Thelma & Louise

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Un film di Ridley Scott. Con Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen, Brad Pitt.
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Titolo originale Thelma & Louise. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 128 min. - USA, Francia 1991. MYMONETRO Thelma & Louise * * * * - valutazione media: 4,00 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

2 donne comuni trasformate in pazzesche criminali. Valutazione 4 stelle su cinque

di GreatSteven


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martedì 13 giugno 2017

 THELMA & LOUISE (USA, 1991) diretto da RIDLEY SCOTT. Interpretato da GEENA DAVIS, SUSAN SARANDON, HARVEY KEITEL, MICHAEL MADSEN, CHRISTOPHER MCDONALD, STEPHEN TOBOLOWSKY, BRAD PITT
Thelma è una trentenne infelicemente sposata con il burbero Darryl che la maltratta. Louise ha quarant’anni e fa la cameriera in un fast-food. Entrambe annoiate, ma legate da una salda amicizia, decidono di partire in sordina per un week-end in montagna all’insegna di pesca e campeggio, piantando volutamente i rispettivi compagni e con la ferma intenzione di divertirsi a più non posso. Il primo dei loro numerosi guai arriva in un country-club dove Thelma, complice una sbronza, sta per essere violentata da un omaccione, e per difenderla Louise è costretta ad uccidere lo stupratore. La polizia è ancora all’oscuro del loro omicidio, e mentre le donne sono in fuga dopo che la loro vacanza si è trasformata in tragedia, caricano su J.D., fascinoso autostoppista con chiare intenzioni malevole nei loro confronti (è un giovane rapinatore). Louise si fa portare un consistente gruzzolo di soldi dal fidanzato Jimmy, ma J.D. li ruba alle due donne approfittando di aver sedotto Thelma, che pertanto, per rimpinguare le azzerate finanze della coppia, commette una rapina in un emporio. Ormai la loro storia passa da orecchio ad orecchio e arriva ad un commissario di polizia che capisce il fatto che le due fuggitive siano divenute criminali per necessità e, dopo aver interrogato con le maniere forti colui che le ha derubate, si mette in contatto con loro nel tentativo di raggiungere un accordo dal punto di vista legale. Ma Thelma e Louise, ormai eccitate dalla loro catena di reati di certo non destinata a terminare qui, continuano a scappare dalla cittadina dell’Arkansas da cui sono partire, attraversando l’Oklahoma per sconfinare in Messico, riuscendo addirittura ad imprigionare nel bagagliaio della volante un poliziotto sulle loro tracce e a far scoppiare l’autocisterna di un volgare camionista che aveva loro manifestato intenzioni lussuriose. Finalmente arriva lo scontro finale con un dispiegamento di elicotteri, agenti e ispettori che le braccano di fronte ad un baratro nel Gran Canyon: che fare? Accettare di collaborare con le forze dell’ordine o spingere sull’acceleratore e coronare una carriera deviante iniziata per caso e portata avanti con crescente autocompiacimento? È il migliore film di R. Scott negli anni ’90. Coadiuvato dall’ottima sceneggiatura di Callie Khouri, è un road-movie fortemente anticonvenzionale, dal respiro che si vanta di sapere d’anarchia, con una struttura che punta alla ricerca sfrenata della libertà, spesso a briglia sciolta, quasi incontrollabile, con due protagoniste che costituiscono l’asse portante di una storia molto originale e raccontata con intelligenza e lucidità: la Thelma di Davis, ingenua, avventata, sicura di sé, determinata, e la Louise di Sarandon, prudente, gatta-morta, aggressiva, comprensiva. Ognuna fa da contraltare all’altra e la completa a vicenda, tanto i caratteri sono costruiti a tavolino e descritti con una bravura recitativa da far venire la pelle d’oca. Ma anche il repertorio maschile non scherza: c’è l’assennato e pragmatico detective di H. Keitel che individua tutte le procedure strettamente lecite per fornire un supporto disinteressato alle due delinquenti occasionali, e fino all’ultimo non demorde, per quanto si ritrovi costretto in extremis a vedere fallire il suo progetto; un giovanissimo B. Pitt, ancora nel pieno del suo fascino da belloccione, che conquista il cuore di Thelma e innesca il sospetto nell’animo di Louise; e poi i due rispettivi compagni di vita, uno estremamente irritabile e arrogante e l’altro più aperto ai bisogni della fidanzata, ma non per questo restio o disposto a lasciarsela sfuggire (tant’è vero che Jimmy crede che il loro motivo di fuga risieda in una scappatella amorosa). I quattro reati commessi nel corso della vicenda – omicidio di primo grado, rapina a mano armata, sequestro di persona, atto lesivo aggravato – si susseguono con ritmo implacabile uno dopo l’altro, mantenendo elevatissima la tensione e facendola esplodere senza mai perdere un colpo, rendendo la suspense un ingrediente fondamentale di una delle opere più femministe che Hollywood abbia mai prodotto. Il femminismo è mostrato senza manicheismi di sorta soprattutto mediante i cambiamenti dinamici che conducono i due personaggi principali ad affrontare un viaggio che si rivela una camera d’espiazione, non per i delitti di cui si macchiano, ma per gli errori trascorsi e il recupero di una gioia purissima che sembrava perduta per sempre. Insomma, un inno di gioia all’anarchismo, al godersi la vita, al sapore di libertà incondizionata e alla valorizzazione delle proprie doti nascoste. L’ottimo gioco di coppia è soltanto un elemento ineliminabile di una squadra che lavora a pieno regime per farne un capolavoro d’avventura e azione che fonde con sapienza la commedia al dramma, inglobando a braccia protese le migliori ricette dell’una e dell’altro: contribuiscono pure la colonna sonora folk rock (stupefacente nei titoli di testa), la scenografia selvaggia e aspra, il montaggio dinamico ed enfatizzato e la fotografia essenziale, ma tutt’altro che sobria. Tempi comici rispettati alla perfezione. Un film che ha fatto scuola ed epoca e ha rivisitato un genere ormai assopito che, grazie specialmente alla forza creativa di R. Scott, è tornato a rinverdire e a bruciare le tappe, come le bruciano Thelma e Louise sulla loro Thunderbird del ’66 da quando chiudono la saracinesca del loro modesto quartiere a quando si gettano di propria volontà oltre il ciglio del precipizio, andando incontro al proprio squinternato e squilibrato destino fino in fondo, appoggiate da un finale aperto che meglio di così non poteva essere pensato. Oscar per la sceneggiatura non originale. 

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