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jonnylogan
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domenica 7 giugno 2026
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ma che colpa abbiamo noi?
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Commedia drammatica, o dramma travestito da commedia, fate vobis, come spessissimo avviene nel cinema malinconico di Carlo Verdone, che questa volta ci offre la psicanalisi di gruppo, come già era accaduto in Ma che colpa abbiamo noi (id.; 2003) e quale arma in difesa di questi tempi moderni. Ma se in quel caso erano le idiosincrasie personali, i dubbi che attanagliavano ciascun paziente, oltre alla scomparsa improvvisa dell’anziana psichiatra, che faceva propendere il gruppo per la prosecuzione, in auto gestione, della terapia collettiva. In tal caso è il fallimento dei singoli a spingerli a rivolgersi a una “Love coach” che cercherà, non senza difficoltà, di curare i sei pazienti affetti da problemi relazionali.
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Commedia drammatica, o dramma travestito da commedia, fate vobis, come spessissimo avviene nel cinema malinconico di Carlo Verdone, che questa volta ci offre la psicanalisi di gruppo, come già era accaduto in Ma che colpa abbiamo noi (id.; 2003) e quale arma in difesa di questi tempi moderni. Ma se in quel caso erano le idiosincrasie personali, i dubbi che attanagliavano ciascun paziente, oltre alla scomparsa improvvisa dell’anziana psichiatra, che faceva propendere il gruppo per la prosecuzione, in auto gestione, della terapia collettiva. In tal caso è il fallimento dei singoli a spingerli a rivolgersi a una “Love coach” che cercherà, non senza difficoltà, di curare i sei pazienti affetti da problemi relazionali.
Voce narrante è quella di Ortensia, l’attrice iberica Karla Sofía Gascón, reduce dal successo di Emilia Pérez (id.; 2024), che dal centro di un’aula universitaria narra ai suoi studenti, attraverso una lunga analessi, la storia del gruppo che lei reputa il più significativo fra tutti quelli che ha avuto occasione di assistere. Dando vita a una storia che si discosta dal cinema di Verdone più disponibile alla battuta, ma bensì più in linea con Vita da Carlo (id.; 2021 - 2025) conclusosi a novembre dello scorso anno. Anche in questo caso il cast scelto è di alto profilo, nel quale spiccano Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, Elisa D’Eusanio, vista recentemente in Uno Sbirro in Appennino (id.; 2026). E lo stesso Verdone che si riserva il ruolo di un musicista âgé che decide di frequentare il corso per placare la solitudine che l’attanaglia. Ma questo non basta per non dare l’idea di un’occasione parzialmente persa, proprio perché privata del lato maggiormente comico e anche dall’assenza di snodi narrativi più significativi. Pur mantenendo alto il livello di relazione, empatia e analisi dei protagonisti. Tutti equamente coinvolti nello svolgersi della trama.
Film che non ha visto la penombra della sala, ma proposto direttamente su Paramount Plus, per scelte risalenti all’epoca COVID. A questo punto vedremo con la prossima pellicola, già in cantiere e che questa volta giungerà al cinema, cosa ci saprà riservare un Verdone visibilmente diverso anche dal suo recente passato nella speranza che ritrovi quella vis più spiccatamente comica, comunque capace di far riflettere.
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pippo
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sabato 18 aprile 2026
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lezioni di seduzione fallite: prevale la noia
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Con Scuola di seduzione, Carlo Verdone torna a esplorare le incertezze emotive del presente, affidandosi a una struttura corale.
Sulla carta, l’idea non è priva di potenziale: un musicista cerca di riscatto (lo stesso Verdone), un professore immaturo ancora intrappolato nel cordone ombelicale materno (Lino Guanciale), un’infermiera (Claudia Pandolfi) alle prese con le proprie disillusioni. Tuttavia, ciò che dovrebbe configurarsi come un intreccio di traiettorie emotive si risolve in una sequenza di situazioni prevedibili, già viste e, soprattutto, prive di reale incisività narrativa.
Il film soffre di una scrittura che appare ancorata a cliché logori: dinamiche relazionali abbozzate, dialoghi poco credibili e una costruzione dei personaggi che non va mai oltre la superficie.
