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miticazoe
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domenica 30 ottobre 2011
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una seduta psicoanalitica di coppia a 14 euro
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Intanto grazie dal profondo del cuore alla Comencini. Una risposta cercata per anni , per alleggerire un cuore oppresso dalla cocente scoperta della nostra "pericolosità", del nostro strapotere rispetto al quale forse gli uomini, dalla notte dei tempi, hanno cercato di difendersi e mai di capire. E ieri, in quelle due ore, mi è stata offerta una possibile soluzione: la femmina-natura, custode di una forza generatrice e distruttrice al tempo stesso, se lasciata sola dilaga, correndo il rischio di distruggere ciò che essa stessa ha creato. Allora va affiancata dalla natura stabile e vigile del maschio, del fratello di Manfred che non ha "mai dato niente per scontato", che ha vigilato perchè nella sua donna non prevalesse la "tentazione della distruzione".
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Intanto grazie dal profondo del cuore alla Comencini. Una risposta cercata per anni , per alleggerire un cuore oppresso dalla cocente scoperta della nostra "pericolosità", del nostro strapotere rispetto al quale forse gli uomini, dalla notte dei tempi, hanno cercato di difendersi e mai di capire. E ieri, in quelle due ore, mi è stata offerta una possibile soluzione: la femmina-natura, custode di una forza generatrice e distruttrice al tempo stesso, se lasciata sola dilaga, correndo il rischio di distruggere ciò che essa stessa ha creato. Allora va affiancata dalla natura stabile e vigile del maschio, del fratello di Manfred che non ha "mai dato niente per scontato", che ha vigilato perchè nella sua donna non prevalesse la "tentazione della distruzione". E' una scena bellissima, quella di lui che le succhia il capezzolo, che le "sta accanto", che ha imparato non a sopra-vivere alla femmina-natura ma a con-vivere con lei. "Nulla è dato per scontato" nemmeno nel film; in tutto il film non c'è niente di trascurato; la tensione è stata alta per tutto il tempo. La scena in ospedale: un capolavoro. Cosa chiedere di più ad un film? Mio marito mi ha tenuto la mano sretta per due ore e alla fine mi ha dato un forte bacio con le lacrime agli occhi. Sapevamo entrambi perchè: io madre di un figlio maschio..Che dire, forse a noi il film è piaciuto perchè non abbiamo letto il libro, ma guai a paragonare libro e film. I due processi di apprendimento sono talmente diversi! E ci sono persone che prediligono l'uno piuttosto che l'altro. Perdonatemi, ma è così banale dire che il libro è migliore del film! Mi spiace anche che si riduca il dibattito sul film ad uno scontro tra uomini e donne. Nel film c'è la conciliazione. Questi uomini che "vigilano" perchè "sanno" e questo "sapere" si traduce in complicità coniugale, in amore eterno, anche se impossibile perchè la vita di Manfred è "cominciata storta", è cominciata come sarebbe cominciata la loro storia d'amore se Marina avesse abbandonato il figlio per stare con lui.
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[+] e' diventato difficile fare le madri
(di oi22814)
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[+] sì, meravigliosa scena
(di cateri)
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(di mikiscott)
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lella sabadini
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mercoledì 22 febbraio 2012
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come si può " deridere" un film simile ?
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Bellisssimo, carico di emozioni, mai noioso, estremamente introspettivo pur senza dialoghi lunghi e complessi . Un tema difficile affrontato con coraggio.Penso che solo una donna e madre possa capire davvero quanta verità ci sia in quest'opera.La difficoltà nell'accettare la maternità si è oltremodo accentuata in un mondo dove le donne sono sempre più, mentrein un recente passato " coro" di sorelle, mamme , zie, cugine aiutavano con la loro esperienza a superare tante paure e insicurezze, Ben venga il parlarne, l'affrontare il tema come si sta facendo finalmente con dei libri ma anche con questo film.
