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mauridal
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mercoledì 13 maggio 2026
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dal ghiaccio al calore umano
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Quando un regista sceglie un argomento del tutto nuovo e inusuale per il cinema italiano, e per di più realizza un’opera prima, il film rischia inevitabilmente di incontrare molte difficoltà nel raggiungere un pubblico vasto e interessato.
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Quando un regista sceglie un argomento del tutto nuovo e inusuale per il cinema italiano, e per di più realizza un’opera prima, il film rischia inevitabilmente di incontrare molte difficoltà nel raggiungere un pubblico vasto e interessato. Il tema, infatti, viene presentato fin dal titolo — quasi una fiaba — in chiave di commedia, ma la regista, sceneggiatrice e drammaturga teatrale, non riesce a nascondere del tutto, nello sviluppo del racconto, il senso centrale del film.
A partire da un centro italiano di studio e ricerca nell’Artico polare, l’opera presenta lo stato della ricerca scientifica in ambiti lontani dalle necessità quotidiane della gente comune, come la criogenetica e la glaciologia. Il racconto prende avvio da questo luogo chiamato Sidera, un campo con laboratori e alloggi che ospita un gruppo di nove giovani scienziati italiani impegnati nello studio dei ghiacci e delle discipline collegate. A dirigere il centro e i suoi componenti vi è Fulvio Cadorna, personaggio veterano che, grazie alla sua esperienza, controlla la situazione come può, credendo profondamente nella ricerca scientifica come strumento di progresso umano. Il centro resta isolato per molti mesi all’anno, ma viene raggiunto da una giovane ricercatrice, Maria Medri, che si rivela subito una geniale e appassionata esperta di criogenetica. Maria si inserisce pienamente nel gruppo, entrando soprattutto in sintonia con Rita, altra scienziata, con la quale compirà scoperte sensazionali.
Il racconto si sviluppa così sull’importanza della scienza e della ricerca, ma soprattutto sull’impegno dei ricercatori che, tra difficoltà e sacrifici, portano avanti una vera missione. A questo punto, però, il film si dilunga molto su particolari e aspetti riguardanti soprattutto le ricerche di Maria, che arriverà a scoprire la possibilità di ibernare un essere vivente per anni e riportarlo in vita in seguito. Un tema importante, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche umano e morale, in un’epoca che non trova ancora soluzioni per molte malattie e gravi disabilità.
Tuttavia il film diventa difficile e lento da seguire, salvo alcuni momenti di entusiasmo per le scoperte e per la soddisfazione evidente di Fulvio, il direttore, che confida a un amico come la geniale Maria sia forse sua figlia naturale, anche se non ne ha la certezza. Qui il film cambia registro e affronta i temi personali e intimi dei protagonisti, senza però alleggerire il racconto: contrasti, polemiche e riflessioni sulle finalità ultime della ricerca si susseguono insieme alla dubbiosa presenza di Fulvio e agli alterni rapporti di lavoro tra Rita e Maria, dilungandosi fino alla svolta della trama. Nonostante i successi ottenuti dalle scoperte italiane a livello internazionale, il governo e i ministri della ricerca tagliano i fondi al centro Sidera, che, non potendo più pagare i ricercatori, è costretto a chiudere. Nel frattempo Fulvio viene sottoposto a un’analisi genetica dall’amico medico e risulta essere davvero il padre di Maria. La giovane, ormai anche figlia ritrovata, si unisce a lui nel tentativo di salvare il centro. Qui si apre un ulteriore tema: la ricerca scientifica deve essere libera e pubblica oppure può essere finanziata privatamente, rispondendo anche a interessi commerciali? Fulvio, d’accordo con gli altri ricercatori, accetta la visita di una delegazione cinese interessata a rilevare il centro per consentire al gruppo di continuare a lavorare. Tuttavia la convinzione di Fulvio, Maria e degli altri nella libertà della ricerca impedirà la conclusione di qualsiasi accordo con la multinazionale, scegliendo di proseguire per la propria strada. Forse troppe questioni convivono in un film che vorrebbe essere una fiaba sulla bontà dell’umanità, sulla speranza di lavoro per i giovani e su un futuro migliore, ma anche sulla possibilità di una vita dignitosa per chi, come Fulvio, vuole salvare insieme scienza, etica e morale. Tranne qualche incertezza nelle immagini, la presenza intensa e quasi teatrale di Silvio Orlando nel ruolo di Fulvio, insieme alla bravura di Barbara Ronchi e Valentina Bellè nei ruoli di Maria e Rita, contribuisce a valorizzare l’opera prima della regista, conquistando almeno una parte del pubblico. (mauridal)
