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valerio c
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sabato 10 luglio 2010
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uno spot gay
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Il film,ambientato nell'America colpita dalla Depressione,sembra un lungo spot pubblicitario,patinato in modo fastidioso.
Il protagonista,distrutto dalla perdita del compagno,si strugge e pensa al suicidio:il doppiatore ha la voce impostata,ricorda "Amaro Averna,tutto il gusto della vita".
La trama è inconsistente,si perde nel tentativo di sdoganare il messaggio che gli amori omosessuali sono come quelli etero,scorre tra noia e frasi ad effetto:il risultato è un film da far cadere nel dimenticatoio,poichè tra l'altro non aggiunge nulla al tema della sofferenza.
Ford è uno stilista che si cimenta alla regia:non ricordo registi che si sono cimentati con abiti,collezioni primavera-estate e disegni fashion.
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Il film,ambientato nell'America colpita dalla Depressione,sembra un lungo spot pubblicitario,patinato in modo fastidioso.
Il protagonista,distrutto dalla perdita del compagno,si strugge e pensa al suicidio:il doppiatore ha la voce impostata,ricorda "Amaro Averna,tutto il gusto della vita".
La trama è inconsistente,si perde nel tentativo di sdoganare il messaggio che gli amori omosessuali sono come quelli etero,scorre tra noia e frasi ad effetto:il risultato è un film da far cadere nel dimenticatoio,poichè tra l'altro non aggiunge nulla al tema della sofferenza.
Ford è uno stilista che si cimenta alla regia:non ricordo registi che si sono cimentati con abiti,collezioni primavera-estate e disegni fashion...a ognuno il suo mestiere.
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alespiri
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domenica 17 gennaio 2010
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un uomo solo
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Un uomo solo Giorgio, professore universitario, che ha perso il suo compagno in un incidente stradale dopo 16 anni di convivenza. Il film è il racconto di questo dolore. Composto e disperatamente silenzioso. Il dolore è nelle cose che rimangono di lui, nei suoi profumi prima che nei ricordi. Tom Ford riesce a trasferire il dolore anche in queste cose, che prendono vita nella memoria.
Siamo negli anni 60; guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica per la questione cubana. La minaccia di una guerra nucleare genera paura. E della paura parla Giorgio Falconer nella facoltà di filosofia di Los Angeles, tentando di aprire una breccia nel conformismo culturale dei suoi studenti.
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Un uomo solo Giorgio, professore universitario, che ha perso il suo compagno in un incidente stradale dopo 16 anni di convivenza. Il film è il racconto di questo dolore. Composto e disperatamente silenzioso. Il dolore è nelle cose che rimangono di lui, nei suoi profumi prima che nei ricordi. Tom Ford riesce a trasferire il dolore anche in queste cose, che prendono vita nella memoria.
Siamo negli anni 60; guerra fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica per la questione cubana. La minaccia di una guerra nucleare genera paura. E della paura parla Giorgio Falconer nella facoltà di filosofia di Los Angeles, tentando di aprire una breccia nel conformismo culturale dei suoi studenti. Parlando di minoranze e di discriminazioni che originano dalla paura. Solo uno dei suoi studenti lo ascolterà e capirà di lui.
Un film sulla solitudine, dunque, ma anche sulla paura, di morire come di vivere ; unica soluzione il “qui ed ora”.
Una pistola portata in borsa ci manifesta il suo costante intento di farla finita. Il dolore trasuda dai suoi occhi in lacrime mute, in sorrisi senza speranza ma aggrappati al momento vissuto, nelle serate passate con la sua amica alcolizzata, sola quanto lui e di lui da sempre innamorata. Una serie di eventi però paiono distoglierlo dal suo proposito in maniera quasi misteriosa, riaccendendogli la speranza.
Quando il professore capirà “come le cose devono andare” e, quell’unico studente sensibile che gli prestò ascolto’, in una notte pazza, gli toglierà la pistola avendo capito cosa poteva succedergli, qualcuno verrà a prenderlo, proprio nel momento in cui egli stava godendo di un momento di serenità ritrovato.
In fondo era quello che voleva. Ritrovare la vita, prima di morire.
Un esordio felice per Tom Ford che veste di suo il protagonista, mettendo a nudo il suo male di vivere.
Film stilisticamente impeccabile, con una regia virtuosa ed una fotografia superba che gioca con i colori mescolando tonalità sfumate e forti in ragione delle emozioni del protagonista, sfiorando il bianco e nero per i ricordi,flashback nel passato. Colin Firth strepitoso.
