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gabriella
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giovedì 11 giugno 2026
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orecchie e cuore, sono la salvezza
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Steven Spielberg firma il suo imponente ritorno alla fantascienza con una sceneggiatura scritta insieme allo storico collaboratore David Koepp e le musiche del fedele John Williams. Il film si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla desecretazione dei documenti governativi, offrendo un fanta-thriller teso, spettacolare e profondamente morale. Il motore della trama è lo scontro tra un whistleblower (un bravissimo Josh O'Connor) e le strutture di potere opache, rappresentate in questo caso dall'organizzazione governativa Wardex, capeggiata da Noah Scanlon (Colin Firth). Spielberg mette in luce come il controllo dell'informazione sia la forma più assoluta di potere: nascondere la verità sull'esistenza di altre forme di vita non solo evita il panico, ma mantiene lo status quo sociale e politico.
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Steven Spielberg firma il suo imponente ritorno alla fantascienza con una sceneggiatura scritta insieme allo storico collaboratore David Koepp e le musiche del fedele John Williams. Il film si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla desecretazione dei documenti governativi, offrendo un fanta-thriller teso, spettacolare e profondamente morale. Il motore della trama è lo scontro tra un whistleblower (un bravissimo Josh O'Connor) e le strutture di potere opache, rappresentate in questo caso dall'organizzazione governativa Wardex, capeggiata da Noah Scanlon (Colin Firth). Spielberg mette in luce come il controllo dell'informazione sia la forma più assoluta di potere: nascondere la verità sull'esistenza di altre forme di vita non solo evita il panico, ma mantiene lo status quo sociale e politico. Daniel Kellner è un esperto di cybersecurity che ha tradito l’organizzazione federale perché vuole rivelare al mondo la verità su contatti, rapimenti, esperimenti e torture su esseri provenienti da altri mondi, ed è in fuga con la sua ragazza, Jane, un'ex suora che sembra abbia smarrito la vocazione. L’altra traccia narrativa è rappresentata da Margaret (una superlativa Emily Blunt), una meteorologa che un giorno scopre di comprendere e parlare lingue che non conosce e di manifestare incredibili capacità paranormali che le permettono di comprendere istantaneamente le storie e i sentimenti altrui solo guardandoli negli occhi. L’incontro tra Daniel e Margaret è il ricongiungimento di due destini legati da un segreto cosmico: Spielberg unisce la razionalità scientifica di Daniel con l’intuizione emotiva di Margaret attraverso un montaggio alternato e l’uso di flashback, nei quali i due si vedono proiettati nello stesso ricordo d’infanzia, scoprendo di aver fatto parte dello stesso incidente di contatto primordiale. Da bambini erano stati esposti alla tecnologia e alla presenza extraterrestre e, rivivendo insieme l’evento scatenante, il trauma si trasforma in consapevolezza: non sono più vittime di un rapimento, ma ricevitori scelti per guidare l’umanità verso la Rivelazione. Per diffondere il segreto nell’era delle dirette streaming, dei canali cifrati e delle piattaforme peer-to-peer, bloccare un segnale televisivo potrebbe apparire anacronistico, ma questa scelta risponde a precise logiche narrative e cinematografiche del suo cinema. Steven Spielberg appartiene a una generazione di cineasti per cui la radio e la televisione rappresentavano "il giorno della verità" (pensiamo all’annuncio dello sbarco sulla Luna); per lui la verità ha bisogno di una liturgia ufficiale che passa attraverso il segnale video. Non è la stessa cosa, dal punto di vista estetico, una notifica su uno smartphone o un video su un social network, perché manca la potenza visiva. La televisione ha un potere unico che il web ha perduto, ovvero la simultaneità globale. L’immagine di intere famiglie radunate nello stesso momento davanti a un apparecchio televisivo mette in scena l’umanità che vive l’evento insieme, un’esperienza collettiva non frammentata da un algoritmo che crea bolle separate. Sicuramente c’è anche una forte componente nostalgica e romantica che non guasta, anzi. In sintesi, Disclosure Day è un’opera complessa e stratificata che usa la fantascienza per parlare al nostro presente, ricordandoci che la verità ha valore solo se condivisa e che il superamento della paura dell’altro inizia dall’empatia, che si tratti di alieni o meno. Disclosure Day è anche una summa del cinema di fantascienza spielberghiano, anche se qui mostra una maturità più intensa e consapevole; è un invito non solo a guardare il cielo, ma un accorato appello all’umanità affinché impari di nuovo a connettersi e ad ascoltarsi reciprocamente. Nota di merito va a tutto il cast, capace di dare enorme spessore emotivo a personaggi complessi, muovendosi con straordinaria naturalezza tra la tensione del thriller e la vulnerabilità intima. Da vedere.
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