Buffalo '66

Un film di Vincent Gallo. Con Ben Gazzara, Christina Ricci, Vincent Gallo, Anjelica Huston, Rosanna Arquette Drammatico, durata 112 min. - USA 1998. MYMONETRO Buffalo '66 * * * 1/2 - valutazione media: 3,49 su 49 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,49/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * * - -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
Ben Gazzara
Ben Gazzara 28 Agosto 1930 Interpreta Jimmy Brown
Christina Ricci
Christina Ricci (36 anni) 12 Febbraio 1980 Interpreta Layla
Vincent Gallo
Vincent Gallo (55 anni) 11 Aprile 1961 Interpreta Billy Brown
Anjelica Huston
Anjelica Huston (65 anni) 8 Luglio 1951 Interpreta Janet Brown
Rosanna Arquette
Rosanna Arquette (57 anni) 10 Agosto 1959 Interpreta Wendy Balsam
   
   
   
In scena dall'inizio alla fine, il personaggio esce di prigione, va a trovare i genitori che certo non lo amano, conosce Layla (Ricci), e chiacchiera sulla propria infelicità.
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primo piano
Un'esperienza quasi sensoriale fatta di inquadrature sbagliate ma del tutto congruenti alle sensazioni
Fiaba Di Martino     * * * * -

Lo split-screen come la memoria che gocciola inesorabile su di noi; un fermo-immagine imprevisto e fulminante più di un momento d'azione; un montaggio ad orologeria che fa quasi sembrare la vestizione/preparazione in una sala da bowling una scena di sesso. Sono solo alcune istantanee di Buffalo 66, tuttavia sarebbe impresa ardua descrivere a parole un tale film, che sta dentro - ma soprattutto sta come - il suo protagonista, che si sente come lui. Il linguaggio di questa anomala, anormale tragicommedia si traduce in un gioco di scardinamento prospettico delle inquadrature, e di uno straniamento quasi (e comunque volutamente) sgradevole. Trattasi infatti di un'opera prima estremamente libera, destabilizzante, composta da riprese sfacciatamente schizzate e paranoiche, e da uno stile sbilenco ma già maturo nel manipolare e imbrattare di verità la materia in questione: dopotutto, soltanto uno come Vincent Gallo avrebbe potuto incentrare i primi 15 minuti di un film su un personaggio che cerca disperatamente un bagno. Billy Brown è appena uscito di prigione, è incasinato e nervoso anche se proprio non ci pare un ex galeotto; per proseguire una farsa messa in atto verso i suoi genitori prende 'in ostaggio' una ragazzina, senza però sapere davvero come comportarsi né con lei né con loro - una madre tragicamente ridicola e ridicolmente tragica, che guarda in loop la registrazione della partita di football che è stata la rovina di Billy 5 anni prima, e un padre un tempo cantante (ora ripiega sul playback) meschino e grottesco -, né tantomeno con una tormentata vendetta in cui il suo unico complice è un ragazzo ritardato che lui chiama tonto ma anche miglior amico. Su una trama che poteva degenerare in un dramma cupo e disperato, il regista/attore/sceneggiatore/musicista/prestigiatore (che spingerà all'estremo questa tecnica nel recente Promises written in water) disegna su di sé e sull'ambiente circostante il vissuto di un personaggio sconnesso, il cui animo e soprattutto stato d'animo barcollante, instabile, percorso da scatti di rabbia, frustrazione e attimi di tenera follia, s'imprimono nei movimenti di macchina da presa: li attira su se stessa, quasi li culla. E diventano per l'appunto inquadrature e riprese sbagliate, ma del tutto congruenti alle sensazioni, come fossero la traduzione in immagini dell'elettroencefalogramma di Billy, la sintassi interiore e vi(si)va delle sue emozioni. Gallo coglie così con forte autenticità uno stato d'animo, un raggrumo di suggestioni stonate per un'esperienza quasi sensoriale: puoi quasi toccare l'attesa angosciata della visita familiare, respirare la vergogna implosiva, assaggiare l'attrazione timida verso Layla, vedere un' improvvisa presa di coscienza. Intrappolato in un paesaggio squallido e congelato, in un'immagine di sé vincente che lo incatena e lo falsifica, Billy vive tutto come se fosse ancora dietro le sbarre, in una prigione scoscesa, un luogo in cui s'inerpica continuamente, annaspa, s'infuria, suda, strepita e piange, insomma si dibatte per sopravvivere. Il mattatore Gallo vi si insinua, lo assorbe, ci scivola dentro, ed è in questo magma di pulsioni spalleggiato da una partner perfetta come Christina Ricci (la quale fa brillare di luce propria una fanciulla eterea e pienotta, agghindata come una Barbie dal cattivo gusto, alla cui solitudine soltanto si allude), e dagli altri comprimari (tutti superlativi: sia l'accoppiata Gazzara/Huston sia lo spassoso cammeo di Mickey Rourke). Figurine strambe ciascuna ugualmente inchiodata(si) alle proprie ossessioni, hanno rapidi lampi di emarginata e trasognata surrealtà (il ballo al bowling, la canzone del padre), ma che rimangono comunque inquadrati in desolanti siparietti da cabaret. Così, partendo da un tale campionario di umanità, si costruiscono davanti ai nostri occhi momenti sospesi e visioni stridenti sull'orlo della genialità, a partire da una love story che si snoda all'incontrario (partendo dall'incontro con la famiglia di lui, passando per il primo litigio e relative gelosie fino al primo bacio). Ci sono poi: una scena a casa dei genitori che nelle sue soggettive sbilanciate è assolutamente storta e irreale per quanto fa male; una ripresa dall'alto nel motel come se si stesse analizzando scientificamente, tramite vari flash, la scoperta degli affetti - e di come li si tratta - da parte di Billy; il suo angelo assurdo e un po' in sovrappeso che danza sulle note di Moonchild dei King Crimson. E soprattutto c'è il finale, ultimo sberleffo inatteso che cogliamo con piacere; uno schiaffo che diventa una carezza talmente inaspettata da essere al tempo stesso quasi onirica, impossibilmente dolce, proprio come l'unico frammento che chiude il film e che non ha bisogno di tante parole, alla maniera di tutto ciò che ha preceduto questo viaggio strabico e (iper)realistico nella vita di Billy Brown (26/12/1966, Buffalo).

