Il giardino dei Finzi Contini

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Un film di Vittorio De Sica. Con Fabio Testi, Helmut Berger, Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Romolo Valli.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 93 min. - Italia 1970. MYMONETRO Il giardino dei Finzi Contini * * 1/2 - - valutazione media: 2,94 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Troppo poco fedele all'originale. Un Oscar maldato Valutazione 2 stelle su cinque

di Great Steven


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mercoledý 2 settembre 2015

IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI (IT/RFT, 1970) diretto da VITTORIO DE SICA. Interpretato da LINO CAPOLICCHIO, DOMINIQUE SANDA, FABIO TESTI, ROMOLO VALLI, HELMUT BERGER, ALESSANDRO D'ALATRI, BARBARA LEONARD PILAVIN, CAMILLO CESAREI, CINZIA BRUNO, EDOARDO TONIOLO, ETTORE GERI, FRANCO NEBBIA
Alla fine degli anni 1930, a Ferrara, i fratelli Micòl e Alberto Finzi-Contini, rampolli di una benestante famiglia ebraica della borghesia cittadina, passano le loro giornate fra partite di tennis coi coetanei e gli studi universitari, per i quali Micòl è impegnata in un’università veneziana. Corteggiata dal figlio di un commerciante che disapprova le sue amicizie altolocate, la spensierata e vitale ragazza finisce però per preferirgli Giampiero Malnate, chimico milanese comunista dalla rude personalità e contrario all’ideologia violenta del regime fascista. Quando tuttavia sopraggiungono le leggi antisemite e scoppia la guerra, la famiglia Finzi-Contini viene dapprima espulsa dai circoli più esclusivi della città emiliana, reclusa progressivamente in un ghetto e infine deportata nei campi di concentramento nazisti. Alberto si ammala di linfogranuloma maligno fino a morirne, e viene sepolto nel monumentale cimitero famigliare, mentre Micòl, i genitori e la vecchia nonna subiscono la deportazione nei luoghi di sterminio. Giampiero è richiamato alle armi e inviato a combattere nella campagna di Russia, mentre il giovane protagonista, riuscito a imboscarsi, rimane solo. I torti di questa riduzione cinematografica del capolavoro di Giorgio Bassani, datato 1962, sono almeno tre: 1.) l’aver dato un nome (per non far confusione né torti a nessuno, è stato appositamente scelto il nome di battesimo dell’autore) all’io narrante, che nel romanzo non viene mai citato esplicitamente, mantenendo un anonimato che però costruisce un alone di misterioso interesse ed eccellente carisma attorno al suo personaggio, meglio costruito sulla pagina scritta che in immagini audiovisive; 2.) aver troppo ridimensionato la figura del professor Ermanno Finzi-Contini, individuo importantissimo nel romanzo per lo svolgimento dello stesso e che nel film fa tre veloci cammei, ritagliandosi niente più che una comparsata insipida e senza sostanza; 3.) aver tralasciato con eccessiva noncuranza la parte in cui i due protagonisti sono bambini, parte che nel libro ha una funzionalità essenziale nella descrizione di entrambe le personalità, mentre il film riduce spudoratamente questo passaggio fondamentale dando per scontata la crescita interiore di due giovani che arrivano sempre ad avvicinarsi a livello sentimentale senza mai raggiungere una completa armonia. Inoltre, nella traduzione filmica, il significato che Bassani aveva saputo, con enorme dovizia di dettagli ed estrema lucidità, attribuire alla sua opera, inteso precipuamente nei temi della lotta alle discriminazioni razziali, dell’amicizia amorosa e delle differenze di ceto, viene travisato e sminuito, perché la sceneggiatura (scritta da Ugo Pirro e Vittorio Bonicelli) trascura inconsapevolmente molti particolari cruciali che invece avrebbero dovuto essere ampiamente valorizzati per delineare un quadro sociopolitico (più sociale che politico) che non può affatto essere guardato con superficialità. Ulteriori ed ennesimi difetti si riscontrano anche nell’approssimazione dell’esecuzione temporale e nei numerosi anacronismi, autentici svarioni che sfigurano con una ricostruzione scenografica che, di per sé, è anche carina e diligente, ma rovinata puntualmente dalle imperdonabili mancanze dei più importanti contributi artistici e tecnici. Perfino la scelta del cast e la direzione degli attori sono molto al di sotto del decoro consueto a V. De Sica. Musiche composte dal figlio Manuel (1949-2014). Fotografia di Ennio Guarnieri. Dà molto da riflettere la vittoria dell’Oscar come migliore film straniero: forse la società dell’Academy Award ha voluto premiare il suo smanceroso romanticismo e l’illanguidita carenza di fedeltà, invece che considerare e (forse) condannare la sua fattura generalmente approssimativa, quasi caricaturale e caratterizzata da una preoccupante povertà di spunti?

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