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Bellisssimo, carico di emozioni, mai noioso, estremamente introspettivo pur senza dialoghi lunghi e complessi . Un tema difficile affrontato con coraggio.Penso che solo una donna e madre possa capire davvero quanta verità ci sia in quest'opera.La difficoltà nell'accettare la maternità si è oltremodo accentuata in un mondo dove le donne sono sempre più, mentrein un recente passato " coro" di sorelle, mamme , zie, cugine aiutavano con la loro esperienza a superare tante paure e insicurezze, Ben venga il parlarne, l'affrontare il tema come si sta facendo finalmente con dei libri ma anche con questo film.L' incontro che avviene dopo quindici anni non mi lascia così sorpresa, dovremmo tutti imaparare,quando si giudica un film , ad accettare che ognuno vive esperienze uniche che è sbagliato giudicare.Un rapporto sessuoale così intenso non e, per me fuori luogo : anzi riafferma il diritto della donna di essere madre ma anche amante appassionata. Ci sono incontri che magari si rimandano per anni ma che devono aver luogo perchè la vita vuole così. Solo a lui lei ha confessato il suo odio amore che è poi quello che Manfred prova per tutte le donne e questa esperienza speculare li unisce. Quando Timi dici alla Pandolfi " tu sei la mia donna " sa che non la potrà mai avere e che probabilmente una convivenza con lui sarebbe impossibile dato il suo carattere. Ma è la sua donna e la deve avere almeno per una volta anche se questo significherà ricordare e rimpiangere per tutta la vita....
Inutile parlare di verosimiglianza o meno : questo è la vicenda come ce la propone ,secondo me ottimamente, la Comencini perchè il mondo è pieno di storie ognuna con i suoi ritmi, i suoi tempi , le sue contraddizioni e il suo dolore... Intensa la figura della cognata che possiamo definire "archetipo della maternità" con l'indimenticabile scena del marito che succhia dal suo seno per facilitarle l'allattamento e che porterà ad una nuova gravidanza: un gesto d'amore a 360 gradi.
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il conformista
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sabato 10 marzo 2012
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dove vuole andare a parare?
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All'inizio il film si riesce a seguire. Poi avviene la scena in cui la madre da una mazzata al figlio e interviene il montanaro. DA qui il crollo progressivo. Un'amica lo definisce, a ragione, "la mancanza di coraggio della Comencini". Il bambino non muore e viene salvato dal montanaro. Il tema del rapporto madre-figlio viene abbandonato per proseguire con la ridicola storia tra il montanaro e la Pandolfi. Tra gli ultimi stralci sull'argomento materno abbiamo una scena disgustosa di Thomas Trabacchi che succhia la tetta da latte di Michela Cescon e alcuni dialoghi vetero femministi circa la maternità tra lei e la Pandolfi. Amen. La Pandolfi aspetta 15 anni e un altro figlio per ritornare in montagna a farsi una scopata con Timi.
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All'inizio il film si riesce a seguire. Poi avviene la scena in cui la madre da una mazzata al figlio e interviene il montanaro. DA qui il crollo progressivo. Un'amica lo definisce, a ragione, "la mancanza di coraggio della Comencini". Il bambino non muore e viene salvato dal montanaro. Il tema del rapporto madre-figlio viene abbandonato per proseguire con la ridicola storia tra il montanaro e la Pandolfi. Tra gli ultimi stralci sull'argomento materno abbiamo una scena disgustosa di Thomas Trabacchi che succhia la tetta da latte di Michela Cescon e alcuni dialoghi vetero femministi circa la maternità tra lei e la Pandolfi. Amen. La Pandolfi aspetta 15 anni e un altro figlio per ritornare in montagna a farsi una scopata con Timi. (Gnam gnam!!) Solo ora ci rendiamo conto del passaggio di tempo. Non c'eravamo accorti di alcuni dettagli. All'inizio la Pandolfi arriva con una orrenda valigia di quella da socialismo reale: tutte di plastica rigida azzurra e acciaio, mente quando ritorna ha un trolley. Canticchia "Fotoromanza" della Nannini e parla con cordless antico. Sono questi i dettagli importanti che ci dovrebbero riportare indietro nel tempo? Al 1984? A che anno? Boh, non si capisce. Il film è di una miseria visiva incredibile. Neanche la bellezza della montagna viene valorizzata. Non riesce il nostro operatore a fotografarla decentemente. E' sempre tagliata in due e non si vede mai un vetta, tanto meno il cielo. La scopata è fotografata in maniera gelida, tutt'altro che gioiosa, e loro completamente nudi. Ma c'e n'era bisogno? Gli buttavi un lenzuolo, si capiva lo stesso, no? E' tutto tetro. Le case dei protagonisti e il rifugio sono di uno squallore raro. Ne' una tenda alle finestre, nè un tappeto. Tristissimo. La differenza tra il rifugio prima e dopo è che prima i tavoli sono di plastica con tovagliette di carta, poi ci sono le tovaglie. E poi gli attori: brutti e televisivamente piatti. Il torvo troglodita Timi, la orrenda Cescon con meschèes di ricrescita di due mesi, i baffoni anni 70 di Denis Fasolo, l'anoressica Pandolfi. Ma soprattutto che ci faceva in montagna per così tanto tempo senza il marito?
