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flegiàs tn
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martedì 4 dicembre 2007
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un successo da......capogiro, per sir alfred.
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Il più misterioso, astratto e doloroso dei film di Hitchcock. Anche quello che ha provocato le letture più estreme (c'è chi ha parlato di film sulla necrofilia: Stewart soffrirebbe della passione per donne morte, senza poterlo ammettere), e che rompe esplicitamente il distacco olimpico del Maestro come una sorta di confessione ininterrotta a bassa voce.
Costruito quasi fino alla fine come un film fantastico, ha la ciclicità inarrestabile dell'incubo. Tutto è destinato a ripetersi senza poter essere modificato. Una volta tanto in Hitchcock, lo spettatore, come nelle più tradizionali costruzioni ad enigma del poliziesco, non ne sa più del protagonista, insieme al quale condivide il riflesso doppio e ambiguo delle cose che continuano a cambiare di senso.
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Il più misterioso, astratto e doloroso dei film di Hitchcock. Anche quello che ha provocato le letture più estreme (c'è chi ha parlato di film sulla necrofilia: Stewart soffrirebbe della passione per donne morte, senza poterlo ammettere), e che rompe esplicitamente il distacco olimpico del Maestro come una sorta di confessione ininterrotta a bassa voce.
Costruito quasi fino alla fine come un film fantastico, ha la ciclicità inarrestabile dell'incubo. Tutto è destinato a ripetersi senza poter essere modificato. Una volta tanto in Hitchcock, lo spettatore, come nelle più tradizionali costruzioni ad enigma del poliziesco, non ne sa più del protagonista, insieme al quale condivide il riflesso doppio e ambiguo delle cose che continuano a cambiare di senso. Alla fine la scoperta del colpevole (non ci verrà detto neanche se sarà assicurato alla giustizia o meno) è totalmente indifferente rispetto a quella del disinganno e del lutto subìto a ripetizione.
Noto per le sue vistose performance tecniche (la simulazione ottica delle vertigini, la famosa sequenza del sogno), ha in realtà un andamento “lento e contemplativo” scosso senza preavviso da trasalimenti, allucinazioni, accessi di colpa e riflessi mancati. E’ il più bel film di Hitchcock (con tutto il rischio che un'affermazione del genere comporta), interpretato da un James Stewart perennemente assorto e vulnerabile (“Tutti gli sforzi che compie per ricreare la donna, cinematograficamente, sono mostrati come se cercasse di spogliarla invece che di vestirla”, Hitchcock) , e da una Kim Novak cui il cinema non ha offerto più niente di altrettanto affascinante e seducente.
Titoli di testa di Saul Bass che pesano quasi come un'altra sequenza del film: sullo stupendo tema musicale di Herrmann, lavorano sulla grafica di spirali che ruotano, in un film in cui “tutto diventa cerchio, ma il cerchio non si chiude” (Eric Rohmer): potrà il povero Scottie passare il resto della propria vita senza continuare a cercare un’altra sosia della donna che ha perso due volte? Il regista, innocuo passante, attraversa un'inquadratura nella prima parte del film.
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reiver
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lunedì 17 novembre 2008
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ossessione
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Finalmente!Scrivere una recensione per me è come tornare a casa...Volevo ricominciare da "Io e Annie" ma qualche sera fa ho registrato su dvd "La donna che visse due volte" rivedendolo per l'ennesima volta.Allora non ho resistito;nonostante la mia ritrosia a parlare di film che sono stati scandagliati così profondamente (essendo capolavori riconosciuti) stavolta non potevo resistere,amo troppo questa pellicola.Più in generale sono un appassionato di Hitchcock,tanto che già a 15 anni avevo visto quasi tutti i suoi film americani;fare una classifica è per me più arduo che sorbirmi una puntata di "piccolissimi uomini dal piccolissimo cervello e piccolissime donne dal grosso sedere" (il nuovo programma della De Filippi),ma "La finestra sul cortile","Notorious" e "Intrigo Internazionale" sono da sempre tra i miei "pezzi" preferiti,oltre naturalmente a "Psyco",il film più spaventoso mai realizzato.
