La fabbrica dei tedeschi

Un film di Mimmo Calopresti. Con Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro.
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Drammatico, durata 90 min. - Italia 2008. MYMONETRO La fabbrica dei tedeschi * * 1/2 - - valutazione media: 2,67 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato nì!
2,67/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critica * * * - -
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Il drammatico racconto del rogo all'acciaieria Thyssen-Krupp dove morirono 7 operai.
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Una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti delle vittime
Luisa Ceretto     * * 1/2 - -

Presentato nella giornata dedicata dalla Mostra del cinema di Venezia al dramma delle morti sul lavoro, La fabbrica dei tedeschi racconta la tragedia della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino in cui, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, un incendio divampa e sette operai perdono la vita. I colleghi, giunti in loro aiuto, tentano invano di spegnere le fiamme, ma gli estintori non funzionano. Un incidente fatale, che si poteva evitare, se fossero stati effettuati i controlli e una manutenzione regolari.
La fabbrica dei tedeschi è una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti delle vittime, alle accuse ai responsabili dell'azienda. La struttura narrativa del film è costituita da un prologo in bianco e nero in cui Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro, Vincenzo Russo e Giuseppe Zeno impersonano i parenti delle vittime, rievocando gli ultimi istanti prima della tragedia, e da un documentario che si sviluppa seguendo il filo delle dichiarazioni dei testimoni su quello che accadde quella notte e nelle settimane precedenti. I racconti dei parenti delle vittime, ripresi spesso in primissimo piano, quasi per coglierne ogni più piccola reazione, restituiscono con efficacia l'orrore di quanto è accaduto, la consapevolezza da parte delle vittime della pericolosità di quella situazione lavorativa, il loro accettare, ciononostante, quelle condizioni, nell'attesa e speranza di una vita migliore. C'era chi sognava di aprire un bar, chi, invece, un ristorante a conduzione familiare: certi, in ogni caso, che di lì a poco, tutto sarebbe cambiato.
"I sette morti", dichiara Mimmo Calopresti, "ci hanno svegliato dal sogno e ci hanno portato davanti alla realtà: un incubo fatto di pericoli, fuoco, fiamme e lavoratori, operai che ancora oggi mettono a repentaglio la propria vita sul luogo di lavoro. Gli invisibili dell'azienda modello diventano, in una sola notte, tragicamente visibili". Il regista ha il pregio di restituire al meglio lo strazio per quelle vite spezzate, il dolore muto delle mogli, dei genitori e dei figli per una perdita di cui ancora devono elaborare il lutto e per tali ragioni La fabbrica dei tedeschi è riuscito nel suo intento.
Tuttavia, se nel riprendere tematiche di questa urgenza, il rischio maggiore, sempre latente, per un regista è quello di scivolare dalla documentazione di un evento alla sua rappresentazione, a una, per quanto involontaria, spettacolarizzazione, o a certi compiacimenti linguistici, come ad esempio mostrare la troupe mentre gira, ci sembra di poter affermare, che a questa tentazione, seppure per qualche istante, Mimmo Calopresti non abbia saputo resistere.

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Non è un momento felice per mimmo calopresti

lunedì 23 febbraio 2009 di paapla

Non è un momento felice per Mimmo Calopresti, La fabbrica dei tedeschi (Italia, 2008) è un film fatto male o semplicemente pasticciato. Inizia con un’inquadratura stretta su Silvio Orlando e il quadrante di un orologio digitale che segna il conto alla rovescia con il destino, stessa scena per Monica Guerritore e Valeria Golino. E’ un espediente “artistico” inutile perché non aggiunge nulla alla storia, raccontata con grande dignità da tutti i testimoni e familiari delle sette vittime. Primi piani continua »

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Per non dimenticare il rogo della Thyssen

di Alessandra Levantesi La Stampa

Le polemiche veneziane si sono ricomposte dopo l’anteprima torinese di La fabbrica dei tedeschi alla presenza di venti parenti delle vittime. Come richiesto da Rosina Demasi, Mimmo Calopresti ha eliminato dalla registrazione della telefonata al 118 le grida di suo figlio Giuseppe, uno dei sette operai morti nel rogo scoppiato alla Thyssen il 6 dicembre 2007. Magari l’unico modo efficace per parlare della sicurezza sul lavoro è quello di mostrare la realtà umana dietro le cifre e i dibattiti. In questo spirito - introdotto da brevi monologhi di attori come Silvio Orlando, Monica Guerritore, Valeria Golino, nei panni di un padre, una madre e una moglie - il film imbastisce un affresco corale di quotidianità spezzate per dire forte che una fine tanto brutale poteva essere evitata se solo l’impresa fosse stata meno cinica e il sindacato meno succube. »

In quell'olocausto bianco dove il lavoro fa strage partendo dalla Thyssen

di Boris Sollazzo DNews

Sarà anche vero che chi non lavora non fa l'amore, ma in Italia chi lavora, spesso, non potrà fare nient'altro. Ogni giorno, festività comprese, tre o quattro persone perdono la vita compiendo il proprio dovere. Una strage permanente, un olocausto bianco, dimostrazione dolorosa che l'Italia è una repubblica fondata sulle morti sul lavoro. Morti bianche, perché non ci sono armi in questi omicidi, se non quelle di un capitalismo parossistico nella ricerca selvaggia di profitto. Una tragedia permanente che ha avuto il suo 11 settembre, in Italia, il 6 dicembre 2007, all'una del mattino, alla linea 5 delle acciaierie della ThyssenKrupp di Torino. »

Quando il dolore ha un viso famoso

di Francesco Alò Il Messaggero

Alla Mostra del cinema di Venezia 2008 abbiamo visto due film sulla tragedia della ThyssenKrupp di Torino accaduta nella notte tra il 5 e 6 dicembre. Sette operai persero la vita durante un incendio. Da una parte Thyssen Blues di Balla e Ripetto, ovvero la tragedia come momento drammatico nella vita dell'operaio Thyssen Carlo Marrapodi, amico delle vittime e salvo per miracolo. Un "one man show" dove è facile, e drammatico, identificarsi con Carlo. Dall'altra La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, docufiction che sceglie nel prologo di far diventare parenti delle vittime alcuni attori famosi come Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello e Silvio Orlando. »

La fabbrica dei tedeschi | Indice

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