Spy Game

Un film di Tony Scott. Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane.
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Spionaggio, durata 126 min. - USA 2001. MYMONETRO Spy Game * * * - - valutazione media: 3,23 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il confronto tra due generazioni di agenti segreti Valutazione 3 stelle su cinque

di andrejuve


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martedý 5 aprile 2016

“Spy Game” è un film del 2001 diretto da Tony Scott. L’agente segreto Tom Bishop riesce ad infiltrarsi assieme ad altri agenti all’interno di un carcere di massima sicurezza vicino ad Hong Kong sotto le false vesti di un medico che deve vaccinare i detenuti a causa del rischio di un’epidemia di colera all’interno dell’istituto carcerario. Bishop, fingendo di essere stato folgorato dalla corrente elettrica, riesce ad insinuarsi nei meandri del carcere e libera una misteriosa donna all’interno di una cella. Quando la liberazione della donna sembra ormai giunta a termine Bishop viene smascherato e anche lui, assieme alla donna, viene imprigionato ed interrogato dalle autorità cinesi, le quali vogliono comprendere se l’identità dell’uomo corrisponda a quella di una spia americana. Nel frattempo Nathan Muir, agente operativo della CIA all’ultimo giorno di lavoro prima della pensione, riceve dall’ambasciata americana ad Hong Kong questa notizia. Giunto presso la sede operativa della CIA nota che i più alti dirigenti dell’intelligence statunitense sono riuniti e convocano Muir. Bishop rischia di essere giustiziato a morte dal governo cinese. Se entro 24 ore dalla cattura di Bishop la CIA non riuscisse ad intervenire il Presidente degli Stati Uniti d’America dovrebbe dichiarare che Bishop sia un agente segreto americano che ha effettuato un’operazione di spionaggio. Laddove accadesse ciò inevitabilmente si creerebbe un incidente diplomatico che sarebbe ancora di più accentuato se si pensa che gli Stati Uniti hanno intrattenuto negoziati commerciali proprio con la Cina. Quindi le alternative sono o quelle di tentare di salvare Bishop o di sacrificarlo affinché non emerga la vera identità di quest’ultimo. Il comitato operativo della CIA vuole chiedere spiegazioni a Muir relativamente al suo rapporto con Bishop in quanto quest’ultimo ha agito non in funzione di una missione ufficiale ma autonomamente al fine di liberare questa detenuta. Si cerca di capire quali siano state le reali intenzioni di Bishop e se Muir, data la sua grande conoscenza di Bishop, avesse ricevuto informazioni relative a questa azione sconsiderata. Miur allora inizia a raccontare il suo legame con Bishop, partendo dal loro primo incontro in Vietnam, passando per il periodo di addestramento presso la CIA sino ad arrivare alle ultime missioni di spionaggio. Nel frattempo Miur, data l’ostilità dei vertici della CIA nei suoi confronti e la loro volontà di insabbiare la vicenda sacrificando la vita di Bishop, grazie anche all’aiuto della sua segretaria cerca di contattare persone che sotto traccia possano aiutarlo a liberare Bishop, la cui vita è appesa ad un filo.
La pellicola, attraverso il racconto di questa storia di spionaggio, descrive due personaggi dalle personalità e dai caratteri completamente agli antipodi. Nathan Muir è un uomo ligio al dovere e ha dedicato l’intera esistenza alla sua attività lavorativa, trascurando completamente qualsiasi tipo di rapporto sentimentale o affettivo. E’ emblematico in tal senso il fatto che nel corso della vita abbia avuto almeno quattro mogli differenti. Non concepisce alcun tipo di legame stretto con un’altra persona in quanto potrebbe condizionarlo nell’esercizio corretto del suo lavoro che richiede dedizione, precisione e freddezza. E’ un uomo apatico ed insensibile e agisce esclusivamente per perseguire gli obiettivi prefissati all’interno delle sue missioni segrete. Le persone accanto a lui rappresentano solo dei numeri pronti a sacrificarsi in qualsiasi momento per la propria patria. L’egoismo prende il sopravvento e non c’è spazio per facili sentimentalismi o per la commozione. La sua attività lavorativa si mescola con la sua vita privata, quasi del tutto inesistente, creando un essere che non riesce a scindere la realtà quotidiana da quella rischiosa ed estrema legata alla sua professione. Si assiste ad una sorta di crisi di identità in quanto non si riescono a delineare i contorni di una personalità tanto complessa e sfaccettata quanto misteriosa. Risulta difficile comprendere il momento in cui assume le vesti dell’agente segreto e quello in cui invece esterna la sua spontaneità. Conduce un’esistenza basata sulla falsità e sulla menzogna a causa del costante sentimento di sospetto e di diffidenza che nutre all’interno di ogni contesto in cui si cala. Il suo cinismo e la sua fermezza lo portano ad assumere una posizione autoritaria, che viene rispettata e stimata, e allo stesso tempo a crearsi dei nemici.
