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megliosenza
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domenica 14 febbraio 2016
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ben recitato
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L'ho visto in inglese (cioè in inglese antico, quello di shakespeare, e con accento scozzese) e non ho capito una parola o quasi, ma è ben recitato.
Bravo fassbender (per me sarebbe da oscar lui), buona la resa del clima da streghe, belle le immagini: si viaggia nella mente obnubilata di MacBeth, vedendo tutto dal suo punto di vista malata.
Bella la Cotillard, con cui ci si vorrebbe fondere e lasciarsi trascinare nell'ombra, proprio come MacBeth.
Allucinante, affascinante.
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quello raccomandato
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giovedì 11 febbraio 2016
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consiglio vivamente ai giovanni
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Film molto bello e come detto da titolo consigliatissimo ai giovani. Visto che insegno italianno e alla mia classe e piaciuto molto, e l'hanno capito molto bene. Uno alla domanda te piaciuto il film? ha riso o pasta (non ricordo) una mezz'ora e per fortuna era una tragedia pensa se era una commedia. credo che questo film si un vero sballo per i giovanni fidatevi mai visti cosi annoi...cioeè...divetiti da quando insegno
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valerio
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giovedì 11 febbraio 2016
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leggere il libro è sicuramente più emozionante
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Justin Kurzel ripropone sullo schermo la più celebre delle tragedie shakespeariane, la tragedia dell’assassinio, del male, della paura.
Non a caso il nero e il rosso sono i colori che predominano per tutta la pellicola, come fili conduttori che uniscono gli elementi fondamentali che Shakespeare stesso ha voluto rendere protagonisti: il buio, il sangue, la morte.
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Justin Kurzel ripropone sullo schermo la più celebre delle tragedie shakespeariane, la tragedia dell’assassinio, del male, della paura.
Non a caso il nero e il rosso sono i colori che predominano per tutta la pellicola, come fili conduttori che uniscono gli elementi fondamentali che Shakespeare stesso ha voluto rendere protagonisti: il buio, il sangue, la morte. Il nero, indosso ai personaggi, a contrasto del rosso, che padroneggia lo sfondo dei paesaggi.
I dialoghi, perfettamente fedeli all’opera teatrale, limitano i personaggi, li rendono prigionieri di un qualcosa di finto e non in grado di esprimere veramente le loro ansie o di soddisfare la loro ambizione al potere.
Marion Cotillard (scelta un po’ azzardata quella di proporre una Lady Macbeth dal volto così angelico) viene coperta per tutto il film da vestiti bianchi, come se il regista volesse nascondere il suo lato oscuro, “umanizzare” il suo personaggio laddove invece richiedeva esplicitamente essere quello più assetato di potere, la vera mente della storia, l’artefice della tragedia. La geniale scena del sonnambulismo, dove Shakespeare mette in evidenza le contraddizioni del personaggio di Lady Macbeth che solo con il sonno affiorano, viene banalmente sostituita da una più semplice confessione/monologo nella stessa chiesa in cui lei aveva architettato il regicidio.
La battaglia per il potere viaggia di pari passo con la battaglia dei sentimenti dei personaggi, mai sicuri delle vicende, sempre accompagnati dal dubbio, e gli slow-motion che caratterizzano queste scene sottolineano il fatto che non ci è concesso conoscere l’esito dello scontro così in fretta, ma che ci venga solo anticipato dalle profezie delle streghe che appaiono e scompaiono negli sfondi sfocati.
Nonostante siano passati secoli, gli argomenti trattati da Shakespeare riescono ad arrivare a noi, ai nostri sentimenti, o a volte siamo noi stessi ad immedesimarci nei personaggi. Purtroppo in questo film non succede.
VL.