Frase che mi ha colpito:
“L’esperienza non è data dalla somma delle azioni svolte ma dall’uso che facciamo di esse.”
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filmicus
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lunedì 8 febbraio 2010
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a single man:c'e qualcosa di antico oggi nell'aria
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La morte.per incidente stradale, del suo compagno,per sedici anni, lascia il professore universitario Falconer in una situazione di dolore insuperabile.'E finito un amore non rinnovabile,non surrogabile:il dolore ridefinisce la vita come una interminabile serie di cose tutte di per sè giuste e tutte al loro posto(casa,abiti,oggetti,luci) ma nel loro insieme prive di senso e di vita.Resta la morte come evocazione e come evento da predisporre ed attuare secondo uno"stile"(irrinunciabile),tributo a valori estetici che stanno al di sopra di tutto e debbono plasmare anche il momento finale.Ecco dunque le sequenze(improbabili) della posizione migliore per un colpo di pistola che evidentemente non potrà partire.
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La morte.per incidente stradale, del suo compagno,per sedici anni, lascia il professore universitario Falconer in una situazione di dolore insuperabile.'E finito un amore non rinnovabile,non surrogabile:il dolore ridefinisce la vita come una interminabile serie di cose tutte di per sè giuste e tutte al loro posto(casa,abiti,oggetti,luci) ma nel loro insieme prive di senso e di vita.Resta la morte come evocazione e come evento da predisporre ed attuare secondo uno"stile"(irrinunciabile),tributo a valori estetici che stanno al di sopra di tutto e debbono plasmare anche il momento finale.Ecco dunque le sequenze(improbabili) della posizione migliore per un colpo di pistola che evidentemente non potrà partire.Dalla decisione di morte all'evento trascorre un'intera giornata con fatti,incontri,sensazioni che non rimuovono dall'intento ma lo rallentano ed,al tempo stesso , riconfermano.La pistola,anche quando è rimossa da un giovane studente che trascorre le ultime ore della notte in casa del protagonista, resta sempre nella disponibilità di quest'ultimo.Il grilletto non è però tirato dalla mano dell'uomo.Come nella letteratura epica e religiosa la morte è nelle mani della divinità.Ecco il reiterarsi di un infarto che sigilla la storia e,togliendo al'uomo il peso della responsabilità,riconcilia tutto e tutti.Il film è di indiscutibile valore.Qualche interrogativo nasce da taluni messaggi che probabilmente sono anche nel testo letterario che lo ha ispirato.Non solo quello antico come il mondo ed irrisolto dell'uomo al cospetto della morte:ma anche sull'amore,sul rapporto fra uomo e donna,fra giovane e vecchio.Due elementi risultano chiari:il rapporto omosessuale tende a garantire un amore puro, o meglio, depurato da incrostazioni storico-sociali-esistenziali che invece sono presenti nel rapporto uomo-donna.Solo nel primo è possibile leggere"insieme" un libro ed ascoltare musica in santa pace.Solo nel primo il partner è affascinante senza essere pieno di rossetti e creme(trucchi) come capita nelle pur belle immagini femminili.Nel rapporto omosessuale inoltre può dispiegarsi senza scatenare conflitti fra sessi il predominio del più anziano,del più esperto sul più giovane.Così il professore può invitare il più giovane compagno al alzarsi ed a cambiare disco,in una gerarchia di ruoli indiscussa:lui legge le Metamorfosi,il compagno Colazione da Tiffany.Qui c'è forse del rimpianto,Queste cose non si possono più fare in un rapporto eterosessuale(purtroppo!)Qui vi anche un rimando ad una civiltà antica,quella greco-romana che conosceva un simile rapporto tra giovani ed adulti,fra inesperti ed esperti,rapporto inclusivo anche della sfera sessuale.Una civiltà in tutti i sensi lontana.Sotto questi profili il film manda messaggi antichi e se questa parola non fosse passata di moda anche lievemente reazionari così come lo è il valore estetico,riaffermato quasi con ostinazione in ogni fotogramma,quando no è il risultato di un gesto e di una passione umana.
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veronick
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mercoledì 10 febbraio 2010
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la morte di un uomo solo
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L'inutilità della vita senza affetti, la lotta dell'uomo solo contro il resto del mondo, la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri: sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth, la cui vita finisce nell'attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l'uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere.