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gabriella
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lunedì 18 maggio 2026
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il romanticismo della scienza
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Debutto alla regia cinematografica per Lucia Calamaro, una delle figure più affascinanti e fuori dagli schemi della cultura italiana, che realizza un'opera originale e un po' surreale, dove non tutto è perfetto, ma nemmeno la scienza lo è e nemmeno l'essere umano. Il film è ambientato all'interno della base scientifica Sidera, la più isolata e remota dell'Antartide, irraggiungibile per otto mesi l'anno a causa del gelo. Qui un gruppo di scienziati lavora a stretto contatto con i grandi interrogativi della specie umana, studiando il permafrost e la conservazione biologica di un corpo legati al freddo estremo.
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Debutto alla regia cinematografica per Lucia Calamaro, una delle figure più affascinanti e fuori dagli schemi della cultura italiana, che realizza un'opera originale e un po' surreale, dove non tutto è perfetto, ma nemmeno la scienza lo è e nemmeno l'essere umano. Il film è ambientato all'interno della base scientifica Sidera, la più isolata e remota dell'Antartide, irraggiungibile per otto mesi l'anno a causa del gelo. Qui un gruppo di scienziati lavora a stretto contatto con i grandi interrogativi della specie umana, studiando il permafrost e la conservazione biologica di un corpo legati al freddo estremo. Il team è capeggiato da Fulvio Cadorna, interpretato da un sempre bravissimo Silvio Orlando, che ha l'ossessione di un progetto grandioso, ovvero realizzare una città di ghiaccio coltivando il sogno che un corpo preservato dal gelo possa vivere in eterno. L'arrivo di Maria, altro ruolo decisamente azzeccato per Barbara Ronchi, scompiglia gli equilibri scientifici e personali. Determinata e testarda, la donna entra presto in conflitto con il suo mentore Fulvio sul modo in cui andrebbe gestita una scoperta che potrebbe cambiare il destino dell'umanità. Secondo Maria il progetto andrebbe protetto dal rischio di essere strumentalizzato dal profitto, mentre Fulvio, arrabbiato anche per il fatto che dal ministero non arrivano i fondi necessari per sostenere la ricerca, la pensa in modo diametralmente opposto. Al dilemma etico si unisce anche Rita, interpretata da una bravissima Valentina Bellè che si rivela forse l'interprete migliore del cast. Rita è una collega idealista di Maria che riesce a trasmettere una sensibilità pulita e quasi poetica, tanto che la scienza viene trattata con una delicatezza rara, quasi sussurrata. La regista riesce a usare l'isolamento della base scientifica come un vero e proprio acceleratore di pensieri, poiché, una volta tolti i rumori e le distrazioni del mondo esterno, i personaggi sono costretti a guardarsi dentro. Visivamente, il bianco totale e accecante dell'Antartide diventa lo sfondo perfetto per far risaltare il calore intimo delle dinamiche umane, trasformando il gelo esterno in uno specchio dell'anima. Emergono così riflessioni profonde sul senso del tempo, sulla paura di invecchiare e sull'eredità che lasceremo a chi verrà dopo di noi. In questa terra di ghiaccio dove nessuno urla si respira una tenerezza che accarezza il cuore e si lavora costantemente per sottrazione, tra sguardi e sfumature, all'interno di un carnevale della conoscenza, come lo definisce la stessa regista, in cui la scienza racconta i nostri sentimenti più intimi.
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