Ritratto della giovane in fiamme

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Un film di Céline Sciamma. Con Noémie Merlant, Adèle Haenel, Luàna Bajrami, Valeria Golino, Cécile Morel Titolo originale Portrait de la jeune fille en feu. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 120 min. - Francia 2019. - Lucky Red uscita giovedì 19 dicembre 2019. MYMONETRO Ritratto della giovane in fiamme * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 31 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La pittrice, la sposa e i segreti nascosti in un dipinto

di Natalia Aspesi La Repubblica

Francia 1777, è l'anno in cui a Corte Maria Antonietta ha finalmente consumato il matrimonio, e una pittrice donna di grande fama, Elisabeth Vigée Le Brun, la ritrae con quell'assurdo fasto che quindici anni dopo la condannerà alla ghigliottina. In un angolo roccioso e tempestoso della Bretagna affacciata sull'Atlantico, la giovane e ignota ritrattista Marianne sbarca solitaria: nessuno degli uomini ai remi l'ha aiutata quando si è gettata in mare per ricuperare le sue tele, nessuno l'ha aiutata ad arrampicarsi carica di bagagli sino a raggiungere un castello isolato e impoverito: è una donna che sa di dover pagare il prezzo della sua indipendenza con il rancore degli uomini. Ritratto della giovane in fiamme della quarantenne regista francese Céline Sciamma è un raro, appassionante racconto dell'essere donna quando può essere se stessa, la sconosciuta, per secoli, in un mondo regolato dagli uomini. I suoi film, Tomboy è il più noto, parlano di confusione gender, di bambine, o adolescenti, incerte della loro femminilità: nella vita non ha problemi, ama le donne e anche Héloise, cioè Adèle Haenel, è stata sua compagna. Marianne è stata invitata dalla Contessa vedova (una deliziosa Valeria Golino) perché faccia il ritratto di sua figlia Héloise, sottratta al convento dove, dice, tra sole donne si sentiva libera, da inviare allo sconosciuto gentiluomo milanese che diventerà suo marito: in sostituzione della sorella che ha preferito buttarsi nel vuoto piuttosto che accettare l'ignota segregazione del matrimonio con un estraneo. Anche Héloise rifiuta un destino su cui non ha alcun diritto di scelta e la sua unica arma è quella di non posare; già un pittore ci ha provato senza riuscirci, e adesso Marianne (Noémie Merlant) dovrà interpretare il ruolo di dama di compagnia per poi ritrarla di nascosto. La Signora Madre, unica autorità anche se donna, starà via cinque giorni e in quel tempo breve eppure immenso come la vita intera, la pittrice, la promessa sposa, la servetta, tre giovani donne e nessun uomo scoprono le meraviglie di una forma rivoluzionaria di libertà e verità troppo spesso negato alle donne. Guardinghe e insicure le due ragazze camminano sulla spiaggia ventosa, mai vicine, Marianne osserva l'ovale del viso, le mani allacciate, i gesti di Héloise per riprodurli sulla tela e tutto il giorno si parlano, si raccontano, si sfiorano, sulla spinetta suonano insieme poche note di Vivaldi, insieme leggono l'Orfeo di Ovidio. Soprattutto si guardano, in silenzio: gli occhi neri di Marianne, gli occhi azzurri di Héloise, nell'incanto di scoprirsi simili, prigioniere delle stesse leggi patriarcali e delle stesse regole sociali e morali che puniscono il loro sesso. È naturale che in quel luogo isolato e senza legge, questa vicinanza, questa somiglianza, questa gioia, avvicinino i corpi, rivelino il desiderio, il bisogno, almeno per un giorno, di conoscere il temuto mistero dell'amore carnale, quello che immaginano non avranno nel matrimonio. Non c'è la fame furibonda raccontata da Kechiche in La vita di Adele, Palma d'Oro a Cannes nel 2013, o la malinconia di altre storie lesbiche: la delicatezza, la grazia, la sublime eleganza che Sciamma dà ai due bei corpi nudi allacciati serenamente, placati senza peccato, fanno pensare soprattutto a un bisogno di sorellanza, di condivisione, di dono reciproco, prima che la vita le restituisca al loro destino. C'è un momento molto bello in quel letto disfatto: Héloise vuole un ritratto di Marianne, che le appoggia uno specchietto al pube da cui si riprende a carboncino sulla pagina 28 del libro X di Ovidio. Ritratto di giovane in fiamme finalmente ci fa capire cosa sia il cinema "al femminile". E non perché è donna la regista e autrice, come la brava direttrice della fotografia, la costumista e altri collaboratori, né perché i personaggi sono quattro donne e non ci sono uomini. Ma è lo scorrere delle immagini che ha davvero una eco diversa, come diversi sono gli sguardi, i silenzi, i gesti, i desideri e i sogni, il risvegliarsi di quello sconosciuto che è il proprio corpo, e poi la saggezza del ritorno all'ordine. Certo non basta essere donna per fare un film femminile o anche solo un buon film, e tuttavia le lamentazioni per gli ostacoli in ogni campo si sono fatte più forti dopo la rivolta del MeToo che ha rumorosamente rivelato e punito l'odioso prezzo che si deve pagare se si vuole entrare in un universo che come altri è ancora controllato dal maschile prepotente e alieno. Come lo ha pagato, e denunciato, Adèle Haenel, quando dodicenne fu molestata dal regista Christophe Ruggia, che la dirigeva nel suo cine debutto; e che ha chiesto scusa troppo tardi. Senza retorica, senza gridare, molto credibile, Sciamma descrive quei giorni di donne sole come un'arcadia dove regna l'uguaglianza che il femminismo predica ma non ottiene: Marianne, Héloise e Sylvie (Luàna Bajrami), la servetta che ha un suo grande talento, il ricamo, spezzano tra loro pure le barriere sociali, giocano a carte insieme, pranzano insieme, discutono insieme. Sylvie deve abortire e l'aiutano con pozioni e altro poi l'assistono dalla mammana, e dividono con lei una notte di sole femmine che cantano stregonerie e regalano erbe allucinogene. Anni dopo Marianne, a una mostra collettiva dove, col nome del padre, è riuscita a far esporre una sua scena neoclassica, vedrà un ritratto di Héloise con una sua figliolina e un libro in mano, col dito che segna pagina 28. Ritratto della giovane in fiamme ha vinto il premio per la sceneggiatura a Cannes ed è tra i cinque finalisti stranieri ai prossimi Globe.
Da La Repubblica, 19 dicembre 2019


di Natalia Aspesi, 19 dicembre 2019

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