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“Dieci, cento, mille Melpignano”, questo l’appello che emerge spontaneo dopo aver visto il docufilm “Kissing Gorbaciov” di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife del 2023. Correva l’anno 1988 e nella piccola enclave rossa di Melpignano (circa tremila anime in pieno Salento), nel contesto di una Puglia totalmente democristiana, sta per realizzarsi uno scambio culturale apparentemente impossibile fra la terra dei Trulli e L’Unione Sovietica. La giovane amministrazione ‘falce e martello’ del piccolo centro a 30 km da Lecce, infatti, inaugura il progetto “Le idi di Marzo”, incredibilmente finanziato dalla stessa ambasciata sovietica a Roma con il placet personale del segretario generale Gorbaciov, che prevede l’esibizione in loco di rock band russe insieme ai gruppi di tendenza italiani, all’epoca sulla cresta dell’onda, come “CCCP fedeli alla linea” (quello più rappresentato), Litfiba ed altri. Viene dimostrato, così, che l’arte e il rock possono costruire un ponte fra due mondi divisi (era la prima volta in assoluto che band alternative sovietiche si esibivano fuori dai confini nazionali) e celebrare la musica come linguaggio universale che supera barriere linguistiche e culturali. Nella prima parte del docufilm assistiamo all’esibizione dei rocker sovietici, attraverso rari video d’archivio, a Melpignano, mentre nella seconda viene raccontato il viaggio nell’Unione Sovietica, un anno dopo, degli stessi gruppi italiani che ricambiavano la visita. Sotto lo sguardo attento degli invecchiati CCCP, che si rivedono per la prima volta nelle immagini 35 anni dopo per l’occasione, (questa la trovata più rilevante dei due registi), scorrono sullo schermo gli happening provocatori e sconvolgenti (per la Piazza Rossa di Mosca) di Annarella Giudici e Danilo Fatur, i messaggi accelerati e futuristi gridati da Giovanni Lindo Ferretti, la chitarra acida e guizzante di Massimo Zamboni. In un clima complessivo di fascino nostalgico si mescolano immagini del 2023 con filmati d’epoca, succosi aneddoti e interviste come chiacchiere fra amici, impreziosite dalla presenza magnetica del musicologo Gino Castaldo. Certo la pellicola suona come testimonianza di un mondo al tramonto, considerando l’imminente crollo del muro di Berlino, ma anche un lascito artistico e culturale di immenso valore. Lascito di cui si sono impossessati, ad esempio, i torinesi “Subsonica” che, nel recentissimo “Grida”, in puro stile CCCP, ci ammoniscono: ‘Volume zero per lasciare perdere, e tasto muto per non complicare, a bocca chiusa sopra ogni dolore, meglio il silenzio o meglio non capire (….) volume zero mentre muore l’innocenza, su un genocidio, sulla nostra connivenza’….
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