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stronziocobalto
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sabato 11 febbraio 2012
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un film assolutamente da non perdere !
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ALTRO CHE SEI NOMINATION AGLI OSCAR; MERITA SICURAMENTE DI PIU'; A MIO PARERE E' UNO DEI FILM MEGLIO RIUSCITI A SPIELBERG.
Privo di scene cruente, perciò adatto a tutta la famiglia,il film racconta di un cavallo e delle vicissitudini che dovette affrontare durante la prima guerra mondiale.
Il suo destino era il conflitto, sebbene lo detestasse,ma non furono in pochi ad affezionarsi a lui: tutti avrebbero voluto tenerlo e viverci assieme, ma quella dannata guerra lo impediva sempre.
Un cavallo quasi umanizzato, un guerriero forte e inarrendevole,miracolato lo si chiamava,imperituro, che il destino voleva tornasse a casa, nel Devon, dal suo primo padrone, dal suo amico.
I paesaggi sono meravigliosi e ben scelti, le musiche pure.
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ALTRO CHE SEI NOMINATION AGLI OSCAR; MERITA SICURAMENTE DI PIU'; A MIO PARERE E' UNO DEI FILM MEGLIO RIUSCITI A SPIELBERG.
Privo di scene cruente, perciò adatto a tutta la famiglia,il film racconta di un cavallo e delle vicissitudini che dovette affrontare durante la prima guerra mondiale.
Il suo destino era il conflitto, sebbene lo detestasse,ma non furono in pochi ad affezionarsi a lui: tutti avrebbero voluto tenerlo e viverci assieme, ma quella dannata guerra lo impediva sempre.
Un cavallo quasi umanizzato, un guerriero forte e inarrendevole,miracolato lo si chiamava,imperituro, che il destino voleva tornasse a casa, nel Devon, dal suo primo padrone, dal suo amico.
I paesaggi sono meravigliosi e ben scelti, le musiche pure.
Ricco di colpi di scena, è molto toccante nel finale, quando, ad un passo dalla morte, ad un passo dalla fine,cavallo e ragazzo, dopo aver affrontato mille peripezie nella stessa guerra, separati, si ritrovano e tornano a casa,sotto il tramonto, là dove tutto era cominciato.
GUARDATELO E POI DITEMI SE MENTIVO !
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chaoki21
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sabato 25 febbraio 2012
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il cavallo della speranza
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francamente non capisco xke qualcuno sia così accanito contro questo film, che non ha la presunzione di presentarsi come un film storico-realistico-documentaristico,ma si presenta come favola adatta a persone di tutte le età. lo si vede dalla fotografia, dai colori, dalle luci e anche dal modo di parlare e fare di alcuni personaggi. a me francamente è piaciuto perchè va a toccare i sentimenti, l'affetto per un animale e il legame con il suo amico-padrone. a me piacciono gli animali del resto, perchè quando stabiliscono un legame con le persone, lo fanno in maniera autentica, perchè non sanno mentire, a differenza nostra.
Belle le scene di guerra di trincea,anche se spielberg, sempre per non rovinare troppo questo status di favola del film, non ha voluto essere troppo crudo nelle immagini.
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francamente non capisco xke qualcuno sia così accanito contro questo film, che non ha la presunzione di presentarsi come un film storico-realistico-documentaristico,ma si presenta come favola adatta a persone di tutte le età. lo si vede dalla fotografia, dai colori, dalle luci e anche dal modo di parlare e fare di alcuni personaggi. a me francamente è piaciuto perchè va a toccare i sentimenti, l'affetto per un animale e il legame con il suo amico-padrone. a me piacciono gli animali del resto, perchè quando stabiliscono un legame con le persone, lo fanno in maniera autentica, perchè non sanno mentire, a differenza nostra.
Belle le scene di guerra di trincea,anche se spielberg, sempre per non rovinare troppo questo status di favola del film, non ha voluto essere troppo crudo nelle immagini.
