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marcello desideri
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giovedì 24 novembre 2011
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bello
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I bei film si possono dividere in due grandi categorie: quelli che hanno una bella storia e quelli che sono ben girati stilisticamente. Scialla appartiene alla prima categoria, poichè narra una storia avvincente, recitata benissimo e con ritmo che non fa mai abbassare la tensione. Solo all'inizio (i primi 20 minuti) il film stenta a decollare: ma una volta che lo fa, tira il fiato fino alla fine. Una bella storia, buoni sentimenti, sia buoni che cattivi. Manca però la componente dello stile: la fotografia è poco curata, le inquadrature sono piuttosto standard, le scenografie del tutto anonime.
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spike
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mercoledì 23 novembre 2011
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piccolo gioiellino
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'Scialla', il film che dovremmo vedere tutti in un periodo nel quale ci prendiamo troppo sul serio, investiti da preoccupazioni, problemi e responsabilità. "Scialliamocela" per una sera al cinema con un prodotto italiano di innegabile valore. Ottima sceneggiatura, buona regia, bravissimi gli interpreti (grande Bentivoglio). Un film che rischia di rimanere nascosto al "pubblico impegnato" solo per un titolo poco attraente, non lasciatevi ingannare il film è lontano anni luce dalle commedie "mocciose".
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epidemic
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mercoledì 23 novembre 2011
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cine-fiction italiota
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come direbbe Ferretti (il regista di Occhi del cuore): paraculo!
Già...perché se da un lato non si discute sulla leggerezza e la semplicità complice del film dall'altro si strizza un pò troppo l'occhio a quel cine-fiction italiota che non pigia mai sull'accelleratore, che resiste a luoghi comuni, che guarda l'ampio raggio di pubblico.
ne fuoriescono stereotipi come la droga in regalo, le megaville dei boss acculturati, il bullo e la musica rap...per finire nel solito buonismo disarmante pieno di buoni propositi...Il voto finale resta un 6--, perchè se c'è una cosa che sa fare Bruni è la sceneggiatura brillante e la commedia riesce a guadagnare qualche punto
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riccardo tavani
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mercoledì 23 novembre 2011
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torna papà, ché mamma s'accolla!
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Sì, a sciallare si scialla, ovvero si sta quieti, tranquilli in questo film, anche troppo. Il tema è certamente importante, quello della incapacità di un’intera società, e non di singoli individui, di assolvere al compito della paternità. Quel buco, quel vuoto strutturale, incolmabile nella psiche umana rispetto alla figura del padre, per il quale Lacan ha coniato il termine forclusione, è anche bene rappresentata dalla figura esistenzialmente auto sedata dell’ex docente Bruno Beltrame, con aspirazioni letterarie ormai sopite. “Gatto da termosifone” lo chiama Tina, una famosa pornostar slovacca, per la quale Bruno sta scrivendo, come ghostwriter, un libro autobiografico.
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Sì, a sciallare si scialla, ovvero si sta quieti, tranquilli in questo film, anche troppo. Il tema è certamente importante, quello della incapacità di un’intera società, e non di singoli individui, di assolvere al compito della paternità. Quel buco, quel vuoto strutturale, incolmabile nella psiche umana rispetto alla figura del padre, per il quale Lacan ha coniato il termine forclusione, è anche bene rappresentata dalla figura esistenzialmente auto sedata dell’ex docente Bruno Beltrame, con aspirazioni letterarie ormai sopite. “Gatto da termosifone” lo chiama Tina, una famosa pornostar slovacca, per la quale Bruno sta scrivendo, come ghostwriter, un libro autobiografico. Scrittore fantasma, docente fantasma si trascina dietro stracche ripetizioni private e ora gli arriva improvvisamente addosso anche la certezza di essere un padre fantasma, e proprio di un ragazzo che è a ripetizione da lui, Luca, al quale non gliene può fregare di meno della scuola. La madre, che Bruno a stento riconosce come una sua antica e veloce sfiammata, glielo accolla e parte per un lavoro in Africa. Ma quanto s’accollava lei con quel figlio unico senza padre! Nel tono generale da commedia, seppure rigata da venature bluastre amarognole, dovrebbe funzionare il contrasto tra la vitalità cotica e informe di Luca e quella catatonica, consunta di Bruno. Tra la lacaniana forclusione del nomedel padrenell’uno e vuoto spinto dell’attitudine paterna nell’altro. Qui, però, abbiamo un ragazzo che già di per sé, di fondo, è un bravo ragazzo. Non si fa le canne, tanto meno tira