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rob
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lunedì 2 febbraio 2026
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film storico che se ne frega della storia
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L'ho guardato con discreto piacere e molta sofferenza nel vedere la ricostruzione storica fatta così grossolanamente. Bello il tentativo di mettere il re a combattere nel fango ma ne è uscita una mega rissa nel fango di uomini in lamiera dove ci si è dimenticato che c'erano due fronti di norma organizzati con insegne trombe e quant'altro serviva per radunare gli uomini e manovrare in formazioni organizzate.
Ma la cosa peggiore è quando la principessa francese apre gli occhi al giovane re facendogli capire che la guerra è stata orchestrata solo per motivi economici mentre lui, puro di cuore, non avrebbe mai sacrificato una sola vita per gli interessi economici della sua casata.
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L'ho guardato con discreto piacere e molta sofferenza nel vedere la ricostruzione storica fatta così grossolanamente. Bello il tentativo di mettere il re a combattere nel fango ma ne è uscita una mega rissa nel fango di uomini in lamiera dove ci si è dimenticato che c'erano due fronti di norma organizzati con insegne trombe e quant'altro serviva per radunare gli uomini e manovrare in formazioni organizzate.
Ma la cosa peggiore è quando la principessa francese apre gli occhi al giovane re facendogli capire che la guerra è stata orchestrata solo per motivi economici mentre lui, puro di cuore, non avrebbe mai sacrificato una sola vita per gli interessi economici della sua casata... Direi chi era tutto il contrario..
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decatur555
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mercoledì 28 gennaio 2026
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un re senza epica, con i piedi nel fango
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Questa versione di The King ha qualcosa di curioso: si guarda con facilit? e a tratti riesce a coinvolgere, ma non decolla mai del tutto. Funziona come una rilettura volutamente anti-shakespeariana, pi? interessata a smontare il mito di Enrico V che a celebrarlo. Questo la rende diversa, certo, ma anche pi? fredda e meno memorabile di quanto potrebbe essere.
Timoth?e Chalamet interpreta un re introspettivo, trattenuto, quasi spento. Non ? una cattiva prova, ma non impone nemmeno una vera presenza scenica. Il suo Enrico sembra sempre sospeso tra il peso della corona e una malinconia un po? piatta, e questo finisce per indebolire il film. La pellicola si affida pi? al tono e all?atmosfera che al carisma del protagonista, e questa mancanza di forza drammatica si avverte.
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Questa versione di The King ha qualcosa di curioso: si guarda con facilit? e a tratti riesce a coinvolgere, ma non decolla mai del tutto. Funziona come una rilettura volutamente anti-shakespeariana, pi? interessata a smontare il mito di Enrico V che a celebrarlo. Questo la rende diversa, certo, ma anche pi? fredda e meno memorabile di quanto potrebbe essere.
Timoth?e Chalamet interpreta un re introspettivo, trattenuto, quasi spento. Non ? una cattiva prova, ma non impone nemmeno una vera presenza scenica. Il suo Enrico sembra sempre sospeso tra il peso della corona e una malinconia un po? piatta, e questo finisce per indebolire il film. La pellicola si affida pi? al tono e all?atmosfera che al carisma del protagonista, e questa mancanza di forza drammatica si avverte.
Il film prende davvero slancio nei personaggi secondari. Joel Edgerton porta umanit? e solidit?, mentre Robert Pattinson ruba ogni scena in cui appare. Il suo Delfino di Francia ? eccessivo, ridicolo e perfettamente consapevole di esserlo, e paradossalmente ? l?unico personaggio che sembra capire che questa storia pu? permettersi anche ironia e deviazione. La sua presenza rompe la solennit? e dimostra che c?era spazio per qualcosa di pi? audace.
Visivamente, David Mich?d sceglie un realismo sporco, fatto di battaglie pesanti, fango, corpi e stanchezza. Non c?? una grande epica, solo logoramento. La guerra non ? eroica, ? scomoda e confusa, e questo approccio funziona? anche se a tratti risulta troppo piatto o ripetitivo. Il film si prende molto sul serio e, in alcuni momenti, questo gioca a suo sfavore.