Spielberg inotre ha voluto mostrare come anche durante il conflitto, possa esserci ancora umanità tra i combattenti, quando inglesi e tedeschi mossi dalla pietà collaborano per liberare il cavallo dal filo spinato. Mi ricorda un episodio realmente accaduto durante la guerra fredda, nell'età reaganiana, in cui americani e sovietici , collaborarano tra i ghiacci per liberare 2 balene rimaste intrappolate..
Bella anche la colonna sonora.
Ripeto: buon film secondo me :)
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(di moghi)
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giacomogabrielli
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mercoledì 7 marzo 2012
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steven, steven... **
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La dura recensione in anteprima di MyMovies speravo fosse una delle tante sottovalutazioni di certi film da parte della critica... e invece no. Stavolta purtroppo c'ha preso: Spielberg ha cannato in pieno. Dov'è il regista che ha fatto del suo cinema una religione, che sovrapponendo una bicicletta alla luna ha fatto la storia, che ha sempre saputo anticipare i gusti del pubblico, sfornando, sempre in tempo così da battere tutti, capolavori che hanno accompagnato generazioni intere? 'War Horse' mi ha spiazzato. Spielberg era, è e rimarrà il mio dio, anche se penso che questo non è niente di più che un film della domenica pomeriggio, da oratorio.
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La dura recensione in anteprima di MyMovies speravo fosse una delle tante sottovalutazioni di certi film da parte della critica... e invece no. Stavolta purtroppo c'ha preso: Spielberg ha cannato in pieno. Dov'è il regista che ha fatto del suo cinema una religione, che sovrapponendo una bicicletta alla luna ha fatto la storia, che ha sempre saputo anticipare i gusti del pubblico, sfornando, sempre in tempo così da battere tutti, capolavori che hanno accompagnato generazioni intere? 'War Horse' mi ha spiazzato. Spielberg era, è e rimarrà il mio dio, anche se penso che questo non è niente di più che un film della domenica pomeriggio, da oratorio. Un autentico tarocco. uno scherzo che le recenti poche idee del Maestro ci hanno fatto. Una storia potenzialmente super-strappalacrime, originale e grandiosa. E invece no, Steven si è abbandonato ad un qualcosa di melenso, interpretato da attori brutti e in parte incapaci. Assurde certe situazioni, come la scena dei due soldati che liberano il cavallo nella trincea. Delusione ai massimi livelli per la sceneggiatura nel suo complesso, che contiene troppi personaggi ai quali non c'è il tempo di affezionarsi. Il cavallo c'è praticamente solo all'inizio e alla fine e nel mentre partono tutte storielle che non servono a niente se non a rendere tremendamente lungo e noioso il film. Peccato, perchè da uno sceneggiatore della portata di Richard Curtis ci si aspettava un capolavoro, quale non è. La fotografia di Kaminski è sin troppo ricercata, vista la leggerezza del film. Palesi sono gli omaggi ai film degli albori; apprezzato e chiaro, per esempio, il finale alla 'Via Col Vento'. Lasciando perdere la penosa edizione italiana, realizzata in modo ridicolo, la recitazione si può ritenere fin troppo teatrale, come anche le scenografie. Scioccanti quei pochi secondi in cui la pioggia digitale si muove insieme all'inquadratura e quelle specie di soggettive dell'aratro. Infine, si salvano le musiche del buon Williams, che a tratti risollevano il film dallo squallore che lo domina, i costumi, l'interpretazione di Emily Watson e il trailer. Un'opera si che fa piangere, ma dalla tristezza per come è stata realizzata... della serie: il quarto 'Indiana Jones' in confronto è un filmone. STEVEN, STEVEN... **
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nfl 26
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domenica 19 febbraio 2012
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il mondo secondo spielberg!