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luca95
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venerdì 29 gennaio 2016
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stancante
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Il film è indubbiamente realizzato con grande ambizione, splendida la fotografia , i costumi di scena, il trucco. Grande interpretazione degli attori, intensa Marion Cotillard. Penso però che realizzare un film utilizzando come copione SOLO i versi originali di sheakespeare senza considerare un riadattamento cinematografico alle battute risulti dopo 1 ora e 50 di pellicola veramente.... pesante. Un conto è il teatro, un conto è il cinema. Penso che questo film possa interessare solo un target molto ristretto, ed'è un peccato perchè una regia meno "canonica" e rigorosa all'originale avrebbe potuto far interessare al grande pubblico una tragedia di sheakespeare tra le meno note ma comunque merita di essere scoperta.
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gpistoia39
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mercoledì 27 gennaio 2016
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macbeth e una delle 7 tragedie di shekespeaure
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Appunto, sarebbe meglio non dimenticarlo. Inutile aggiungere che mi è piaciuto tantissimo visto il voto che gli ho dato. A casa poi ho iniziato a leggermi il pezzo per teatro e sono rimasta veramente colpita dalla fedeltà che il regista ha messo nel film. Si sa il film ha per titolo Macbeth, e tutti dovremmo sapere che è un testo per teatro. Verdi ne ha fatto un'opera lirica, ma a noi può anche non interessare, stiamo parlando di film non di lirica.
Il nostro Kurzel, giovane regista di soli 41 anni è stato fantastico, ha tenuto intatto il testo e la "storia" e ha provveduto in maniera magistrale alle Immagini, le immagini, quelle che riguardano appunto un film.
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Appunto, sarebbe meglio non dimenticarlo. Inutile aggiungere che mi è piaciuto tantissimo visto il voto che gli ho dato. A casa poi ho iniziato a leggermi il pezzo per teatro e sono rimasta veramente colpita dalla fedeltà che il regista ha messo nel film. Si sa il film ha per titolo Macbeth, e tutti dovremmo sapere che è un testo per teatro. Verdi ne ha fatto un'opera lirica, ma a noi può anche non interessare, stiamo parlando di film non di lirica.
Il nostro Kurzel, giovane regista di soli 41 anni è stato fantastico, ha tenuto intatto il testo e la "storia" e ha provveduto in maniera magistrale alle Immagini, le immagini, quelle che riguardano appunto un film. Le immagini, le immagini le immagini. Certo gli attori, sono tutti bravissimo.
Noi italiani siamo persone in generale che al massimo amiamo la commedia dell'arte, Goldoni ad esempio, non sempre siamo in grado di comprendere Shekespeaure. Pazienza!!!!!!!!!
Un film è un'opera artistica, e un fatto culturale, a me è servito molto, perchè a teatro non ero mai riuscita a vedere Macbeth e non lo avevo mai neppure letto: non conoscevo la sua storia, il suo contenuto. Ora grazie al film sto leggendo il testo, purtroppo tradotto in un italiano orribile da un certo Ugo Dèttore.
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vanessatalanta
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giovedì 21 gennaio 2016
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una delusione
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Che dire? Una fotografia magnifiica, un rispetto totale del grandioso testo shakespeariano... e poi? Una colonna sonora insopportabile che ti fa anelare il silenzio che ti farebbe meglio concentrare sull'azione. Un Fassbender di buon liivello, ma già dall'inizio il suo sguardo sempre allucinato non mi fa apprezzare la metamorfosi da uomo di valore e onesto ad assassino e traditore senza perdono, avrei preferito il volto "normale" e mutevole di un Ewan McGregor su cui cogliere lo smarrimento, gli effetti del plagio della moglie e poi la follia senza controllo e la finale consapevolezza della stessa. La Cotillard totalmente fuori ruolo, il suo faccino, malgrado tutti gli sforzi, non riesce ad esprimere l'ambizione e la crudeltà di Lady Machbeth, non ha neppure l'ambiguità diabolica del viso della Binoche, per dire.