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Con Scuola di seduzione, Carlo Verdone torna a esplorare le incertezze emotive del presente, affidandosi a una struttura corale.
Sulla carta, l’idea non è priva di potenziale: un musicista cerca di riscatto (lo stesso Verdone), un professore immaturo ancora intrappolato nel cordone ombelicale materno (Lino Guanciale), un’infermiera (Claudia Pandolfi) alle prese con le proprie disillusioni. Tuttavia, ciò che dovrebbe configurarsi come un intreccio di traiettorie emotive si risolve in una sequenza di situazioni prevedibili, già viste e, soprattutto, prive di reale incisività narrativa.
Il film soffre di una scrittura che appare ancorata a cliché logori: dinamiche relazionali abbozzate, dialoghi poco credibili e una costruzione dei personaggi che non va mai oltre la superficie. La promessa di una commedia brillante si infrange contro un ritmo faticoso e una comicità quasi assente, che rende la visione sorprendentemente pesante. Persino lo spettatore più affezionato alla poetica di Verdone potrebbe trovare arduo superare la prima mezz’ora senza avvertire un senso di stanchezza.
Ciò che più disorienta è la mancanza di una direzione chiara: la narrazione procede senza una reale progressione drammaturgica, lasciando lo spettatore con la sensazione che il film non sappia esattamente dove voglia andare a parare. Il titolo promette una riflessione – seppur leggera – sulle dinamiche della seduzione contemporanea, ma il risultato è un racconto che non riesce né a divertire né a offrire uno sguardo autentico sulla realtà.
In definitiva, Scuola di seduzione appare come un’occasione mancata: invece di osservare e interpretare il presente con lucidità, si rifugia in trame fragili e improbabili, perdendo quel contatto con il reale che aveva reso memorabile il miglior cinema di Verdone. Un film che, più che sedurre, finisce per respingere.
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eugenio
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giovedì 9 aprile 2026
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che cos?? l?amore?
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Su cosa sia l’amore molti film hanno tentato la grande spiegazione e in chiave più o meno ironica, Carlo Verdone nelle sue trascorse pellicole ne era stato un geniale interprete e acuto osservatore. Peccato che lo smalto si sia perso e la lucidità abbia un po' ceduto alle logiche consumistiche di mercato. Ed è così che Scuola di seduzione, sua ultima fatica viva un po' ancorata nel trito di un Ma che colpa abbiamo noi 2.0 ai tempi di social e app con abbandonaza di già detti ricorsivi.
Una consulente di dinamiche amorose Ortensia (Sofía Gascón) è incaricata di rimettere in ordine le vite sentimentali dei rispettivi clienti: chi musicista (Verdone) vuol rimettersi in gioco, chi professore (Guanciale), vive ancora con la invadente madre e cerca una sua autonoma parentesi di vita; chi infermiera (Puccini) ha una relazione spenta, chi influencer in tema amoroso sia cinica e spregiudicata e chi, attivista e scrittrice (Axen) è convinta di portar fortuna, dulcis in fundo il giovane belloccio ricco con un segreto inconfessato.
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Su cosa sia l’amore molti film hanno tentato la grande spiegazione e in chiave più o meno ironica, Carlo Verdone nelle sue trascorse pellicole ne era stato un geniale interprete e acuto osservatore. Peccato che lo smalto si sia perso e la lucidità abbia un po' ceduto alle logiche consumistiche di mercato. Ed è così che Scuola di seduzione, sua ultima fatica viva un po' ancorata nel trito di un Ma che colpa abbiamo noi 2.0 ai tempi di social e app con abbandonaza di già detti ricorsivi.