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Una famiglia di contadini compra un cavallo,molto veloce, forte ma troppo costoso. I debiti aumentano ed il padrone della terra, sulla quale la famiglia Narracott lavora, esige i debiti pagati con gli interessi. Intanto il cavallo stringe un grande e profondo rapporto con il giovane Albert Narracott; da quest'ultimo sarà chiamato con il nome di Joey! Mentre l'amiciazia tra i due cresce, i debiti aumentano e l'unica speranza è rappresentata dalla prima guerra mondiale, la quale è scoppiata da poco. All'insaputa di Albert, suo padre vende alla cavalleria inglese il cavallo Joey. Il film è la continua ricerca di questo cavallo da parte del giovane Albert, il quale aveva trovato nell'animale, un grande e fedele amico! Questa ricerca attraverserà ogni paese, ogni campo di battaglia ed ogni combattente.
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Una famiglia di contadini compra un cavallo,molto veloce, forte ma troppo costoso. I debiti aumentano ed il padrone della terra, sulla quale la famiglia Narracott lavora, esige i debiti pagati con gli interessi. Intanto il cavallo stringe un grande e profondo rapporto con il giovane Albert Narracott; da quest'ultimo sarà chiamato con il nome di Joey! Mentre l'amiciazia tra i due cresce, i debiti aumentano e l'unica speranza è rappresentata dalla prima guerra mondiale, la quale è scoppiata da poco. All'insaputa di Albert, suo padre vende alla cavalleria inglese il cavallo Joey. Il film è la continua ricerca di questo cavallo da parte del giovane Albert, il quale aveva trovato nell'animale, un grande e fedele amico! Questa ricerca attraverserà ogni paese, ogni campo di battaglia ed ogni combattente. Spielberg mostra come vorrebbe fosse fatto il mondo. Un mondo senza odio, senza pregiudizi e pieno di speranza e giustizia. Un mondo che purtroppo è nell'immaginario di tutti noi e non nella reltà! Questo forse è uno dei più grandi difetti della pellicola; dimentichiamoci di passati film come Schindler's List, Munich ! Esagerate le sei candidature agli oscar. Comunque War Horse è un film che si lascia vedere tranquillamente; alla fin fine Spielberg è sempre Spielberg. Ottime inquadrature, il livello di recitazione è elevato e puramente inlgese. Un film che è visto dallo stesso Spielberg come un momentaneo distacco dai blockbuster ma la mentalità che regna in essi influenza il regista anche qui, con una bella dose di superficialità.
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alfonso nero
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giovedì 8 marzo 2012
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war horses
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Nel 1914, in un villaggio inglese un piccolo proprietario terriero acquista un cavallo per la gioia del piccolo figlio Albert, che decide di chiamarlo Joey e si prende l’impegno di addestrarlo. Joey è un cavallo dotato di una spiccata personalità, un purosangue caratterizzato da“calzini bianchi” sulle quattro zampe e una macchia sul muso che ricorda la forma di una croce. Con il passare del tempo il rapporto tra il ragazzo e il cavallo cresce fino a diventare un legame indissolubile. Ciònonostante, poco tempo dopo, il padre di Albert in gravi difficoltà economiche, contro la volontà del ragazzo, è costretto a vendere l'animale che viene acquistato dall’esercito inglese appena entrato in guerra.
