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ivan il matto
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mercoledì 25 settembre 2024
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denis villeneuve: una garanzia per la fantascienza
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"Non c'è speranza" urla Paul Atreides rivolgendosi alla madre, quasi folgorato dalla sua stessa veggenza, il giovane predestinato intuisce che il suo cammino su Arrakis sarà punteggiato da prove di forza, conflitti (interiori come reali), compromessi, lotte di potere. Il secondo capitolo di "Dune", tratto dai romanzi omonimi di Frank Herbert è proprio così: cupo, pervaso dall'ineluttabilita' di una guerra santa, attraversato dalla consapevolezza che (nella fiction, come nella realtà attuale) non esistono alternative e/o speranze. Siamo sempre nell'anno 10191 ma il film non è un semplice sequel del precedente, bensì un unico racconto di formazione, che riprende le vicende nel punto in cui si erano interrotte nella prima parte.
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"Non c'è speranza" urla Paul Atreides rivolgendosi alla madre, quasi folgorato dalla sua stessa veggenza, il giovane predestinato intuisce che il suo cammino su Arrakis sarà punteggiato da prove di forza, conflitti (interiori come reali), compromessi, lotte di potere. Il secondo capitolo di "Dune", tratto dai romanzi omonimi di Frank Herbert è proprio così: cupo, pervaso dall'ineluttabilita' di una guerra santa, attraversato dalla consapevolezza che (nella fiction, come nella realtà attuale) non esistono alternative e/o speranze. Siamo sempre nell'anno 10191 ma il film non è un semplice sequel del precedente, bensì un unico racconto di formazione, che riprende le vicende nel punto in cui si erano interrotte nella prima parte. Una fantascienza umanistica quella del canadese Denis Villeneuve (quasi una fantacoscienza, riprendendo un'antica definizione) che alla sua quarta incursione nel genere (Arrivals, Blade Runner 2047, Dune parte 1), conferma l'ottima vena come la necessità di porre in primo piano la complessità della narrazione, in luogo dei pur necessari e costosissimi effetti speciali. Così medioevo e modernità si confondono nella pellicola: duelli all'arma bianca e armi di distruzione di massa futuribili; Paul che diventa l'eletto Muad' Dib, colui che porterebbe i Freman al potere su Arrakis, giustapposto ad atmosfere dai film di Leni Riefenstahl per mettere in scena (in b/n) le tetre e notturne riunioni degli odiati Harkonnen. Ancora: vermi del deserto che diventano mezzi di trasporto per persone e cose, come elettrotreni giapponesi superveloci; elicotteri da battaglia come libellule postomoderne che citano gli assalti al villaggio vietcong del 9°reggimento cavalleria dell'aria, in "Apocalypse now" di Coppola. In larga parte sottotitolato, come nel primo episodio, Dune 2, apertamente anticolonialista e terzomondista, blockbuster da 190 milioni di dollari, aggiunge altre star ad un cast già precedentemente sontuoso. Eppure l'approccio è incredibilmente umile, quasi un documentario di carattere antropologico.
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paolp78
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martedì 24 giugno 2025
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mal bilanciato
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Il talentuoso regista Denis Villeneuve, dopo aver ben diretto “Arrival” e successivamente il discusso sequel di “Blade Runner” di Ridley Scott, conferma la propria confidenza con la fantascienza cimentandosi nella trasposizione cinematografica di uno dei capisaldi letterari del genere, “Dune” il celebre romanzo di Frank Herbert del 1965, già portato sul grande schermo da David Lynch.
Per replicare l’impresa Villeneuve si prende il vantaggio di impiegare due film per raccontare la stessa storia che Lynch aveva condensato nella sua riuscitissima opera del 1984. Il risultato complessivo delle due pellicole di Villeneuve è eccellente, ma a mio giudizio questo secondo film è meno riuscito del primo capitolo, a causa di una eccessiva concentrazione della narrazione sulle vicende del protagonista in seno ai predoni del deserto a cui si unisce.
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Il talentuoso regista Denis Villeneuve, dopo aver ben diretto “Arrival” e successivamente il discusso sequel di “Blade Runner” di Ridley Scott, conferma la propria confidenza con la fantascienza cimentandosi nella trasposizione cinematografica di uno dei capisaldi letterari del genere, “Dune” il celebre romanzo di Frank Herbert del 1965, già portato sul grande schermo da David Lynch.