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Finalmente!Scrivere una recensione per me è come tornare a casa...Volevo ricominciare da "Io e Annie" ma qualche sera fa ho registrato su dvd "La donna che visse due volte" rivedendolo per l'ennesima volta.Allora non ho resistito;nonostante la mia ritrosia a parlare di film che sono stati scandagliati così profondamente (essendo capolavori riconosciuti) stavolta non potevo resistere,amo troppo questa pellicola.Più in generale sono un appassionato di Hitchcock,tanto che già a 15 anni avevo visto quasi tutti i suoi film americani;fare una classifica è per me più arduo che sorbirmi una puntata di "piccolissimi uomini dal piccolissimo cervello e piccolissime donne dal grosso sedere" (il nuovo programma della De Filippi),ma "La finestra sul cortile","Notorious" e "Intrigo Internazionale" sono da sempre tra i miei "pezzi" preferiti,oltre naturalmente a "Psyco",il film più spaventoso mai realizzato.Ma "Vertigo" ha qualcosina in più:sin dai titoli di testa,congegnati dal mago Saul Bass sulla musica di Hermann l'inquietudine ti prende lo stomaco e non ti abbandona più fino alla fine...Non si tratta di paura o terrore,ma di una angoscia interiore che è giustificabile solo in parte dalla trama."Vertigo" ,il titolo originale,si riferisce alla fobia del protagonista,il terrore dell'altezza,che lo costringe ad abbandonare il suo lavoro di poliziotto e ad accettare,con qualche riluttanza,un tranquillo incarico di sorveglianza verso la moglie di un amico che crede di essere la reincarnazione di una donna morta suicida.Non posso e non voglio svelare altri particolari della trama,ma più vedo questo film e più mi convinco che la vertigine di "Scottie" non è altro che l'amore verso Madeleine.Ovviamente Hitchcock non lo dice in maniera esplicita,ma tracciando i binari di una storia d'amore tormentata ,quasi delirante,configura l'innamoramento come una sorta di malattia che sconvolge i sensi e gli equilibri,sia fisici che spirituali:la fobia del protagonista non è altro che l'espressione di questo sconvolgimento.Alcuni momenti del film sottolineano tutto ciò:la scena del ristorante,in cui Scottie incrocia per la prima volta lo sguardo di Madeleine (una scena resa in maniera fantastica da Hitch),la sequenza nel bosco delle sequoie,ma soprattutto quella della trasformazione di Judy in Madeleine,in cui la maestria di un regista e la straordinaria bravura dell'immenso Stewart e della conturbante Novak si incontrano in uno dei momenti memorabili del cinema di ogni tempo.Scottie non cerca ,come ho letto da qualche parte,di far rivivere una morta,ma di riprovare quel sentimento che lo aveva ossessionato , e che lo porta a rivedere Madeleine in ogni donna che le somiglia anche lontanamente.Per questo "Vertigo",nonostante le apparenze "gialle" è in realtà un film sull'amore,anzi è il miglior film mai fatto sul tema,almeno secondo i miei gusti un pò originali.Degli attori ho già parlato:la Novak è assolutamente fantastica,chi dice che non era una brava attrice non capisce nulla.James Stewart è l'attore più importante della storia del cinema (non faccio classifiche di bravura per non alimentare polemiche):in questo film è davvero eccezionale nel rendere l'angoscia del protagonista,è curioso che l'insuccesso commerciale del film abbia portato alla separazione tra lui e Hitch. Chi ha già visto questa imperdibile opera sa già se Scottie guarirà o meno dalla sua malattia;ma alla fine di questo film mi chiedo puntualmente se convenga davvero guarire in certi casi...