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Nel 1914, in un villaggio inglese un piccolo proprietario terriero acquista un cavallo per la gioia del piccolo figlio Albert, che decide di chiamarlo Joey e si prende l’impegno di addestrarlo. Joey è un cavallo dotato di una spiccata personalità, un purosangue caratterizzato da“calzini bianchi” sulle quattro zampe e una macchia sul muso che ricorda la forma di una croce. Con il passare del tempo il rapporto tra il ragazzo e il cavallo cresce fino a diventare un legame indissolubile. Ciònonostante, poco tempo dopo, il padre di Albert in gravi difficoltà economiche, contro la volontà del ragazzo, è costretto a vendere l'animale che viene acquistato dall’esercito inglese appena entrato in guerra. Il quadrupede, sbattuto da una trincea all'altra, compie azioni eroiche, lasciando un segno di speranza su tutte le persone con cui entra in contatto. Albert intanto, animato dall’indomabile desiderio di ricongiungersi con il suo cavallo, decide di arruolarsi e partire per la guerra. Tratto da un romanzo di Michael Morpurgo del 1982, basato sulle testimonianze reali di alcuni veterani inglesi della prima guerra mondiale, War Horse è diventato anche una pièce teatrale di grande successo che ha debuttato nel South Bank di Londra nel 2007. E, ora, il grande Steven Spielberg ne ha fatto un adattamento per il grande schermo che ha entusiasmato la critica americana. Una storia di amicizia sullo sfondo della prima guerra mondiale, in cui, mentre i primi carri armati facevano la loro apparizione, i cavalli venivano ancora usati come strumento di battaglia. Ma non è un altroSalvate il soldato Ryan, bensì una storia incentrata sui legami affettivi, adatta alle famiglie - ha commentato Spielberg, aggiungendo: “Per la prima volta al cinema l’eroe non è sopra una sella ma sotto. E la storia è raccontata come la vede lui”. Girato nei maestosi paesaggi del Devon, Spielberg ha scelto una troupe ‘all british’, a cominciare dai due sceneggiatori Lee Hall (Billy Elliot) eRichard Curtis (Love Actually, Notting Hill) al cast che vede il giovane protagonista Jeremy Irvine più Peter Mullan, Emily Watson, David Thewlis, Benedict Cumberbatch, Toby Kebbell. War Horse è un film che bilancia perfettamente melodramma, retorica, gusto per la messa in scena e sentimenti, regalandoci una storia capace di farci piangere senza vergogna.
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justcurious
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venerdì 24 febbraio 2012
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classe da gran regista
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War Horse è l'ennesima lezione di classe di Steven Spielberg, la dimostrazione di come il talento del narratore salvi dalla diffusa banalità del raccontare. Il film, tratto da un romanzo di Micheal Morpurgo - già oggetto di una riduzione teatrale -, racconta le vicissitudini di Joey, mezzopurosangue che continuamente sballottato da una disgrazia umana all'altra - spesso peggiore della prima - nello scenario della prima guerra mondiale poi.
I vari passaggi di "proprietà" consentono una panoramica delle diverse sorti intrecciate da una guerra, una carrellata che evidenzia come l'amicizia sia la base di ogni sostegno dinanzi alle avversità - tema del film.
Siamo davanti alla trasposizione per famiglie di un libro per ragazzi, ma la resa tecnica dell'opera - dalla semplice costruzione delle inquadrature alla gestione dei "fuorivista", dai colori di una incredibile fotografia al giusto dosaggio di un epico tema musicale - può giustificare qualche entusiasmo.
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War Horse è l'ennesima lezione di classe di Steven Spielberg, la dimostrazione di come il talento del narratore salvi dalla diffusa banalità del raccontare. Il film, tratto da un romanzo di Micheal Morpurgo - già oggetto di una riduzione teatrale -, racconta le vicissitudini di Joey, mezzopurosangue che continuamente sballottato da una disgrazia umana all'altra - spesso peggiore della prima - nello scenario della prima guerra mondiale poi.
I vari passaggi di "proprietà" consentono una panoramica delle diverse sorti intrecciate da una guerra, una carrellata che evidenzia come l'amicizia sia la base di ogni sostegno dinanzi alle avversità - tema del film.
Siamo davanti alla trasposizione per famiglie di un libro per ragazzi, ma la resa tecnica dell'opera - dalla semplice costruzione delle inquadrature alla gestione dei "fuorivista", dai colori di una incredibile fotografia al giusto dosaggio di un epico tema musicale - può giustificare qualche entusiasmo. Non c'è una pecca nella recitazione, ogni personaggio risulta coerente e ben innestato nel racconto. Chiaramente c'è qualche forzatura nello script - il soccorso tra le trincee in tregua, e forse il finale -, ma il tocco emozionale che però le accompagna conclude la disputa con un bel "chissenefrega!".
Infine, l'ultima sequenza - che ricorda un po' la scena della madre de "Salvate il Soldato Ryan" -, poggiata interamente sul contrasto di luce al tramonto, è forse il gioiellino del film.
Consigliato, specie per un pubblico giovane.
