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venerdì 7 novembre 2025
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un capolavoro, uno dei films pi? belli che abbia mai visto
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Adoro i biopics in genere, ma questo, autobiografico, ? decisamente diversi gradini sopra tutti gli altri. Poeticissima la rievocazione dell' infanzia, di come nasce la passione per il cinema del regista, la scoperta della sua famiglia tutt' altro che perfetta come sembrava e di come una passione possa far superare anche i momenti pi? difficili della vita; i consigli dei familiari, in particolare dello zio "strano" lasciano il segno e aiutano il regista a intraprendere la sua strada, superando le inevitabili difficolt?; bello anche in breve incontro col burbero Ford che in un minuto d? una bellissima lezione di regia
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lizzy
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venerdì 11 aprile 2025
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un polpettone fintoromantico in salsa jewish...
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Adesso non è che perchè tu ti chiami Steven Spielberg vuol dire che ogni cosa che fai è da prendere per oro colato!
Questo "The Fabelmans" onestamente l'ho trovato realmente una boiata pazzesca.
Mi ero letteralmente rifiutata di vederlo appena uscito subodorando la mattonata e sentendo i melliflui e ruffiani commenti altrui la decisione mi era parsa più che saggia.
Ma, complice la noia di programmazioni sempre più scrause e sterili, e il passaggio in tv del lavoro, ho provato a vederlo.
Fra uno sbadiglio ed un altro, aggiungerei.
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Adesso non è che perchè tu ti chiami Steven Spielberg vuol dire che ogni cosa che fai è da prendere per oro colato!
Questo "The Fabelmans" onestamente l'ho trovato realmente una boiata pazzesca.
Mi ero letteralmente rifiutata di vederlo appena uscito subodorando la mattonata e sentendo i melliflui e ruffiani commenti altrui la decisione mi era parsa più che saggia.
Ma, complice la noia di programmazioni sempre più scrause e sterili, e il passaggio in tv del lavoro, ho provato a vederlo.
Fra uno sbadiglio ed un altro, aggiungerei.
Ma non tanto per la tarda ora nel quale esso è stato trasmesso, no.
Per tutto.
La storia: la solita storiella di una famigliola americana prototipo e sui generis, i soliti vari fallimenti personali, la solita menata sul razzismo verso gli ebrei e le solite riuscite da adulti in quel che era la passione da più giovani ("Nuovo Cinema Paradiso" suggerisce nulla?).
E la musica... santo cielo...la musica...
Di peggio Spielberg non poteva trovare: che già di suo il film è di una lentezza e di una pesantezza cosmici, tu ci aggiungi l'asso di bastoni di una musichetta insopportabile...
E la pizza (di fango) è servita.
Insomma: voi potete dire e pensare quel che volete, ma a me questa è sembrata una semplice e manieristica riscaldata dei soliti sentimenti popolari frammisti al vecchio "american dream" e al tipico idealismo iconico di qualcosa che dovrebbe esser celebrato in diversa maniera.
A tal proposito citerei "The Majestic", con gli immensi Carrey e Landau, film che non ha mai ottenuto il giusto consenso e la giusta attenzione.
Quello si che parlava di cinema!
Questo Fabelqualcosa è un misero tentativo di acchiappare "like" e premi, ma nulla più.
Vale "assai moltone" di più un cortometraggio di uno sconosciuto italiano di questo.
Poi, appunto, de gustibus...
P.S. Eh si, pure gli interpreti non sono così azzeccato. Insomma: che barba, che noia...
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giuseppe
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giovedì 6 marzo 2025
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film di stereotipi e banalit
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Spielberg e' un regista senza background, soprattutto culturale ed il suo linguaggio cinematografico e' indirizzato allo spettatore mediocre e quindi a fare cassetta. Anche in questo film sono evidenziati i peggiori stereotipi della stupidità ed arroganza della cultura statunitense. Le emozioni che vuole esprimere possono capirle tutti. Non a caso e' uno dei registi più ricchi. Il film è inguardabile ed irritante, superficiale anche nello spiegare come si sia avvicinato al cinema. Non ho da salvare niente.
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ivan il matto
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mercoledì 11 settembre 2024
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lo chiameremo "little steven"
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Se, come si dice, è vero che l'Egitto è un dono del Nilo, sarà anche vero che il cinema americano deve tanto al genio e alla creatività di Steven Spielberg. Col suo ultimo, riuscitissimo, "The Fabelmans', il regista di Cincinnati, prossimo al traguardo degli 80 anni, decide di riavvolgere il nastro della sua vita, regalandoci la storia romanzata di infanzia e giovinezza di Sammy Fabelmans, suo alter ego dichiarato. Al punto che potremmo, confidenzialmente, chiamarlo Little Steven, senza per questo confonderlo col più famoso chitarrista della E-street band di Bruce Springsteen. È il 1952 quando il giovane Steven scopre il "Più grande spettacolo del mondo" che non è il circo, di cui ci parla Cecil B.
