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Rassegna stampa di Grock

Grock

MARIO GROMO
La Stampa

Le più genuine espressioni del clown sono di solito dovute a trasognati stupori, a timidezze scoperte e guardinghe, a ingenuità quasi infantili, a un riso che nasce da una nascosta malinconia. L'impresa più complicata e inutilmente difficile, come quella di suonare con mani inguantate un violino lungo trenta centimetri, diventa allora la cosa più semplice e dilettevole, il lungo volto farinoso di Grock si apre a un sorriso d'incredula felicità. Al contrario il gesto più semplice diventa un problema. Quando il cappello che aveva posato sul pianoforte gli ruzzola accanto, e basterebbe stendere una mano per prenderlo, Grock si sente in obbligo, per raggiungerlo, di compiere lo stesso cammino. Si issa sulla seggiola, dalla seggiola sul pianoforte; lungo il coperchio posto di sbieco si lascia poi scivolare come per un dilettoso pendio, si arresta, ansima, e infine protende una mano, ancora dubitosa. Tutto ciò diventa una fatica, un'impresa, un'avventura, il complicato itinerario di un non facile viaggio per ignote contrade; e ogni gesto suscita a ogni tappa scorci di un passaggio misterioso e grottesco. Le stesse fatiche che affronta per raggiungere un tubino a portata di mano lo travagliano quando debba comprendere una verità ovvia, elementare. Dopo la prima incredulità, candida e marchiana («va via...»), è il diffidente timore del timido che non rinuncia a qualche tentativo di ribellione; e ne sgorga allora la scemenza grossa, irresistibile. Il suo partner, il «signor» Max, è il suo despota; tanto Grock e ingenuo e fiducioso, tanto l'altro è gelido e riservato; di fronte agli enormi calzoni del clown, e alla sua sconquassata valigia, e alla sua maschera di farina e di cinabro, sta l'impeccabile anonima marsina. Con il pagliaccio un'umanità costretta e primordiale; con la chioma troppo lucente del signor Max la sicurezza vuota e convenzionale, persino la stupida albagia. Il colloquio nasce dall'antitesi, con scrupolose minuzie d'effetti per illuminare di fronte e di scorcio la patetica figura del clown; e a chi abbia veduto Grock sulla scena, e tra le quinte, sa come quei cinquanta minuti, di continui sorrisi e risate per gli spettatori, siano costati e costino di volta in volta lo studio sempre rinnovato di ogni minimo particolare, in una continua laboriosissima preparazione.

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