How To Save a Dead Friend

Film 2022 | Documentario, +13 103 min.

Anno2022
GenereDocumentario,
ProduzioneSvezia, Norvegia, Francia, Germania
Durata103 minuti
Al cinema1 sala cinematografica
Regia diMarusya Syroechkovskaya
Uscitavenerdì 12 aprile 2024
TagDa vedere 2022
DistribuzioneZaLab
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Marusya Syroechkovskaya. Un film Da vedere 2022 Genere Documentario, - Svezia, Norvegia, Francia, Germania, 2022, durata 103 minuti. Uscita cinema venerdì 12 aprile 2024 distribuito da ZaLab. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Ultimo aggiornamento domenica 7 aprile 2024

La testimonianza dei malesseri, dei conflitti e delle tensioni di una gioventù perduta.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Un documentario che è il lucido ritratto di una generazione. Giovani umiliati e offesi dalle rassicurazioni di un regime.
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 7 aprile 2024
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 7 aprile 2024

Marusya, una 16enne russa insofferente al regime della "Federazione della depressione", si propone di rientrare nelle statistiche dei suicidi giovanili entro la fine dell'anno. Ma poi incontra Kimi, suo coetaneo, e tra i due nasce un'inaspettata e travolgente storia d'amore, intrappolata, come sono loro, nella risacca di un governo oppressivo. Insieme, Marusya e Kimi filmano l'euforia, l'ansia e la disperazione della loro gioventù, alimentata da droghe e musica. Quando la dipendenza minaccia di far svanire Kimi per sempre, la telecamera di Marusya diventa l'ultima possibilità per salvare l'amico.

Girato nel corso di 12 anni, è il resoconto di una storia d'amore in una società in rovina.

Marusya Syroechkovskaya e Kimi Morev. Due giovani come tanti, troppi, che nella Federazione russa non trovano una loro collocazione. Il film si apre con la smentita del titolo. Kimi non si è salvato ed assistiamo al suo funerale. Da quel momento il documentario diventa un lungo flashback che all'origine non doveva diventare un film.

I due, amici prima, innamorati e sposi poi, avevano deciso di riprendere il più possibile della loro vita senza avere alcuna finalità di proiezione pubblica. È stata la morte di Kimi a spingere Marusya a mettere insieme la grande mole di materiale rendendosi anche conto che, da un certo momento in avanti, lo stare dietro la telecamera aveva significato per lei, trovare uno scudo protettivo per affrontare la realtà del progressivo degrado fisico-psichico del compagno.

Ne è nata un'opera che come dichiara l'autrice costituisce "un tributo ai film di Gregg Araki e Harmony Korine; alle opere d'arte di David LaChapelle; a tanta, tantissima musica: dal post-punk al grunge, all'emo e alla witch house; alle transizioni di Windows Movie Maker, alle prime estetiche del web e ai forum di Internet, quando Internet non era ancora controllato dalle aziende e censurato dal governo".

Questo è il versante che può appassionare uno sguardo cinefilo. Ma in questo documento per immagini e suoni la testimonianza si fa decisamente più ampia e significativa. Non si tratta solo di apprezzare uno stile e una raffinata ricerca di fonti culturali. Siamo di fronte a un ritratto di una generazione che definire 'perduta' finirebbe con l'essere un'attribuzione impropria.

Se vogliamo restare nel solco della tradizione russa possiamo rinvenirvi una matrice dostoevskiana trasposta ai tempi nostri. Ci viene mostrato (anche con il dubbio esplicitato da Marusya che talvolta Kimi reciti davanti all'obiettivo nella sua fase di disperazione più acuta) un mondo di umiliati e offesi su cui cadono dall'alto le rassicuranti e patriottiche parole dei potenti e, in particolare, di uno di loro: Vladimir Vladimirovic Putin. Si tratta di stralci di alcuni suoi discorsi augurali di Capodanno che entrano in case che sono distanti anni luce dalla apparente paterna bonomia dello zar.

Qui si parla di uno sguardo lucido, seppure partecipe, di una giovane donna che vede il proprio compagno diventare sempre più dipendente da sostanze tossiche, legali e non. A fugare poi ogni sospetto di un film a tesi ci pensano lo stesso Kimi e il fratello maggiore. Non vogliono crogiolarsi nella dissoluzione ma, nel momento in cui si affidano alla struttura sanitaria statale, la loro situazione non migliora. Anzi, inizia il percorso di non ritorno.

In una società in cui esistono ancora i gulag, quello destinato ai 'drogati' non può che essere il manicomio in cui vige solo la costrizione. In questa descrizione partecipe e non finalizzata in anticipo sta la forza di un film che si dimostra più efficace di molti pamphlet contro il regime.

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domenica 7 aprile 2024
Giancarlo Zappoli

Girato nel corso di 12 anni, è il resoconto di una storia d’amore in una società in rovina.Marusya Syroechkovskaya e Kimi Morev. Due giovani come tanti, troppi, che nella Federazione russa non trovano una loro collocazione.

Il film si apre con la smentita del titolo. Kimi non si è salvato ed assistiamo al suo funerale. Da quel momento il documentario diventa un lungo flashback che all’origine non doveva diventare un film. Siamo di fronte a un ritratto di una generazione che definire ‘perduta’ finirebbe con l’essere un’attribuzione impropria. Se vogliamo restare nel solco della tradizione russa possiamo rinvenirvi una matrice dostoevskiana trasposta ai tempi nostri.

Ci viene mostrato un mondo di umiliati e offesi su cui cadono dall’alto le rassicuranti e patriottiche parole dei potenti. In questa descrizione partecipe e non finalizzata in anticipo sta la forza di un film che si dimostra più efficace di molti pamphlet contro il regime.

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