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maria
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mercoledì 2 novembre 2011
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bello a metà
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Certo un bel film , che coinvolge e fa pensare.Ma avendo sempre apprezzato la Comencini, pensavo che avrebbe fatto un salto di qualità verso il grande cinema, visto il tema e visto che non le mancavano certo nè le capacità nè i mezzi. La prima parte mi è piaciuta molto ma, a partire dalle scene al rifugio in poi, trovo che la storia e i personaggi perdano spessore; il senso di tensione presente nelle scene silenziose riempite solo dal pianto del bambino, dall'espressione quasi terrorizzata della mamma e dalla presenza vigile e un po' tenebrosa di Manfred, si perde dopo il climax drammatico, in quella che con troppa evidenza vuole essere una specie di spiegazione che in realtà non c'è, perchè il personaggio femminile non viene mai veramente svelato nella sua storia e nel suo dolore.
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Certo un bel film , che coinvolge e fa pensare.Ma avendo sempre apprezzato la Comencini, pensavo che avrebbe fatto un salto di qualità verso il grande cinema, visto il tema e visto che non le mancavano certo nè le capacità nè i mezzi. La prima parte mi è piaciuta molto ma, a partire dalle scene al rifugio in poi, trovo che la storia e i personaggi perdano spessore; il senso di tensione presente nelle scene silenziose riempite solo dal pianto del bambino, dall'espressione quasi terrorizzata della mamma e dalla presenza vigile e un po' tenebrosa di Manfred, si perde dopo il climax drammatico, in quella che con troppa evidenza vuole essere una specie di spiegazione che in realtà non c'è, perchè il personaggio femminile non viene mai veramente svelato nella sua storia e nel suo dolore.Quando la sua rabbia repressa e la sua solitudine dovrebbero venir fuori in modo drammatico, la storia scivola verso la banalità e il rapporto tra i due protagonisti si perde in uno schema più o meno noto. Il ritorno dopo quindici anni, con la storia della maternità salvata, anzi rafforzata, sa molto di espediente consolatorio. Molto più forte e credibile il personaggio maschile, eterno bambino abbandonato che mal si adegua al suo ruolo di adulto infelice. E' comunque un grande merito della regista aver affrontato con coraggio e sensibilità un tema delicato e molto più realistico di quanto si voglia credere; così come aver saputo usare come pochi altri, almeno tra i registi italiani di oggi, una splendida fotografia in funzione narrativa. Attori bravi ma non abbastanza nella parte, specie Claudia Pandolfi.Forse, come ha scritto qualche critico, sentivano di star andando verso il precipizio dell'inconcludenza.
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[+] troppa tensione sarebbe stata irrispettosa
(di miticazoe)
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[+] a volte l'anima ha solo bisogno di cenni
(di miticazoe)
[ - ] a volte l'anima ha solo bisogno di cenni
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(di oi22814)
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