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daniele
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domenica 27 agosto 2006
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ottimo remake!!!!!!!!!
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Grande remake, girato alla grande, il regista dimostra di essere una promessa per il futuro in campo cinematografico.
Un ottimo film che, secondo me, aggiunge qualcosa all'originale, fornendo all'aspettatore le spiegazioni necessarie a capire l'esistenza e l'assurda mutazione fisica di quei "mostri" che abitano sulle colline.
Il regista cerca in tutti i modi di criticare la società Americana, basta vedere una semplice scena dove il bambino che se ne và in giro, alla sua età, con una pistola fra le mani e il padre in tutta tranquillità scherza con lui, come fosse una cosa normalissima...
Nel remake di Alexander Aja , la violenza e la truculenza + impensata, fà da padrone al film e riesce ad accopponare la pelle anche ai fans del genere abituati a certi scene di forte impatto visivo.
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Grande remake, girato alla grande, il regista dimostra di essere una promessa per il futuro in campo cinematografico.
Un ottimo film che, secondo me, aggiunge qualcosa all'originale, fornendo all'aspettatore le spiegazioni necessarie a capire l'esistenza e l'assurda mutazione fisica di quei "mostri" che abitano sulle colline.
Il regista cerca in tutti i modi di criticare la società Americana, basta vedere una semplice scena dove il bambino che se ne và in giro, alla sua età, con una pistola fra le mani e il padre in tutta tranquillità scherza con lui, come fosse una cosa normalissima...
Nel remake di Alexander Aja , la violenza e la truculenza + impensata, fà da padrone al film e riesce ad accopponare la pelle anche ai fans del genere abituati a certi scene di forte impatto visivo...
Certo, stiamo parlando sempre di un remake, bisognerà vedere il prox film di questo talentuoso regista per capire se eriditerà il posto di grandi registi ormai andati in pensione come Tobe Hooper, Wes Craven...
Ma per i prox film a venire, facciamo basta con questi remake e tiriamo fuori dal cilindro qualche idea originale che rivoluzioni con un pò di freschezza un genere, l'horror, che ne ha davvero bisogno per uscire dal business che lo sta facendo appassire e adeguare alle leggi del mercato.
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la parda flora
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mercoledì 7 maggio 2008
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i mutanti hanno un perché
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In realtà sono un gruppo di minatori che non ha voluto abbandonare le sue case ed è il frutto della conseguente contaminazione radioattiva degli esperimenti nucleari condotti dal governo nel deserto. Nella versione originale, credo volessero politicamente simboleggiare il popolo, su cui il potere passa incurante come un carro armato, e poi è abbandonato a se stesso purché se ne stia sufficientemente in disparte da non farsi troppo notare. Tra l’altro, se non sbaglio, il soggetto nacque ispirato dalla notizia vera che nella provincia americana, che a partire da Easy rider, di mostri pare essere davvero piena, era stata scoperta una famiglia di cannibali.
E’ decisamente un film che, forse meno dell’originale, ma usa l’horror per fare critica politica, come fece anche vistosamente e dichiaratamente Romero coi suoi zombie, e indizi in tal senso, volendoli vedere, abbondano: dalla scelta delle immagini per i titoli di testa che fra funghi atomici dalle lunghe ombre sino sul presente riprendono l’ambientazione surreale della città dei “mostri”, dove manichini e pubblicità anni ’50 disegnano l’immagine di un’altra America, plastificata e falsa, l’America dello scandalo del Talidomide e dell’ attestato abuso legalizzato di psicofarmaci, a disegnare una società profondamente malata, al di là delle sue apparenze e aspettative perfette; società che dal punto di vista dei mutanti e della loro rabbia verso gli Altri, cioè noi, li ha privati di tutto, trasformandoli in ciò che sono.
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In realtà sono un gruppo di minatori che non ha voluto abbandonare le sue case ed è il frutto della conseguente contaminazione radioattiva degli esperimenti nucleari condotti dal governo nel deserto. Nella versione originale, credo volessero politicamente simboleggiare il popolo, su cui il potere passa incurante come un carro armato, e poi è abbandonato a se stesso purché se ne stia sufficientemente in disparte da non farsi troppo notare. Tra l’altro, se non sbaglio, il soggetto nacque ispirato dalla notizia vera che nella provincia americana, che a partire da Easy rider, di mostri pare essere davvero piena, era stata scoperta una famiglia di cannibali.