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Che dire? Una fotografia magnifiica, un rispetto totale del grandioso testo shakespeariano... e poi? Una colonna sonora insopportabile che ti fa anelare il silenzio che ti farebbe meglio concentrare sull'azione. Un Fassbender di buon liivello, ma già dall'inizio il suo sguardo sempre allucinato non mi fa apprezzare la metamorfosi da uomo di valore e onesto ad assassino e traditore senza perdono, avrei preferito il volto "normale" e mutevole di un Ewan McGregor su cui cogliere lo smarrimento, gli effetti del plagio della moglie e poi la follia senza controllo e la finale consapevolezza della stessa. La Cotillard totalmente fuori ruolo, il suo faccino, malgrado tutti gli sforzi, non riesce ad esprimere l'ambizione e la crudeltà di Lady Machbeth, non ha neppure l'ambiguità diabolica del viso della Binoche, per dire. non oso pensare a Glenn Close o a Merryl Streep nella stessa parte qualche anno fa... Alcune licenze assurde: l'apparete pentimeto della Lady di fronte al rogo dei figli e della moglie di Macduff, e lo stesso rogo, privo di senso, perché un' esecuzione pubblica quando una veloce pugnalata alla gola avrebbe ottenuto lo scopo? E perché aggiungere una bambina o una nana alle tre streghe? Adoro Macbeth e l'ho guardato , ma ho rimpianto quasi ad ogni fotogramma la geniale versione di Welles, realizzata con un budget ridicolo e che in quanto ad atmosfere per non parlare di recitazione, seppellisce questa, e il bellisiimo Trono di sangue di Kurosawa, un'interpretazione geniale di un dramma senza tempo, l'ambizione che distrugge l'essere umano. Naturalmente questa è solo la mia personale opinione.
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alex2044
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martedì 19 gennaio 2016
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la magia della parola
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Dopo un inizio guerresco , impreziosito da scene visivamente molto gradevoli ma forse un po' di routine il film si immerge sempre di più nella magica atmosfera Shakespiriana e continua così in crescendo fino alla sua conclusione, catturando l'attenzione dello spettatore con dialoghi sublimi . Certo che con un dialoghista del genere il regista ha avuto la strada spianata per realizzare un film di forte impatto emotivo non dovendo contare solamente sulla struttura tendenzialmente spettacolare della storia . Gli attori sono tutti bravi ma naturalmente Fassbender , con il suo sguardo magnetico , li sovrasta tutti , aiutato peraltro da un doppiaggio formidabile per nulla enfatico ma chiaro e foneticamente ammaliante fino ad arrivare ad essere un compendio della colonna sonora e non solo un fatto verbale .
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Dopo un inizio guerresco , impreziosito da scene visivamente molto gradevoli ma forse un po' di routine il film si immerge sempre di più nella magica atmosfera Shakespiriana e continua così in crescendo fino alla sua conclusione, catturando l'attenzione dello spettatore con dialoghi sublimi . Certo che con un dialoghista del genere il regista ha avuto la strada spianata per realizzare un film di forte impatto emotivo non dovendo contare solamente sulla struttura tendenzialmente spettacolare della storia . Gli attori sono tutti bravi ma naturalmente Fassbender , con il suo sguardo magnetico , li sovrasta tutti , aiutato peraltro da un doppiaggio formidabile per nulla enfatico ma chiaro e foneticamente ammaliante fino ad arrivare ad essere un compendio della colonna sonora e non solo un fatto verbale . Insomma il film mi è piaciuto anche perchè il regista ha preso la saggia decisione di evitare inutili voli pindarici ed interpretativi che troppo spesso diventano inutili fardelli per un opera , quella di Shakespeare , la cui grandiosità esige prima di tutto rispetto ed anche un po' di modestia nell'affrontarla . Ci pensa lui ad attirare l'attenzione dello spettatore anche il più distratto con la magia dei suoi testi , godiamoceli , ecco una volta tanto , al cinema , le parole hanno surclassato le immagini ed il nostro spirito ne ha tratto giovamento .