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L'inutilità della vita senza affetti, la lotta dell'uomo solo contro il resto del mondo, la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri: sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth, la cui vita finisce nell'attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l'uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere. Il film descrive molto bene il vuoto lasciato dalla perdita di un amore, la linfa vitale per questo uomo solo e senza amici, che piomba improvvisamente in un dolore da cui non c'è scampo. I continui primi piano ci proiettano direttamente nell'intimo del professore, il suo corpo diviene impalpabile, e siamo costretti a soffrire con lui.
La morte, per infarto, è in fondo quasi una nota felice. Quando finalmente, con l'aiuto di uno studente infatuatosi di lui, capisce che c'è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere e ritorna a sorridere, la morte lo coglie all'improvviso, in un attimo di pura felicità, e lui non saprà mai se quella gioia ritrovata era una rinascita o solo un piacere effimero dato da una notte di follia.
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peer gynt
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martedì 12 ottobre 2010
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languide emozioni
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Il regista e’ il famoso stilista e designer texano che ha rilanciato la
Gucci sull’orlo della bancarotta. Con ambizioni da cineasta, sceglie per
la sua opera prima un romanzo dello scrittore inglese Christopher
Isherwood.
Si narra la solitudine e la sofferenza del professore di letteratura
George Falconer che, nella Los Angeles del 1962, e’ sconvolto dalla morte
in un incidente di macchina del suo compagno. Per cercare di superare la
depressione, si affida all’amica Charley, da sempre innamorata di lui, e
ad un giovane studente che gli si concede.
Melodramma vellutato e avvolgente, con delicate schidionature di flashback
infilzati qua e la’, si caratterizza per un cromatismo spento nelle scene
del dramma presente (mentre i colori si riaccendono dove prevale la sfera
del ricordo dell’amante defunto) e per una scrittura perfetta, ma troppo
teatrale e troppo autocompiaciuta.
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Il regista e’ il famoso stilista e designer texano che ha rilanciato la
Gucci sull’orlo della bancarotta. Con ambizioni da cineasta, sceglie per
la sua opera prima un romanzo dello scrittore inglese Christopher
Isherwood.
Si narra la solitudine e la sofferenza del professore di letteratura
George Falconer che, nella Los Angeles del 1962, e’ sconvolto dalla morte
in un incidente di macchina del suo compagno. Per cercare di superare la
depressione, si affida all’amica Charley, da sempre innamorata di lui, e
ad un giovane studente che gli si concede.
Melodramma vellutato e avvolgente, con delicate schidionature di flashback
infilzati qua e la’, si caratterizza per un cromatismo spento nelle scene
del dramma presente (mentre i colori si riaccendono dove prevale la sfera
del ricordo dell’amante defunto) e per una scrittura perfetta, ma troppo
teatrale e troppo autocompiaciuta. Il film e’ tutto avvolto nel dominante
struggimento per la vita che se ne va, e si bea di questo struggimento,
giocando a fare il film d’arte con la languida tenerezza delle emozioni
intense che lasciano il vuoto dentro.
Per quanto ottimamente recitato, raramente si e’ visto un film piu’ ruffiano.
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arianna ramella benna
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domenica 21 marzo 2010
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a single man. un dramma silenzioso.
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"A single man" è il dramma silenzioso di una vita silenziosa. Il film ruota attorno alla giornata del protagonista, professore universitario di letteratura, che si sveglia consapevole del fatto che quello sarà il suo ultimo giorno su questo pianeta. L'uomo, infatti, ha perso in un incidente il suo compagno amato per sedici anni e capisce che nulla ha più senso per lui, perchè ciò che gli resta unicamente è vivere il suo futuro in un passato che non potrà più tornare. La morte è allora l'unica alternativa in un mondo che ha perso del tutto il suo significato.
