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Lùcia Verissimo, «Il mio film fatto di memorie vive»

Ospite ad Agenda Brasil Roma, la regista di Eu, Meu Pai e Os Cariocas racconta la storia del celebre gruppo brasiliano Os Cariocas.

venerdì 28 settembre 2018 - Festival

Il 26 settembre Lùcia Verissimo ha presentato al pubblico della Casa del Cinema di Roma il documentario Eu, meu pai e Os Cariocas. L'occasione è stata il Festival Internazionale di Cinema Brasiliano 'Agenda Brasil', un momento di incontro tra culture organizzato a Roma, articolato attraverso una selezione di sei film Brasiliani, fino al 28 settembre.
La musica è al centro del lavoro di Lùcia Verissimo: il suo film racconta la storia del celebre gruppo brasiliano Os Cariocas. Il punto di vista è particolarmente privilegiato. Lùcia è infatti la figlia di Severino Filho, storico fondatore del gruppo. Il documentario ripercorre la storia della band e della bossanova attraverso testimonianze di primo livello. Artisti del calibro di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Paulo Jobim e Gal Costa si susseguono nelle testimonianze, raccontate alla regista con affetto.

Lùcia, sei in Italia per presentare un film che, sin dal titolo, è estremamente personale. Cosa vorresti che rimanesse principalmente nel cuore agli spettatori italiani dopo avere visto Eu, meu pai e Os Cariocas?
Mi piacerebbe che gli italiani conoscessero di più la storia del Brasile, non solo la sua musica, la bossa nova che che piace tantissimo in tutto il mondo, ma anche il paese nei suoi aspetti socio politici. Vorrei che restasse anche uno scorcio della cultura del Brasile che sembra venire dimenticata, persino nella mia nazione. Permettimi una battuta: i Brasiliani hanno una memoria lunga come una telenovela: 6 mesi. Ogni sei mesi facciamo reboot di tutto e iniziamo da capo. Questa cultura superficiale e la mancanza di memoria storica ci ha portato al caos totale. Ti faccio un esempio di questa trascuratezza nella cura della memoria: in Brasile abbiamo speso miliardi per costruire un museo del domani (museu do amanhã) e abbiamo lasciato bruciare il Museo del Ieri. L'incendio del Museu Nacional quest'anno, ha cancellato tutta la nostra storia, la nostra nascita e 500 anni di storia di tutto il mondo non solo del Brasile.  


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In foto una scena del documentario.
In foto una scena del documentario.

Il documentario procede attraverso una serie di interviste a persone che hanno fatto la storia dei Cariocas. Mi ha colpito in particolare modo la serenità e il sorriso che sono sempre presenti durante i dialoghi. Come è stato per te, dal punto di vista emotivo, ripercorrere una storia così vicina alla tua vita?
È stato molto emotivo. Molte cose sono state sorprendenti. Mio padre si considerava un operaio della musica ed evitava il "glamour". Non ho mai conosciuto direttamente la vera importanza di quello che faceva, l'ho scoperto attraverso quello che dicevano gli altri. Ho visto varie volte mio papà sul palcoscenico e nei concerti, mai nella sala di registrazione. Fare questo film non è stato solo raccontare la mia storia e le mie emozioni ma anche scoprire cose nuove e nuove emozioni. Tutte le interviste sono state fatte mentre mio padre era vivo, non sono quindi ricordi nostalgici, ma memorie vive.

Il film è molto ritmato, si percepisce che abbia assunto la forma che vediamo oggi, durante il montaggio. Quanto materiale hai girato e quanto tempo hai impiegato a metterlo assieme in una narrazione così omogenea?
Il film è stato fatto in 3 anni. È stato un percorso lungo. Ho fatto il film con i miei soldi, non é stato ancora lanciato in Brasile anche se ha ricevuto tanti premi all'estero. La musica detta l'ordine del film, tutto il film ha musica in ogni secondo la musica dona ricchezza.

Colpisce come, attraverso il montaggio, le persone intervistate completino le frasi l'uno dell'altro, come se quello mostrato nel documentario fosse un discorso unico. È una scelta stilistica voluta mentre progettavi il film o è venuta spontanea guardando il girato?
No, il documentario nasce mentre lo fai, è inutile stabilire un percorso se non sai se le interviste ti porteranno nella direzione giusta, Il film deve parlare da sè, avevo un' idea dell'inizio e della fine. Sapevo che la struttura sarebbe stata divisa in 4 parti per 3 grandi eventi. È stato interessante vedere che tutti gli intervistati mi raccontavano sugli stessi eventi con visioni diversi. Ho scelto di usare le frasi complementari per rendere visivo un filo di pensiero. 


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