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giugy3000
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domenica 19 febbraio 2012
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cavalcando una guerra di sentimenti
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Ci sono modi e modi al cinema per rendere i sentimenti e le emozioni.Ci sono film infarciti di clichè imbarazzanti, dove la melassa del buonismo e dell'happy-end sgorga a fiumi ed è stucchevolmente gratuita, preconfezionata ed usata sovente per tappare i buchi di una vicenda già vuota in partenza.Qui ci troviamo di fronte ad un film firmato S.S, le due geniali doppie esse che hanno già marchiato capolavori dai titoli d'assonanti doppie vocali come A.I o E.T. Un po'ce lo dobbiamo aspettare già da subito: quel film che definiscono di genere "guerra" sappiamo che non sarà tutto bombe e cannoni, ma una guerra di sentimenti e d'amicizia, il prototipo di film che al grande Spielberg riesce meglio.
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Ci sono modi e modi al cinema per rendere i sentimenti e le emozioni.Ci sono film infarciti di clichè imbarazzanti, dove la melassa del buonismo e dell'happy-end sgorga a fiumi ed è stucchevolmente gratuita, preconfezionata ed usata sovente per tappare i buchi di una vicenda già vuota in partenza.Qui ci troviamo di fronte ad un film firmato S.S, le due geniali doppie esse che hanno già marchiato capolavori dai titoli d'assonanti doppie vocali come A.I o E.T. Un po'ce lo dobbiamo aspettare già da subito: quel film che definiscono di genere "guerra" sappiamo che non sarà tutto bombe e cannoni, ma una guerra di sentimenti e d'amicizia, il prototipo di film che al grande Spielberg riesce meglio.Sarà la guerra per ritrovarsi di Joey e Albert, non due comuni ragazzini del Vermont conosciutosi nello scoppio del primo conflitto mondiale, ma tra un purosangue elegante e di puri "sentimenti umani" e un giovane ragazzo con un fortissimo amore per gli animali e per la vita. Lasciamo perdere il terribile finale scontato e qualche piccola scena di violenza sulla bestia scelta a puntino per impietosire spettatore e animalisti: concentriamoci sulla parte centrale della vicenda, per me la più riuscita, dove Joey viene scelto per affiancare i generali dell'esercito e parte per la prima volta via dal suo padrone per "diventare un cavallo adulto sotto ogni aspetto".Il viaggio di Joey lontano da casa sarà metaforicamente il viaggio della fine dell'adolescenza anche dello stesso Albert,che per riunirsi a lui sceglie di affrontare gli orrori della guerra e di arruolarsi nella speranza di rivederlo,grazie ad un particolare richiamo insegnato al puledrino sin da piccolo. Molto bella la scelta del peregrinare del cavallo di proprietario in proprietario, trovandosi sempre fortunatamente per lui a che fare con persone dotate della medesima sensibilità del suo amato Albert: un generale che lo dipinge in un ritratto per ricordarsene, un ragazzino tedesco che lo cura in ogni minimo dettaglio rendendosi conto della sua rara bellezza,una bambina francese che ne fa l'oggetto dei suoi desideri e lo monta per la prima volta provando una gioia infinita e in un ultimo un caporale tedesco di buon cuore che lo intima alla fuga per salvarsi e sfuggire dal durissimo lavoro del traino dei pesanti cannoni.Gli occhi della bestia sono durante tutto il film di una luce e di un' intelligenza che si percepisce a distanza di chilometri, ricchi di amore e comprensione per tutta la durata della storia, segnale di quel legame che raramente nella vita percepiamo cosi puro tra i nostri simili e Spielberg lo sa bene.Già ai tempi di E.T un giovanissimo ragazzino trova il suo migliore amico aldilà del suo mondo, in un extraterrestre non parlante la nostra lingua ma capace del più magnetico degli sguardi che rimarrà impresso nel nostro cuore per sempre.Purtroppo però non sono d'accordo alle 6 candidature agli oscar che questo film ha ricevuto:una pessima e fintissima fotografia lo rendono un prodotto scarno della filmografia di Spielberg, inoltre non mi è piaciuta la tematica di sfondo, ovvero la prima guerra mondiale, resa malissimo con una sceneggiatura a buchi come un pezzo di groviera. Doppiaggio a malapena sufficiente e attori che si potevano scegliere con un po' più di attenzione, perchè a tratti monoespressivi.Una pellicola comunque pienamente sufficiente,che fa venire una gran voglia di trovare il maneggio più vicino e salire sopra una bella bestia come Joey!
