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ivan il matto
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sabato 18 aprile 2026
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il nemico marcia sempre alla tua testa
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La seconda opera ‘americana’ di Milos Forman, boemo di Caslav (1932), dopo il sorprendente “Taking off” (1971), viene considerata quella della sua consacrazione definitiva! Stiamo parlando di quel “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), che gli garantì in una sola notte, i cinque Oscar più prestigiosi, come era già capitato solo per “Accadde una notte” di Frank Capra (1934) e, successivamente, a “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme (1989). Opere ‘americane’ perché il talentuoso cineasta cecoslovacco, naturalizzato statunitense, si era rifugiato oltreoceano a seguito della brutale invasione sovietica del suo paese, dell’agosto 1968, dopo le speranze suscitate dalla primavera di Praga.
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La seconda opera ‘americana’ di Milos Forman, boemo di Caslav (1932), dopo il sorprendente “Taking off” (1971), viene considerata quella della sua consacrazione definitiva! Stiamo parlando di quel “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), che gli garantì in una sola notte, i cinque Oscar più prestigiosi, come era già capitato solo per “Accadde una notte” di Frank Capra (1934) e, successivamente, a “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme (1989). Opere ‘americane’ perché il talentuoso cineasta cecoslovacco, naturalizzato statunitense, si era rifugiato oltreoceano a seguito della brutale invasione sovietica del suo paese, dell’agosto 1968, dopo le speranze suscitate dalla primavera di Praga. Nel linguaggio gergale americano “cuckoo’s nest” è il termine che viene comunemente utilizzato per indicare un manicomio, ed è proprio in un luogo del genere (Salem in Oregon) che R.P. Mac Murphy (un Jack Nicholson da antologia) sbarca nei primi anni ’60 condannato per violenza sessuale su una quindicenne, facendosi passare per infermo di mente, al fine di essere valutato dagli eminenti professori locali. Ma venuto a contatto con i degenti della clinica e subendo il potere repressivo della capo infermiera Ratched (Louise Fletcher, Oscar a furor di popolo), decide di stabilire un’alleanza con i diversi malati per sovvertire il potere costituito. Però leggere il film solo come una critica alla psichiatria dell’epoca, come accadeva in Italia, proprio quell’anno, col docufilm “Matti da slegare” di Bellocchio, significa sottovalutarlo. Appare chiaro che Forman punta molto più in alto, mirando a costruire un’allegoria sul tema dei rapporti fra potere e singoli individui. Una delle scene chiave della pellicola, che accredita quest’ipotesi, è il momento in cui scopriamo che la maggior parte dei pazienti è entrata in clinica volontariamente e che si espone, di propria iniziativa, alla tirannide e alle umiliazioni quotidiane orchestrate perfidamente dalla Ratched. Riprendendo la famosa frase di Berthold Brecht “Il nemico marcia sempre alla tua testa” possiamo affermare che, paradossalmente, talvolta, siamo noi stessi, attraverso convinzioni errate o obbedienza ceca, a causare la nostra rovina. La citazione del grande drammaturgo tedesco è rivolta a quanti, marciando nelle manifestazioni rivendicative (operai, cittadini), troppo spesso, finiscono per essere inconsapevolmente guidati da chi li sfrutta. Sarà per questo che, nel 1977, il mai abbastanza compianto cantautore bolognese Claudio Lolli, utilizzava quella stessa frase come incipit di un brano dal titolo emblematico “Socialdemocrazia”, contenuto in un album la cui dicitura poetica non si può non citare: ”Disoccupate le strade dai sogni”.
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luca g
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martedì 17 settembre 2024
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da un lato chi manipola dall''altro i manipolati
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chi scrive qui sotto il cinema non sa nemmeno che cos'è, non lo sa, non lo sa proprio,
questa è gente che non ha mai visto la corazzata dies irae grande illusione un chaplin a piacere,
va al cinema e si beve ciò che hanno preparato per farla bere,
inutile spiegargli, non capirebbero,
se a hollywood decidessero di fare un film su chessò hiltler e di dire che era uno a favore dei diritti degli ebrei, questi qua ci crederebbero,
bevono tutto tutto tutto,
film ipocrita falso, falso fino al midollo, per far apparire la malattia mentale leziosa come un dolcino a san valentino,
perché se al pubblico uno facesse vedere cos'è una clinica psichiatrica un opg quando c'erano la gente al cinema non c'andrebbe,
in tempi andati quand'ero sostituto a napoli (ora faccio l'avv.