Alla fine, The King resta una proposta solida, seria e ben interpretata, ma anche piuttosto impersonale. ? pi? interessante come esercizio di demistificazione che come grande dramma storico. L?intento ? apprezzabile, ci sono momenti godibili, ma ? difficile ricordare qualcosa di davvero potente una volta terminato. Un re diverso, s?, ma non uno che lasci il segno.
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dandy
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venerdì 10 novembre 2023
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la pace della vittoria.
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Liberamente ispirato all'"Enrico V" di Shakespeare,un racconto di formazione cupo e antispettacolare(notevole la fotografia perennemente scura e mortifera)che predilige il dialogo ai momenti di battaglia(comunque ben orchestrati).Forse un pò troppo,la lunghezza si fa sentire e una certa retorica non manca.Ma il cast funziona:Edgerton(che sceneggia e co-produce)si rifà a Orson Welles,mentre Pattinson gigioneggia sottilmente con ghigno luciferino.E il colpo di scena finale ribadisce l'impossibilità di una pace "reale" laddove troppe persone vedono unicamente la sopraffazione come soluzione,e la presa di coscienza del potere e delle responsabilità porta inevitabilmente alle scelte più estreme,rimettendo in discussione il conflitto iniziale tra padre e figlio.
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Liberamente ispirato all'"Enrico V" di Shakespeare,un racconto di formazione cupo e antispettacolare(notevole la fotografia perennemente scura e mortifera)che predilige il dialogo ai momenti di battaglia(comunque ben orchestrati).Forse un pò troppo,la lunghezza si fa sentire e una certa retorica non manca.Ma il cast funziona:Edgerton(che sceneggia e co-produce)si rifà a Orson Welles,mentre Pattinson gigioneggia sottilmente con ghigno luciferino.E il colpo di scena finale ribadisce l'impossibilità di una pace "reale" laddove troppe persone vedono unicamente la sopraffazione come soluzione,e la presa di coscienza del potere e delle responsabilità porta inevitabilmente alle scelte più estreme,rimettendo in discussione il conflitto iniziale tra padre e figlio.Bella colonna sonora.Prodotto e distribuito da Netflix.Brad Pitt. è tra i produttori esecutivi.
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alexfioravanti
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martedì 13 ottobre 2020
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l''inquietudine interiore di un sovrano
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Il film racconta la gioventù e le caratteristiche interiori del protagonista principale, forse anche troppo. Il re appare in una veste completamente diversa. Un re che è costretto a governare, a diventare quello che lui aveva sempre rifiutato di essere, ovvero un sovrano. Il film spinge il pubblico a concepire un nuovo messaggio. Forse la gloria non è cosi bella, non è cosi ricercata. Dopo la netta vittoria, ottenuta con furbizia nei confronti del delfino francese, al re rimane ancora quel senso di disagio interiore che lo ha accompagnato dal momento in cui è diventato tale. Tutto troppo cupo. Anche la scenografia è abbastanza tetra, come a voler rappresentare al di fuori ciò che sente dentro il protagonista.
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Il film racconta la gioventù e le caratteristiche interiori del protagonista principale, forse anche troppo. Il re appare in una veste completamente diversa. Un re che è costretto a governare, a diventare quello che lui aveva sempre rifiutato di essere, ovvero un sovrano. Il film spinge il pubblico a concepire un nuovo messaggio. Forse la gloria non è cosi bella, non è cosi ricercata. Dopo la netta vittoria, ottenuta con furbizia nei confronti del delfino francese, al re rimane ancora quel senso di disagio interiore che lo ha accompagnato dal momento in cui è diventato tale. Tutto troppo cupo. Anche la scenografia è abbastanza tetra, come a voler rappresentare al di fuori ciò che sente dentro il protagonista. Lo spettatore si alza dalla sedia dopo aver visto questo film, secondo me, appagato per la recitazione altissima di tutti i personaggi, ma forse con qualche punto interrogativo.
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pippo pippo
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mercoledì 27 novembre 2019
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non male
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potente, anche se forse un po' lungo
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marins
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lunedì 11 novembre 2019
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bel film
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Shakespeare è sempre Shakespeare
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