Enola Holmes è un franchise di Netflix che, almeno sulla carta, aveva tutto per conquistarmi: una protagonista fuori dagli schemi, la presenza di Helena Bonham Carter, il carisma di Henry Cavill nei panni di Sherlock Holmes, un mix di scene grottesche, surreali e comiche immerse in un'affascinante atmosfera vittoriana e, soprattutto, temi femministi interessanti. In particolare ho apprezzato quelli del secondo film, ispirati alla vicenda delle operaie delle fabbriche di fiammiferi esposte al fosforo bianco.
Purtroppo, però, quest'ultimo film mi ha deluso. E non è nemmeno per le scene più assurde o surreali – come i pedinamenti di Enola in abito da sposa – né per la storia d'amore che si sviluppa nel pieno dell'azione.
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Enola Holmes è un franchise di Netflix che, almeno sulla carta, aveva tutto per conquistarmi: una protagonista fuori dagli schemi, la presenza di Helena Bonham Carter, il carisma di Henry Cavill nei panni di Sherlock Holmes, un mix di scene grottesche, surreali e comiche immerse in un'affascinante atmosfera vittoriana e, soprattutto, temi femministi interessanti. In particolare ho apprezzato quelli del secondo film, ispirati alla vicenda delle operaie delle fabbriche di fiammiferi esposte al fosforo bianco.
Purtroppo, però, quest'ultimo film mi ha deluso. E non è nemmeno per le scene più assurde o surreali – come i pedinamenti di Enola in abito da sposa – né per la storia d'amore che si sviluppa nel pieno dell'azione.
Il mio problema principale è l'inizio del film, che ho trovato troppo prevedibile. Ho bisogno che una storia mi faccia entrare gradualmente nella sua atmosfera, mentre qui tutto viene servito in modo fin troppo esplicito. Infatti, secondo me, il film migliora leggermente quando le indagini entrano finalmente nel vivo.
Da quel momento, però, emerge un altro difetto: tutto è eccessivamente didascalico. È come se il film sentisse continuamente il bisogno di ricordarci chi è Enola e quali sono le sue caratteristiche, ribadendole ogni tre scene. Anche la soluzione del mistero finisce per risultare poco incisiva e quasi irrilevante.
Lo stesso vale per i temi sociali. Il movimento antiriformista maltese e il rivoluzionario Mikiel Rizzi vengono appena accennati, tanto che il loro ruolo appare poco sviluppato. Di conseguenza, anche il sostegno finale del suo gruppo a Enola risulta poco convincente, perché manca una vera costruzione narrativa che lo giustifichi.
Insomma, per me è stata una grande delusione. Il finale, con tutti i personaggi ormai sistemati e un evidente "vissero felici e contenti", mi dà anche l'impressione che questo possa essere l'ultimo capitolo della saga.
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