Non sposate le mie figlie!

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Un film di Philippe de Chauveron. Con Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau.
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Titolo originale Qu'est ce-qu'on a fait au bon Dieu?. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 97 min. - Francia 2014. - 01 Distribution uscita giovedì 5 febbraio 2015. MYMONETRO Non sposate le mie figlie! * * 1/2 - - valutazione media: 2,74 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

L'arrendevole riso amaro Valutazione 2 stelle su cinque

di parpignol


Feedback: 1927 | altri commenti e recensioni di parpignol
venerdì 6 febbraio 2015

Questa commediola è uno dei prodotti di propaganda sociale e politica che, sfornato in Francia e per la Francia, fa comprendere anche a noi "esteri" quale sia la reale situazione sociale nel Paese d'oltralpe, a dispetto di quanto possiamo soltanto subodorare da giornali e TV. Beninteso: ce la fa comprendere soltanto se riusciamo a guardare "dietro le quinte" di questo film banalotto e accomodante; infatti, come dicevo, questa commedia sembra essere fatta per "tranquillizzare", da un lato, la Francia provinciale che, in fondo, deve somigliare abbastanza alla nostra bellissima Italia, e "sminuire" dall'altro, la stessa provincialità fino a intaccare i valori più sacri, sui quali c'è poco da scherzare. Così facendo, mettendo su personaggi e luoghi poco credibili, il regista e gli sceneggiatori hanno vestito di ridicolo un po' tutto e tutti, nel maldestro tentativo di spezzare non già una lancia, ma un'intera falange oplitica di lance, in favore della cosiddetta integrazione razziale. Quanto alle "razze", esse sono presentate e descritte in un modo risibile e a tratti offensivo. Basti guardare fin da subito i tre mariti delle prime tre figlie: un ebreo spaccone, un musulmano iracondo e un cinese ipocrita e affarista. Già così siamo all'apogeo dei luoghi comuni, luoghi comuni che peggiorano quando si entra nel merito della loro etnia o cultura, poiché vediamo che l'ebreo è soltanto ebreo perché indossa talvolta la kippah, fa circoncidere il primogenito, e parla di roba kosher; il musulmano è tale perché non mangia carne di maiale, e il cinese è tale perché... sorride e annuisce sempre! Non c'è MAI in tutto il film un litigio o discussione fondata su REALI motivi di diversità di vedute: tutti sono incredibilmente accomodanti, bisticciano per questioni di pochissimo conto, ma sono tutti amici sulle cose importanti! Non c'è una reale introspezione psicologica nei personaggi, nel loro essere, nel loro credere, ma soltanto un folkloristico dipinto teso anche un po' velatamente a ridicolizzarli nelle loro presunte credenze. Chiunque dotato di intelletto potrebbe invece sapere che le problematiche dovute a incontri, anzi MATRIMONI, con persone di razza o etnia diversa portano a enormi conflitti dovuti semplicemente a SCONTRI di idee e valori. Così non è normale che una donna non ebrea faccia circoncidere il proprio figlio neonato solo perché lo vuole il padre ebreo (per tradizione, non per altro, poiché la Bibbia non viene nemmeno citata), adducendo a scusa improbabili motivi di profilassi sanitaria! Non è normale altrettanto che una donna non musulmana sia così disinvolta e disinibita se ha sposato un musulmano il quale teoricamente la dovrebbe tenere un po' più sotto controllo secondo il suo credo religioso. Così tutto diventa parodia, e quand'anche si ammetta che le donne maritate non sono cattoliche, poiché in una parte precisa del film deridono il fatto che la loro madre ci tenga tanto alla messa di Natale, il risultato è comunque penoso. Le donne, più ancora degli stereotipati mariti, sono i personaggi più frivoli, vacui e insulsi di tutta la commediola: sono tutte e quattro attraenti (il che già di per sé rende la storiella completamente irreale), si somigliano e non hanno NESSUN contrasto in materia di idee, ideali o valori (perché non sembrano averne!), e, infine... sono femmine! Voglio dire che anche la scelta di far sì che fossero 4 figlie femmine a maritare 4 uomini (quasi) stranieri, e non 4 figli maschi a sposare 4 donne (quasi) straniere, è chiaramente una scelta propagandistica di campo, essendo risaputo che in effetti il più delle volte sono le donne a cercare la diversità quanto invece non siano gli uomini tradizionalmente più conservatori e guidati anche da istinti più convenzionali. Le quattro donne quindi, sono come una soltanto, sono numerose solo perché "servono" a creare pressione sul padre di famiglia, che è l'unico personaggio quasi decente della storia. Inizialmente anche la moglie sembra interessante, nel suo volersi appellare al tradizionalismo, finché non cambia ridicolmente idea a seguito di una altrettanto ridicola psicoterapia in cui si autoconvince di essere razzista perché da bambina aveva paura dei topi (giuro, è ciò che dice davvero!). Ah, il tradizionalismo vorrebbe combaciare con il cattolicesimo... ma ecco che, implacabile, giunge anche la ridicolizzazione dello stesso mediante la figura del parroco di paese, dipinto come una specie di buffone che dice messa tanto perché è il suo hobby. Dunque: cattolicesimo, ebraismo e islam, messi alla berlina in modi diversi ma col minimo comune denominatore di essere "compressori di libertà". Lo trovo un po' offensivo. Manca all'appello l'ultimo marito, quello di etnia negroide, che in fondo è l'unico "normale" in questo ambaradan; tuttavia anche qui l'introspezione psicologica è assente: non si capisce cosa in realtà pensi un ivoriano emigrato in Europa, e chiunque sia stato a Parigi sa invece bene che gli immigrati africani creano dei ghetti a sé, si cercano e si uniscono, per cui in tutta questa commediola l'unica cosa verosimile è il "controrazzismo" che di fatto esiste dai neri verso i bianchi. Ma anche questa era evidentemente una tematica troppo pesante e seria da trattare in un filmetto così, dove basta un po' di cognac per appacificare i due consuoceri. Manca, del tutto, il vero scontro culturale e psicologico, manca la delineazione di personalità forti che non cedano così facilmente a qualcosa in cui profondamente credono e che difendono strenuamente. Ciliegina sulla torta è anche il valore del nazionalismo, sminuito ad un semplice intonare la Marsigliese... Il che la dice lunga anche sulla pochezza con cui si affronta il conflittuale rapporto tra coloniali e Francia, appena appena accennato nel padre dell'ivoriano, ma ovviamente liquidato a tarallucci e vino.

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misesjunior lunedì 8 giugno 2015
hai ragione!
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Totalmente di accordo con te. Questi film schifosi sembrano usciti di un Goebels di sinistra! Falsificazione totale della realtà per imbonire gli ignoranti!

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francesco2 sabato 1 luglio 2017
sul padre
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Personaggio interessante? A me è parso una macchietta come le altre, male interpretata e diretta.Vivo in Belgio, ed anche qui questo film, forse un poco cretinello, ha riportato grandissimo successo. Forseil motivo è proprio che viene affrontata una certa integrazione razziale -e non solo- , che risponde anche aicriteri del politicamente corretto, ma che non possiamo "derubricare" a puro buonismo.Il titolo italiano banalizza -tanto per cambiare- quello originale, "Cosa si è fatto al buon Dio"?.......

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