roba bianca e si allena scrupolosamente in una palestra di pugilato. C’è solo che il suo indomito spirito d’avventura e la spiccata tendenza a dimostrare la sua superiore intelligenza antiscolastica o sensibilità, “credibilità di strada” lo spingono decisamente a mettersi nei guai. Anche Bruno, da strascinato gattone da termosifone, recupera subito una sua responsabile funzione paterna – e persino quella di docente serio – dalla prima sera che Luca gli arriva in casa al mattino successivo in cui gli prepara la colazione, sebbene con latte scaduto da (appena) cinque giorni. Così il contrasto da una sua bruciante, specifica attualità storica (pensiamo a Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne) si stempera in quello più genericamente linguistico-generazionale. E persino il cacciarsi nei guai, anche grossi di Luca, e il saperlo tirare fuori da parte di Bruno, appartiene a una dialettica padre-figlio presente anche in precedenti stagioni cinematografiche della commedia italiana. Anche le cosiddette “trovate”, ovvero rovesciamenti delle consuetudini comuni, sono tipiche del cinema italiano di ogni tempo. Qui abbiamo il giovane e spietato boss dello spaccio di eroina, che non a caso si fa chiamare Poeta, che vuole continuare a studiare, ad accrescere la propria cultura letteraria, cinematografica, artistica e riconosce come un modello da seguire il professor Beltrame. All’opposto Luca, sogna di diventare un malavitoso in grande, mentre potrebbe studiare, avendo a disposizione un così bravo padre insegnante. E mentre Bruno ce la mette tutta per non fargli perdere l’anno, limitando il danno a tre materie, il ragazzo implora i suoi professori di bocciarlo del tutto, perché questo è giusto. Il figlio di un professore e scrittore fantasma può anche fare il cameriere, l’imbianchino, il lavavetri reale. Però, mo’ che papà è riapparso, mamma, magari , s’accolla un po’ meno.
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lalli
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mercoledì 23 novembre 2011
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delizioso
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un film veramente piacevolissimo e delizioso...darei 3 stelle ma voglio abbondare x la simpatia! da vedere!
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alex2044
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martedì 22 novembre 2011
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un film che può essere visto da tutti
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Un buon film. Sincero,intelligente,piacevole simpatico. Si vede volentieri . Bentivoglio e la Bobulova sono molto bravi. Il ragazzo è molto credibile. Un film che si può tranquillamente consigliare. Anche la regia è di ottima fattura ed i caratteristi azzeccati,
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juliennejuju
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martedì 22 novembre 2011
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sciallatevi anche voi!
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un film consigliatissimo,sa essere allo stesso tempo leggero e profondo...del resto anche le cose profonde possono essere raccontate non in modo pesante no? :) una pellicola che non parla solo di uno scontro generazionale tra genitori e figli : c'è un padre che viene salvato dal figlio,due personaggi che alla fine si salvano a vicenda,bellissimo il rapporto che riescono a instaurare...Il personaggio interpretato da Filippo Scicchitano,Luca,pur essendo un "coatto"di prima categoria,pigro,senza alcuna voglia di imparare qualcosa,non riesce a stare antipatico a nessuno,è un ragazzo solare ed intelligente.Bentivoglio meraviglioso.Forse una scena del finale l'avrei modificata.
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un film consigliatissimo,sa essere allo stesso tempo leggero e profondo...del resto anche le cose profonde possono essere raccontate non in modo pesante no? :) una pellicola che non parla solo di uno scontro generazionale tra genitori e figli : c'è un padre che viene salvato dal figlio,due personaggi che alla fine si salvano a vicenda,bellissimo il rapporto che riescono a instaurare...Il personaggio interpretato da Filippo Scicchitano,Luca,pur essendo un "coatto"di prima categoria,pigro,senza alcuna voglia di imparare qualcosa,non riesce a stare antipatico a nessuno,è un ragazzo solare ed intelligente.Bentivoglio meraviglioso.Forse una scena del finale l'avrei modificata....tuttavia,un buonissimo film.
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diomede917
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lunedì 21 novembre 2011
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lebowski padovano
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Dopo aver firmato con la sua sceneggiatura la filmografia di Paolo Virzì e di conseguenza delle migliori commedie degli ultimi anni della nostra cinematografia, Francesco Bruni fa il grande salto cimentandosi nel nuovo ruolo di regista.
Se già questo mi incuriosiva, la vittoria a Venezia nella sezione Controcampo Italiano ha accentuato il mio interesse.