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mr.619
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domenica 4 luglio 2010
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limitazione del rinascente campo mentale
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Il thriller psicologico più importante della storia del cinematografo.La pellicola si delinea come il tracciamento di un moto armonico circolare vorticoso ("Vertigo") le cui principali connotazioni sostanziali e, in relazione ai punti di vista, accidentali (vedesi il finale) trovano la loro reale esistenza nei concetti di spazio e tempo, viventi in base alla soggettività ed interiorizzazione della propria coscienza e del proprio "io".L'uomo può chiudere col passato, ma il passato non chiude mai con l'uomo.Le azioni compiute riecheggiano nell'eternità.Il baratro, il fondo della spirale così perversa eppure così ipnotizzante che domina l'occhio del protagonista e dello spettatore durante la proiezione hanno la facoltà e il grandissimo potere di introdurlo in quello stato onirico di immaginazione, nel quale si possono ravvisare tanto una grave crisi d'identità quanto una ben altrettanto pericolosa caduta nell'abisso dell'intelletto passivo, succube dell'apparenza e pura e cruda misticità dell'artefizio diabolico della mente criminale.
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Il thriller psicologico più importante della storia del cinematografo.La pellicola si delinea come il tracciamento di un moto armonico circolare vorticoso ("Vertigo") le cui principali connotazioni sostanziali e, in relazione ai punti di vista, accidentali (vedesi il finale) trovano la loro reale esistenza nei concetti di spazio e tempo, viventi in base alla soggettività ed interiorizzazione della propria coscienza e del proprio "io".L'uomo può chiudere col passato, ma il passato non chiude mai con l'uomo.Le azioni compiute riecheggiano nell'eternità.Il baratro, il fondo della spirale così perversa eppure così ipnotizzante che domina l'occhio del protagonista e dello spettatore durante la proiezione hanno la facoltà e il grandissimo potere di introdurlo in quello stato onirico di immaginazione, nel quale si possono ravvisare tanto una grave crisi d'identità quanto una ben altrettanto pericolosa caduta nell'abisso dell'intelletto passivo, succube dell'apparenza e pura e cruda misticità dell'artefizio diabolico della mente criminale.Capolavoro.
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mondolariano
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mercoledì 13 aprile 2011
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amore-ossessione
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“Vertigo” è stato tratto dal romanzo “D’entre les morts”, di Pierre Boileau, a sua volta derivato da alcuni racconti di Edgar Allan Poe (il tema del doppio e l’ossessione di rivivere lo stesso amore in due donne diverse). Ma mentre nel libro il mistero resta insoluto fino alla fine, Hitchcock decide di rivelare già al 94° minuto l’identità della seconda donna. In questo modo il regista rinuncia al fascino dell’enigma guadagnando in psicologia: il sincero desiderio d’amore della ragazza si scontra con la follia del suo uomo, ossia lo struggimento di rivivere il passato che è tipico dell’amore-ossessione.
Fa da collante una carica emotiva di straordinaria efficacia, composta dal fascino di ogni singolo momento e da una scenografia minuziosamente studiata per creare l’effetto della vertigine: le gru del cantiere navale, il ponte sospeso, la casa di Midge che domina il panorama di S.
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“Vertigo” è stato tratto dal romanzo “D’entre les morts”, di Pierre Boileau, a sua volta derivato da alcuni racconti di Edgar Allan Poe (il tema del doppio e l’ossessione di rivivere lo stesso amore in due donne diverse). Ma mentre nel libro il mistero resta insoluto fino alla fine, Hitchcock decide di rivelare già al 94° minuto l’identità della seconda donna. In questo modo il regista rinuncia al fascino dell’enigma guadagnando in psicologia: il sincero desiderio d’amore della ragazza si scontra con la follia del suo uomo, ossia lo struggimento di rivivere il passato che è tipico dell’amore-ossessione.
Fa da collante una carica emotiva di straordinaria efficacia, composta dal fascino di ogni singolo momento e da una scenografia minuziosamente studiata per creare l’effetto della vertigine: le gru del cantiere navale, il ponte sospeso, la casa di Midge che domina il panorama di S.Francisco, le strade a saliscendi della città, le illusioni ottiche come i vortici rotanti e la zoomata in avanti con carrellata all’indietro sulla tromba della scale, le sequoie giganti, l’abisso alienante del tempo che passa.