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osteriacinematografo
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venerdì 2 marzo 2012
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la caduta di spielberg
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“War horse” narra la storia di Joey, un cavallo selvaggio che vive libero nelle campagne del Devon. Acquistato all’asta di paese da Ted Narracott a un prezzo spropositato, Joey verrà addestrato da Albert, il figlio di Ted, ad arare i campi angusti della fattoria dei Narracott. Albert instaura un rapporto di profonda amicizia col cavallo, e riuscirà nell’intento di fargli dissodare molti ettari di terra; ma la guerra incombe, il maltempo rovina il raccolto, e Ted è costretto a vendere Joey all’esercito inglese per salvare la fattoria.
Il Capitano Nichols, nuovo proprietario dell’animale, promette ad Albert di averne cura, ma l’uomo muore al primo assalto in Francia, e Joey viene predato dall’esercito tedesco assieme al cavallo del sergente Perkins.
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“War horse” narra la storia di Joey, un cavallo selvaggio che vive libero nelle campagne del Devon. Acquistato all’asta di paese da Ted Narracott a un prezzo spropositato, Joey verrà addestrato da Albert, il figlio di Ted, ad arare i campi angusti della fattoria dei Narracott. Albert instaura un rapporto di profonda amicizia col cavallo, e riuscirà nell’intento di fargli dissodare molti ettari di terra; ma la guerra incombe, il maltempo rovina il raccolto, e Ted è costretto a vendere Joey all’esercito inglese per salvare la fattoria.
Il Capitano Nichols, nuovo proprietario dell’animale, promette ad Albert di averne cura, ma l’uomo muore al primo assalto in Francia, e Joey viene predato dall’esercito tedesco assieme al cavallo del sergente Perkins. I due cavalli attraverseranno insieme la Grande Guerra: prima insieme ai giovani militari tedesci Gunter e Michael, e poi con la dolce Emily, una ragazzina francese che tenta di nasconderli prima che l’esercito tedesco li requisisca per utilizzarli come bestie da soma. Chiunque allaccerà rapporti con Joey finirà male. Nel frattempo Albert, ormai maggiorenne, si arruola e parte per il fronte, e così seguiamo le sue vicende in parallelo a quelle, ancor più drammatiche, dei due splendidi cavalli, prima dell’ovvio e patinato finale.
Spielberg utilizza un linguaggio cinematografico classico e realizza un film banale e scontato, che va dove deve andare senza mai sorprendere, seguendo un canovaccio piatto e deludente; un film ruffiano che adula e tenta di addolcire lo spettatore a suon di clichè e caramelle visive che hanno un sapore commerciale, adattabile ai gusti più disparati. Certo, Joey è un ottimo attore, le scenografie sono accattivanti e ben realizzate, ma la storia è talmente scontata e superficiale da sconcertare: sembra quasi che Spielberg sia stato costretto a fare questo film, o che l’abbia fatto senza alcuna convinzione, con l’inevitabile risultato di produrre un’opera che colleziona stereotipi e si rivela inverosimile.
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cimmino pasquale
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lunedì 12 marzo 2012
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cavalcando nel mondo degli eroi...
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Una lieve storia d'amore, che certamente consola coloro i quali sono amanti di vicende d'altri tempi. In un mondo dove il cavallo-vapore è la forza imperante, un ragazzo, che ben si sa ergere al di là delle afflizioni della miseria, prima, e della guerra, poi, rivive i fasti delle memorabilia antiche, scagliando oltre l'ostacolo ogni timore, come solo i Compagni macedoni avevano fatto o i cavalieri polacchi faranno poi, incuranti del domani.