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cristiana sorrentino
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martedì 19 gennaio 2016
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un'opera cine-teatrale omaggio a shakespeare
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Questo Macbeth di Justin Kurzel è un omaggio a Shakespeare e al suo teatro e, per questo, un film che si muove tra la stasi e la dinamicità; un’opera cine-teatrale fatta di piani fissi e immagini congelate che si dinamizzano grazie ai mezzi cinematografici. Proprio come a teatro, i personaggi pronunciano soliloqui verso un pubblico che sembra li stia ascoltando, assumono pose, danno voce a una sceneggiatura costruita sul testo originale, che non pesa ma trasporta; un omaggio alla poesia in prosa dell’autore e al fatto che quell’opera possa essere recitata solo in quel modo e con quelle parole. Attraverso il montaggio, frastagliato e a tratti virtuoso, e le forti note registiche, il cinema condisce la tragedia dirigendo un dramma che non può, per sua stessa fattura, non essere teatrale, e quindi scenico ed estetico.
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Questo Macbeth di Justin Kurzel è un omaggio a Shakespeare e al suo teatro e, per questo, un film che si muove tra la stasi e la dinamicità; un’opera cine-teatrale fatta di piani fissi e immagini congelate che si dinamizzano grazie ai mezzi cinematografici. Proprio come a teatro, i personaggi pronunciano soliloqui verso un pubblico che sembra li stia ascoltando, assumono pose, danno voce a una sceneggiatura costruita sul testo originale, che non pesa ma trasporta; un omaggio alla poesia in prosa dell’autore e al fatto che quell’opera possa essere recitata solo in quel modo e con quelle parole. Attraverso il montaggio, frastagliato e a tratti virtuoso, e le forti note registiche, il cinema condisce la tragedia dirigendo un dramma che non può, per sua stessa fattura, non essere teatrale, e quindi scenico ed estetico. Il paesaggio filmico, una Scozia fatta di lande immense e desolate popolate da soldati che viaggiano disposti in fila, prende il posto di un’ampia scenografia dipinta, che accoglie i personaggi che si agitano su un palcoscenico immaginario.
Ma questa è una pellicola che si costituisce, più che altro, sui primi piani e sulla persona. Come nell’opera scritta, infatti, è proprio la persona che crea le dinamiche e costruisce le tensioni. Sono i primi piani intensi sui personaggi principali a volerne indagare, come Shakespeare aveva fatto con la parola, i tratti psicologici più intimi e nascosti e i risvolti di un temperamento umano che si scopre nella sua crudeltà e nella sua bramosia. Gli attori sono bravi e riescono a farci vedere ciò che il grande drammaturgo voleva farci immaginare, con un testo bellissimo che a ogni battuta assume il fascino proprio dei grandi scrittori. Un bravissimo Fassbender, che a cavallo potrebbe assomigliare a un mitologico dio greco con la veste bianca, ci mostra un Machbeth fisicamente possente ma intimamente fragile, che domina l’intero costrutto ma allo stesso tempo sembra esserne divorato. Un Macbeth vittima del suo desiderio di potere, che sfocia nell’assassinio di re Duncan, ma anche vittima inerme di una donna spietata, una Marion Cottilard/Lady Machbeth esile ma feroce, guerriera e stratega, sua moglie ma anche grande madre, figura femminile dall’aspetto totalizzante e demoniaco allo stesso tempo, donna che tutto muove e tutto vuole come un deus ex machina, architetto malvagio che sarà la vittima delle sue stesse trame.
Macbeth, dunque, non è solo un film che si muove continuamente tra lo statico e il dinamico, ma anche tra il realismo storico e il fantastico-immaginifico. Un realismo storico riambientativo fatto di costumi ad hoc ma, soprattutto, di una fortissima attenzione al trucco, che è sporco come dovrebbe esserla una battaglia, che confonde i lineamenti come farebbe una maschera teatrale. La tragedia, poi, si consuma in un atto in cui la volontà più profonda si intreccia alla predizione, a un potere sovrannaturale che è forza scatenante e scatenata, incarnata dalle tre streghe che sono visione ma concretezza allo stesso tempo, figure di un coro del teatro antico, prefiche senza lacrime le cui parole tessono la ragnatela degli eventi.
L’estetismo dell’immagine colora di un viraggio rosso le scene finali e l’atmosfera si combina allo stato d’animo di un uomo che ha fallito contro il fato. Tutto diventa purpureo come un tramonto infuocato, come la passione che si esaurisce nella follia.
