uniscono, ma è più un desiderio che la realtà.
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r o s e l l o
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giovedì 13 settembre 2007
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sicuramente merita molto più delle mie 5 stelle.
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Sicuramente merita molto più delle mie cinque stelle. E i premi arriveranno senz'altro. Grande storia, grande realtà, gelido montaggio. I giudizi non sono piatti pronti, ma finalmente sono tutti di proprietà degli spettatori, non sono già scritti dalla trama.
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mats
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lunedì 3 settembre 2007
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distanze che uccidono.
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Più che un puzzle, come da qualcuno descritto, un quadro. Con quattro angoli che convergono in unico centro: l'incomunicabilità. Babel è un film sulla distanza (un padre che non c'è mai, un altro che scappa dopo la morte di un figlio, bambini lasciati crescere da soli nel deserto); la distanza dei genitori dai figli, che sfocia (quasi) inesorabilmente nella morte. Manierismo e autocompiacimento sono limiti che accompagnano spesso il cinema di Inarritu, ma se al giorno d'oggi c'è un regista che può specchiarsi nelle sue opere, è proprio lui. I suoi film tendono ad assomigliarsi un po' troppo, eppure, anche Babel, regala sequenze ed immagini impossibili da scordare. Impossibili da confondere.
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Più che un puzzle, come da qualcuno descritto, un quadro. Con quattro angoli che convergono in unico centro: l'incomunicabilità. Babel è un film sulla distanza (un padre che non c'è mai, un altro che scappa dopo la morte di un figlio, bambini lasciati crescere da soli nel deserto); la distanza dei genitori dai figli, che sfocia (quasi) inesorabilmente nella morte. Manierismo e autocompiacimento sono limiti che accompagnano spesso il cinema di Inarritu, ma se al giorno d'oggi c'è un regista che può specchiarsi nelle sue opere, è proprio lui. I suoi film tendono ad assomigliarsi un po' troppo, eppure, anche Babel, regala sequenze ed immagini impossibili da scordare. Impossibili da confondere. Delle quattre storie raccontate col solito gioco ad incastro (Messico, Giappone e la doppia in Marocco), paradossalmente la più debole è quella che ha per protagonisti Pitt e la Blanchett, peraltro tirati e convincenti. Centratissime le altre tre: i fratellini che giocano col fucile, l'adolescente sordomuta e choccata dal suicidio della madre e la sciagurata baby sitter messicana, sono tutti potenziali pericoli. Per sè e per gli altri. Ma nessuno di loro si è armato da solo. Ci ha pensato qualcun altro. Qualcuno che avrebbe dovuto essere più vicino.
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ele
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venerdì 31 agosto 2007
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ho una domanda!
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Ho una domanda per chi ha visto Babel al cinema. E' tutto doppiato o sono doppiate solo le parti in inglese e le altre lingue sono sottotitolate?
Io al cinema in Italia non l'ho visto, ma nel dvd è tutto doppiato, invece avevo capito che al cinema no..
Se qualcuno lo sa, mi farebbe un piacere!!
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brigante81
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lunedì 27 agosto 2007
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film assolutamente inutile!
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è un film ridicolo..il regista tenta di trattare la sofferenza del mondo ma non ci riesce per nulla...anzi la banalizza proponendo delle storie quasi al limite della realtà, che per nulla riescono nell'intento di dipingere la sofferenza, forse se avesse pensato meno a come stupire avrebbe capito che si può raccontare un tema così importante partendo da cose moilto meno sensazionali ma terribilmente più vere. Cmq la sola sofferenza che ho captato è stata la mia nel vedere fino alla fine il film...A volte alcuni film come questo vivono grazie ad una critica che è a loro favorevole in modo incondizionato...tanto incondizionata in questo caso da fermarsi solo al nome del regista io credo, tralasciando il film, ma confido nell'intelligenza delle persone e credo che chi vedrà babel rimarrà con un pugno di mosche in quanto il film non è avvolgente non riesce a comunicare alcuna emozione e la trama non sta in piedi finale scontatissimo.
