Dies Irae

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Un film di Carl Theodor Dreyer. Con Thorkild Roose, Lisbeth Movin, Anna Svierkier, Kirsten Andreasen, Sigurd Berg.
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Titolo originale Vredens Dag. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 105' min. - Danimarca 1943. MYMONETRO Dies Irae * * * * 1/2 valutazione media: 4,78 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
4,78/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * *
 critican.d.
 pubblico * * * * -
Thorkild Roose
Thorkild Roose   Interpreta Don Absalon Pederssøn
Lisbeth Movin
Lisbeth Movin (96 anni) 25 Agosto 1917 Interpreta Anne Pedersdotter
Anna Svierkier
Anna Svierkier   Interpreta Herlofs Marte
Kirsten Andreasen Sigurd Berg Albert Høeberg
Albert Høeberg   Interpreta Il vescovo
   
   
   
La giovane moglie di un pastore protestante s'innamora del figliastro. Il marito, saputa la verità, muore d'infarto e la madre di lui accusa la nuora ...
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il MORANDINI
di Laura, Luisa e Morando Morandini
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Locandina Dies Irae

Dal romanzo Anne Pedersdotter di Hans Wiers-Jenssen e dal dramma (1918) di Karl Gustav Vollmoeller: nella Danimarca del 1623 l'amore tra il figlio di un pastore protestante e la sua giovane matrigna che, accusata di stregoneria dopo la morte del marito, dinanzi all'atteggiamento dell'amante, anch'egli convinto della sua colpevolezza, preferisce morire attribuendosi un delitto non commesso. Di altissima tenuta stilistica nella sua maestosità (Dreyer: "Non il montaggio è lento, ma il movimento dell'azione. La tensione si crea nella calma."), di grande ricchezza psicologica e sapiente rievocazione storica, è una vetta nell'itinerario di Dreyer e nella storia del cinema. Per il regista danese _ al di là delle interpretazioni che se ne possono dare _ la più terrificante sequenza musicale della liturgia cristiana diventa un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo, l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini.AUTORE LETTERARIO: Hans Wiers-Jenssen

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Premi e nomination Dies Irae il MORANDINI
Dies Irae recensione dal dizionario Farinotti
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Opera d'arte.

venerdì 18 giugno 2010 di Julien Sorel

Assai lungamente si potrebbe scrivere e discutere dinanzi a opere cinematografiche del genere, i diversi livelli di analisi infatti,proporrebbero infinite questioni da analizzare e svariate considerazioni su cui soffermarsi. Tuttavia prima d'ogni cosa, cercando il pìù possibile di evitare eventuali digressioni, vale la pena enunciare alcune premesse. Il cinema oggi, nella maggior parte dei casi, si propone perlopiù l'intento di "dilettare e soddisfare" lo spettatore, si esprime attraverso nuovi continua »

* * * * *

Giorno d'ira

martedì 21 aprile 2009 di Giuseppe Th. Dreyer

Complessa ed affascinate ricostruzione della danimarca del seicento quella fatta da Carl Theodor Dreyer in Dies Irae. Un film ostico, non di seplice visione, come tutta l'opera di dreyer. Un film che condanna le intolleranze, le superstizioni e in genere l'ipocrisia dell'uomo. Dies irae si dipana lento, con lo stile di regia semplice ma attento al minimo dettaglio accompagnato dal requiem da cui prende il titolo e che veniva usato per accompagnare i condannati al rogo. Particolarmente intense le continua »

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Dies irae

sabato 10 ottobre 2009 di Adriano Sgarrino

Paese di prod.: Danimarca Anno: 1943 Di: Carl Theodor Dreyer Con: Lisbeth Movin, Thorkild Roose, Sigrid Neiiendam, Preben Lerdorff Rye. Nel 1623 Absalon Pedersson (Roose), il reverendo della comunità, confessa ad Anne (Movin) di averla presa in moglie poiché anni addietro aveva salvato la di lei madre dall'accusa di stregoneria. A questo punto Anne comincia ad essere affascinata dal mondo delle pratiche magiche e diviene l'amante del figlio di primo letto del marito, Martin (Rye). Presa da un continua »

Anna
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FOCUS | Una rilettura non convenzionale della storia del cinema secondo Farinotti.

