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I sequestrati di Altona
Un film di Vittorio De Sica.
Con Françoise Prévost, Maximilian Schell, Fredric March, Sophia Loren.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
b/n
durata 113 min.
- Italia 1962.
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Figlio di un industriale (F. March), Franz von Gerlach (M. Schell), ufficiale della Wehrmacht accusato di crimini di guerra, nel 1945 si segrega per 17 anni nella villa paterna di Altona (Amburgo), protetto dalla sorella Leni (F. Prévost) che lo tiene all'oscuro di quello che succede fuori. L'incontro con la cognata Johanna (S. Loren), attrice del Berliner Ensemble, gli apre gli occhi e la coscienza, lo porta all'espiazione e alla morte con il padre. Da una pièce (1960) di Jean-Paul Sartre, adattata da Abby Mann e Cesare Zavattini, un film prodotto da Carlo Ponti che si vantò di avere messo insieme 5 premi Oscar e una squadra di collaboratori insigni: R. Gerardi (fotografia), E. Frigerio (scene), P.L. Pizzi (costumi), R. Guttuso (disegni nella soffitta), N. Rota (che elaborò la Sinfonia n. 11, opus 103, di D. Šostakovi?). Fu un tonfo, a tutti i livelli. Come poteva conciliarsi il realismo di De Sica-Zavattini con il teatralismo di un Sartre, peraltro poco ispirato? E S. Loren come interprete di La resistibile ascesa di Arturo Ui di Brecht? “ ...talmente brutto che non si sa da dove cominciare a criticarlo” (Tom Milne). |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Les séquestrés d’Altona non era cento il dramma più solido di JeanPaul Sartre, ma era tra quelli in cui, con più fermo rigore e con logica più serrata, si affrontavano i temi tanto dibattuti della responsabilità collettiva e della giustificazione dei propri atti di fronte a se stessi ed ai posteri. Suo protagonista era il figlio di un potente industriale tedesco che, durante la guerra, non aveva esitato a diventare un torturatone; tornato a casa, l’incubo della punizione e il contrasto fra il suo fanatismo distruttore e la rapida rinascita del suo Paese lo avevano indotto a rinchiudersi in volontaria prigionia nella villa dei suoi, avvicinato solo da una sorella cui lo legavano torbidi rapporti. » |
di Adelio Ferrero Cinema Nuovo
L'accostamento di Zavattini (e De Sica) al Sartre de I sequestrati di Altona, un "incontro" per molti versi difficile e contraddittorio, si può comprendere benissimo alla luce di un'idea che deve avere colpito profondamente l'intelligenza e la passione civile degli sceneggiatori nell'atto in cui si apprestavano alla rielaborazione cinematografica di quel testo. Nel dramma di Sartre infatti si propone l'allucinante vicenda di un ex ufficiale della Wermacht, figlio di uno dei "giganti" della grande industria pesante di ieri e del "miracolo" tedesco di oggi, il quale si "sequestra" per tredici anni nella sua camera, testimone delirante al cospetto della Storia di alternative angosciose e di interrogativi senza risposta, mentre intorno a lui e sotto il pavimento stesso della sua stanza, nella "sala dei consigli" di famiglia, la Germania e il popolo tedesco, che egli crede siano ancora, come nel tragico dopoguerra, un cumulo di macerie e una folla miserabile di schiavi, non solo hanno rapidamente "ricostruito" la nazione, ma sono tornati a essere «il pomo della discordia e la posta in giuoco», come dirà a un certo punto Gerlach padre, "il vecchio Hindenburg", per il quale, ieri come oggi, gli uomini di governo «non sono che la plebe sul trono» e «fanno la guerra per trovarci dei mercati». » |
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