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è un film ridicolo..il regista tenta di trattare la sofferenza del mondo ma non ci riesce per nulla...anzi la banalizza proponendo delle storie quasi al limite della realtà, che per nulla riescono nell'intento di dipingere la sofferenza, forse se avesse pensato meno a come stupire avrebbe capito che si può raccontare un tema così importante partendo da cose moilto meno sensazionali ma terribilmente più vere. Cmq la sola sofferenza che ho captato è stata la mia nel vedere fino alla fine il film...A volte alcuni film come questo vivono grazie ad una critica che è a loro favorevole in modo incondizionato...tanto incondizionata in questo caso da fermarsi solo al nome del regista io credo, tralasciando il film, ma confido nell'intelligenza delle persone e credo che chi vedrà babel rimarrà con un pugno di mosche in quanto il film non è avvolgente non riesce a comunicare alcuna emozione e la trama non sta in piedi finale scontatissimo....Pessimo!
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brigante81
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lunedì 27 agosto 2007
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film assolutamente inutile!
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è un film ridicolo..il regista tenta di trattare la sofferenza del mondo ma non ci riesce per nulla...anzi la banalizza proponendo delle storie quasi al limite della realtà, che per nulla riescono nell'intento di dipingere la sofferenza, forse se avesse pensato meno a come stupire avrebbe capito che si può raccontare un tema così importante partendo da cose moilto meno sensazionali ma terribilmente più vere. Cmq la sola sofferenza che ho captato è stata la mia nel vedere fino alla fine il film...A volte alcuni film come questo vivono grazie ad una critica che è a loro favorevole in modo incondizionato...tanto incondizionata in questo caso da fermarsi solo al nome del regista io credo, tralasciando il film, ma confido nell'intelligenza delle persone e credo che chi vedrà babel rimarrà con un pugno di mosche in quanto il film non è avvolgente non riesce a comunicare alcuna emozione e la trama non sta in piedi finale scontatissimo.
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è un film ridicolo..il regista tenta di trattare la sofferenza del mondo ma non ci riesce per nulla...anzi la banalizza proponendo delle storie quasi al limite della realtà, che per nulla riescono nell'intento di dipingere la sofferenza, forse se avesse pensato meno a come stupire avrebbe capito che si può raccontare un tema così importante partendo da cose moilto meno sensazionali ma terribilmente più vere. Cmq la sola sofferenza che ho captato è stata la mia nel vedere fino alla fine il film...A volte alcuni film come questo vivono grazie ad una critica che è a loro favorevole in modo incondizionato...tanto incondizionata in questo caso da fermarsi solo al nome del regista io credo, tralasciando il film, ma confido nell'intelligenza delle persone e credo che chi vedrà babel rimarrà con un pugno di mosche in quanto il film non è avvolgente non riesce a comunicare alcuna emozione e la trama non sta in piedi finale scontatissimo....Pessimo!
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ettore bezzi
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martedì 21 agosto 2007
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chaos a.d. e la torre di babele
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Questo film mi ha riportato alla mente un disco di una band brasiliana -CHAOS A.D. dei Sepultura- semplicemente per la caotica esistenza del genere umano in esso rappresentato. Il controllo delle vite che sfugge a causa di eventi imprevisti e imprevedibili, confuse e deliberate azioni criminali, attuate da persone al tempo stesso inconsapevoli, incomprensibili ed egoiste. BABEL ha la forza dolente di un racconto noir, l'asciutta freddezza di uno spietato romanziere tanto dolce quanto disperato da far vivere emozioni di un profondo senso di pietà umana, tradotta in squarci di autentica poesia narrativa visiva. Quattro storie di vita incrociate in altrettanti lontani angoli di mondo: San Diego (USA - CAL); Tijuana (MEX); Marocco; Tokyo.