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chi scrive qui sotto il cinema non sa nemmeno che cos'è, non lo sa, non lo sa proprio,
questa è gente che non ha mai visto la corazzata dies irae grande illusione un chaplin a piacere,
va al cinema e si beve ciò che hanno preparato per farla bere,
inutile spiegargli, non capirebbero,
se a hollywood decidessero di fare un film su chessò hiltler e di dire che era uno a favore dei diritti degli ebrei, questi qua ci crederebbero,
bevono tutto tutto tutto,
film ipocrita falso, falso fino al midollo, per far apparire la malattia mentale leziosa come un dolcino a san valentino,
perché se al pubblico uno facesse vedere cos'è una clinica psichiatrica un opg quando c'erano la gente al cinema non c'andrebbe,
in tempi andati quand'ero sostituto a napoli (ora faccio l'avv.) ebbi occasione di visitare Aversa, ricordo che un giorno entrai nella ?cella? di un uomo di 76 anni che aveva ucciso la moglie quarant'anni prima, e mi pareva fosse una persona tutto sommato normale, volle che ascoltassi il suo giudizio su alcune personalità di quegl'anni andreotti, ... poi non so chi altro ...la jotti pure..ma quando arrivammo al caimano non mi trattenni dal fare una mia battuta...e mi misi a ridere ...allora la direttrice no dottore no, non rida per l'amor di Dio...in un lampo divenne di fuoco ...gli agenti entrarono e lo bloccarono appena in tempo perch'io non facessi la fine di sua moglie...
oggi per fortuna gli opg non esistono in nome dei diritti umani ecc. ecc. poi vediamo che cosa fa uno se incontra un altro così e non ci sono gli agenti...,
al diavolo un film così, al diavolo il cinema americano, ipocriti, un paese in cui in una camera dove dormono un uomo e una donna i letti sono staccati...no no non lo fanno assolutamente...
o meno meno molto meno elegantemente ...quello che dico io... in bagno non c'è neanche il... ma dove dico io dove....
mah ci vorrebbe un antropologo per spiegare perchè.
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luca g
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martedì 17 settembre 2024
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icona da oscar dell''ipocrisia
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Filmetto falso ipocrita perfetto per il pubblico di massa manipolato dalla manipolazione di massa,
pensato realizzato apposta per vincere la classica infornata di oscar, l'oscar è come i concorsi all'università si fa il concorso per chi deve vincerlo, e parimenti i film perchè devono vincere l'oscar, Kubrick un oscar non l'ha mai vinto, Losey neanche, e quanti altri,
film che devono essere un capolavoro perché costruiti in modo tale da rendere impossibile parlarne male, per la loro ipocrisia, il buonismo di oggi, vera icona del politicamente corretto,
inutile analizzarlo, non serve a niente, è solo una barzelletta che non fa ridere,
Nicholson non l'ho mai potuto sopportare, col sorrisino stupido e strafottente,
tutto è falso in questo film tutto è fatto per suscitare consenso anche la Fletcher non è una vera cattiva, alla fine anche lei è buona,
gli americani sono degli ipocriti, puritani e quindi ipocriti, ma è mai possibile che una camera in cui dormono la moglie e il marito sia composta da due letti separati un kilometro, ma che devono fare un uomo e una donna in una camera da 'letto' anzi da 'letti'?????? gl'ipocriti i puritani son così, erano, una volta quando c'erano, molto meglio i cattolici col concetto di peccato;
l'unica cosa certa è che questo film non è fatto per criticare le istituzioni ma al contrario per confermarle.