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"A single man" è il dramma silenzioso di una vita silenziosa. Il film ruota attorno alla giornata del protagonista, professore universitario di letteratura, che si sveglia consapevole del fatto che quello sarà il suo ultimo giorno su questo pianeta. L'uomo, infatti, ha perso in un incidente il suo compagno amato per sedici anni e capisce che nulla ha più senso per lui, perchè ciò che gli resta unicamente è vivere il suo futuro in un passato che non potrà più tornare. La morte è allora l'unica alternativa in un mondo che ha perso del tutto il suo significato. Durante il corso della giornata, però, accade qualcosa di inconsueto: il professore si accorge che nei piccoli gesti quotidiani apparentemente privi di un significato importante, si racchiude l'essenza della vita. Forse la vita va vissuta per momenti come quelli, attimi che non durano che un istante, ma che nello spazio di qualche secondo racchiudono un'intensità tale di emozioni da dare significato a un'esistenza intera. Forse ciascuno di noi vive nell' attesa di uno di quei momenti, per poterne sperimentare il coinvolgimento. Sorge allora spontanea una domanda: vale la pena di vivere, nonostante tutto? Il finale sembra quasi voler prendersi beffa del protagonista, in una tragica ironia della sorte che lascia spazio a varie interpretazioni. La vita in realtà è uno scherzo che sul più bello ti toglie tutto o invece quegli sprazzi di pura felicità che ti lascia intravedere sono sintomo di una bellezza inaspettata, di una riscoperta del piacere di andare avanti, al di là della follia che ci circonda?
"A single man" , esordio alla regia per Tom Ford, è un film elegante, composto, mai sopra le righe. Il protagonista è un uomo comune che si trova a subire un dolore comune; il tutto è affrontato con pacatezza, rigore, delicatezza. Il tema dell'amore è predominante e ancora una volta si dimostra strettamente collegato a quello della morte, come fossero elementi inscindibili, due facce della stessa medaglia.
Ottima l'interpretazione di Colin Firth, premiato con la coppa Volpi a Venezia; ci regala un personaggio raffinato, appassionato e commovente.
Decisamente apprezzabile, poi, la ricercatezza dei particolari da parte del regista, un esteta sotto tutte le scelte.
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teo '93
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venerdì 19 marzo 2010
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una pura sinfonia di vita e bellezza...
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Un quadro elegante e impeccabile. Pennellate calde e avvolgenti. L’esordio alla regia di Tom Ford, già celebre stilista delle maison di Gucci e Yves-Saint Laurent, è un commovente atto d’amore verso la vita. Una pura esaltazione della bellezza e delle sue molteplici forme. Un grido silenzioso di dolore e assenza, in cui morte e vita s’intrecciano in un unico corpo. Los Angeles, corre l’anno 1962. Piena Guerra Fredda. Sullo sfondo scorrono gli avvenimenti legati all’attacco sovietico a Cuba. Il professore di letteratura George Falconer vive un momento drammatico della sua vita: il compagno con cui ha vissuto per sedici anni (Matthew Goode) muore in un incidente stradale.
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Un quadro elegante e impeccabile. Pennellate calde e avvolgenti. L’esordio alla regia di Tom Ford, già celebre stilista delle maison di Gucci e Yves-Saint Laurent, è un commovente atto d’amore verso la vita. Una pura esaltazione della bellezza e delle sue molteplici forme. Un grido silenzioso di dolore e assenza, in cui morte e vita s’intrecciano in un unico corpo. Los Angeles, corre l’anno 1962. Piena Guerra Fredda. Sullo sfondo scorrono gli avvenimenti legati all’attacco sovietico a Cuba. Il professore di letteratura George Falconer vive un momento drammatico della sua vita: il compagno con cui ha vissuto per sedici anni (Matthew Goode) muore in un incidente stradale. Alzatosi una mattina, tiene una lezione all’università sulle minoranze e le discriminazioni, incontra uno studente particolarmente sensibile, cena e si confida con l’amica di sempre ancora innamorata di lui (Julianne Moore). Ma nessuno sa che il professore, perso ormai ogni scopo esistenziale, ha deciso di ricongiungersi all’amato disponendo la propria morte. Finchè un incontro inaspettato non lo riempirà nuovamente di vita… Articolato nell’arco di un’unica giornata (dilatata da frequenti flash-back e sequenze psichedeliche), “A single man” è un percorso simmetrico e intimistico, perfezionista e rigoroso, seguito da una telecamera stabile e invisibile nel cogliere in silenzio le paure, i dolori, i sorrisi malinconici di Falconer. Sentimenti legati a un vuoto, a un’assenza incolmabile, il cui dolore si consuma nell’attesa di una morte incombente. Colin Firth è cuore e anima del protagonista, il film passa attraverso le sue sottili gradazioni emotive, si piange con lui, si ride con lui, lo si compiange, lo si ama incondizionatamente. La fotografia segue la sua interiorità, riscaldando i colori nelle azioni di vita quotidiane, raffreddandoli quando emergono ricordi o divagazioni oniriche (vedi il tema costante del corpo nudo che vaga nell’acqua non riuscendo ad emergere dal proprio dolore). Possente Colin Firth, geniale Julianne Moore.