Per replicare l’impresa Villeneuve si prende il vantaggio di impiegare due film per raccontare la stessa storia che Lynch aveva condensato nella sua riuscitissima opera del 1984. Il risultato complessivo delle due pellicole di Villeneuve è eccellente, ma a mio giudizio questo secondo film è meno riuscito del primo capitolo, a causa di una eccessiva concentrazione della narrazione sulle vicende del protagonista in seno ai predoni del deserto a cui si unisce. Villeneuve impiega troppe scene e troppo minutaggio per raccontare le scorribande di questi guerriglieri, creando scenari che peraltro sembrano molto simili a quelli nordafricani e mediorientali; la pellicola ne risulta appesantita e ne viene compromessa la scorrevolezza e godibilità. Viceversa non c’è altrettanta attenzione nel descrivere gli scenari degli altri pianeti dell’intrigante universo fantascientifico in cui è ambientata la storia; deludente il modo poco solenne e sobrio con cui viene rappresentata la sede dell’Impero, concepita più come un’abitazione elegante, piuttosto che un palazzo sfarzoso, come aveva fatto invece Lynch in modo riuscitissimo, e come sembrava dovesse essere anche nella visione di Villeneuve, ricordando i tanti formalismi e rituali simbolici con cui il regista canadese aveva caratterizzato la suggestiva cerimonia degli emissari imperiali del primo film.
Il cast è ricchissimo: innanzitutto ci sono i protagonisti del primo capitolo, con Timothée Chalamet, Zendaya e Rebecca Ferguson in prima linea, e Josh Brolin, Javier Bardem, Charlotte Rampling, il quasi irriconoscibile Stellan Skarsgård e Dave Bautista negli altri ruoli di rilievo; a questi si aggiungono Austin Butler nella parte del nemico principale, Florence Pugh, il grande Christopher Walken e l’affascinante Léa Seydoux.
Ottima la tecnica registica esibita da Villeneuve, che valorizza al meglio i potenti mezzi a sua disposizione.
Il finale sembra preludere ad un terzo capitolo, che non potrà riguardare eventi narrati nel romanzo originario del 1965, in quanto già esauriti in queste due pellicole, e che pertanto si può ipotizzare che attingerà dalle altre opere di Frank Herbert, sempre appartenenti al così detto “ciclo di Dune”.
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eleonora panzeri
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domenica 17 marzo 2024
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più o meno come me lo aspettavo
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A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante.
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A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante. La fotografia, gli effetti speciali e la ricostruzione di Arrakis sono stupendi, trasportandoci direttamente nella mente di Herbert e dando vita al suo mondo con grande precisione. Tuttavia, ci sono alcune parti che generano confusione; se da un lato si spiega che non vi è nulla di veramente mistico in Paul, dall’altro vi sono troppe cose misteriose, come l’uso della voce e i poteri premonitori, che non possono essere imputati solo all’acqua della vita. Villeneuve avrebbe potuto colmare questi vuoti di trama per conferire alla storia una maggiore coerenza interna. Nel complesso, è stato un bel film, più o meno come me lo aspettavo.
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filippotognoli
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giovedì 29 febbraio 2024
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il profeta villeneuve
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C'era una volta Star Wars, quello del 1977, che peraltro prese spunto proprio dai romanzi di Frank Herbert, per ammissione dello stesso George Lucas. Adesso, inteso 2024, c'e' DUNE! Villenueve, riesce nell'ennesima scommessa (stravinta) di resuscitare e rendere al meglio sul grande schermo il capolavoro di Frank Herbert, appunto. Ci era gia' riuscito con Blade Runner 2049, sfida che molti prima di lui avevano rifiutato per paura di non essere all'altezza del capolavoro di Ridley Scott. E anche stavolta riesce dove David Lynch falli' miseramente, non solo per colpa sua, anzi...Questa seconda parta completa e rilancia come meglio non si poteva tutta la forza profetica e trascinante del romanzo di Herbert.