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Filmetto falso ipocrita perfetto per il pubblico di massa manipolato dalla manipolazione di massa,
pensato realizzato apposta per vincere la classica infornata di oscar, l'oscar è come i concorsi all'università si fa il concorso per chi deve vincerlo, e parimenti i film perchè devono vincere l'oscar, Kubrick un oscar non l'ha mai vinto, Losey neanche, e quanti altri,
film che devono essere un capolavoro perché costruiti in modo tale da rendere impossibile parlarne male, per la loro ipocrisia, il buonismo di oggi, vera icona del politicamente corretto,
inutile analizzarlo, non serve a niente, è solo una barzelletta che non fa ridere,
Nicholson non l'ho mai potuto sopportare, col sorrisino stupido e strafottente,
tutto è falso in questo film tutto è fatto per suscitare consenso anche la Fletcher non è una vera cattiva, alla fine anche lei è buona,
gli americani sono degli ipocriti, puritani e quindi ipocriti, ma è mai possibile che una camera in cui dormono la moglie e il marito sia composta da due letti separati un kilometro, ma che devono fare un uomo e una donna in una camera da 'letto' anzi da 'letti'?????? gl'ipocriti i puritani son così, erano, una volta quando c'erano, molto meglio i cattolici col concetto di peccato;
l'unica cosa certa è che questo film non è fatto per criticare le istituzioni ma al contrario per confermarle.
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giomo891
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giovedì 22 settembre 2022
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anche le menti sofferenti possono volare. giomo891
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Qualcuno volò sul nido del cuculo-Milos Forman 1975- uno dei pochi film (con Accade una notte e Il silenzio degli innocenti) a vincere tutti gli Oscar (5) per i quali era stato nominato.
Una storia che avrebbe voluto produrre ed interpretare Kirk Douglas, già negli anni 50.
Ha segnato la storia del cinema nella trattazione innovativa di un argomento molto delicato come il disagio presente negli ospedali psichiatrici, denunciando il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell'aggressività che caratterizza in qualche caso la malattia mentale.
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Qualcuno volò sul nido del cuculo-Milos Forman 1975- uno dei pochi film (con Accade una notte e Il silenzio degli innocenti) a vincere tutti gli Oscar (5) per i quali era stato nominato.
Una storia che avrebbe voluto produrre ed interpretare Kirk Douglas, già negli anni 50.
Ha segnato la storia del cinema nella trattazione innovativa di un argomento molto delicato come il disagio presente negli ospedali psichiatrici, denunciando il trattamento inumano cui venivano sottoposti i pazienti ospitati nelle strutture ospedaliere statali, verso i quali vigeva un atteggiamento discriminatorio, alimentato dalla paura dell'aggressività che caratterizza in qualche caso la malattia mentale.
Ci sono scene talmente commoventi che sono difficili da descrivere, come quando Nicholson porta i "matti" a fare una gita, fuori dalle "gabbie". Una realtà, quella dei manicomi, che oggi sembra lontana, ma che, invece, è stata tra noi per tanto tempo...troppo !
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trouffldpotemkez
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giovedì 25 agosto 2022
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incredibile film
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Quasi nulla da dire dell'ogni complimento per il film
poi sorprendente nonostante l'istintività di forman e l'esosità
di qualche tipo di scene, si ricordano temi di valore sorprendente
quando quegli autopatentati s'inventavano quel giro con il
loro pulmann da sembrare decennale senza rispettare
un sacco di regole, e quando sembrano
tornare loro, si ritrovano a quelloro modo, sembrano aver
fatto delle fesserie neanche vi fosse
guerre virus e prezzi del gas per alimentare con altre cose
quei pulmann triplicati, con qualsiasi genere di merce, per
non si sa cosa, con quel
poco di sano, murphy, combattendo persone che non
sembravano possedere le sue abilità.