Accanto al giovane virgulto, si staglia la figura (quasi mostruosa per la sua maestosità) di un cavallo, purosangue, che tanta umanità sembra possedere da, non solo far sfigurare molti dei personaggi del film, quanto da indurre in quanti vengono in contatto con esso un sentimento di pace.
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Una lieve storia d'amore, che certamente consola coloro i quali sono amanti di vicende d'altri tempi. In un mondo dove il cavallo-vapore è la forza imperante, un ragazzo, che ben si sa ergere al di là delle afflizioni della miseria, prima, e della guerra, poi, rivive i fasti delle memorabilia antiche, scagliando oltre l'ostacolo ogni timore, come solo i Compagni macedoni avevano fatto o i cavalieri polacchi faranno poi, incuranti del domani.
Accanto al giovane virgulto, si staglia la figura (quasi mostruosa per la sua maestosità) di un cavallo, purosangue, che tanta umanità sembra possedere da, non solo far sfigurare molti dei personaggi del film, quanto da indurre in quanti vengono in contatto con esso un sentimento di pace. Insomma il cavallo del film si erge a fuoco fatuo nelle tenebre di un mondo indegno, sprigionando non calore, ma una speciale scintilla che certamente rassomiglia a un qualcosa di divino e roussoiano al contempo.
INSOMMA DA VEDERE PER QUANTI AMANO LA LEGGENDA.
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emanu_lele
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domenica 19 febbraio 2012
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un film interessante e struggente
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Prima di tutto vorrei scrivere un appunto sulla recensione della Sig.ra Marzia Gandolfi. Soprattutto quando parla della snaturata connotazione dell'animale "cavallo" (paragonato sanza problemi a scimie, squali e gorilla come se fossero tutti ugualmente spinti dallo tesso istinto animale) con il comportamento umano. E' evidente che la Sig.ra Gandolfi non ha avuto esperienze di animali domestici e parla della dicotomia istinto animale e comportamento umano comw se questi non siano in comunicazione e abbiano una relazione così forte solo nei film holliwoodiani. Bhe! si sbaglia di grosso. I comportamenti del cavallo sono sempre coerenti con il comportamento di un animale domestico che come dice la stessa parola è "piegato" ed adattato alla vita domestica e degli abitanti che la abitano, così come gli abitanti sono influenzati dalle tante sfaccettature che un animale addomesticato è in grado di esprimere.
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Prima di tutto vorrei scrivere un appunto sulla recensione della Sig.ra Marzia Gandolfi. Soprattutto quando parla della snaturata connotazione dell'animale "cavallo" (paragonato sanza problemi a scimie, squali e gorilla come se fossero tutti ugualmente spinti dallo tesso istinto animale) con il comportamento umano. E' evidente che la Sig.ra Gandolfi non ha avuto esperienze di animali domestici e parla della dicotomia istinto animale e comportamento umano comw se questi non siano in comunicazione e abbiano una relazione così forte solo nei film holliwoodiani. Bhe! si sbaglia di grosso. I comportamenti del cavallo sono sempre coerenti con il comportamento di un animale domestico che come dice la stessa parola è "piegato" ed adattato alla vita domestica e degli abitanti che la abitano, così come gli abitanti sono influenzati dalle tante sfaccettature che un animale addomesticato è in grado di esprimere. L'unica volta dove forse esagerano è quando joy, il cavallo protagonista, prende l'iniziativa per sostituire l'amico (il cavallo nero) nel traino del cannone su per la salita.
Per il resto posso dire che è un bello spaccato della prima guerra mondiale visto da un punto di vista originale e cioè l'umanità e disumanità nel rapporto tra gli uomini e tra gli uomini e gli animali; che loro stessi hanno plasmato per le loro esigenze.
Non ha caso il film inizia e finisce con una compravendita di cavalli, trattati come una merce qualsiasi che stride con l'altra faccia del rapporto e cioè la profonda umanità e lo straordinario rapporto che si può instaurare tra 2 esseri viventi tanto distanti quando simili, addirittura in mezzo agli orrori della prima guerra mondiale.
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