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Se, come si dice, è vero che l'Egitto è un dono del Nilo, sarà anche vero che il cinema americano deve tanto al genio e alla creatività di Steven Spielberg. Col suo ultimo, riuscitissimo, "The Fabelmans', il regista di Cincinnati, prossimo al traguardo degli 80 anni, decide di riavvolgere il nastro della sua vita, regalandoci la storia romanzata di infanzia e giovinezza di Sammy Fabelmans, suo alter ego dichiarato. Al punto che potremmo, confidenzialmente, chiamarlo Little Steven, senza per questo confonderlo col più famoso chitarrista della E-street band di Bruce Springsteen. È il 1952 quando il giovane Steven scopre il "Più grande spettacolo del mondo" che non è il circo, di cui ci parla Cecil B.De Mille, ma il cinema evidentemente! Comincia così l'avventura di un ragazzo folgorato sulla via della settima arte, 35 film che valgono questo perché è come se li racchiudesse tutti: dall'angoscioso "Duel"(1973) allo speranzoso "E.T l'extraterrestre" (1982), dai paurosi "Lo squalo" (1976) e "Jurassic Park" (1993) al commovente "Schindlers List" (1994). Il film della sua famiglia coincide col suo film della vita: commedia, melodramma familiare, iniziazione e consolidamento di una passione travolgente. La vita è cinema per lui, così troviamo riversate nelle sue prime pellicole amatoriali, paure, sentimenti, disgusto per una scuola "superiore' nella definizione ma infima, nei fatti, perché viziata da bullismo e becero antisemitismo. Il finale, poi, un vero colpo di genio, David Lynch, nei panni di John Ford che spiega al giovane neofita, cos'è l'orizzonte del cinema. Così come Monroe Stahr (un maestoso Bob de Niro) negli "Ultimi Fuochi" di Elia Kazan ...( e Scott Fitzgerald), spiegava ad attori narcisisti e presuntuosi, con cosa si può fare cinema. 151 minuti e neanche accorgersene!
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fab82ant72
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lunedì 6 novembre 2023
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appallante
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Il viaggio nella notte di 4 millenial ammorba, stanca e trita gli zebedei. Lo spunto è banalotto, la messa in scena fintamente ribelle e la sceneggiatura è sfilacciata e sembra scritta da mio nipote di 16 anni in fissa per la trap. Se questo è il tentativo rivoluzionario della "nuova commedia italiana", aiuto, è abortito prima di iniziare. Gli attori niente di eccezionale.
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simobirilli
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sabato 16 settembre 2023
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bello perché è di spielberg?
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Non ci siamo. Inutilmente lungo e se non aveste saputo che era di Spielberg o che è un racconto sulla sua vita e non si un qualsiasi ragazzino, sarebbe bocciato da chiunque. Poca magia e poco interesse in quello che viene raccontato. Ultima cosa: lui cresce, ma i genitori non invecchiano mai?
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emidio peroni
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domenica 2 luglio 2023
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the fabelmans
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Sam Fabelmans ovvero Steven Spielberg. Un ritratto
autobiografico gentile e delicato. Non ci si aspetti di vedere qualcosa di estremamente coinvolgente. Il film è lungo ha molte pause e se la prende comoda. Ma è lentezza profumata, gradevole. The fabelmans è per l'anima ciò che il dopodoccia è per la pelle. Lo spettatore alla fine non guarda un orizzontw cenrale ma che va oltre le banalità di molti film e serie tv scontate ed arzigogolata. Tutto scorre la vita la morte gli eventi.
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felicity
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mercoledì 31 maggio 2023
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racconto autobiografico dell''amore per il cinema
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The Fabelmans racchiude l’essenza del cinema di Spielberg, un vero e proprio manifesto artistico ed emotivo di un genio che ha emozionato generazioni di spettatori.
La straordinaria capacità del cineasta premio Oscar di mescolare cinema autoriale e cinema popolare raggiunge in The Fabelmans vette altissime. La natura della storia permette infatti a chiunque di relazionarvisi, ma non è noiosa né banale, mentre la confezione registica è incredibilmente raffinata pur non indugiando in orpelli e autocompiacimenti.