E’ decisamente un film che, forse meno dell’originale, ma usa l’horror per fare critica politica, come fece anche vistosamente e dichiaratamente Romero coi suoi zombie, e indizi in tal senso, volendoli vedere, abbondano: dalla scelta delle immagini per i titoli di testa che fra funghi atomici dalle lunghe ombre sino sul presente riprendono l’ambientazione surreale della città dei “mostri”, dove manichini e pubblicità anni ’50 disegnano l’immagine di un’altra America, plastificata e falsa, l’America dello scandalo del Talidomide e dell’ attestato abuso legalizzato di psicofarmaci, a disegnare una società profondamente malata, al di là delle sue apparenze e aspettative perfette; società che dal punto di vista dei mutanti e della loro rabbia verso gli Altri, cioè noi, li ha privati di tutto, trasformandoli in ciò che sono.
E proprio su questo giocare su chi sia davvero l’Altro e chi il Nemico, tipico tema di tanta retorica americana, in realtà, si gioca in parte la parabola politica del film, direi.
Emblematico è anche il grottesco uso della bandiera a stelle e strisce, prima conficcata per sfregio nel cranio del cadavere del padre ex poliziotto, conservatore e amante delle armi (che guarda caso sarà proprio il primo a finire male) e poi arma (difensiva o offensiva?) per il giovane democratico Doug, nel suo progressivo trasformarsi in guerriero in barba a tutti i suoi principi. Da sottolineare anche il particolare uso simbolico degli occhiali, tolti, rimessi, sporchi di sangue, rotti - che per altro mi pare esistesse anche nell’originale, dove alla fine con scelta deliberata, era il personaggio a toglierseli, quasi ad abbandonare definitivamente la civiltà con la sua funzione di filtro rispetto alla visione delle cose, per accettare invece integralmente la logica del nemico che deve affrontare, e che alla fin fine, non è poi più così diverso da lui: e mi pare infatti il film finisse con l’ammazzamento di uno dei mutanti e lo schermo che diventava rosso di sangue, ma magari ricordo male.
Questo remake invece si conclude con un abbraccio catartico dei sopravvissuti, anche se ignari di essere ancora osservati dagli abitanti delle colline. Non so se questo finale aperto sia funzionale a un sequel; personalmente, mi è parso più un voler mettere una goccia di acido, instillare un dubbio, nella scena altrimenti troppo scontata del finale, anche per la nota di buonismo portata dalla piccola Ruby, che salverà la neonata rapita e il padre.
In realtà, quel binocolo credo voglia solo ricordarci che nessuno è al sicuro, dal momento che tutti hanno ucciso e tutti hanno scoperto un lato oscuro inaspettato dentro di sé: che la salvezza sia molto dubbia mi pare il minimo.
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joe80
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giovedì 28 dicembre 2006
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odio e vendetta
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Reduce dal successo in patria, con il suo ALTA TENSIONE, ad Alexander Aja, emergente regista francese giunge un inaspettata chiamata, niente di meno che dal maestro Wes Craven, il regista di opere dell'orrore indimenticabili come NIGHTMARE e L'ULTIMA CASA A SINISTRA, che lo vuole per il suo prossimo progetto; ovvero alla regia del rifacimento di un suo altro classico (parecchio sopravvalutato) degli anni passati: LE COLLINE HANNO GLI OCCHI.
Sotto l'ala protettiva di Wes Craven, che compare in vesti di produttore, Aja assieme a Gregory Lavasseur, fido collaboratore, riscrive dunque il tema della famiglia Carter, e del loro tragico destino, adattandolo ai giorni nostri.
Ciò che ne viene fuori, è un prodotto davvero notevole; il remake, riesce anche a superare l'originale di Craven, che ha detta di molti recensori, era lento e noioso.