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Gallo '66

giovedì 4 settembre 2008 di readcarpet

Dico che il fine ultimo di un regista dovrebbe sempre essere quello di dare alle proprie immagini la funzione di linguaggio parallelo rispetto alle parole: sta a lui, poi, dare loro più o meno importanza e significati, o metterle più o meno in contrasto con il “parlato”. Ma quando parola e immagini sono “semplicemente” riunite al servizio di una storia, l’appiattimento è quasi garantito. Non è il caso di Buffalo ’66, esordio alla regia di Vincent Gallo: freddo, anomalo, ma infinitamente delicato. E’ continua »

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Poesia in epoca di prosa

sabato 6 settembre 2008 di pep82

Billy Brown, pur essendo innocente, ha scontato cinque anni di prigione al posto di qualcun altro, ora è libero, ma è rimasto solo sotto la neve, completamente indifeso e vuole uccidere Scott Wood, il giocatore che gli ha fatto perdere la scommessa da cui nascono le sue pene; gli restano i genitori ai quali però non interessa troppo dove si sia cacciato il figlio negli ultimi cinque anni. Lui ha raccontato loro una balla a cui non hanno fatto fatica a credere... Ora Billy ha urgenza di andare in continua »

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La storia di billy

sabato 22 gennaio 2011 di Mickey!

Paragonabile ad uno di quei racconti brevi che facilmente stuzzicano la curiosità umana, questa è la storia di Billy. Inizialmente sappiamo ben poco della figura infreddolita dagli stivaletti rossi che vaga silenziosamente per lo schermo: egli è appena uscito di prigione e ha estremissima urgenza di andare in bagno. Come scalando un colle, passo dopo passo veniamo a conoscenza dei pezzettini della sua sfortunata esistenza da outsider: per una scommessa maledetta finisce in gattabuia per 5 anni, continua »

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L'amore che guarisce

lunedì 8 giugno 2015 di stefano capasso

Billy esce di prigione senza saper esattamente cosa fare e dove andare. Nutre un vago sentimento di vendetta verso l’ex giocatori di football che col suo errore gli fece perdere tanto denaro da costargli la galera. Incontra Layla, una giovane ragazza che costringe a recitare la parte di sua moglie per poter andare a trovare i suoi genitori. Layla comincia ad affezionarsi a Billy e poco a poco anche lui riesce ad entrare in contatto con lei fino a rinunciare definitivamente ai suoi piani di continua »

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di Marco Lodoli Diario

«Un uomo che muore a trentacinque anni è in ciascun punto della sua vita un uomo che morrà a trentacinque anni. Questo è ciò che Goethe chiamava l’entelechia», riporta von Hofmannsthal ne Il libro degli amici. Tale misterioso assioma mi sembra che valga anche per le opere d’arte: in ogni attimo, in ogni minimo dettaglio, rivelano intera la propria natura, il livello di verità cui attingono, acqua profonda o pozzanghera. Per esempio, bastano trenta secondi di Buffalo ’66 e siamo già conquistati, disposti a seguire in cima al mondo quel ragazzo magro magro appena uscito di galera: ci prende l’anima il suo giubbetto risicato, così insufficiente a difenderlo dalla neve e dalla vita gelata che ha intorno, ci fidiamo della sua faccia aguzza e sporca di barba, di quell’aria sfortunata e limpida, delle sue mani ficcate rabbiosamente nelle tasche. »

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