Per il suo debutto sceglie la strada del confronto generazionale ma il faccia a faccia padri e figli non segue la linea tradizionale.
L’adulto in questione è Bruno un professore in crisi d’identità che ha lasciato la professione per dedicarsi a ripetizioni saltuarie e biografie di personaggi assurdi (attualmente si sta concentrando su quello di una pornostar in fase di redenzione)
Vive in un mondo tutto suo….
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Dopo aver firmato con la sua sceneggiatura la filmografia di Paolo Virzì e di conseguenza delle migliori commedie degli ultimi anni della nostra cinematografia, Francesco Bruni fa il grande salto cimentandosi nel nuovo ruolo di regista.
Se già questo mi incuriosiva, la vittoria a Venezia nella sezione Controcampo Italiano ha accentuato il mio interesse.
Per il suo debutto sceglie la strada del confronto generazionale ma il faccia a faccia padri e figli non segue la linea tradizionale.
L’adulto in questione è Bruno un professore in crisi d’identità che ha lasciato la professione per dedicarsi a ripetizioni saltuarie e biografie di personaggi assurdi (attualmente si sta concentrando su quello di una pornostar in fase di redenzione)
Vive in un mondo tutto suo….trasandato…. fatto di panini a credito al bar, cd pornografici (visto che il vhs è passato da un pezzo) e tanto ma tanto fumo.
E’ interpretato in maniera magistrale da Fabrizio Bentivoglio che ne fa un moderno Lebowski dall’accento padovano….
Il suo specchio è Luca un quindicenne che va a lezione da lui, parla solo in slang giovanilistico-romanesco e con la scuola non ha proprio un grande feeling….sta aspettando i 16 anni per abbandonare tutto e sfondare nel mondo della mala.
Non ha mai conosciuto il padre ma è sicuro che è un boss della malavita locale specializzato nel traffico di droga….
È interpretato in maniera magistrale da Fabrizio Scichitano che ne fa un personaggio da banlieu francesi (vedi il poster de “L’odio” in evidenza) all’amatriciana….
E invece questi mondi così lontani sono in realtà un padre e un figlio che si trovano costretti a convivere, a conoscersi e a confrontarsi migliorando per osmosi l’uno con l’altro.
È un romanzo di formazione, ma a differenza di altri film è proprio l’adulto a maturare nell’età adulta
Il background di Francesco Bruni è il vero punto di forza del film.
Scialla è un film scritto benissimo dove le parole e le situazioni non sono buttate vie, i dialoghi tra i protagonisti sono energia allo stato puro e anche i personaggi di contorno sono disegnati perfettamente dando un valore aggiunto notevole.
Da vedere anzi sentire per credere i dialoghi tra Bentivoglio e la Bobulova (una credibilissima pornostar dell’est) che tra spiegazioni di acronimi di doppia prenetazione e descrizioni di fellatio stereo si raccontano come gira il mondo e come è difficile essere genitori.
Una menzione per Vinicio Marchioni che con il suo personaggio di boss violento ma colto si auto cita e si prende anche in giro perché i pischelli guardano le fiction dei criminali romani per questo motivo vi consiglio di non alzarvi subito dalle poltrone e di guardarvi i divertenti titoli di coda.
Scialla è un film trasversale che piacerà a tutte le generazioni raccontate perché è sincero….descrive e non giudica…. Non pretende d’insegnare….
Il senso è tutto nel titolo Scialla…Stai sereno!!!!!
Voto 7,5
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flyanto
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lunedì 21 novembre 2011
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quando un padre scopre una paternità sconosciuta
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Film sulla scoperta e sulla nascita del legame padre-figlio raccontato delicatamente ed a volte con anche un pizzico di ironia. Forse, a mio parere, un pò troppo semplicistico per ciò che riguarda certe soluzioni ma il film, si può dire, poggia tutto sull'ottima interpretazione (come sempre) di Fabrizio Bentivoglio e dell'esordiente Filippo Scicchitano.
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cinemania
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domenica 20 novembre 2011
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strepitoso fabrizio
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Film ben scritto e ottimamente recitato, Bentivoglio meraviglioso e Scicchitano l'esordiente bravissimo nell'interpretazione di se stesso. Prima prova davvero convincente della Bobulova, evidentemente la bravura di Fabrizio contagia tutti. last but not least degno di nota Marchioni, che abbiamo già potuto apprezzare in tutta la sua bravura in "20 sigarette"
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