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Reduce dal successo in patria, con il suo ALTA TENSIONE, ad Alexander Aja, emergente regista francese giunge un inaspettata chiamata, niente di meno che dal maestro Wes Craven, il regista di opere dell'orrore indimenticabili come NIGHTMARE e L'ULTIMA CASA A SINISTRA, che lo vuole per il suo prossimo progetto; ovvero alla regia del rifacimento di un suo altro classico (parecchio sopravvalutato) degli anni passati: LE COLLINE HANNO GLI OCCHI.
Sotto l'ala protettiva di Wes Craven, che compare in vesti di produttore, Aja assieme a Gregory Lavasseur, fido collaboratore, riscrive dunque il tema della famiglia Carter, e del loro tragico destino, adattandolo ai giorni nostri.
Ciò che ne viene fuori, è un prodotto davvero notevole; il remake, riesce anche a superare l'originale di Craven, che ha detta di molti recensori, era lento e noioso.
La famiglia Carter, in viaggio per una vacanza spensierata, viene astutamente dirottata verso una scorciatoia tra le colline; inspiegabilmente il loro mezzo finisce a terra, gomme bucate! Quello che sembra essere stato, un banale ma anche inspiegabile incidente, diventerà ben presto una verità orrenda.
Loro sono spiati, dalle colline, dai loro abitanti, freaks estranei alla società, che il governo ha risputato nella solitudine; i risultati di tremende mutazioni genetiche, sono loro li abitanti delle colline, persone ormai che non conoscono più amore e tolleranza, ma solo odio e rabbia, verso coloro i quali provvengono da una società, che li ha respinti, li ha rinnegati.
I Carter, sono le loro prede, e se ne accorgeranno presto, quando il sangue comincerà a scorrere, e il massacro avrà inizio.
LE COLLINE HANNO GLI OCCHI, versione 2006, è un meraviglioso prodotto, di quel genere da sempre considerato di serie b.
Rabbioso e violento, duro e vendicativo, questi è il capolavoro del giovane regista Alexander Aja; un film dove non esiste speranza, dove anche alla fine, quando tutto sembra finito, diventa chiaro, che c'è ancora qualcuno su quelle colline, ancora qualcuno che osserva, che cerca d'imparare il linguaggio civile, di quel mondo che ormai non gli appartiene più.
Come accadde nell'originale di Craven, anche qui nel remake, c'è il tema della vendetta, che perdura per tutto il secondo tempo; la trasformazione del protagonista è veloce e spietata, da semplice e pacifico cittadino, egli si trasforma in uno spietato vendicatore, deciso a fare giustizia su coloro che gli hanno distrutto la famiglia, ma sopratutto deciso a riprendersi la neonata figlia, ultima luce della sua vita, caduta nelle mani di quei mostri, cannibali che fanno del delitto il loro passatempo preferito.
LE COLLINE HANNO GLI OCCHI, s'impone al cinema stesso, rabbioso e pieno d'odio, ci sbatte in faccia scene di orrenda violenza carnale, sangue e arti mozzati, il tutto girato con maestria e professionalità, lanciando una sfida al cinema d'alto livello, gridando "ci siamo anche noi!"
L'horror rivive, in un film violento, mostruoso, circondato da un'alone di odio e sadicità.
Il capolavoro dell'Estate.
Imperdibile!
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dandy
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domenica 26 aprile 2009
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buono,ma per me inferiore all'originale.
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Dopo 29 anni,nel periodo in cui impazzano i remake di quelli che furono i veri horror di un tempo,arriva anche quello del secondo film di Wes Craven(qui produttore).All'inizio sembra ricalcarlo fedelmente(forse anche troppo).L'odierna famigliola civile,è,se possibile,più insopportabile di quella del '77.Come avevo previsto,si fornisce una spiegazione all'esistenza dei mostri,e i borghesucci non ci mettono molto a sfoderare le unghie.Ma dalla seconda parte tutto diventa insopportabilmente frettoloso.A differenza del film di Craven,la famiglia "cattiva" è descritta appena,così che non si spiega perchè la bambina si schieri dalla parte della neonata addirittura arrivando a sacrificarsi.Lo splatter non manca e gli attori sono bravi(Robert Joy è il migliore dei cattivi),ma nel finale si scende vertiginosamente di tono.
