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Alla fine della notte
Un film di Salvatore Piscicelli.
Con Ennio Fantastichini, Ida Di Benedetto, Elena Sofia Ricci, Ricky Tognazzi, Stefania Orsola Garello.
continua»
Drammatico,
durata 95 min.
- Italia 2003.
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![]() Un uomo di mezza età combatte il male oscuro della depressione
Giancarlo Zappoli
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Bruno, quarantanove anni, deve combattere il suo demone peggiore: la depressione. Per farlo deve ricomporre un puzzle esistenziale complesso. Orfano di una zia prostituta, marito di Fiamma, che ormai non lo ama più, amante di una trentenne, Bruno si lascia alle spalle tutte le etichette e intraprende un lungo viaggio alla ricerca del padre. Piscicelli spreca un ottimo cast per un'opera che ripercorre stancamente le tematiche già affrontate in altri film. Senza aggiungere nulla, anzi creando qualche imbarazzo anche nei suoi sostenitori. |
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Il difficile pellegrinaggio della mezza età
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Alla fine della notte si può arrivare accettando il fatto che «la depressione è cosa tua e devi imparare a conviverci». Parola dello psicoanalista Roberto Herlitzka, convinzione ribadita in fondo al film da un filosofo omosessuale annidato sulle pendici del Vesuvio. In piena crisi della mezza età il cineasta Ennio Fantastichini viaggia da Milano a Napoli rivisitando alcune tappe della vita: in Toscana fa un pellegrinaggio sentimentale presso Elena Sofia Ricci, che ha preferito sposare Ricky Tognazzi; si confronta a Roma con la moglie divorzianda che gli annuncia a sorpresa di essere incinta; assiste a Napoli la buona zia morente ed è finalmente pronto a filmare il padre indegno che gli funestò l’infanzia provocando il suicidio della sorellina. » |
di Paolo D'Agostini La Repubblica
Prima di esprimere un'opinione sul film di Piscicelli viene spontaneo arrestarsi davanti a un dubbio. Sta riconquistando spazio e pubblico un cinema di storie e di narratività "tonda" come diceva Salvatores in un'intervista di pochi giorni fa a Repubblica. Non sarà che questa tendenza delegittima e penalizza quel cinema che invece, dalla sua postazione sia pur coscientemente ma coerentemente minoritaria, pratica la strada della nonstoria o, per dirla ancora con il regista di Io non ho paura, della narrazione "rotta"? Un po' sì, onestamente. » |
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