Una consulente di dinamiche amorose Ortensia (Sofía Gascón) è incaricata di rimettere in ordine le vite sentimentali dei rispettivi clienti: chi musicista (Verdone) vuol rimettersi in gioco, chi professore (Guanciale), vive ancora con la invadente madre e cerca una sua autonoma parentesi di vita; chi infermiera (Puccini) ha una relazione spenta, chi influencer in tema amoroso sia cinica e spregiudicata e chi, attivista e scrittrice (Axen) è convinta di portar fortuna, dulcis in fundo il giovane belloccio ricco con un segreto inconfessato. Vediamo quindi le cene al buio, gli approcci, le crociere dei single, in capitoli capaci di delineare con ironia tic e compulsioni di ciascuno dei protagonisti rendendoli naturali. Scuola di seduzione ha il pregio di un confort zone, una minestra riscaldata di luoghi comuni ai limiti del grottesco che, non avendo altro, è digeribile per sanare la fame ma alla lunga, stanca e finisce per rimaner un apprezzabile tentativo di un forse troppo lungo racconto della vulnerabilità umana, imperfetto pur se malinconico.
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alex2044
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martedì 7 aprile 2026
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perch? ?
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Verdone sta facendo la stessa strada che fece il suo idolo , il grande Albertone , in vecchiaia , solo più film mediocri !
Peccato !
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lizzy
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venerdì 3 aprile 2026
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c''e'' un regista in coma...
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Film rimandato a Settembre o direttamente bocciato? A voi l'ardua sentenza...
Onestamente anche questo è un film che avrei evitato di fare se fossi stata in Carlo.
Ci risiamo infatti con le analisi psicologiche di gruppo sulla falsariga di "Ma che colpa abbiamo noi", però questa volta, dato il precedente, il risultato si presenta sbiadito ed annacquato.
E non serve la presenza della improbabile "direttrice delle danze", quella Gascòn (ma che ci fa in questa commedia....mancanza di ruoli malgrado i premi precedentemente ottenuti?) che, come ormai vogliono le mode "politically correct" e "all in", è una transgender, a salvare il risultato.
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Film rimandato a Settembre o direttamente bocciato? A voi l'ardua sentenza...
Onestamente anche questo è un film che avrei evitato di fare se fossi stata in Carlo.
Ci risiamo infatti con le analisi psicologiche di gruppo sulla falsariga di "Ma che colpa abbiamo noi", però questa volta, dato il precedente, il risultato si presenta sbiadito ed annacquato.
E non serve la presenza della improbabile "direttrice delle danze", quella Gascòn (ma che ci fa in questa commedia....mancanza di ruoli malgrado i premi precedentemente ottenuti?) che, come ormai vogliono le mode "politically correct" e "all in", è una transgender, a salvare il risultato.
A mio avviso la Gascòn non è per nulla credibile e i restanti "6 personaggi 6" (in cerca di autore?) sono mosci ed irrisolti.
Lo stesso Guanciale, abituato a ben altri ruoli, si vede che è impacciato e non incisivo. La Axen più antipatica del solito riesce forse a tener botta solo nella scena del suo involontario spettacolino sulla nave.
Non pervenuto il "minidotato", mentre la Puccini fa quel che può, ma il suo ruolo sembra essere più un crudele destino che una nuova parte da recitare.
Infastidiscono anche qua, come e forse più che nei precedenti lavori, le "inserzioni pubblicitarie".
Addirittura una improbabile crociera per single di appena tre giorni (???) con ampio spazio al marketing e quel becero buono regalo che non avrebbe senso di esistere.
Della mistress nemmeno a parlarne (orrena la scena del politico cane...): uno come Verdone, nevrastenico e precisino che si va ad impegolare con la finta padroncina (che si vede lontano un miglio che non sarebbe cosa nella vita reale di esibirsi in certe pratiche sadiche...) non funziona proprio.
Ma di base, oltre alla pochezza del prodotto, sono le storie singole dei protagonisti che non funzionano e non danno nulla di nuovo sul grande schermo, a cominciare dalla coppia "scoppia/non scoppia" di Puccini e marito per finire al bamboccione vittima di una madre oppressiva ed asfissiante.
Carlo stesso, forse per via dell'età, recita sottotono, molto sottotono, A tratti pare annoiato o incapace di interpretare le varie scene.
E poi basta con questo continuo sdoganamento degli spinelli: si evitano certe situazioni non consone, ma la droga pare che se non la prendi non sei una persona in gamba e che sa il fatto suo.