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Dopo 29 anni,nel periodo in cui impazzano i remake di quelli che furono i veri horror di un tempo,arriva anche quello del secondo film di Wes Craven(qui produttore).All'inizio sembra ricalcarlo fedelmente(forse anche troppo).L'odierna famigliola civile,è,se possibile,più insopportabile di quella del '77.Come avevo previsto,si fornisce una spiegazione all'esistenza dei mostri,e i borghesucci non ci mettono molto a sfoderare le unghie.Ma dalla seconda parte tutto diventa insopportabilmente frettoloso.A differenza del film di Craven,la famiglia "cattiva" è descritta appena,così che non si spiega perchè la bambina si schieri dalla parte della neonata addirittura arrivando a sacrificarsi.Lo splatter non manca e gli attori sono bravi(Robert Joy è il migliore dei cattivi),ma nel finale si scende vertiginosamente di tono.E come sempre,i temi importanti(in questo caso la società che crea mostri che ovviamente le si ribellano)sono accennati appena.Inoltre,sebbene la versione che ho visto è definita "unrated",ho avuto comunque l'impressione che qualcosa mancasse,poichè alcune scene(come i rantoli dalla radio prima dell'attacco e la morte della madre ferita)non sono mostrate.Forse dovrò guardarmi i contenuti speciali.Come lascia prevedere il finale,è arrivato il segiuto.Dicono che sia pessimo,proprio come quello che Craven girò nell'85.
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diego campari
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sabato 7 aprile 2012
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remake onesto ma inferiore all'originale
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Back in the 70s, quando con le idee, un po' di sangue e qualche truculenza gratuita si poteva mettere in scena un bel b-movie, riportare (filtrato da un bel paio di occhiali?) quanto si era visto in Tv proveniente dal Vietnam e ,perchè no, abbozzare anche una rozza, ma nemmeno troppo, critica sociale senza che questa ci privasse di una sana mattanza.
Il punto è proprio questo, non siamo negli anni 70 e al giorno d'oggi è forse più uno shock per il pubblico leggere nei titoli di testa che c'è stato un originale di un tale di nome Wes Craven (per chi li legge i titoli di testa) piuttosto che vedere una creatura in stile Latherface fuso con Slot del Goonies deformata dall'american way of life che stupra una ragazzina ribelle dai boccoli biondi proveniente da Lost.
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Back in the 70s, quando con le idee, un po' di sangue e qualche truculenza gratuita si poteva mettere in scena un bel b-movie, riportare (filtrato da un bel paio di occhiali?) quanto si era visto in Tv proveniente dal Vietnam e ,perchè no, abbozzare anche una rozza, ma nemmeno troppo, critica sociale senza che questa ci privasse di una sana mattanza.
Il punto è proprio questo, non siamo negli anni 70 e al giorno d'oggi è forse più uno shock per il pubblico leggere nei titoli di testa che c'è stato un originale di un tale di nome Wes Craven (per chi li legge i titoli di testa) piuttosto che vedere una creatura in stile Latherface fuso con Slot del Goonies deformata dall'american way of life che stupra una ragazzina ribelle dai boccoli biondi proveniente da Lost. Questo il vero problema di un film recitato bene per il genere, scritto più che onestamente e visualmente simpatico nonostante una fotografia troppo pulita che toglie quel senso di sporcizia e orrore che, in casi come questi, si sarebbe dovuto rubare a Hooper. Un po' più blanda rispetto all'originale la critica ad un america incapace di guardarsi allo specchio se non in situazioni di estrema sofferenza e necessità, nella rappresentazione del suo lato oscuro che non taglia fino in fondo. Peccato, davvero.
Detto ciò, film ben riuscito, con una menzione per il costumista di un Doug che, per estetica, sembra uscito dai settanta, evocativo nel suo sguardo a Craven.
