| Anno | 2026 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Olivier Clert |
| Attori | Serge Biavan, Nicolas Marié, Quentin Faure, Jochen Hägele, Juliette Poissonnier Béatrice Michel, Luc-Antoine Diquéro, Vincent Paillier, Lionel Laget, Benjamin Penemaria, Thierry Jahn. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 19 ottobre 2026
Un viaggio avventuroso per scoprire l'origine dei poteri di una ragazzina.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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1915. Prima Guerra Mondiale, un villaggio di pescatori sulle isole Scilly al largo della Cornovaglia. In una casa abitano Jim e Mary assieme al figlio Alfie e a Lucy, una bambina di undici anni con i capelli bianchi. La coppia con cui vive le racconta che si è appena ripresa da un incidente dove ha ricominciato a parlare ma non viene mandata a scuola. La ragazzina inoltre ha perso la memoria in seguito a un evento traumatico e ha delle visioni che le permettono di comunicare, solo a lei, con Milly, una bambina coetanea che le dice di abitare a New York e che diventa la sua amica immaginaria. Manifesta poi dei particolari doni come quello di riuscire a salire in sella alla cavalla Peg, considerata indomabile.
Gli altri bambini del posto però la guardano con sospetto ma sono, in particolar modo, gli altri abitanti del villaggio che dichiarano apertamente la loro ostilità considerandola una strega soprattutto dopo la morte in guerra del figlio di uno di loro. Con Milly intraprende così un viaggio per decifrare il mistero del suo passato perduto.
C'è un Oceano che divide Lucy e Milly. Ma in realtà sono vicinissime, figure speculari, visioni uniche, risultato dell'illusionismo del cinema d'animazione più ispirato, che guarda anche alle sue origini.
In Lucy Lost ci sono infatti anche delle proiezioni di ombre sul muro, quasi l'effetto di un'ipnosi che somiglia alla reazione di Lucy ogni volta che incrocia Milly. Non è un film sulla doppia identità ma sugli effetti dello sdoppiamento del trauma della guerra. Il tono è mutevole: comico (la visita del dottore), sentimentale (la scena del piano), drammatico (tutta la parte finale). Proprio per questo ci si trova davanti a un'animazione che fonde magia, sogno e tragedia riuscendo a trovare un miracoloso equilibrio tra le scene dei gabbiani che volano, l'esaltante momento in cui la ragazzina riesce a domare la cavalla Peg e gli incubi premonitori. Dietro ogni storia se ne nasconde un'altra ed è proprio per questo che si consiglia di vederlo avendo a disposizione meno informazioni possibili.
Tratto dal romanzo "Listen to the Moon" dello scrittore britannico Michael Morpurgo del 2014 (uscito in Italia col titolo "Ascolta la luna" edito da Rizzoli) - lo stesso di War Horse portato sullo schermo da Steven Spielberg nel 2011 - Lucy Lost segna il debutto alla regia di Oliver Clert che aveva già alle spalle una solida carriera come storyboard artist e animatore ed è prodotto dalla Xilam Animation, una costola della Gaumont che ha tra i suoi titoli di punta J'ai perdu mon corp di Jérémy Clapin, nominato agli Oscar come miglior film d'animazione nel 2020.
Realizzato interamente in 2D tradizionale, esalta il disegno a mano come si vede nei dettagli dell'animazione e dei personaggi e che prende magicamente forma nelle immagini di Central Park a New York sotto la neve, dell'orchestra sul mare e nell'affondamento del transatlantico britannico Lusitania da parte di un sottomarino tedesco.
In più, gli stessi disegni di Lucy attaccati alla parete del muro della casa che prendono forma e movimento autonomo rappresentano dichiaratamente il ritorno a un'animazione tradizionale in cui si combinano alla perfezione l'universo magico e onirico con la rappresentazione dei paesaggi che richiamano i dipinti del Romanticismo inglese. Lucy Lost è un film duro ma anche pieno di calore che affronta con sensibilità il tema del lutto ma spinge anche a fondo nel modo nel mostrare la paura del diverso e la paranoia bellica come populismo; l'ostilità del villaggio nei confronti di Lucy, esplicita nella scena del funerale, è una potente metafora contemporanea sulla crisi dei rifugiati in Europa. È anche un dramma storico ma soprattutto una fiaba morale sulla tolleranza e l'accoglienza. Per questo scuote, stordisce e incanta.
Sembra un film d'animazione di Hayao Miyazaki, non lo è, ma è altrettanto bello. Diretto dal francese Olivier Clert, al suo esordio, Lucy Lost, presentato ad Alice nella Città e (fortunatamente presto) nelle nostre sale con Movies Inspired, è una storia di amicizia, di memoria, identità e tolleranza. Appassionate e soprattutto attuale. Nonostante sia ambientato nel 1915 durante la Prima Guerra Mondiale [...] Vai alla recensione »
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