Tom Bishop invece è un ragazzo brillante, intuitivo ed intelligente. Riesce immediatamente a calarsi in una realtà cosi complessa ed imprevedibile, acquisendo la capacità di gestire la tensione e la paura e adattandosi alle situazioni più delicate e difficoltose. Tom però esterna costantemente le sue emozioni e agisce sempre genuinamente e sinceramente, dimostrando il suo altruismo e la sua solidarietà. La sua vulnerabilità e le sue umane debolezze sembrano stonare con l’imperturbabilità ed il disinteresse che caratterizzano il profilo del classico agente segreto. Non riesce a concepire il fatto che in ogni missione sia irrilevante il numero di persone decedute perché l’unico vero interesse è quello legato all’obiettivo da perseguire a qualsiasi costo. La tentazione di abbandonare tutto quanto si scontra con la passione nei confronti di un lavoro che lo gratifica e che lo ha coinvolto sin dal primo istante. Il rapporto tra Nathan e Tom è particolare ed indecifrabile in quanto il primo sembra rappresentare una sorta di figura paterna che però non prova alcun sentimento di affetto nei confronti del figlio. Tom invece vede in Nathan un punto di riferimento importante con il quale però non è possibile intrattenere un legame di amicizia fondato sulla spontaneità e sulla lealtà reciproca. Sullo sfondo della descrizione dei due protagonisti viene ripercorsa parte della politica militare ed economica statunitense, ponendo qualche interessante spunto di riflessione. Infatti, pur se attraverso qualche accenno, viene effettuata una sorta di autocritica e di autoaccusa da parte dell’America in relazione alle sue azioni disdicevoli e immorali. Nell’ambito della maggior parte dei conflitti gli Stati Uniti d’America sono stati protagonisti spesso indesiderati e non necessari. Questa volontà di assumere un ruolo di primaria importanza è frutto del desiderio di ottenere guadagni e benefici economici, confermando la forza della potenza statunitense all’interno dello scacchiere del mondo. Uno scacchiere in cui la popolazione è paragonata a delle pedine che possono essere mosse a proprio piacimento, sfruttandole, utilizzandone e gettandole nel momento in cui risultino superflue. Questo comportamento viene assunto anche nei confronti di coloro che hanno agito per il proprio paese al fine di perseguire scopi apparentemente elevati, frutto in realtà di interessi egoistici appartenenti alle più alte cariche governative, ma che improvvisamente diventano un fardello di cui liberarsi nel più breve tempo possibile. E’ questo quello che accade proprio nei confronti di Tom Bishop il quale al primo errore rischia di essere abbandonato a sé stesso e di essere totalmente emarginato. Il cinismo e la spietatezza prevalgono a discapito della vita di un uomo, considerato un semplice oggetto inanimato. E’ meglio sacrificare la vita di un essere umano piuttosto che rischiare di vedere scalfita l’immagine di una nazione che vuole sempre essere portatrice di nobili valori e che vuole rappresentare un esempio di perfezione e di efficienza. Quindi è inevitabile che si debba ricorrere ad una manipolazione, ad un mutamento o ancor peggio ad un insabbiamento della realtà la quale, attraverso l’utilizzo dei mass media, viene raccontata non nella sua obiettività ma solamente in relazione agli scopi che devono essere raggiunti. La sceneggiatura del film è buona in quanto il regista dedica più spazio ai dialoghi e alle dinamiche prettamente diplomatiche  e politiche piuttosto che a sequenze d’azione che avrebbero potuto rivelarsi noiose, monotone e ripetitive. L’utilizzo di continui flashback è convincente ed efficace, rendendo la narrazione coinvolgente e generando nello spettatore un senso di tensione e di suspence. E’ interessante inoltre l’utilizzo di inquadrature spesso volutamente frenetiche ed accelerate, utili per sottolineare lo stato di concitazione, di ansia e di confusione dei protagonisti della vicenda. Il film a mio avviso è carino ma presenta dei difetti. Innanzitutto ad una prima parte del film scorrevole, brillante e lineare si assiste ad una seconda in cui prevalgono sequenze inverosimili, poco credibili e spesso superficiali. Il tutto viene eccessivamente semplificato stonando rispetto alla prima parte del film molto accurata e attenta ai dettagli. Nathan Muir viene gradualmente elevato ad una figura eroica ed invincibile, come è tipico dei film americani, grazie alla sua abilità nell’ingannare con estrema facilità i servizi segreti per cui lavora, eludendo i controlli sin troppo blandi. La critica nei confronti degli Usa, costruttiva e realistica ma allo stesso tempo breve e quasi occasionale, si disperde nel prosieguo della narrazione, sfociando in una sorta di autoesaltazione finale che sottolinea la supremazia statunitense nei confronti del governo cinese che viene leggermente ridicolizzato nella parte conclusiva. Non siamo assolutamente di fronte al solito film patriottico e nazionalista però avrebbe potuto essere approfondita maggiormente la politica estera degli Stati Uniti e la sua finalità legata al guadagno economico e al predominio territoriale a discapito del benessere collettivo. Inoltre il regista avrebbe potuto concentrare maggiormente l’attenzione nei confronti dell’introspezione psicologica dell’enigmatico e misterioso Nathan Muir, il quale viene sempre descritto con una sorta di distacco, forse per sottolineare la sua freddezza e la sua impassibilità, a tal punto da assumere le sembianze di un robot che è colto da un improvviso umano senso di altruismo e di solidarietà. Infine è da sottolineare che alcune sequenze narrate sono caratterizzate da un certo grado di confusione ed incomprensione, rendendo a tratti affannosa e pesante la narrazione. Ottima la prova di Brad Pitt, nei panni di Tom Bishop, e buona l’interpretazione di Robert Redford, nella parte di Nathan Muir. Un buon film che mescola il genere dello spionaggio al thriller e che consiglio di vedere.

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