|
Andrew Stanton (già autore di “Wall-E” e “Alla ricerca di Nemo”) e Kenna Harris co-dirigono e scrivono il quinto capitolo della brillante saga di “Toy story” ideata da John Lasseter (diresse i primi due episodi) più di trent’anni fa e capace ancora oggi di reinventarsi aggiornandosi ai tempi attuali. Questo nuovo episodio presenta una narrazione al femminile, il punto di vista della sceriffa Jessie, che, dopo l’addio di Woody, passa al comando dei giocattoli di Bonnie. Questi ultimi dovranno fare i conti sia con la nuova arrivata, (Lilypad, un tablet che i genitori di Bonnie le hanno regalato per farle vincere l’isolamento con le amiche), sia la minaccia di vedersi abbandonati e dimenticati dalla stessa bambina.
L’era dei giocattoli è veramente finita? Si e ci chiede questo film d’animazione, il 31° della Pixar. Cosa significa ancora “giocare” oggi? L'arrivo di dispositivi elettronici sempre più raffinati e l’impatto negativo (sempre più da dipendenza alienante) dei Social Network, distolgono precocemente l'attenzione dei bambini dal gioco tradizionale. Tutto ciò compromette in essi lo sviluppo di fantasia, immaginazione e inventiva?
Il cartoon si rivolge alla Gen Z e tratta del loro rapporto con la tecnologia moderna, sulle modalità di uso, rischi, pericoli, e potenzialità positive che ne derivano o ne sono legate.
Lo script non demonizza del tutto le invenzioni tecnologiche (Lilypad non è un nemico da sconfiggere, ma uno strumento da utilizzare, e, come ogni oggetto, può ferire e/o aiutare il suo utente…), ma cerca piuttosto di trovare un difficile e condivisibile punto di equilibrio tra giocattoli e tecnologia, tra gioco e connessione da remoto, tra accesso ad una community virtuale e sfogo della propria creatività; insomma, un punto di incontro tra passato e modernità.
Una tematica quest’ultima che da sempre ha caratterizzata l’intera saga, sin dal suo primo episodio, e che oggi sembra ripetersi, anche se in altre forme e declinazioni.
L’argomento in questione, seppur trattato con toni un po’ retorici e moralizzanti, con ottiche parziali (la necessità del ruolo educativo del genitore, qui poco esplorato) ed esiti troppo accomodanti (non cade nella trappola della nostalgia, ma non osa ed evita una decisa presa di posizione su come si potrebbe risolvere il contrasto tra giocattoli tradizionali e dispositivi moderni), è però ben coniugato con la trama, con lo sviluppo narrativo; e sa cogliere le varie sfumature (“negative” ma anche “positive”) annesse alla suddetta tematica con la solita grazia, dolcezza, intelligenza e dose di approfondimento.
La scelta più giusta su tutte è stata quella di spostare il focus da Woody e Buzz alla cowgirl Jessie.
È lei (che meglio degli altri conosce la sofferenza dell’abbandono, della solitudine, dell’emarginazione, e la paura di essere inutile e dimenticata), il personaggio più adatto per affrontare una tematica simile.
È lei il vero centro emotivo di questo nuovo capitolo, che sa parlare al cuore dei bambini (e degli adulti), di amore e perdita, della difficoltà di accettare gli inevitabili cambiamenti esistenziali; e di come sia facile, senza che ce ne accorgiamo, far scomparire ingiustamente qualcosa a noi ancora importante e caro.
C’è quindi un significativo cambio di prospettiva. Jessie aiutando la piccola Bonnie a non smarrirsi e a non perdere il contatto con la sfera delle vere relazioni umane, diventa custode dell’infanzia, del suo cuore pulsante: stavolta non sono più i singoli giocattoli a doversi salvare dal rischio dell’oblio e dell’abbandono, bensì il valore del gioco tradizionale e della fantasia dei bambini. Perché solo attraverso questi si potrà uscire dall’emarginazione e sviluppare autentici rapporti interpersonali.
Non tutto di questa pellicola funziona alla perfezione, però i difetti non compromettono il risultato finale, pregevole e maturo. Tecnicamente impeccabile, sfoggia un'animazione fluida e accurata, colorata e attenta ai singoli dettagli. Il plot è come al solito godibile, coinvolgente, efficace, e sa mixare con naturalezza avventura e divertimento, tenerezza e malinconia, momenti emozionanti e altri di maggiore riflessione.
Invitando a ripensare il rapporto tra tecnologia e umanità, questo cartoon prova a ragionare sul presente e sul futuro; su come sono cambiati i tempi, la società, le esperienze dell’infanzia; e su come, nonostante tutto, nonostante la tecnologia nel bene e nel male sia ormai parte integrante della nostra realtà, rimanga sempre fondamentale immaginare, inventare, giocare insieme e condividere uno spazio reale con gli altri; e che nessuna connessione virtuale può sostituire quella reale.
In conclusione, quest’ultima quinta pellicola della serie, potrà anche non essere all’altezza del primo episodio o non essere un capolavoro, come il secondo e il terzo episodio; ma certamente è una bellissima, interessante opera cinematografica che ha la sua ragion d’essere, e che parla con sincerità al cuore dei bambini e degli adulti.
[+] lascia un commento a montefalcone antonio »
[ - ] lascia un commento a montefalcone antonio »
|