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keanu
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sabato 5 marzo 2011
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film elegante, ma ... ...
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Un film elegnate e curato meticolosamente (attori, scenografia, costumi, fotografia, trucco ecc ... ), tuttavia seppur ben fatto il film risaulta freddo e disataccato, non emoziona.
Resta un buon prodotto, ma nulla di imperdibile.
Una stella in più per la grande intepretazione di Colin Forth !
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gwynplaine
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domenica 29 maggio 2011
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l'olocausto delle nostre vite.
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Non gli era rimasto più nulla.Era un mare senza terra.Era lui stesso l'oceano della sua disperazione.Non aveva più vite da sprecare.Tutte.Tutte gli erano crollate.Ora non gli rimaneva che il silenzio.E proprio per questo non ebbe esitazioni.Chiuse gli occhi.E all'improvviso la vita s'interruppe.Morì senza preavviso.
Incontro la morte.
Falconer diviene l'emblema della morte delle nostre esitazioni nell'istante stesso in cui queste vogliono abbandonare il mondo dell'irrealizzabile e divenire atto.
Sono il silenzio e la solitudine a dare potenza a questo film.Le musiche rendono la malattia dell'anima del personaggio davanti al suicidio dei propri pensieri.
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Non gli era rimasto più nulla.Era un mare senza terra.Era lui stesso l'oceano della sua disperazione.Non aveva più vite da sprecare.Tutte.Tutte gli erano crollate.Ora non gli rimaneva che il silenzio.E proprio per questo non ebbe esitazioni.Chiuse gli occhi.E all'improvviso la vita s'interruppe.Morì senza preavviso.
Incontro la morte.
Falconer diviene l'emblema della morte delle nostre esitazioni nell'istante stesso in cui queste vogliono abbandonare il mondo dell'irrealizzabile e divenire atto.
Sono il silenzio e la solitudine a dare potenza a questo film.Le musiche rendono la malattia dell'anima del personaggio davanti al suicidio dei propri pensieri.
Assisto semplicemente vedendo questo film a la mia impossibilità di movimento di fronte all'inarrestabile,all'imprevedibile.
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davidestanzione
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venerdì 6 agosto 2010
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da isherwood,ford(ri)trae l'estetica del neodramma
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Esordio alla regia dello stilista Tom Ford che depressurizza meravigliosamente il libro di quel "fotografo del narrare" che è Christopher Isherwood, riduce all'osso le sovrastrutture politicizzanti e il black humour causticamente british e "naturalistico-metabolico" sotteso al romanzo e ne (ri)trae un affresco estetico sublime e raffinato, calcolato, freddo, autocompiacente, incantevolmente posticcio, rarefatto, simbolico, straniante. Eppure, lo sguardo solcato da ultimo dei gentleman e l'intensa fragilità del professor Colin Firth (Coppa Volpi a Venezia e Bafta Award), unitamente a una regia incredibilmente già matura che puntella di rossastro gli innalzamenti cardiaci e i pulsanti battiti emozionali dei protagonisti, scaldano come una cioccolata calda fumante in una siderale notte invernale.
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Esordio alla regia dello stilista Tom Ford che depressurizza meravigliosamente il libro di quel "fotografo del narrare" che è Christopher Isherwood, riduce all'osso le sovrastrutture politicizzanti e il black humour causticamente british e "naturalistico-metabolico" sotteso al romanzo e ne (ri)trae un affresco estetico sublime e raffinato, calcolato, freddo, autocompiacente, incantevolmente posticcio, rarefatto, simbolico, straniante. Eppure, lo sguardo solcato da ultimo dei gentleman e l'intensa fragilità del professor Colin Firth (Coppa Volpi a Venezia e Bafta Award), unitamente a una regia incredibilmente già matura che puntella di rossastro gli innalzamenti cardiaci e i pulsanti battiti emozionali dei protagonisti, scaldano come una cioccolata calda fumante in una siderale notte invernale. "E alla fine, lei arrivò".
A Single Man resta ad ogni modo un film che divide e instilla reazioni diverse da spettatore a spettatore, proprio per la sua componente alienante, ma anche un'opera prima densa di suggestioni, colma di emozioni che si innalzano stramazzando e di corpi che baluginanti, sospesi affondano. La storia di un amore stroncato, tragico e raggelatamente drammatico (omosessuale sì, ma universale). Per palati fini, cultori dell'estetica cinematografica o per semplici "emozionofili".
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