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Il respiro del “Cavaliere Oscuro”, le spiagge di “Dunkirk”, i sovrumani silenzi di “Interstellar”, tutte suggestioni evocative che ritroviamo puntualmente citate nell’ultimo attesissimo “Odissea” di Christopher Nolan, in uscita il 16 luglio 2026. Kolossal da 250 milioni di dollari e 3 ore di lunghezza, la pellicola vede nel testo omerico una semplice traccia di cui il regista si serve per dare campo libero alla sua inventiva, come nelle occasioni precedenti (“Oppenheimer”), essendone anche sceneggiatore e produttore. La vicenda l’abbiamo studiata tutti a scuola, conosciamo le tappe di un viaggio di ritorno ad Itaca da parte di Ulisse (in realtà Odisseo), forse più irte di difficoltà e percoli che non la decennale Guerra di Troia ormai conclusasi. Quello che conta maggiormente è la rilettura offerta dal regista londinese (con cittadinanza USA) che, al suo tredicesimo film, incanta e convince, come quasi tutta la sua cinematografia aveva già dimostrato, nelle scene di massa come nei momenti più intimi, in un gioco perfetto di pieni e di vuoti sempre contrappuntati da un commento sonoro incalzante che non conosce mai una sola nota fuori posto. In bilico fra la fantascienza di “Dune” (sarà per la discreta presenza di Zendaya nei panni della Dea Atena) e una prevalenza di momenti cupi e bui che rievocano le sue stesse opere come le migliori atmosfere alla Tim Burton, passiamo in rassegna le scene memorabili con Polifemo, i Lestrigoni, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone, il viaggio nell’Ade….Spettacolare ed introspettivo contemporaneamente, fra metamorfosi, fantasmi, mostri, desideri, Nolan ci parla di un protagonista, dolente ma solennemente dignitoso, (Matt Demon perfettamente in parte come tutto il notevole e sconfinato cast) schiacciato dal peso delle responsabilità rispetto alla sua gente, che lo sovrastano. Troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti che tormentano la coscienza di un antieroe costretto a fare i conti con il proprio fallimento esistenziale. Non sarà un caso che lo ritroviamo con Penelope imbarcato in un viaggio verso l’impossibile, disponibile ad “inseguire il sole che fugge” in luogo di un’improbabile serenità domestica troppo stridente dopo tanta barbarie. La riflessione del regista, dunque, resta cupissima benché avvincente, la cronaca della fine di una civiltà, quella che obbediva alla “Legge di Zeus”, simbolo di un mondo propenso ad accogliere chi bussava alla porta. Ed ecco allora la sequenza, nel sottofinale, della terrificante distruzione di Troia, che non può non somigliare a quella di Gaza City, simbolo di un’epoca funesta e disumana, mentre Ulisse pronuncia parole profetiche: “Altre albe verranno, crescerà una nuova civiltà disposta a dimenticare i nostri errori"
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papi
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sabato 25 luglio 2026
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se l''odissea somiglia...
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al Cavaliere Oscuro, a Dunkirk, a Interstellar sarà magari bello ma non c''entra niente con l''Odissea... Sull''inventiva di Nolan nessuno discute, in questo film a mio giudizio è stata usata andando fuori tema... Un piccolo appunto sulla colonna sonora: l''ho trovata assurda e inutilmente fracassona, non mi ha emozionato nemmeno per un secondo
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papi
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sabato 25 luglio 2026
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appunto
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Respiro del ''Cavaliere Oscuro'' (un fantasy), le spiagge di ''Dunkirk'' (il canale della Manica), i sovrumani silenzi di ''Interstellar'' (diciamo fantascienza): mi sono piaciuti, moltissimo Dunkirk, un po'' meno Interstellar...Detto questo, che ci azzeccano con l''Odissea? ..Un altro appunto: Nolan si è preso molte libertà, su una cosa ha voluto fare il puro, nellaq colonna sonora evocando suoni d''epoca: l''ho trovata noiosa e inutilmente fracassona, che non aggiungeva niente al pathos della storia
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