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riccardo
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domenica 18 marzo 2007
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ben fatto
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Un bel remake quello di Alexandre Aja dove la buona sceneggiatura e l'ottima regia sono accompagnate da un magnifica fotografia che aiuta a rendere lo spazio desertico del Nevada(in realtà il film è stato girato in Marocco)che circonda i protagonisti e le loro disavventure ancora più opprimente.Il territorio sembra essere isolato dal resto del mondo grazie alla presenza delle impetuose colline che rendono lo spazio ancora più ristretto lasciando lo spettatore senza fiato e nell'inquietudine.Opprimente è anche l'interno della roulotte da dove Brenda non riesce a fuggire quando uno degli aggressori tenta di violentarla:grida ma nessuno la sente,batte i pugni sul vetro del finestrino,in preda alla disperazione,senza attirare però l'attenzione dei parenti che inorriditi partecipano al rogo di Big Bob.
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Un bel remake quello di Alexandre Aja dove la buona sceneggiatura e l'ottima regia sono accompagnate da un magnifica fotografia che aiuta a rendere lo spazio desertico del Nevada(in realtà il film è stato girato in Marocco)che circonda i protagonisti e le loro disavventure ancora più opprimente.Il territorio sembra essere isolato dal resto del mondo grazie alla presenza delle impetuose colline che rendono lo spazio ancora più ristretto lasciando lo spettatore senza fiato e nell'inquietudine.Opprimente è anche l'interno della roulotte da dove Brenda non riesce a fuggire quando uno degli aggressori tenta di violentarla:grida ma nessuno la sente,batte i pugni sul vetro del finestrino,in preda alla disperazione,senza attirare però l'attenzione dei parenti che inorriditi partecipano al rogo di Big Bob.Lo spazio diventa ancora più chiuso quando intervengono la madre e la sorella della sventurata poichè a quel punto nella strettissima roulotte sono presenti sei persone:Brenda,i due aggressori,la neonata figlia di Lynn e Doug,la madre e la stessa Lynn che vengono uccise orribilmente lasciando spazio alle grida disperate di Brenda,i pianti della bambina,gli ultimi ansimi della madre e le urla di dolore di uno degli aggressori ferito alla gamba. Inquietante è il villaggio "fantasma" dove vivono i terribili aggressori,caratterizzato dalla presenza di manichini dalle sembianze umane che creano il timore,nello spettatore,che uno di questi si muova e aggredisca Doug che vagheggia inorridito in cerca della figlia.Il film, abbastanza violento,regala allo spettatore due ore di puro terrore e la certezza di non annoiarsi.
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horror o_o
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giovedì 15 luglio 2010
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sangue e deformi: che mix!
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un film bellissimo, che risolleva il genere horror dal baratro in cui è finito dall'inizio del 2000... ottimi attori, un bravo regista, una idea fantastica, effetti speciali mozzafiato e colonna sonora da brivido fanno di questo horror un perfetto mix di truculenza e tensione... un film così non si vedeva dai tempi di chaos, il celebre horror di david defalco
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nino p.
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giovedì 5 marzo 2009
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un buon horror in questo 2000
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Remake molto intelligente che rispetto all'originale è costituito da una componente scientifica veramente molto riuscita. In una parte sperduta del deserto americano vivono degli esseri mutanti e ne fanno le spese un gruppo di turisti passati per caso i quali si imbatteranno contro questi abominevoli essere spregevoli, ma a loro volta vittime involontarie dell'aspetto negativo del progresso americano. La tensione è costante nel corso di tutto il film ed io in qualità di spettatore del film ho assistito fino alla fine incollato alla sedia per assistere alle scene di lotta e di speranza dei pochi sopravvissuti intenti ad uscire vivi da quello che si può davvero definire un luogo infernale.
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horrorman
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lunedì 13 giugno 2011
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un vero horror
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finalmente un horror che appartiene a questo genere. ho visto troppi horror che di horror hanno poco o niente, ma questo film ha tutto: alta tensione, drammaticità, scene di splatter e un "lieto" fine il tutto sorretto da una trama abbastanza buona.
VOTO: 8
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maurizio crispi
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mercoledì 30 agosto 2006
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la "normalità" assediata dai freaks e dai mostri
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E' questo film una prova decisamente migliore di "Alta tensione", anche se il risultato non è certo soddisfacente. Come in tutti i film di genere, tuttavia (come succede anche in quelli più mediocri) vi sono alcuni elementi che meritano attenzione.