Nonostante la durata impegnativa di due ore e mezza il film scorre in maniera piacevolissima, senza perdersi in lungaggini e senza facili escamotage di scrittura.
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The Fabelmans racchiude l’essenza del cinema di Spielberg, un vero e proprio manifesto artistico ed emotivo di un genio che ha emozionato generazioni di spettatori.
La straordinaria capacità del cineasta premio Oscar di mescolare cinema autoriale e cinema popolare raggiunge in The Fabelmans vette altissime. La natura della storia permette infatti a chiunque di relazionarvisi, ma non è noiosa né banale, mentre la confezione registica è incredibilmente raffinata pur non indugiando in orpelli e autocompiacimenti.
Nonostante la durata impegnativa di due ore e mezza il film scorre in maniera piacevolissima, senza perdersi in lungaggini e senza facili escamotage di scrittura. Oltre al suo valore simbolico, autobiografico e metacinematografico, il nuovo film di Steven Spielberg riesce infatti a tenere incollati allo schermo grazie alla sapiente gestione del ritmo e dei registri narrativi al suo interno, tra cui quello della commedia, genere in cui Spielberg si è poco cimentato, ma che maneggia con estrema naturalezza.
Gli ultimi minuti del lungometraggio poi sono una vera e propria lezione per i giovani autori: quello che conta, alla fine, non è tanto ciò che si rappresenta, ma come lo si rappresenta. Il Cinema è una questione di sguardo, di prospettiva, di orizzonte: solo l’occhio dell’artista è in grado di regalare unicità all’opera.
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figliounico
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mercoledì 17 maggio 2023
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un fattarello firmato da un grande favolista
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Più di due ore e mezza per raccontare un fattarello in forma aneddotica che riguarda l’infanzia e l’adolescenza di Spielberg, la nascita della sua passione per la settima arte e le vicende coniugali molto private della sua famiglia d’origine e che si potrebbe riassumere nelle poche righe di un soggetto minimalista, di per sé poco o per nulla interessante, ma che grazie alla prospettiva a posteriori di un successo ottenuto a livello mondiale, per le indubbie doti di cineasta, si trasforma in un accattivante biopic fatto apposta per la curiosità morbosa di quei cinefili appassionati della vita più che delle opere dei propri eroi, artefici a loro volta di favole in celluloide per adulti, come suggerisce il cognome fittizio che si dà l’autore nel suo film.
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Più di due ore e mezza per raccontare un fattarello in forma aneddotica che riguarda l’infanzia e l’adolescenza di Spielberg, la nascita della sua passione per la settima arte e le vicende coniugali molto private della sua famiglia d’origine e che si potrebbe riassumere nelle poche righe di un soggetto minimalista, di per sé poco o per nulla interessante, ma che grazie alla prospettiva a posteriori di un successo ottenuto a livello mondiale, per le indubbie doti di cineasta, si trasforma in un accattivante biopic fatto apposta per la curiosità morbosa di quei cinefili appassionati della vita più che delle opere dei propri eroi, artefici a loro volta di favole in celluloide per adulti, come suggerisce il cognome fittizio che si dà l’autore nel suo film. Nonostante il tono narrativo, che oscilla tra il melenso ed il patetico, il film scorre senza annoiare troppo e giunge al finale, già dimenticato, tenendo desta la platea forse anche per la bravura degli ottimi professionisti del cast, soprattutto convincente la performance di Paul Dano nella parte del padre, per i dialoghi non del tutto banali ma di certo non geniali, scritti a quattro mani dallo stesso Spielberg e dallo sceneggiatore dei suoi ultimi lavori, Tony Kushner, e per la colonna sonora costituita per lo più da brani di musica classica tra cui i suggestivi Gymnopédies di Erik Satie. Il regista del Lo squalo e di Jurassik Park e di tanti altri piacevoli prodotti del cinema inteso come puro spettacolo si conferma maestro dell’intrattenimento anche nella messa in scena della sua adolescenza che riesce a rendere guardabile, nonostante sia assolutamente comune, scegliendo come genere la commedia, incentrata sulla dinamica dei rapporti umani e colorita dalla chiacchiera vivace dei personaggi e da emozioni primarie e superficiali, piuttosto che il dramma introspettivo alla Bergman, perché si sa, e Spielberg meglio di tutti lo sa, che al cinema la gente ci va per distrarsi e non certo per pensare.
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giovanni
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giovedì 11 maggio 2023
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e john ford?
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Bellissima recensione, densa, appassionata, convincente. Ma perché lasciar fuori la deliziosa scena finale dell'incontro con John Ford?
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