Ryan, il tagliateste a rischio di missile «sentimentale»
di Roberto Silvestri Il Manifesto
Se Jack Kerouac fosse stato cattivo «dentro» e non un poeta; se avesse indossato cravatte e completi Armani e al posto dei suoi adorati «finestrini- da-treno-come-cinemascope» della Union Pacific avesse preferito volare e collezionare mille-miglia American Airlines, studiando a fondo, più del buddismo mahayana, il regolamento per collezionare punti e vantaggi con Hertz e Hilton hotel, avrebbe avuto il volto e il fascino on the road di George Clooney.
L'attore di Lexington, in questo buffo film interpreta (scodellando da virtuoso una gamma tonale di espressioni mai banale) una metamorfosi mostruosa del tipo beatnik. [...]
di Roberto Silvestri, articolo completo (4533 caratteri spazi inclusi) su Il Manifesto 22 gennaio 2010