Il grande cinema del nord – iii parte

venerdì 27 marzo 2009 - Pino Farinotti

Storia 'poconormale' del cinema: Il grande cinema del Nord – III parte Ci sono film che, singolarmente, rappresentano un movimento. Può valere per Ladri di biciclette come manifesto del realismo italiano, oppure per Il porto delle nebbie per il cinema del Fronte popolare francese, oppure per La vita è meravigliosa come icona del cinema del New deal, o per Il cielo sopra Berlino come modello del grande cinema tedesco degli anni 70/80 o per Billy Elliot come esempio della magnifica stagione inglese legata alla Thacher. Dies irae è un titolo perfetto a rappresentare l'estetica e la poetica del cinema del nord.

FOCUS | Una rilettura non convenzionale della storia del cinema secondo Farinotti.

Il grande cinema del nord (2^ parte)

venerdì 20 marzo 2009 - Pino Farinotti

Storia 'poconormale' del cinema: il grande cinema del Nord (2^ parte) Dies irae, il film di Carl Theodor Dreyer, è perfetto a rappresentare quasi tutte le estetiche, le poetiche e i codici di un cinema, quello del Nord, che si pone in una posizione di vertice che trascende lo stesso concetto di cinema per assestarsi su altri livelli. La comprensione di Dies irae è la comprensione di un movimento. Nella puntata precedente ero arrivato al paragrafo "espressionismo". Col luteranesimo, così fisicamente, "famigliarmente" presente, persino oppressivo, Dreyer deve dunque confrontarsi.

FOCUS | Una rilettura non convenzionale della storia del cinema secondo Farinotti.

Il grande cinema del nord

venerdì 13 marzo 2009 - Pino Farinotti

Storia 'poconormale' del cinema: il grande cinema del Nord Seppure nell'ambito di una storia del cinema diversa, non convenzionale, poconormale, ci sono dei momenti classici che possiedono una franchigia. Non sono suscettibili di interpretazioni. Ci sono movimenti talmente precisi e armonici che rimangono quelli. Vanno considerati alla stregua di legislatori. Si tratta di estetiche, poetiche, che hanno creato dei precedenti che non ammettono evoluzioni, o trasformazioni, o licenze. Sarebbe come discutere l'Odissea, o l'Amleto, certo, lo puoi anche fare ma ti ritrovi in un esercizio sterile, un'esplorazione che si esaurisce presto, non lascia traccia.

di Georges Sadoul

All’inizio del XVII secolo, una giovane donna (Lisbeth Movin) diviene l’amante del figlio (Preben Lerdoff) di suo marito, un pastore protestante (Thorkild Roose) che muore quando viene a conoscenza dell’infedeltà della moglie. La suocera (Sigrid Neeiendam) la denuncia allora come strega; ella riconosce di esserlo e viene condannata al rogo. Il film venne realizzato nel 1942, quando i tedeschi occupavano la Danimarca. Di straordinaria intensità l’inizio, in cui una vecchia strega inseguita (Anna Svierkier), di cui si assiste in seguito alla morte sul rogo, rivela alla giovane donna che è essa stessa figlia d’una strega. »

di Ugo Casiraghi

In un villaggio danese del primo Seicento si processa, si tortura e si brucia una vecchia, accusata di stregoneria. Uno dei giudici è il pastore Absalon, che ha un peccato sulla coscienza: quello di aver salvato dal rogo un’altra strega” per sposarne la figlia, la giovane Anne. Nel severo presbiterio sboccia - sotto gli occhi dell’inflessibile madre di Absalon, Merete - l’amore tra Anne e il figlio di primo letto del pastore, Martin: un amore quasi incestuoso tra matrigna e figliastro, ma un amore al quale la giovane sacrificata ha ogni diritto; Una notte Absalon muore, dopo aver intuito la verità in un colloquio con la moglie. »

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