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Quasi nulla da dire dell'ogni complimento per il film
poi sorprendente nonostante l'istintività di forman e l'esosità
di qualche tipo di scene, si ricordano temi di valore sorprendente
quando quegli autopatentati s'inventavano quel giro con il
loro pulmann da sembrare decennale senza rispettare
un sacco di regole, e quando sembrano
tornare loro, si ritrovano a quelloro modo, sembrano aver
fatto delle fesserie neanche vi fosse
guerre virus e prezzi del gas per alimentare con altre cose
quei pulmann triplicati, con qualsiasi genere di merce, per
non si sa cosa, con quel
poco di sano, murphy, combattendo persone che non
sembravano possedere le sue abilità. Rimangono grande
capo e altre cose di consolazione a essere onesti, per il grande film.
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ragnetto46
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venerdì 14 maggio 2021
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w i matti
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Ha fatto una recensione bellissima e come sempre ammiro i suoi commenti sui film anche più recenti. Questo è comunque uno dei miei preferiti in assoluto. Me lo rivedo in DVD e smpre mi affascina. Di questi registi e attori se ne sente sempre più la mancanza. Il cinema è meraviglia e pensiero, ma stento sempre a farmi piacere quelli attuali e quasi mai italiani. Gli ultimi che ho visto erano sempre americani , guarda caso!!! Una nonna di MYmovies
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brunopepi
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domenica 27 settembre 2020
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opera da museo
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Recensire quest'opera suprema della storia del cinema ai giorno d'oggi mi sembra un tantino superfluo e sarebbero scarse le parole per reiterarne tanta maestosità, così mi limiterò a riproporre il post con qualche interessante particolarità.
Il suo fiore all'occhiello è quello di aver vinto i cinque Oscar principali, impresa fino ad oggi preclusa a soli tre film e sfiorando il premio alla colonna sonora soffiato con criterio da John Williams con "Lo squalo" Questo capolavoro assoluto della storia del cinema fu girato completamente in un vero ospedale psichiatrico dove molte comparse erano autentici malati di mente tanto che ogni membro del cast e della troupe operarono a stretto contatto con alcuni pazienti.
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Recensire quest'opera suprema della storia del cinema ai giorno d'oggi mi sembra un tantino superfluo e sarebbero scarse le parole per reiterarne tanta maestosità, così mi limiterò a riproporre il post con qualche interessante particolarità.
Il suo fiore all'occhiello è quello di aver vinto i cinque Oscar principali, impresa fino ad oggi preclusa a soli tre film e sfiorando il premio alla colonna sonora soffiato con criterio da John Williams con "Lo squalo" Questo capolavoro assoluto della storia del cinema fu girato completamente in un vero ospedale psichiatrico dove molte comparse erano autentici malati di mente tanto che ogni membro del cast e della troupe operarono a stretto contatto con alcuni pazienti.
Il ruolo di McMurphy fu inizialmente offerto a James Caan il quale poi dichiarò: “Milos Forman ha fatto un grande lavoro. Jack è stato fantastico. Ho fatto un errore del cazzo a rifiutare”. Inoltre il ruolo fu offerto anche a Marlon Brando, Burt Reynolds, Gene Hackman ma alla fine era scritto che il genio in questo lavoro doveva essere Nicholson e genialità fu, al punto che la maggior parte della scena del suo arrivo in ospedale fu improvvisata e di conseguenza le reazioni di Dean R. Brooks che interpretava il dottor John Spivey dovettero essere autentiche per l'improvvisazione dell'attore. Non pochi gli ostacoli, primo fra tutti quello del regista Forman e la star Nicholson che entrarono in forte attrito per le loro diverse visioni dell’intreccio narrativo. Forman voleva che i pazienti fossero già un manipolo di insubordinati, mentre Nicholson pretendeva che la rottura delle regole dovesse avvenire soltanto con l’ingresso di McMurphy nell’ospedale. Quest’ultimo la spuntò, ma i due non si parlarono più, utilizzando membri dello staff come intermediari delle loro comunicazioni.
Per quel che concerne il ruolo del Grande Capo si scelse l'inesperto Will Sampson che era un ranger di un parco dell’Oregon poiché per la parte, era l’unico dei nativi americani ad avere le incredibili dimensioni richieste del personaggio. Il titolo deriva da una filastrocca popolare americana: “Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo’s nest”. Il nido del cuculo (the cuckoo's nest) è una delle molte espressioni del gergo americano per indicare il manicomio, da qui il romanzo omonimo di Ken Kesey, storia basata sulla sua esperienza mentre lavorava presso l’ospedale Veterans Administration a Palo Alto, in California.
