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superlini
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domenica 12 febbraio 2012
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il messaggio di goya
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Questo film non vuole mettere in scena tanto la personalità dell'artista (come su Amadeus, opera dello stesso regista su Mozart), quanto il messaggio che Goya vuole comunicare coi suoi quadri. "Il sonno della ragione genera mostri" titola il più famoso degli 80 Capricci dell'artista, quel sonno che fa diventare dannosa qualsiasi ideologia spinta al fanatismo, sia che si tratti della religione Cattolica (che dovrebbe essere simbolo di fratellanza e misericordia), sia che si professino le idee socialmente avanzate della Rivoluzione Francese. Tanto le Sacre Scritture quanto la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino diventano strumenti di tortura verso persone innocenti, mezzi per calpestare quei diritti per il quale si dovrebbe lottare.
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Questo film non vuole mettere in scena tanto la personalità dell'artista (come su Amadeus, opera dello stesso regista su Mozart), quanto il messaggio che Goya vuole comunicare coi suoi quadri. "Il sonno della ragione genera mostri" titola il più famoso degli 80 Capricci dell'artista, quel sonno che fa diventare dannosa qualsiasi ideologia spinta al fanatismo, sia che si tratti della religione Cattolica (che dovrebbe essere simbolo di fratellanza e misericordia), sia che si professino le idee socialmente avanzate della Rivoluzione Francese. Tanto le Sacre Scritture quanto la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino diventano strumenti di tortura verso persone innocenti, mezzi per calpestare quei diritti per il quale si dovrebbe lottare. Come nei dipinti di Goya, il film mostra come il terrore superstizioso faccia sì che il mostruoso e il demoniaco alberghino nella stirpe umana, particolarmente in quegli uomini di Chiesa che credono (forse anche in buona fede) di contrapporvisi. Anche l'esercito francese, autoproclamatosi portatore giusto di ideali che sono veramente avanzati e necessari allo sviluppo della Spagna, finisce per essere dipinto tanto dall'artista quanto dal regista come una batteria di soldati freddi e insensibili come il metallo, che sparano sui civili e stuprano le donne. Qualsiasi ideologia deve essere sempre vagliata dalla ragione, perché anche partendo con buone intenzioni se si arriva al fanatismo si può sfociare nella parte bestiale e brutale dell'uomo.
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martino76
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venerdì 11 novembre 2011
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respirare il 1800
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Ottimo film da un punto di vista artistico ma anche storico storico. Riesce a trametterti la spietatezza,la ferocia, il cinismo, il desiderio di rivalsa e la voglia di cambiamento dell'ottocento europeo. Assolutamente da vedere
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qoelet
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domenica 31 luglio 2011
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luci e ombre
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Goya non è il protagonista del film, ma è il personaggio centrale attorno al quale si snodano le vicende della storia, dall'inquisizione spagnola passando per la rivoluzione francese fino ad arrivare al peridodo della restaurazione. Attorno a Goya si muovono intrecciate fra loro le vicende di Bardem, prima inquisitore poi rivoluzionario e infine vittima della restaurazione, e della Portman, figlia di una famiglia di benestanti caduta nelle mani dell'inquisizione. Si assiste quindi, in coincidenza con le diverse fasi storiche, a radicali cambi di potere che alcuni cercano di sfruttare a proprio vantaggio, come Lorenzo/Bardem, altri che ne saranno comunque vittime, come Alicia/Portman e altri ancora che paiono non essere toccati nel loro status quo come Goya/Skarsgard.
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Goya non è il protagonista del film, ma è il personaggio centrale attorno al quale si snodano le vicende della storia, dall'inquisizione spagnola passando per la rivoluzione francese fino ad arrivare al peridodo della restaurazione. Attorno a Goya si muovono intrecciate fra loro le vicende di Bardem, prima inquisitore poi rivoluzionario e infine vittima della restaurazione, e della Portman, figlia di una famiglia di benestanti caduta nelle mani dell'inquisizione. Si assiste quindi, in coincidenza con le diverse fasi storiche, a radicali cambi di potere che alcuni cercano di sfruttare a proprio vantaggio, come Lorenzo/Bardem, altri che ne saranno comunque vittime, come Alicia/Portman e altri ancora che paiono non essere toccati nel loro status quo come Goya/Skarsgard.
Sceneggiatura quindi interessante ma che la regia di Forman non riesce a svilupare con il giusto ritmo. Nonstante i colpi di scena e i salti temporali che ci portano attraverso le diverse fasi storiche, il film sembra sempre procedere "con il freno a mano tirato". Dopo quasi due ore di visione il finale viene accolto dallo spettatore con un senso di liberazione che svilisce le buone intuizioni di una sceneggiatura sicuramente originale e ben costruita.
Bravi gli attori, ma da Forman era lecito aspettarsi un risultato migliore di questo.
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dario
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domenica 27 febbraio 2011
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incerto
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Crudeltà e compassione con Goya spettatore suo malgrado. Ad un certo punto interviene pure a favore, ovviamente, della compassione. Ma l'insieme è quanto mai approssimativo, incerto e non poco dozzinale nella trattazione del tema storico. Del quale rimane il fondale (un gran bel fondale) e una recitazione più che accettabile. Sostanzialmente è una specie di romanzo d'appendice, condotto con mano tremolante, alla ricerca di una morale non banale, invece banalissima.