Le attese piene di mistero sono commentate da una musica intensa, opera di Bernard Herrmann, che rubò a piene mani da Gustav Holst e il suo brano “Saturno”, e che l’anno seguente copierà se stesso in “Viaggio al centro della Terra”. Proprio la combinazione data dalla musica e dalla cornice surreale di una trama in se scarna costituisce gran parte del valore di questo capolavoro.
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renato c.
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lunedì 6 dicembre 2010
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il capolavoro di hitchcock
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E' un film stupendo! Parte come una storia paranormale: mistero, defunti che entrano nei corpi dei viventi, ecc. Verso la fine si vede invece che tutto ha una spiegazione logica e razionale! I due protagonisti James Stewart e Kim Novak sono favolosi! Stewart grande come sempre (è stato infatti protagonista di diversi film di Hitchcock) Kim Novak bellissima e misteriosa, adattissima alla parte, e che è di un tono tutto diverso quando Scottie la reincontra con un diverso colore dei capelli e con un carattere un po' volgarotto e agressivo! La prima parte del film è un continuo pedinamento che Scottie, su richiesta di un suo vecchio amico, fa di Madeleine, moglie dell'amico, ritenuta da questi posseduta dallo spirito della sua bisnonna Carlotta Valdes; il tutto sempre accompagnato da una musica tenebrosa particolarmente adatta! Significative le visite di Madeleine alla tomba di Carlotta Valdes, il suo soffermarsi al museo, davanti al suo ritratto,ecc.
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E' un film stupendo! Parte come una storia paranormale: mistero, defunti che entrano nei corpi dei viventi, ecc. Verso la fine si vede invece che tutto ha una spiegazione logica e razionale! I due protagonisti James Stewart e Kim Novak sono favolosi! Stewart grande come sempre (è stato infatti protagonista di diversi film di Hitchcock) Kim Novak bellissima e misteriosa, adattissima alla parte, e che è di un tono tutto diverso quando Scottie la reincontra con un diverso colore dei capelli e con un carattere un po' volgarotto e agressivo! La prima parte del film è un continuo pedinamento che Scottie, su richiesta di un suo vecchio amico, fa di Madeleine, moglie dell'amico, ritenuta da questi posseduta dallo spirito della sua bisnonna Carlotta Valdes; il tutto sempre accompagnato da una musica tenebrosa particolarmente adatta! Significative le visite di Madeleine alla tomba di Carlotta Valdes, il suo soffermarsi al museo, davanti al suo ritratto,ecc. Poi il tentativo di suicidio di Madeleine, fatto per emulere la sua bisnonna, il suo salvataggio da parte di Scottie, il loro iniziare a frequentarsi ed il successivo ed inevitabile innamoramento! Quindi il suicidio riuscito di Madeleine che si getta dal campanile di una tenebrosa missione spagnola, senza che Scottie possa intervenire in quanto soffre terribilmente di vertigini dopo che, all'inizio del film, un suo collega è precipitatto dal tetto di un palazzo nel tentativo di salvarlo! Quindi la depressione e la quasi pazzia di Scottie, in cui si vede proprio che James Stewart è un grande attore! Bellissima la scena del mazzo di fiori che si scompone con l'uso dei disegni animati, col viso di Scottie che appare in mezzo, davanti alla tomba vuota di Carlotta Valdes, e precipitando lui stesso dal campanile! Si era veramente innamorato follemente di Madeleine, ed ora, anche con un complesso di colpa per la sua morte non riesce più a darsi pace! E poi l'incontro co Judy, sosia di Madeleine, che poi si viene a sapere essre l'amante del marito di Madeleine, e che aveva architettato assieme a lui tutto un piano per uccidere la moglie ed eritare le sue richhezze. E la donna che Scottie pensava fosse Madeleine era invece sempre lei, che recitava tutta la commedia! Ha però scoperto di essersi innamorata veramente di Scottie, e resistendo al primo istinto di fuggire dopo che egli l'aveva rintracciata, accetta di uscire a cena con lui e di frequentarlo, accettando anche di riprendere in pieno le sembianze di Madeleine come egli desiderava; anche soffrendo perchè vedeva che Scottie non era innamorato di lei, ma che in lei cercava solo di rivedere Madeleine! Stupenda da scena in cui esce dalla stanza vestita e pettinata come Madeleine il giorno del suicidio, venendo come fuori da una nebbia e diventando poi sempre più reale! E Scottie la guarda come se tornasse dall'aldilà e la prende tra le sue braccia! Purtroppo c'è stato poi l'errore della collana che ad un ex poliziotto non poteva sfuggire! E quindi la nuova tragedia! Al maestro Hitchcock piaceva a volte lasciare il finale nel dubbio, ed il modo in cui termina il film lascia l'interrogativo: "Cade anche lui dal campanile o guarisce dalla vertigine a causa della nuova tremenda emozione!?" Films così ce ne sono pochi!!!
