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L'ignoto spazio profondo
Un film di Werner Herzog.
Con Brad Dourif, Ellen Baker, Franklin Chang-Diaz, Shannon Lucid, Michael Mcculley, Donald Williams
Titolo originale The wild blue yonder.
Documentario,
durata 81 min.
- Francia, Germania, Gran Bretagna 2005.
uscita venerdì 25 novembre 2005.
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![]() La dimostrazione, in forma poetica, che il cinema può essere filosofia e comunicazione
Mattia Nicoletti
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Werner Herzog è un regista che negli ultimi anni ha agito nell'ombra. Una decina di documentari e docu-fiction che non si è preoccupato tanto di promuovere, quanto invece del piacere di girarli per amore del proprio lavoro. The wild blue yonder corre, ancora una volta, sulla linea della fiction documentata per proiettarci nella fantascienza, nell'ignoto spazio, narrando di alieni che alla fine risultano più umani di noi. |
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Cinema sperimentale
giovedì 15 febbraio 2007
di piernelweb
Per molti versi "l'ignoto spazio profondo" è un film prodigioso. Dal genio di Herzog un'esempio, credo senza precedenti, di cinema sperimentale che prende forma da immagini e filmati di altra fonte che divengono agli occhi dello spettatore, per manipolazione del regista tedesco, tutt'altro. Un mix di sequenze spaziali (di provenienza Nasa) subacque e aeree surreali e di impressionante bellezza accompagnate dalla voce narrante dell'alieno Brad Dourif e dalla musica "senza tempo" dei Tenores di Orosei. continua » |
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DVD | L'ignoto spazio profondoUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 21 febbraio 2006
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di Alberto Crespi L'Unità
Werner Herzog, grande regista e documentarista tedesco (due titoli a caso in una filmografia eccellente: Fitzcarraldo e il documentario Apocalisse nel deserto sui pozzi in fiamme in Iraq), fa con The Wild Blue Yonder (traduciamolo come «Il profondo selvaggio blu», in Orizzonti) un film tanto geniale e spiazzante da rendere difficile definirlo. E un documentario fantascientifico (definizione già contraddittoria), una proposta ipotetica, un pamphlet filosofico e scientifico, un’epica («uriosa», un universo capovolto, un grido di dolore, un verso di Dylan Thornas. » |
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Dal talento di Herzog, il visionario dell' ex nouvelle vague, la fantascienza morale che viene dal profondo del cuore. Due piani narrativi: il viaggio di alcuni astronauti (scene Nasa inedite, straordinarie) in cerca di un altrove idoneo; antica presenza fra noi di un alieno. E la sicurezza che, passato il tunnel del Tempo, troveremo una terra desolata, ridotta a parco nazionale, resa invivibile dagli stessi uomini. Un viaggio allucinante e filosofico, come quello maestoso di 2001 di Kubrick, azionato da un consapevole pessimismo. » |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Dalla fine dei Sessanta, nell’ambito del cosiddetto Giovane Cinema Tedesco (Kluge, Fassbincer, Wenders, Schlöndorff), Werner Herzog si impose subito come l’autore più visionario, dotato di una splendida personalità in voluta contraddizione fra il ghiaccio e la lirica. Basterebbero, a celebrarlo, film come Aguirre, Kaspar Hauser, Stroszek, Cuore di vetro. Dai Novanta, al racconto ha mostrato di preferite il documento, ora con il gusto del sociologo ora con quello dell’entomologo. Oggi, pur legandosi in apparenza a questa sua seconda fase, con «L’ignoto spazio profondo» si è decisamente schierato sul versante della fantasia poetica o meglio addirittura del poema. » |
di Davide Turrini Liberazione
É probabilmente il film più visionario, apocalittico e spettacolare di questa mostra. Di fronte a ciò Che la fantascienza in digitale non riesce più a dinventare, The wild blue yonderè follia e coraggio, per la temerarietà visiva e per la necessità di spostare gli occhi oltre la comune linea dell’orizzonte. Quattro anni fa in molti rimasero sconvolti per la sgangherata e pretenziosa operazione che portò Herzog a presentare al Lido Invincibile, un film che sembrava volesse conclamare il suo definitivo addio al cinema. » |
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