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immanuel
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sabato 18 dicembre 2010
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elogio della follia
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Con la sua consueta miscela di grottesco e drammatico Forman ci consegna, come aveva già fatto in "Amadeus" (in cui, sebbene la pellicola apparia più biografica rispetto a L'ultimo inquisitore, la narrazione trae linfa ugualmente dal raconto della vita del protagonista), la raffigurazione straordinaria di un'epoca. La vicenda privata di Goya si intreccia con la storia di un'istituzione, l'inquisizione spagnola, che ritorna spesso nei dibatitti storiografici moderni e che è stata assurta a simbolo del "fanatismo religioso" cattolico, all'interno del quale è attivo un monaco, Padre Lorenzo, interpretato come sempre nel modo più adeguato da Javier Bardem, che si prende carico della riedizione di forme e metodi di indagine che erano stati abbandonati, ma che in tempi "confusi", come quelli del predominio del pensiero illuminista, vanno forzatamente riesumati per garantire l'osservanza dell'ortodossia della dottrina e la buona condotta, rispettosa dei dettami evangelici, dei fedeli sempre più avvezzi al peccato.
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Con la sua consueta miscela di grottesco e drammatico Forman ci consegna, come aveva già fatto in "Amadeus" (in cui, sebbene la pellicola apparia più biografica rispetto a L'ultimo inquisitore, la narrazione trae linfa ugualmente dal raconto della vita del protagonista), la raffigurazione straordinaria di un'epoca. La vicenda privata di Goya si intreccia con la storia di un'istituzione, l'inquisizione spagnola, che ritorna spesso nei dibatitti storiografici moderni e che è stata assurta a simbolo del "fanatismo religioso" cattolico, all'interno del quale è attivo un monaco, Padre Lorenzo, interpretato come sempre nel modo più adeguato da Javier Bardem, che si prende carico della riedizione di forme e metodi di indagine che erano stati abbandonati, ma che in tempi "confusi", come quelli del predominio del pensiero illuminista, vanno forzatamente riesumati per garantire l'osservanza dell'ortodossia della dottrina e la buona condotta, rispettosa dei dettami evangelici, dei fedeli sempre più avvezzi al peccato. Il regista, prima fornendoci uno spaccato efficace dell'intolleranza e dell'integralismo cattolici, che si esprimono attraverso i processi sommari, i metodi di tortura e le condanne a morte per eresia, poi dandoci l'immagine della tracimazione della domanda di libertà in arbitrio omicida e della perdita di significato dei proclami di scioglimento dalle catene della schiavitù da parte di Napoleone, di fronte alle violenze e ai soprusi esercitati a danno della popolazione spagnola, ci mette dinnazi alle contraddizioni dell'uomo e all'incoerenza delle sue azioni, prima votate alla realizzazione di uno scopo e puntualmente smentite dalla messa in atto di un comportamento contrario agli intendimenti originari. E' il paradosso dell'agire umano, facile all'incoerenza e ai mutamenti di scena improvvisi. L'incarnazione di questa tendenza è l'inquisitore e il rivoluzionario a un tempo, figura reazionaria e fedele nel progresso, dispotica e democratica, retriva e avanzata. Il cineasta sembra, però, a giudicare dall'esito che assegna alla vita del personaggio, che ci voglia comunicare una visione, in un certo modo, fatalista delle cose. Perché il destino toccato, in principio, all'inquisitore è il medesimo che si ripete nello stesso individuo che però ha assunto spoglie differenti, quelle del giacobino e non più del fanatico. La vera vittima di tutto ciò è, tuttavia, il disagiato, la persona onusta e oppressa da difficoltà e malattie, il disadattato. Colui che dovrebbe essere, a ogni buon conto e prescindendo dalle scuole ideologiche e/o fideistiche, il destinatario degli sforzi degli uomini volti a trasformare in meglio il proprio contesto. L'eterna bambina e madre, ormai dovorata dal germe della follia, colei che più di tutte era stata trascurata da quell'uomo al quale, ormai morto, stringe la mano, è la persona che mostra disinteressatamente umanità e cuore sconfinati.
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dony 64
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martedì 25 novembre 2008
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film storico
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Film storico ambientato nel 1800.La trama e' buona cosi'anche la recitazione e la sceneggiatura che e' ottima.Bravi l'attore Bardem e sopratutto Natalie Portman che recita divinamente la sua doppia o tripla parte.Da vedere.Voto 7+
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paolo
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lunedì 27 ottobre 2008
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bellissimo
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Veramente un grande film. Racconta con crudezza situazioni sicuramente capitate in periodo di caccia alle streghe in un momento storico molto movimentato. Da segnalare la recitazione di altissimo livello sia di Javier Bardem che di Natalie Portam
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ermes
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domenica 31 agosto 2008
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incredibile
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ottimo film, sia sull'aspetto storico che tecnico.....per me un film che dovrebbero proiettare nelle scuole.....per ricordare come eravamo e come potremo ritornare.
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gcarlo
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sabato 30 agosto 2008
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alla fine si legge il senso del film
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La storia,ci dice Forman, è essenzialmente enigmatica ed intrisa di male. Dove sta la verità? La Rivoluzione Francese ha sicuramente abbattuto la nefasta Inquisizione ma a che prezzo per la Spagna? Nel suo sviluppo la storia trascina con sè ideali, corruzione, violenza senza riguardo per gli umili ed indifesi. I grandi vengono e vanno con il loro carico di malvagità sempre,ovunque.Ma c'è sempre qualcosa che si riscatta anche nei più oscuri momenti,il semplice amore, l'amicizia. Il film si chiude con i tre protagonisti insieme finalmente:l'infelice modella stringe la mano all'unico uomo che ha conosciuto pur essendone stata la vittima e dietro Goia l'unico amico.
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