Concludo con una bellissima citazione del protagonista McMurphy che mi rimase impressa: " Ma credete veramente di essere pazzi? Davvero? E invece no, voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro per la strada, ve lo dico io!" Che aggiungere? Sempre emozionante è ricordare e parlare di questo capolavoro.
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cinephilo
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lunedì 23 settembre 2019
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rivoluzionario, vero, coraggioso, epocale
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Semplicemente il più grande film mai girato insieme a Pulp Fiction. Milos Forman + Jack Nicholson vuol dire cinema nella forma più pura. Difficile da descrivere a parole questo capolavoro : bisogna semplicemente vederlo, ammirarlo in rigoroso silenzio e infine riflettere bene su un film che scava nell'anima.
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inesperto
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mercoledì 19 dicembre 2018
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il joker e la kai
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Questo film è entrato meritatamente di diritto nella storia del cinema. L'importanza e la gravità dell'argomento affrontato lo pongono all'attenzione del grande pubblico mondiale di quegli anni; la grande qualità della lavorazione ed un ottimo cast che dà vita ad interpretazioni realmente spettacolari lo innalzano fra i cult del genere drammatico. Jack Nicholson e Louise Fletcher non vincono l'oscar per caso, ma DeVito, Lloyd e Douris danno una completezza recitativa che raramente si vede in altre opere cinematografiche. Complimenti.
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coppone
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sabato 17 febbraio 2018
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transgenerazionale
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Avevo 13 anni ed ero ancora un bambino (negli anni ‘70 i tredicenni erano bambini) quando i miei genitori, dopo aver visto questo film al cinema, ne parlarono con fervore per settimane lasciando un segnalibro di curiosità tra le pagine della mia memoria.
Avevo 16 anni quando mi capitò finalmente di vederlo, e posso affermare che abbia contribuito in modo decisivo non solo a farmi innamorare di un certo tipo di cinema, grazie alle risate per le stramberie dei “matti”, per la potenza indelebile dei personaggi (tra l’altro Grande Capo, non siete obbligati a crederlo, assomigliava incredibilmente a mia nonna Maria...) e per il dolore-gioioso del finale, ma anche a definire il mio carattere, la mia sensibilità, il mio gusto; ricordo che uscii dal cinema traballante, e numerose notti seguenti ebbero come preambolo del sonno immagini e suoni ormai impressi dentro me.
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Avevo 13 anni ed ero ancora un bambino (negli anni ‘70 i tredicenni erano bambini) quando i miei genitori, dopo aver visto questo film al cinema, ne parlarono con fervore per settimane lasciando un segnalibro di curiosità tra le pagine della mia memoria.
Avevo 16 anni quando mi capitò finalmente di vederlo, e posso affermare che abbia contribuito in modo decisivo non solo a farmi innamorare di un certo tipo di cinema, grazie alle risate per le stramberie dei “matti”, per la potenza indelebile dei personaggi (tra l’altro Grande Capo, non siete obbligati a crederlo, assomigliava incredibilmente a mia nonna Maria...) e per il dolore-gioioso del finale, ma anche a definire il mio carattere, la mia sensibilità, il mio gusto; ricordo che uscii dal cinema traballante, e numerose notti seguenti ebbero come preambolo del sonno immagini e suoni ormai impressi dentro me.
Avevo 54 anni, ed è la storia di questi giorni che chiude il cerchio, quando voltandomi durante la visione della scena finale verso mia figlia Beatrice, una quidicenne rockettara che come molti suoi coetanei ama celare dietro un’apparente imperturbabile indifferenza la propria sensibilità, ho scoperto i suoi occhi pieni di lacrime e le sue labbra tremanti per la commozione. E l’ho abbracciata come un padre felice ed emozionato può abbracciare il proprio capolavoro.
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