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C'era una volta Star Wars, quello del 1977, che peraltro prese spunto proprio dai romanzi di Frank Herbert, per ammissione dello stesso George Lucas. Adesso, inteso 2024, c'e' DUNE! Villenueve, riesce nell'ennesima scommessa (stravinta) di resuscitare e rendere al meglio sul grande schermo il capolavoro di Frank Herbert, appunto. Ci era gia' riuscito con Blade Runner 2049, sfida che molti prima di lui avevano rifiutato per paura di non essere all'altezza del capolavoro di Ridley Scott. E anche stavolta riesce dove David Lynch falli' miseramente, non solo per colpa sua, anzi...Questa seconda parta completa e rilancia come meglio non si poteva tutta la forza profetica e trascinante del romanzo di Herbert. Qui, piu' ancora che nella prima parte, la forza e la profondita' della cultura in cui DUNE si colloca trova la sua dimensione perfetta. Le tematiche affrontate possono essere lette in diversi livelli di compresione, ma cio' che sia i neofiti, che gli appassionati della saga, non possono che concordare e' la perfezione ed epicita' del film di Villeneuve. Cast superlativo, sceneggiatura, musiche, fotografia, location, montaggio...tutto e' perfettamente centrato e coinvolgente. La profezia e' completata...e non e' detto che finisca qui...
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[+] bene ma non benissimo
(di matteo massi)
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(di livio)
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[+] un buon film
(di samanta)
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samanta
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mercoledì 6 marzo 2024
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ben ritornato paul!
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Il film non è un sequel ma la seconda parte di Dune (uscito nel 2021), doveva uscire lo scorso anno ma problemi di distribuzione hanno determinato il rinvio. La prima parte era un buon film (gli ho dato 4 stelle) ma aveva il difetto di interrompere bruscamente la storia narrata nel primo romanzo della saga di Dune scritta da Frank Herbert, lasciando in sospeso la domanda: ma come va a finire? Nel 1984 era stata data una prima versione cinematografica dell'intersa storia del I volume prodotto da De Laurentis e diretta da un David Linch poco convinto (lo è ancora adesso) che fu un flop commerciale e di critica.
La seconda parte sempre diretta da Denis Villeneuve (Arrival, Blade Runner 2049, Sicario) merita un particolare apprezzamento, si racconta come il giovane Paul (Timotheé Chalamet) superstite con la madre Jessica della casata degli Atreides che governava il pianeta Arrakis (Dune) e che è stata rovesciata e massacrata a tradimento dalla casata degli Harkonnen piscopatici violenti che in combutta con l'imperatore della Galassia Shaddam si sono impadroniti di Dune.
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Il film non è un sequel ma la seconda parte di Dune (uscito nel 2021), doveva uscire lo scorso anno ma problemi di distribuzione hanno determinato il rinvio. La prima parte era un buon film (gli ho dato 4 stelle) ma aveva il difetto di interrompere bruscamente la storia narrata nel primo romanzo della saga di Dune scritta da Frank Herbert, lasciando in sospeso la domanda: ma come va a finire? Nel 1984 era stata data una prima versione cinematografica dell'intersa storia del I volume prodotto da De Laurentis e diretta da un David Linch poco convinto (lo è ancora adesso) che fu un flop commerciale e di critica.
La seconda parte sempre diretta da Denis Villeneuve (Arrival, Blade Runner 2049, Sicario) merita un particolare apprezzamento, si racconta come il giovane Paul (Timotheé Chalamet) superstite con la madre Jessica della casata degli Atreides che governava il pianeta Arrakis (Dune) e che è stata rovesciata e massacrata a tradimento dalla casata degli Harkonnen piscopatici violenti che in combutta con l'imperatore della Galassia Shaddam si sono impadroniti di Dune. Il pianeta, in gran parte deserto, produce "la spezia" un prodotto essenziale per il commercio della Galassia e che è creato da giganteschi vermi viventi nel sottosuolo. Paul e la madre sono trovati da un gruppo di Fremen una popolazione che vive nascosta tra cui c'é una ragazza Chani (Zendaya) che fa amicizia con il ragazzo, il popolo è perseguitato dal barone Vladimir Harkonnen che ha affidato il pianeta a suo nipote Rabban (Dave Bautista) con il fratello Rantha (Austin Butler), Grazie all'appoggio di un capo Fremen Stilgar (Javier Bardem) Paul inizia un percorso di iniziazione in quel popolo aiutato dalla madre che in possosso di poteri paranormali assume il ruolo di Reverenda Madre, inizia così la riscossa del popolo Fremen che individua in Paul il Mahdi il Messia che libererà il popolo dalla tirannia degli Harkonnen