Sono pienamente d'accordo con il commento di Alessandro Regoli che nel film vi è la rappresentazione della disgregazione dei valori "sani" e conservatori della famiglia americana "media" di fronte all'irruzione dell'irrazionale, del diverso, dell'assurdo.
I mostri che s'annidano nel deserto, vivendo nel profondo delle miniere abbandonate oppure in ciò che è rimasto di un illagio "sperimentale" appositamente creato per i test atomici degli anni '50, sono una metafora del "diverso" che va combattuto con ogni mezzo e che è perturbante proprio perchè le sue radici sono all'interno del "normale".
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E' questo film una prova decisamente migliore di "Alta tensione", anche se il risultato non è certo soddisfacente. Come in tutti i film di genere, tuttavia (come succede anche in quelli più mediocri) vi sono alcuni elementi che meritano attenzione.
Sono pienamente d'accordo con il commento di Alessandro Regoli che nel film vi è la rappresentazione della disgregazione dei valori "sani" e conservatori della famiglia americana "media" di fronte all'irruzione dell'irrazionale, del diverso, dell'assurdo.
I mostri che s'annidano nel deserto, vivendo nel profondo delle miniere abbandonate oppure in ciò che è rimasto di un illagio "sperimentale" appositamente creato per i test atomici degli anni '50, sono una metafora del "diverso" che va combattuto con ogni mezzo e che è perturbante proprio perchè le sue radici sono all'interno del "normale".
Gli esseri mostruosi del film, orridi nelle loro sembianze esteriori e dalla psicologia e dai comportamenti del tutto distorti (sino a vivre di cannibalismo delle ignare prede, condotte con l'inganno nel cuore del deserto, fuori dalla strada asfaltata) sono il contraltare della normalità e rimandano immediatamente ai "freaks" portati in giro, di città in città, come fenomeni da baraccone nel corso del XIX° secolo e ancora nei primi decenni del XX°. Le sembianze disumane e mostruose, sembra dire il regista (sbagliando e incorrendo in una rappresentazione del mondo politicamente non correta), distorcono l'anima, rendondola abietta/animalesca.
Poichè il freak evoca gli orrori rimossi della nostra stessa mente va relegato in un "altrove" e tenuto a distanza. Qualsiasi vicinanza è fonte di contaminazione e di distorsione. L'altro "diverso" è il Male e va combattutto con ogni mezzo, isolato, sino alla distruzione: era questa la filosia del McCarthyismo, al tempo della guerra fredda (magistralmente rappresentata con ben altro spirito, arte e finezza di espressione da Joseph Losey in "Il ragazzo dai capelli verdi").
I test nucleari degli anni '50 (e non si sa quanto non furono deliberatamente esposte agli effetti delle radiazioni popolazioni civili residenti nelle zone contigue)hanno probabilmente creato dei mostri: essi vennero considerati cinicamente necessari con il loro corteo di vittime innocenti (alla stregua di meri danni collaterali) proprio per attrezzarsi nel modo migliore e più efficiente per difendersi dal "Male". I mostri così creati sono essi stessi il Male e rappresentano, nel film, la causa della contaminazione della famiglia-modello che si arena nel deserto maledetto.
Le finte cittadine costruite per studiare l'effetto dell'azione distruttiva degli ordigni nucleari erano macabre perchè, allo scopo di rendere veritiero i test, venivano arredate sin nei minimi dettagli e popolate di manichini abbigliati di tutto punto nelle posture più diverse e "naturali". Case piene di "persone" sorridenti, intenti a pranzare o impegnati in mute conversazioni, finti bambini che giocano sulle altalene: una staticità fasulla, allegra e stereotipata, che era appunto l'espressione, nell'immaginario di quegli anni, della "normalità" che va preservata ad ogni costo, anche al prezzo di creare dei mostri.
A conclusione della vendetta, portata a termine dal più "pacifista" della famigliola, sembra voler dire il regista che la storia non è ancora finita: i sopravvissuti sono ancora osservati dagli occhi delle colline.Oppure essi stessi sono ormai definitivamente trasformati e hanno perso la loro "normalità".
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(di matte"995)
[ - ] eeeee?!
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