Più de la vita

Film 2019 | Documentario

Anno2019
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Regia diRaffaella Rivi
AttoriMichele Sambin, Pierangela Allegro .
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Raffaella Rivi. Un film con Michele Sambin, Pierangela Allegro. Genere Documentario - Italia, 2019, Valutazione: 3 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Ultimo aggiornamento lunedì 7 ottobre 2019

Il documentario è dedicato a Michele Sambin: pioniere della videoarte, ideatore di performances, spettacoli teatrali, opere pittoriche e partiture sonore.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Cambiare il mondo attraverso l'arte: l'utopia radicale di Michele Sambin.
Recensione di Rossella Farinotti
lunedì 7 ottobre 2019
Recensione di Rossella Farinotti
lunedì 7 ottobre 2019

Dedicare la propria esistenza all’arte è una scelta di vita radicale. È un atto d’amore, come sostiene Michele Sambin (Padova, 1951). Ma si tratta soprattutto di una scelta un po’ obbligata, poiché personaggi come Sambin non avrebbero potuto fare altro se non vivere delle proprie creazioni in relazione con il mondo.

“Perché lei fa questa cosa?” Chiede dal pubblico un signore diretto all’artista, durante una performance musicale registrata su tre canali video. “E tu, papà, perché credi in Dio?”, gli risponde Sambin.

Fare arte è un mestiere, ma è anche una necessità. Il delicato documentario di Raffaella Riva, scritto con l’artista visuale, prende il titolo da una delle sue performance più recenti: “Più della vita”, appunto, una video performance del 2003, interpretata con la compagna Pierangela Allegro, dove la musica del violoncello dialoga con i movimenti della donna, fino ad amalgamarsi completamente in un unicum tra corpo e suono, tra creazione e natura. Il video diventa un mezzo per veicolare queste testimonianze e studi, una “partitura”, come racconta la voce narrante di Sambin. Le spiegazioni dell’artista sono il filo conduttore del percorso lineare del documentario e servono a scandire i vari passaggi sperimentali della sua carriera dagli anni ’70 a oggi.

Il racconto si sviluppa in parallelo alla sua vita attuale nella casa d’origine nel Salento, dove si è ritirato a lavorare e a scandagliare l’archivio documentativo di tutta la sua ricerca artistica. Anche gli anni ’90 sono importanti, come dimostra, ad esempio, il progetto teatrale “Meditazioni” (1994) in collaborazione con i detenuti del carcere.

La musica è il punto di partenza del lavoro che trova il giusto approdo nel video dagli anni ’70, quando Michele Sambin ha vent’anni e vive a Venezia, la città della Biennale, e, attraverso questo mezzo fatto da immagini in movimento, trova lo sfogo perfetto per mescolare le esperienze e veicolarne i messaggi. Il video rappresenta la sintesi giusta per l’espressione artistica multidisciplinare da cui non può prescindere. “Spartito per violoncello” (1974), “Il suono ci circonda” (1977) sono tra i primi video multicanale presentati in ambiti di gallerie private, come la galleria del Cavallino, o istituzioni pubbliche. “Sono anni di grandi utopie, scelte radicali, contrasti, conflitti, scontri, voglia di cambiare il mondo. La mia utopia è di cambiarlo attraverso l’arte. E mi metto a fare. Fare senza sosta”.

L’opera di Sambin è dunque focalizzata sul rapporto tra immagine e suono. Un rapporto scandagliato in quegli anni da diversi artisti e cineasti sperimentali, attraverso i più vari aspetti: da quello assolutamente sperimentale e anti-narrativo che ha le radici dai futuristi come Anton Giulio Bragaglia o Pippo Oriani, agli anni ’40 con Luigi Veronesi, fino ai giochi evocativi di autori come Silvio Loffredo, Bruno Munari o Gianfranco Baruchello tra gli anni ’50 e ’60.

E poi il video/schermo come oggetto installativo, alla Nam June Paik, fino ancora all’uso drammatico denso di pathos dei film di Bill Viola. Per Sambin questo è il mezzo giusto, perché “più diretto e meno complesso del cinema. Il video rappresenta un contatto diretto con le cose” E nel documentario è tangibile questa urgenza della creazione. Un film di nicchia, consigliato per comprendere una certa cura e dedizione per le cose, da applicare con “rigore e istinto”.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 26 settembre 2019
Luciano

Ho visto questo documentario in anteprima e lo consiglio a tutti gli appassionati d'arte e non solo. Ripercorre la carriera di Michele Sambin in maniera innovativa e godibile ma racconta molto di più. Il tema centrale a me è sembrato il processo creativo applicato non solo all'arte sperimentale ma a quealsiasi disciplina.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 22 ottobre 2019
Matteo Marelli
Film TV

Michele Sambin è un artista di profondi sconfini, per provare a inquadrarlo non basta dire che si è confrontato con differenti ambiti creativi. È proprio nel passaggio dalla pittura al film, al video, alla performance multimediale e al teatro che si colloca l'essenza del suo fare (finalizzato a esprimere un'esperienza estetica di tipo relazionale), al punto che ogni momento si è arricchito delle sperimentaz [...] Vai alla recensione »

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