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paolo ciarpaglini
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mercoledì 26 agosto 2009
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la donna che visse due volte.
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That's cinema!!!!!. Trattasi, senza ombra di dubbio, di uno dei più bei film di ogni tempo. In cui si fondono sapientemente l'arte (elevata qui, all'ennesima essenza) del thriller, il sentimento strziante ed il giallo. Nonchè profondissimi e fondamentali risvolti psicologici. Il duo di attori, magistralmente diretti, è d'eccezione: Kim Novak e James Stewart, entrambi in stato di grazia. Potrei dire senza remora di smentita; 'mostruosamente' bravi. Devo dire di non aver mai amato il 'personaggio' Hithchok: tronfio, esagerato, con quell'aria da presuntuoso, e il perenne sigaro cubano in bocca. Ma davanti a film come questi, a cui possiamo aggiungere tranquillamente 'Delitto perfetto' e 'La finestra sul cortile', non si può far altro se non togliersi di cappello.
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That's cinema!!!!!. Trattasi, senza ombra di dubbio, di uno dei più bei film di ogni tempo. In cui si fondono sapientemente l'arte (elevata qui, all'ennesima essenza) del thriller, il sentimento strziante ed il giallo. Nonchè profondissimi e fondamentali risvolti psicologici. Il duo di attori, magistralmente diretti, è d'eccezione: Kim Novak e James Stewart, entrambi in stato di grazia. Potrei dire senza remora di smentita; 'mostruosamente' bravi. Devo dire di non aver mai amato il 'personaggio' Hithchok: tronfio, esagerato, con quell'aria da presuntuoso, e il perenne sigaro cubano in bocca. Ma davanti a film come questi, a cui possiamo aggiungere tranquillamente 'Delitto perfetto' e 'La finestra sul cortile', non si può far altro se non togliersi di cappello. Anzi, stendere, oserei, un tappeto al suo passaggio... Scherzi a parte, e in special modo la prima volta che lo si vede, la sofferenza di Stewart penetra nella pelle. E quando, assieme a lui, reincontriamo Magdalaine, come lui ce ne reinnamoriamo senza possibilità alcuna di scampo. Fatale, bellissima, fragile, ma apparentemente forte, la Nowak è qui l'incarnazione del desiderio. E, né più né meno come il 'malcapitato' James, se ne subisce il fascino magnetico. Barbara Bel Geddes offre un cameo (anche di più) preziosissimo. Diabolico il piano ideato per far fuori la consorte, 'dall'amico'. Azzeccatissime le musiche, che contribuiscono non poco all'atmosfera stracolma di tensione, mai gratuita. Quasi mistica, evanescente al limite della follia. Si rischia di impazzire, proprio come Stewart, tanto diabolico e spietato è il piano di cui resta inconsapevolmente vittima. E noi assieme a lui. Il senso di colpa, per la patologia sviluppata in un malaugurato incidente sul 'lavoro', è devastante. 'Quel campanile irraggiungibile..il peggior incubo che si possa immaginare': 'Vertigo'!. Proprio questo invalidante disturbo, le vertigini, lo costringeranno al pensionamento, e ne faranno la 'vittima' designata, perfetta del piano omicida. Il finale lascia addosso, un dolore fisico.
