Kill Bill - Volume 2

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Un film di Quentin Tarantino. Con Uma Thurman, Lucy Liu, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen.
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Titolo originale Kill Bill - Volume 2. Azione, durata 110 min. - USA 2004. MYMONETRO Kill Bill - Volume 2 * * * * - valutazione media: 4,07 su 108 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Azioni e parole in sintonia anfetaminica! Valutazione 3 stelle su cinque

di Great Steven


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lunedì 16 settembre 2019

KILL BILL – VOLUME 2 (USA, 2004) di QUENTIN TARANTINO. Interpretato da UMA THURMAN, DAVID CARRADINE, DARYL HANNAH, MICHAEL MADSEN, GORDON LIU
La Sposa/Black Mamba porta a termine la sua vendetta contro i responsabili del Massacro ai Pini alla Chiesa Nuziale di El Paso. Prima della resa dei conti con Bill, elimina Budd/Sidewinder ed Elle Driver/California Mountain Snake. I due film sono consequenziali, le sconnessioni temporali e il citazionismo persistono, ma sono anche radicalmente diversi, quasi contrapposti. Il secondo capitolo del dittico è più parlato, libero e d’autore; vi compaiono molta meno violenza, sangue, azione e coreografie, e in compenso vi è più amore e dolore sino ai confini del melodramma, genere assai estraneo al regista: qui, infatti, scopriamo che la Sposa/Beatrix è anche madre, madre della bambina che ha avuto da Bill, che non ha mai conosciuto e che vede per la prima volta quando lei ha quattro anni. Tarantino è un trasformista, un novello Houdini che gioca con gli strumenti stilistici a disposizione e li adopera tutti senza soluzione di continuità: colore e bianconero, schermo panoramico e split-screen, montaggio convulso e piano-sequenza. Rifà la sua apparizione anche l’omaggio al cinema asiatico con lungo e mimetico periodo dedicato all’addestramento di Beatrix alle arte marziali sotto la severa e impietosa guida del Maestro Pai Mei, ma è in funzione della titanica lotta che la guerriera intraprendere per uscire dalla bara dov’è stata sepolta viva da Budd che poco prima le aveva sparato a salve e in seguito l’aveva legata. Il più frequente riferimento meta-cinematografico è condensato nei ritmi lenti dell’epica western, e non soltanto quelli dilatati di Sergio Leone. Più che un film, Tarantino crea un universo filmico. Nel suo repertorio la trama passa sempre in secondo piano per dare maggior risalto alle acrobazie scenografiche, ai colpi di scena mozzafiato, alle scene dal notevole impatto emotivo, ai significati strazianti da ricercare dietro gli atti bellicosi e alla spregiudicatezza di una messa in scena collaudata a puntino nei minimi dettagli prima di riempire lo schermo con un’esplosione che sa al tempo stesso di pacchianeria e raffinatezza. Difficile stabilire se il suo linguaggio espressivo travalichi il sensazionalismo o riguardi più che altro un metodo di rappresentazione che nega l’autocompiacimento per soddisfare le emozioni. Quelle emozioni che, sepolte in fondo all’animo di uno spettatore alla ricerca di brivido, si rivelano poi elementari da espellere quando sorgono, ma tuttavia vanno cercate in luoghi assai reconditi, quasi inespugnabili. Il che fa del nostro film-maker un cultore della settima arte a trecentosessanta gradi abile tanto nell’epurazione dei generi mediante l’impiego di una chimica tutta particolare e molto complessa da esplicare, quanto in una sfrenata e ossessiva caccia all’ultima emozione che si può provare sulla propria pelle osservando spettacoli elaboratissimi di vizi e virtù portati alle loro estreme conseguenze. Nel dare una spiegazione al suo comportamento sanguinosamente preparatorio e per giustificare le sue imprese criminali, Bill afferma: «I overreacted». Nonostante un’eccezione come Jackie Brown, l’intero cinema di Quentin è overeacted, esagerato, mostruosamente tendente all’accumulo e alla ridondanza. La riconoscenza che gli devono quantomeno la Thurman e la Hannah non può conoscere limiti. Del resto, negli anni a venire soprattutto, anche gli altri attori statunitensi che sovente sono stati diretti da lui (Samuel L. Jackson, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Kurt Russell, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Walton Goggins, Christoph Waltz, ecc.) hanno imparato parecchio su un tipo di recitazione dalla grana grossa, ma pur sempre efficace perché finalizzata allo svolgimento di una storia appassionante, di cui lui è il massimo propinatore ed elargitore sul mercato mondiale.

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