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Questo film mi ha riportato alla mente un disco di una band brasiliana -CHAOS A.D. dei Sepultura- semplicemente per la caotica esistenza del genere umano in esso rappresentato. Il controllo delle vite che sfugge a causa di eventi imprevisti e imprevedibili, confuse e deliberate azioni criminali, attuate da persone al tempo stesso inconsapevoli, incomprensibili ed egoiste. BABEL ha la forza dolente di un racconto noir, l'asciutta freddezza di uno spietato romanziere tanto dolce quanto disperato da far vivere emozioni di un profondo senso di pietà umana, tradotta in squarci di autentica poesia narrativa visiva. Quattro storie di vita incrociate in altrettanti lontani angoli di mondo: San Diego (USA - CAL); Tijuana (MEX); Marocco; Tokyo. Quello che ne esce è un film le cui scene sembrano cadute di mano allo scenggiatore e un ignorante di passaggio le abbia rimesse nella bobina come gli pareva con tempi dilatati, scene rallentate, discorsi all'apparenza incoerenti ma zeppi del significato sulla nostra presenza in vita, solo di passaggio in una strana epoca di eventi mondiali e personali, in attesa che il treno dell'Ultimo Grande Viaggio faccia sosta alla nostra stazione. Nientedimeno, è un film sulla sofferenza, sul male di vivere dei nostri giorni; lasciamo troppo spazio all'odio offuscato togliendo la parte del protagonista alla nitidezza della ragione, i cui lumi sono resi ciechi dalla presuntuosa ricerca di un colpevole cui mettere al collo il cappio delle nostre paure, angosce, disgrazie. Il rifiuto vissuto dovuto ad incomprensioni e ignoranza fa da cornice alle urla di una consapevolezza che avanza inesorabile, che non lascia più spazio ai sogni; resta solo il dolore per la scomparsa prematura di chi amiamo e l'angoscia di non poter riuscire a perdonare chi suo malgrado è restato nel mondo dei vivi. Il messaggio finale potrebbe essere che questo eterno ciclo della vita, l'inizio il mezzo e la fine dell'essere umano, questa incomprensibile danza nel teatro delle nostre esistenze continuerà anche senza di noi, che lo vogliamo oppure no. Da lontano il nostro mondo è uno spettacolo meraviglioso, ma l'ignoranza della nascita e della morte ci rende pazzi. Non possiamo scegliere, non possiamo tornare alla terra su cui siamo stati concepiti, non ci è dato capire; possiamo però trattare con più rispetto la materia di cui siamo fatti. Forse allora, e solo allora, capiremo il senso di tutto il Caos nell'Anno del Signore.
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silenzio
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venerdì 17 agosto 2007
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il mondo è piccolo...
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E' vero che il ritmo è lento... che la tristezza è sempre presente... che l'intreccio conta un ferimento, una scomparsa, una morte, un possibile suicidio... che l'angoscia sale e scende...
Ma è anche vero che i turisti girano in gruppo con la paura del diverso al di là del finestrino... che le città opprimono... che il disabile è emarginato... che gli emigranti attraversano deserti...
E' vero che questo è il nostro mondo ed è bello che il cinema ci possa far riflettere anche su questa condizione.
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analuizagelfei
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lunedì 13 agosto 2007
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forzature ricercate e poco efficaci, una delusione
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tremendo davvero
2 ore e 16 minuti di ansia e angoscia pura.
il film è lentissimo, surreale all'inverosimile nonostante non fosse questo il fine del regista e peraltro forzatissimi i legami tra le 4 storie che si intrecciano.
mio caro inarritu, dovevi girare 4 films, non fare questa tremenda accozzaglia in cui ruoli e personalità già scialbe si confondono in un mix poco piacevole, quasi noioso.
voto 2, mi sono rovinata una serata cn gli amici.
[+] pienamente d'accordo
(di andy)
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[+] assolutamente in disaccordo
(di peppe)
[ - ] assolutamente in disaccordo
[+] sei proprio una grande intenditrice di cinema....
(di io)
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