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Giovanni Idili
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Produttore, protagonista, soggettista, regista, Bruce Lee ha finalmente l'opportunità di esprimere se stesso a tutto tondo, ironia compresa. Chen, esperto lottatore cinese, arriva a Roma da Hong Kong per aiutare un ristoratore amico dello zio che si trova nei guai: una banda che gestisce loschi traffici vuole rendere infatti il ristorante in questione la base logistica di un grosso traffico di droga. Chen farà piazza pulita. La trama, nella quale trovano spazio parecchi buffi intermezzi, rasenta lo scontato ma risulta in principio azzeccata cornice per diversi street-fight risolti a suon di kung fu. Tra confuse zuffe rissaiole e scontri tra maestri di diverse discipline, sul piano dell'azione ovviamente non ci sarebbe da lamentarsi anche se più si andrà avanti e più i pretesti per sudare sette camicie a furia di botte perderanno consistenza, fino a scomparire del tutto nel finale. Particolare menzione merita il combattimento conclusivo (Lee Vs Norris), meno spettacolare e acrobatico rispetto agli usuali standard ma vero e proprio compendio di Jeet Kune Do, disciplina elaborata dallo stesso regista/protagonista. Nota dolente: la dispersiva regia di Bruce Lee è tutt'altro che leggendaria, a tratti addirittura pretenziosa, palesando tempi fallaci e cali di ritmo ovunque non si menino le mani. Nonostante tutto, davanti a un Chuck Norris irsuto ben oltre i limiti della virilità, non è certo il caso di essere troppo severi. |
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Bruce.
domenica 10 febbraio 2008
di Paolo Ciarpaglini
Bob Wall professionista di karate, campione del mondo nel '71, ebbe a dire una volta su Bruce: "Bruce scalciava come un mulo". Un'altro suo grande amico Jhon Ree, maestro di taekwoondo disse: "non sarei mai salito sul ring con Bruce. Soprattutto per i suoi pugni, chiunque li riceveva sarebbe andato al tappeto". Dopo l'immensa ed improvvisa popolarità raggiunta in meno di un'anno, Lee riceveva continuamente 'sfide'. Girava pochissimo per le strade. "C'era sempre qualcuno pronto a sfidarlo" racconta continua » |
L'urlo di chen terrorizza anche l'occidente,
giovedì 23 luglio 2009
di Paolo Ciarpaglini
Titolo italiano da cestinare, 'Way of Dragon' è il primo ed unico film scritto e diretto interamente da Lee stesso. Il sodalizio con Wei era finito, poichè Bruce pretese da Chow un regista 'vero', a mio modo di vedere sbagliando (anche se mi costa dirlo). La trama c'è, ma non regge assolutamente il confronto con 'Dalla Cina con furore'. L'assoluta inesperienza di Lee, si riscatta nei combattimenti superbi, che da soli valgono il biglietto d'ingresso. Per girare questa pellicola Bruce visitò molte continua » |
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Bruce, a roma.
mercoledì 27 dicembre 2006
di Paolo Ciarpaglini
I contrasti con Lo Wei, regista nei primi due film di Lee, divennero insostenibili. Bruce diceva, che mentre magari si stava girando una tenera seguenza, Lo Wei era capacissimo di starsene a vedere le corse dei cani. Non è certo questo, l'unico fatto che spinse Lee, a divorziare da Lo Wei. Ma ne ho fatta citazione per far comprendere quanto Lee prendesse 'le cose' sul serio, e quanto pretendesse il massimo da se stesso, soprattutto, e dagli altri. Alla base delle profonde divergenze tra i due, vi continua » |
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| Bruce Lee | |
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