Si salva, credo, solo una visione "alla Sordi" di una Roma gigiona e monumentale che già da sola "fa" un film. Perchè è sempre un piacere rivedere certi luoghi, dall'Eur del nuovo planetario alla Maschera dell'Aventino, eccetera.
Insomma: fare un film in certi luoghi spesso ti sposta l'attenzione dall'azione alla scenografia stessa ed è come mettere dello zucchero nella tua tazzina di caffè per evitarne l'amaro.
La musica fa invece il suo onesto lavoro.
Ricapitolando: nessuna novità in questo ultimo lavoro di Verdone (che non credo sia stato passato al cinema...) dove Carlo fa Carlo, ma da anziano, gli altri protagonisti un minimo contorno da minestrina riscaldata e quello che dovrebbe essere il personaggio chiave, la Guascòn, se è veramente brava e da candidata alla dorata statuetta hollywoodiana non lo da a vedere.
Insomma: il mio Verdone credo si sia fermato al Cinese molti anni fa.
Da li un vero "coma" profondo...
2 stelle per la bella Roma, il sottofondo musicale azzeccato e il minor uso di volgarità (anche se sentir dire da una "mistress" "Sei un water" al suo schiavetto...come di dice..:"Nun se pò sentì!!!").
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aleksieviv
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giovedì 2 aprile 2026
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non ? un pesce d''aprile
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Questo film non è un pesce d'aprile. Non è uno scherzo. Questo è un film vero. Purtroppo! Una commedia triste come triste è il suo regista che tenerezza e rabbia insieme perché si fa fatica a credere che ci si possa ridurre a questo modo. Film ingenuo che mira ad attaccare certi luoghi comuni e vari pregiudizi. C'è la transessuale, ma il gruppo incredibilmente non ne aveva avuto il minimo sentore anche se si vede lontano un miglio; c'è la "Maria " sdoganata come miorilassante anche per uomini attempati; c'è il tipo che ce l' ha piccolo, ma le dimensioni non sono importanti; c'è la tipa lesbica logorroica (ma lesbiche e trans fanno ancora scalpore? Forse soltanto all' interno di questo governo); c'è la figlia alla ricerca del padre perduto, ma che forse è figlia a papà clemente; e c'è la sadomaso worker che però è una donna dolcissima fuori dal lavoro; e c'è una coppia in crisi ma che ha un ultimo sussulto in una bella scopata, ma lei decide comunque di divorziare perché un matrimonio non può mica reggersi unicamente sull'intesa sessuale.
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Questo film non è un pesce d'aprile. Non è uno scherzo. Questo è un film vero. Purtroppo! Una commedia triste come triste è il suo regista che tenerezza e rabbia insieme perché si fa fatica a credere che ci si possa ridurre a questo modo. Film ingenuo che mira ad attaccare certi luoghi comuni e vari pregiudizi. C'è la transessuale, ma il gruppo incredibilmente non ne aveva avuto il minimo sentore anche se si vede lontano un miglio; c'è la "Maria " sdoganata come miorilassante anche per uomini attempati; c'è il tipo che ce l' ha piccolo, ma le dimensioni non sono importanti; c'è la tipa lesbica logorroica (ma lesbiche e trans fanno ancora scalpore? Forse soltanto all' interno di questo governo); c'è la figlia alla ricerca del padre perduto, ma che forse è figlia a papà clemente; e c'è la sadomaso worker che però è una donna dolcissima fuori dal lavoro; e c'è una coppia in crisi ma che ha un ultimo sussulto in una bella scopata, ma lei decide comunque di divorziare perché un matrimonio non può mica reggersi unicamente sull'intesa sessuale. Un desiderio di normalizzazione aleggia su tutto il film. E il regista ci racconta alla fin fine delle favole belle, edificanti ma favole. Anche se sarebbe tanto bello crederci.
Verdone rimane soltanto quello di "Borotalco". Tutto il resto è noia.
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[+] sign of the times
(di lizzy)
[ - ] sign of the times
[+] l''intenzione è lodevole
(di armando )
[ - ] l''intenzione è lodevole
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