Capolavoro assoluto, imperdibile.
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chrychry
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martedì 22 febbraio 2011
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paradosso e ragione
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Non ha senso, perché si è buttata?
La domanda chiude il film. Chiude un film in cui Hitchcock riversa la sua immaginazione, creativa più che mai. La donna che visse due volte. Fin dal titolo Hitchcock ci inganna, o meglio, ci trascina. Ci fa immergere nell’impossibile e credere a un paradossale da cui sentiamo in qualche modo di doverci staccare, come John anche noi sentiamo di dover trovare una spiegazione. E la spiegazione non arriva. E quando John smette di cercare "il razionale", è come se anche noi ci abbandonassimo all’assurdo. Come se anche noi avessimo ormai creduto alla reincarnazione, al terribile: al fatto che una donna abbia vissuto due volte, entrambe per uccidersi.
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Non ha senso, perché si è buttata?
La domanda chiude il film. Chiude un film in cui Hitchcock riversa la sua immaginazione, creativa più che mai. La donna che visse due volte. Fin dal titolo Hitchcock ci inganna, o meglio, ci trascina. Ci fa immergere nell’impossibile e credere a un paradossale da cui sentiamo in qualche modo di doverci staccare, come John anche noi sentiamo di dover trovare una spiegazione. E la spiegazione non arriva. E quando John smette di cercare "il razionale", è come se anche noi ci abbandonassimo all’assurdo. Come se anche noi avessimo ormai creduto alla reincarnazione, al terribile: al fatto che una donna abbia vissuto due volte, entrambe per uccidersi.
Proprio quando il film potrebbe anche finire, quando qualcuno ha vinto, e la spiegazione ragione ha perso. E’ allora che, invece, si va avanti. La storia, quasi inaspettatamente, continua. Ci pare un contorno, un finale lungo e allungato. Invece la storia vera arriva proprio adesso. La rivelazione. Il crimine ci viene svelato tramite i ricordi di lei: Carlotta, Madeleine, July. E ora che sappiamo tutto, la "drammatic irony" verso il protagonista, John, ci fa rabbrividire. Ci pare quasi che lui si trasformi in un mostro, o meglio: che sia diventato uno spettro che va avanti a vivere per tornare indietro, verso ciò che non è più. Per afferrare ciò che si era gettato da una torre.
Il gioiello spiega però tutto anche a lui, noi non ne siamo sicuri, perché ci pare che voglia uccidere July, proprio come Madelein e prima ancora Carlotta si erano uccise. Ci pare che questo infondo sia il suo scopo quando la porta fino al villaggio, e fuori dalla macchina, e verso la torre: che questo sia il suo obbiettivo, perché questo, infondo, significherebbe – come John stesso dice – “recuperare il passato”.
L'ultimo bacio finale ci lascia un gusto strano, inaspettato, ma ci fa capire chiaramente che John non la vuole certo uccidere, e che non lo avrebbe mai voluto.
Ma allora perché si butta?
Quel suo sguardo a sinistra mentre John la bacia sulla torre, lo sguardo di Jult, è lo stesso di Madeleine che voleva correre sulla torre: lo sguardo preoccupato che vorrebbe restare lì, tra le braccia dell’amato ma teme qualcosa e sente di doversene andare.
E’, forse, per l’ombra che sbuca, che July si getta, questa volta davvero, dalla . Ed è, forse, per quell’ombra che anche noi – grazie alla magistrale musica di sottofondo accordata perfettamente alle emozioni di July – che anche noi temiamo qualcosa, non sappiamo bene cosa, e non sappiamo spiegarlo, così come non sappiamo spiegare perché Julie-Madlen-Carlotta si butti.
Chissà… forse solo la paura del fantasma del passato.