Villeneuve, come dallo stesso riconosciuto, ha individuato 2 momenti nella pellicola uno riflessivo e il secondo d'azione, però il primo assorbe più della metà del film e presenta una criticità nella lentezza di esposizione della vicenda che avrebbe potuto essere acoorciata. Per quanto riguarda la storia è sostanzialmente fedele al romanzo e il racconto tecnicamente perfetto, intelligente la realizzazione cinematografica del verme gigantesco che non è un ridicolo Godzilla, ma è rappresentato in modo "soft" in modo trasversale facendo intuire la sua mostruosità, rendendo visibile un qualcosa d'immaginario, molto ben realizzata l'ambientazione utilizzando in modo piacevole il bianco/nero quando si narra il mondo degli Harkonnen. Il cast è molto numeroso diretto con mano sicura ed efficace da Villeneuve in particolare: il giovane Timotheé Chalamet un convincente e tormentato Paul e che dimostra un discreto talento recitativo, affiancato da professionisti di lunga data come Josh Brolin (Non è un paese per vecchi, Il Grinta; I guardiani della galassia; Soldado) che è Halleck vecchio compagno d'armi del duca Leto padre di Paul, Christopher Walken (Oscar come migliore attore n.p. ne Il cacciatore, Man on fire) nella parte del malvagio e mellifluo Imperatore, convicenti le 2 attrici: Zendaya la sofferta innamorata di Paul e Rebecca Ferguson (La ragazza del treno, e 2 Mission Impossible) la madre di Paul che nasconde terribili segreti, comunque bravi anche altri comprimari come Javier Bardem, Charlotte Rampling e Austin Butler (C'era una volta a ... Hollywood). Va a merito di Villeneuve avere diretto un cast complesso e numeroso creando una recitazione omogenea e complessivamente di alto livello. La colonna musicale è accurata e sottolinea in modo adeguato i momenti eclatanti della vicenda. Il finale è lasciato aperto per permettere a Villeneuve un eventuale sequel se il box office gli sarà favorevole.
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shagrath
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lunedì 4 marzo 2024
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potente
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Un secondo capitolo che non solo riesce a superare il primo, già capolavoro, ma raggiunge livelli nuovi e inesplorati dell'arte. Un'opera folle, una storia assurda, che tuttavia si prende estremamente sul serio, dove scherno e ironia sono lasciate da parte per addentrarsi nelle brutali logiche di potere dell'Imperium galattico tra antiche casate, nobili arroganti e ordini religiosi infidi. Il potere stesso viene spettacolarizzato in nuove forme evocative, con un'estetica monumentale e grottesca degna di un incubo post-moderno. Un film mistico e vigoroso, intriso di visioni allucinate, costruito attorno a una fantascienza più psicologica che tecnologica, con temi che spaziano dall'ecologia all'escatologia, dall'indottrinamento religioso all'incredulità, dall'identità che si perde nelle false tradizioni e si ritrova in un destino autentico ma oscuro.
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Un secondo capitolo che non solo riesce a superare il primo, già capolavoro, ma raggiunge livelli nuovi e inesplorati dell'arte. Un'opera folle, una storia assurda, che tuttavia si prende estremamente sul serio, dove scherno e ironia sono lasciate da parte per addentrarsi nelle brutali logiche di potere dell'Imperium galattico tra antiche casate, nobili arroganti e ordini religiosi infidi. Il potere stesso viene spettacolarizzato in nuove forme evocative, con un'estetica monumentale e grottesca degna di un incubo post-moderno. Un film mistico e vigoroso, intriso di visioni allucinate, costruito attorno a una fantascienza più psicologica che tecnologica, con temi che spaziano dall'ecologia all'escatologia, dall'indottrinamento religioso all'incredulità, dall'identità che si perde nelle false tradizioni e si ritrova in un destino autentico ma oscuro. Un'opera spietata, psichedelica, cupa, ferale ma viva, specchio della nostra attualità, della nostra peggiore umanità, uno specchio più efficace di qualunque satira, di qualunque denuncia, portata sullo schermo in maniera superba perché non solo non annoia, ma fa riflettere, si fa ammirare, innesca riflessioni tra scene d'azione spettacolari, recitazione austera, visioni ed effetti sonori imponenti.
Non era di certo facile rendere credibile, solido e pure spettacolare il futuro folle ed un po' retrò immaginato dall'autore del ciclo di Dune negli anni '60, ma il colpo da maestro di Villeneuve riesce anche in questo secondo capitolo.
