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marvelman
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sabato 3 luglio 2010
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anticristo del cinema
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E' molto difficile fare un film più brutto di questo...forse solo dragonball evolution è così...ha incassato 490 milioni in tutto il mondo solo perchè è un film fatto puramente per il commercio, di una qualità che rasenta l'abisso del trash, anche grazie all'ausilio di un 3D fatto peggio che sui libri per i bambini e del fatto di essere il remake di un film di serie Z che può essere amato solamente dai fan...
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lucalip
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venerdì 27 maggio 2011
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piacevole
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Qualche effetto speciale di troppo. Tuttavia il film è decente. La mitologia va un pò a farsi benedire, ma la trama è abbastanza avvincente e il personaggio di Perseo abbastanza credibile. Ottimi Neeson e Phinnies nei ruoli di Zeus e Ade. Piacevole
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keanu
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venerdì 9 luglio 2010
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superficiale, piatto e noioso !!
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Mediocre e ridicolo, trama piatta, superficiale e scontata ...
Effetti speciali appena sufficienti. Buono il trucco. Discreti i costumi e la colonna sonora !
Regia scarsa.
Si può vedere, ma basta, non lascia nulla ...
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darkenry
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martedì 24 maggio 2011
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un buon film
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Questo è un normale film. Non è uno di quei capolavori che ti rimangono impressi, ma neanche un fallimento. Gli effetti speciali sono buoni, gli attori se la cavano bene nelle loro parti, il trucco invece è la cosa più ruscita del film. Niente di che.
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joker 91
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martedì 7 settembre 2010
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siamo alle solite
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un film distrutto dal troppo baccano degli effetti speciali,un cast eccellente di attori su tutti i mitici liam neeson ed ralph fiennes che sono sprecati totalmente in un lavoro dove si poteva davvero fare qualcosa di grande ma come al solito Hollywood ha rovinato tutto con i soliti effetti speciali tralasciando tutto il resto per far soldi,il risultato-250 milioni di dollari spesi per la realizzazzioni ed il film è andato pure malissimo a livello di critica e pubblico,solito blockbuster hollywoodiano inutile.
Spero in futuro a idee originali intelligenti,non i soliti film come questo che non insegnano nulla e che costato cifre astronomiche senza soddisfare.
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ferdinando
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giovedì 22 aprile 2010
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scontro tra titani e l’autonomia del mito
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Per uno storico del mito greco il film sarebbe da stroncare poiché il mito di Perseo è presente solo in modo alquanto telefonato –il termine calcistico rende l’immediatezza dell’idea proprio come è prerogativa per il mito-, tuttavia per chi ravvede una contraddizione nel parlare di storicità del mito il tema è già diverso, il tema non è né Perseo, né i Titani ma, appunto, il mito e il titolo del film è solo una necessità atta a suggerire un nesso di continuità in divenire con l’ultimo film mitologico firmato Ray Harryhausen, necessità rafforzata dalla bella e nostalgica apparizione della sua civetta meccanica tratta dal film del 1981 di Desmond Davis, un divenire che viene applicato anche alla tradizione mitologica greca e che utilizza, integrandoli o trasformandoli sapientemente, anche temi mitologici diversi per epoca e circostanze e che tuttavia contrassegnano la nostra epoca sempre in attesa di un eroe che la salvi definitivamente dai suoi cracken.
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Per uno storico del mito greco il film sarebbe da stroncare poiché il mito di Perseo è presente solo in modo alquanto telefonato –il termine calcistico rende l’immediatezza dell’idea proprio come è prerogativa per il mito-, tuttavia per chi ravvede una contraddizione nel parlare di storicità del mito il tema è già diverso, il tema non è né Perseo, né i Titani ma, appunto, il mito e il titolo del film è solo una necessità atta a suggerire un nesso di continuità in divenire con l’ultimo film mitologico firmato Ray Harryhausen, necessità rafforzata dalla bella e nostalgica apparizione della sua civetta meccanica tratta dal film del 1981 di Desmond Davis, un divenire che viene applicato anche alla tradizione mitologica greca e che utilizza, integrandoli o trasformandoli sapientemente, anche temi mitologici diversi per epoca e circostanze e che tuttavia contrassegnano la nostra epoca sempre in attesa di un eroe che la salvi definitivamente dai suoi cracken. Assolvo dunque il regista, il mito non è una forma statica e neppure è storia, il mito è arte che si autoalimenta come la musica autoalimenta se stessa, quasi svincolandosi dal suo compositore che dall’idea trae gli elementi per controllare i tempi e i modi dell’armonica reazione a catena. In un mondo che ha <> (cito Karoly Kerényi ricercatore e studioso sulla religione greca), ben vengano film come questo che aprono il mito al suo vero senso di movimento, ove la verosimiglianza con l’originale ha il valore di un tramonto vero, ove il tempo si dispiega sulle ali di Pegaso, rispetto ad un tramonto dipinto che fissa il tempo –quest’immagine me la suggerisce il film nella splendida e brevissima inquadratura in campo lungo di Perseo che cavalca Pegaso lungo una spiaggia, ove il sole è al tramonto sull’orizzonte del mare.
Lasciamo che attraverso i nostri occhi le belle immagini del film vibrino insieme a noi per espanderci verso orizzonti misteriosi di conoscenza che recuperino al positivismo dello spirito scientifico il senso di quell’ingenuità che rivela la creatività nell’arte e nell’artista; <>, la cinematografia si avvale della scienza e in ciò dà il proprio contributo alle attese che sono nell’espressione di Karoly Kerényi. Ritorni dunque Perseo a decapitare la gorgonea ottusità di chi ferma le immagini sulla retina per proiettarle in un passato che non è più, essa è l’immagine riflessa di Medusa sullo scudo di Perseo, per questo si finisce decapitati con Medusa, imprigionati nell’attimo dell’oggi che contempla un passato di pietra.
In quest’ottica, tralasciando la perfettibilità del 3D e la sola delusione della manieristica e poco convincente ricostruzione dell'Olimpo, il film respira, è ben confezionato, ci accompagna sui sentieri propri alla cinematografia, che non sono quelli della semplice riproduzione del reale, e fa riflettere sul profondo significato dell’autonomia del mito greco e del mito in genere che risorge reinterpretato in quel di Hollywood e gli esempi sono molti.
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