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il cinefilo
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venerdì 25 giugno 2010
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il film più complesso e affascinante di hitchcock
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TRAMA: un ex poliziotto(il grande James Stewart)che soffre violentemente di vertigini a causa di un trauma avvenuto tempo addietro si ritrova "invischiato" in una inquietante storia d'amore con la moglie di un suo vecchio amico di scuola che sembrerebbe essere "posseduta" dallo spirito di una donna defunta(la bravissima e "gelida" Kim Novak)ma dietro l'intera vicenda si annida un intrigo di cui non sospetta l'esistenza...
RECENSIONE:Alfred Hitchcock firma,con questo film,il suo capolavoro più complesso e appassionante nonchè uno dei "pilastri"della storia dell'cinema americano.
Questo film si potrebbe annoverare a buon diritto nella categoria del cosiddetto "giallo-thriller" condito con una certa sottile"venatura"horror ma che,in chiave di lettura interpretativa,può essere letto a livello filosofico,psicanalitico oppure meramente stilistico.
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TRAMA: un ex poliziotto(il grande James Stewart)che soffre violentemente di vertigini a causa di un trauma avvenuto tempo addietro si ritrova "invischiato" in una inquietante storia d'amore con la moglie di un suo vecchio amico di scuola che sembrerebbe essere "posseduta" dallo spirito di una donna defunta(la bravissima e "gelida" Kim Novak)ma dietro l'intera vicenda si annida un intrigo di cui non sospetta l'esistenza...
RECENSIONE:Alfred Hitchcock firma,con questo film,il suo capolavoro più complesso e appassionante nonchè uno dei "pilastri"della storia dell'cinema americano.
Questo film si potrebbe annoverare a buon diritto nella categoria del cosiddetto "giallo-thriller" condito con una certa sottile"venatura"horror ma che,in chiave di lettura interpretativa,può essere letto a livello filosofico,psicanalitico oppure meramente stilistico.
La solenne lentezza del ritmo(specialmente in alcuni tratti)contribuisce in maniera notevole ad amplificare la dimensione quasi onirica di alcune scene del film e la bravura del regista si può intuire anche dai geniali movimenti della cinepresa nelle sequenze in cui il protagonista finisce "paralizzato" dalla paura delle altezze e anche dal magico uso dei colori sullo sfondo di alcuni ambienti(il ristorante tappezzato di rosso e il bosco)che non sono affatto "casuali" e riescono a essere perfettamente integrati e funzionali alla storia.
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calvero
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giovedì 14 maggio 2009
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le regole del suspence
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non si può recensire un film di hitchcock senza conoscere le regole del suspence,x qst m ha sorpreso molto leggere la recensione in prima pagina(la stessa del farinotti).innanzitutto hitchcock ha+volte spiegato ke la suspence è data dal diverso livello d'informazioni d cui sono in possesso spettatore e protagonista,qst maggiore conoscenza,dilatata nel tempo,crea l'attesa nello spettatore e hitchcock l'ha sempre preferita alla sorpresa.nel caso specifico poi la sua scelta regala un interesse maggiore al film,x ttt la seconda parte lo spettatore s kiederà se j.stewart scoprirà la verità e cm reagirà in quel caso e soprattutto la figura d judy assume ttt altro spessore.. nel libro di truffaut(il cinema secondo hitchcock)il regista inglese spiega in maniera dettagliata ttt qst ma io m fermo qui altrimenti sarei portato a ricopiare in parte qll parole ma sarebbe un operazione copia/incola che nn m piacerebbe fare.
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lupo8144
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sabato 23 agosto 2008
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sopravvalutato
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la storia rappresenta l'elemento più significativo, perchè articolata e avvincente, tuttavia il suo incedere è lento, a volte troppo, e questo incide e non poco. il finale, con la "seconda morte" della protagonista, ha poco senso, se si pensa che è provocata dall'apparire di una suora sull'uscio, non proprio tra gli stereotipi degli elementi di grande turbativa della psiche umana
[+] il fantasma che ritorna.
(di anonimo722983)
[ - ] il fantasma che ritorna.
[+] concordo con anonimo
(di maria de filippi)
[ - ] concordo con anonimo
[+] non ho capito certe cose...
(di mary 93)
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[+] per mary
(di maria de filippi)
[ - ] per mary
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(di littlebears)
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