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La “grazia” sia con Lei Presidente
Coppa Volpi per il miglior attore protagonista a Toni Servillo per la sua interpretazione del Presidente della repubblica nel film “La Grazia” di Paolo Sorrentino. “Per la sua capacità di incarnare un personaggio di fronte a importanti dilemmi morali, mostrando la complessità e l’umanità richieste al potere, e per aver espresso solidarietà verso chi ha il coraggio di portare aiuto al popolo palestinese”. Queste le motivazioni ufficiali del prestigioso premio attribuito all’attore partenopeo da parte della giuria presieduta da Alexander Payne, all’ultima Mostra del cinema di Venezia a settembre 2025. Dopo Berlusconi (“Loro”) e Andreotti (“Il Divo”), Sorrentino, alla boa dell’undicesima pellicola, chiude il triangolo della politica con la figura, inventata, del Presidente della repubblica Mariano De Santis, giurista illustre alle prese con decisioni difficili (una legge sull’eutanasia, due eventuali grazie da concedere) nel classico semestre bianco di fine mandato. Potrebbe somigliare a Mattarella (vedovo, portamento democristiano, cattolico, la figlia sempre a fianco) ma somaticamente ricorda un po' Cossiga, in ogni caso portatore di un senso etico profondo che, misurato nell’attuale orizzonte politico, suona come pura fantascienza. E’ la settima volta che i due “napoletani di lusso” del cinema italiano collaborano proficuamente, questa volta nel disegno del crepuscolo di un uomo, immobile nei ricordi (quanto pesa quel presunto tradimento?!) e bisognoso sempre di “un ulteriore periodo di riflessione”, che affida ad ogni tiro di sigaretta (“ricordi di avere un solo polmone?” lo avverte la figlia) l’illusione di evadere da un grigiore forse necessario, magari attraverso il rap di Guè Pequeno. Definito da tutti ‘cemento armato’, per la sua impenetrabile corazza emotiva connessa ad una certa rigidità politica, il Presidente De Santis continua a chiedersi, fra un canto degli alpini e un robottino a via Condotti “di chi siano i nostri giorni”. Non possono mancare, secondo il classico ed impareggiabile immaginario sorrentiniano, un Papa Black rasta in moto o l’indimenticabile ritratto di quell “Aurora” fluttuante nella nebbia della brughiera. Sicuramente la grazia di cui parla l’autore napoletano non è solo il provvedimento giuridico che spetta solo al Capo dello stato, ma anche il senso di una ricerca di leggerezza che De Santis insegue da chissà quanto…che forse trova nel sottofinale quando si trasforma nell’astronauta che volteggia nel vuoto all’interno della sua navicella spaziale, finalmente…”leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno, senza destinazione”.…quindi citando Ligabue, magari senza saperlo!
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