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imperior max
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lunedì 4 marzo 2024
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un'epopea messianica e profetica tra battaglie nel deserto e giochi di potere.
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Dopo un posticipo di circa tre mesi e a quasi due anni e mezzo dal primo capitolo, eccoci con DUNE Parte due di Denis Villeneuve.
Una volta accolti dai Fremen, popolo originario del pianeta desertico Arrakis, Paul Atreides e sua madre Jessica cercano di integrarsi con loro per farsi accettare in vista di una possibile guerra con gli Harkonnen che sono responsabili, insieme all’imperatore Shaddam IV e delle streghe Bene Gesserit, della caduta degli Atreides per il possesso della Spezia e per giochi di potere. Tra assalti bellici e prese di fazioni politiche e religiose si deciderà il destino di Arrakis e forse dell’impero intergalattico.
Se il primo Dune dava alla fine una sensazione di troncatura ad una trama appena avviata quando in realtà era già stato tutto introdotto e avviato nel corso del film, nel secondo si arriva al consolidarsi dei fatti precedenti e nel crearne altri con nuovi personaggi, nuove battaglie e nuovi risvolti narrativi.
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Dopo un posticipo di circa tre mesi e a quasi due anni e mezzo dal primo capitolo, eccoci con DUNE Parte due di Denis Villeneuve.
Una volta accolti dai Fremen, popolo originario del pianeta desertico Arrakis, Paul Atreides e sua madre Jessica cercano di integrarsi con loro per farsi accettare in vista di una possibile guerra con gli Harkonnen che sono responsabili, insieme all’imperatore Shaddam IV e delle streghe Bene Gesserit, della caduta degli Atreides per il possesso della Spezia e per giochi di potere. Tra assalti bellici e prese di fazioni politiche e religiose si deciderà il destino di Arrakis e forse dell’impero intergalattico.
Se il primo Dune dava alla fine una sensazione di troncatura ad una trama appena avviata quando in realtà era già stato tutto introdotto e avviato nel corso del film, nel secondo si arriva al consolidarsi dei fatti precedenti e nel crearne altri con nuovi personaggi, nuove battaglie e nuovi risvolti narrativi. Chi si aspetta una roba alla Star Wars o Armageddon o altri polpettoni fantascientifici pieni di soldi qui si va’ completamente fuoristrada, dato che l’azione dura 30-45 minuti e il resto sono spettacoli visivi di introspezioni, congetture o meno di profezie messianiche e religiose, intrighi e cospirazioni tra casate, percorsi dell’eroe e cavalcate coi vermi del deserto. Qui Paul Atreides con l’alleata e amata Chani rimane invischiato nell’accettare o meno il suo ruolo di salvatore di Arrakis e, strumentalizzato o no dalla madre e dalla fede dei Fremen, attraverserà percorsi che metteranno in dubbio se il suo operato sia migliore o peggiore dei nemici stessi, alla fine dei conti. Dall’altra gli Arkonnen con il loro campione Feyd-Rautha, tanto spietato e sanguinario quanto risoluto nel perseguire i suoi obiettivi.
Il lato tecnico è indiscutibile, musiche e immagini spettacolari e geometriche, un buon montaggio che non fa’ pesare l’andamento lento della pellicola, ma che anzi permette un buon scorrimento degli eventi. L’azione è chiarissima sia nelle battaglie campali contro macchinari giganti e navi da guerra che nei duelli all’ultimo sangue, in particolare nell’arena degli Harkonnen. La fotografia rimane sempre algida, ma mai freddissima negli scenari desertici e che diventa marmorea in bianco e nero appunto nell’arena. Gli attori tutti bravissimi con delle sorprendenti Lèa Seydoux, Florence Pugh e un’altra molto nota che preferirei non rivelare…! (Un indizio, ha esordito quasi dieci anni fa).
Al netto di molte tematiche affrontate con l’uso di immagini e non detti, magari qualcosina nella sceneggiatura e alcuni personaggi vanno un po’ a traballare e la parte finale potrà forse sembrare frettolosa, però ci può stare data la catarsi precedente. E quindi, il finale non è autoconclusivo o meglio chiude una pagina per lasciare semi-aperta quella dopo, magari per far finire il tutto tra un annetto o due.
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