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marcello1979
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lunedì 18 gennaio 2016
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storicamente corretto...
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Splendido in tutto..
Fotografia e attori sono da applausi..
grande la regia e la scelta del luogo...
Storicamente corretto.
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flyanto
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giovedì 14 gennaio 2016
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ennesima e riuscita trasp cinematografica di macbe
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Portare sullo schermo un testo classico di un grande autore, tanto più del livello di Shakespeare, non è stat e non è mai un'impresa facile in quanto si rischia o di creare un'opera alquanto prolissa o di non riportarla con la giusta atmosfera, insomma di realizzarla in una maniera fortemente deludente. Ed invece non è quello che fortunatamente succede con la pellicola di Justin Kurzel che propone la tragedia shakespeariana di Macbeth, di non facile condensazione per ciò che riguarda la complicata trama e gli svariati ed intrinsechi significati.
Nel raccontare la storia del valoroso condottiero scozzese Macbeth, fedele servitore del suo sovrano, che viene in pratica "sobillato" dall'ambiziosa e bella moglie a ribellarsi a lui al fine di rubargli il trono, con conseguenti delitti, avvenimenti tragici di ogni sorta, nonchè finali rimorsi, Kurzel filma un'opera straordinariamente riuscita in quanto molto ben girata, fedele il più possibile al testo originario, perfetta per ciò che riguarda la riproduzione dell'epoca e dell'ambientazione storica, nonchè per l'azzeccata e felice scelta degli ottimi attori, Michael Fassbender nel ruolo di Macbeth e Marion Cotillard in quello di sua moglie in primis, e molti altri.
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Portare sullo schermo un testo classico di un grande autore, tanto più del livello di Shakespeare, non è stat e non è mai un'impresa facile in quanto si rischia o di creare un'opera alquanto prolissa o di non riportarla con la giusta atmosfera, insomma di realizzarla in una maniera fortemente deludente. Ed invece non è quello che fortunatamente succede con la pellicola di Justin Kurzel che propone la tragedia shakespeariana di Macbeth, di non facile condensazione per ciò che riguarda la complicata trama e gli svariati ed intrinsechi significati.
Nel raccontare la storia del valoroso condottiero scozzese Macbeth, fedele servitore del suo sovrano, che viene in pratica "sobillato" dall'ambiziosa e bella moglie a ribellarsi a lui al fine di rubargli il trono, con conseguenti delitti, avvenimenti tragici di ogni sorta, nonchè finali rimorsi, Kurzel filma un'opera straordinariamente riuscita in quanto molto ben girata, fedele il più possibile al testo originario, perfetta per ciò che riguarda la riproduzione dell'epoca e dell'ambientazione storica, nonchè per l'azzeccata e felice scelta degli ottimi attori, Michael Fassbender nel ruolo di Macbeth e Marion Cotillard in quello di sua moglie in primis, e molti altri.... I due protagonisti principali si rivelano infatti quanto mai all'altezza dei propri difficili e complicati personaggi dalle molte contraddizioni e sfaccettature. Ma quello che ancor più si ammira in questa pellicola è la ricchezza dei temi rappresentati (il senso e la sete di potere, la vanità, la cupidigia frammisti alle varie debolezze ed incertezze umane, ecc....) che, del resto, Shakespeare ha trattato, e che il regista australiano è riuscito sapientemente a condensare ed a rendere esplicite in una forma diretta e semplice e pertanto accessibile a tutti. Pertanto, un'opera così altamente complessa, qui non risulta assolutamente complicata e pesante, ma soltanto altamente apprezzabile e godibile.
Un'ultima annotazione: ho trovato assai sbagliato e poco pertinente presentare nel trailer il "Macbeth" di Justin Kurzel come un'opera richiamante nell'epoca (e probabilmente anche nei contenuti) alla tanto fortunata serie televisiva de "Il Trono di Spade". Per quanto quest'ultima risulti oggettivamente un prodotto ben confezionato, essa non ha nulla da spartire nè con la perfezione di questa versione cinematografica, nè e soprattutto con il capolavoro shakespeariano.
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