La vita invisibile di Euridice Gusmao

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Un film di Karim A´nouz. Con Carol Duarte, J˙lia Stockler, Gregˇrio Duvivier, Barbara Santos, Flßvia GusmŃo.
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Titolo originale A Vida InvisÝvel. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 139 min. - Brasile 2019. - Officine Ubu uscita giovedý 12 settembre 2019. MYMONETRO La vita invisibile di Euridice Gusmao * * * 1/2 - valutazione media: 3,93 su 29 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Suggestivo Valutazione 3 stelle su cinque

di Zarar


Feedback: 13464 | altri commenti e recensioni di Zarar
venerdý 11 ottobre 2019

Film inquieto, di atmosfera, suggestivo per colori vintage, interni claustrofobici, primi piani intensi, premiato a Cannes per la regia di Karim Aïnouz. Due brave protagoniste, C. Duarte e J. Stockler­. Il film punta su due temi forti: la condizione della donna nella Rio de Janeiro degli anni ’40 ’50 e il rapporto intenso e solidale tra due sorelle, Eurídice e Guida, di origini modeste e ambizioni non modeste. Agli antipodi per carattere, l’una ‘cattiva ragazza’ l’altra ‘ragazza per bene’, sono accomunate da un forte desiderio di libertà e dal desiderio di realizzarsi: Guida vuole essere bella e desiderata, cerca l’amore romantico e passionale e non esita a scappare di casa per seguire quello che scambia per l’uomo della sua vita; Eurídice vorrebbe dedicarsi alla musica non come ornamento per signorine da marito, ma professionalmente; sogna di perfezionarsi al Conservatorio di Vienna. L’autorità maschile, sia paterna, sia maritale,  che determina inesorabile le loro vite, si incarica puntualmente di cancellare i loro sogni, di respingerle nell’irrilevanza a cui le condanna il loro genere: nel destino di una donna c’è solo un buon matrimonio, dei figli, meglio se maschi, tutte le competenze di una buona donna di casa devota al marito. Guida finirà sulla strada, abbandonata incinta dal suo amore e  respinta dalla famiglia, aiutata soltanto da una vecchia dolcissima prostituta; Eurídice farà il matrimonio che ci si aspetta da lei, ma non riuscirà mai a farsi riconoscere come quella geniale pianista che è. A rendere più drammatica la loro condizione è la separazione a cui le condanna il loro ambiente: nel film le due sorelle non si incontreranno mai più dopo fuga di Guida; le lettere di Guida saranno requisite dal padre; Eurídice, dopo lunghe ricerche, crederà per un errore la sorella morta e precipiterà in una disperazione che la porterà a non suonare mai più. Tutto rientrerà nell’ordine: le donne torneranno ad essere invisibili. Una frettolosa invenzione per chiudere in positivo, con il ritrovamento delle lettere di Guida da parte di un’anziana Eurídice e l’incontro con una nipote di Guida che è identica alla nonna, poco aggiungono al resto. Il film ha il suo meglio nella maestria con cui si gioca con il colore e con la ricostruzione d’atmosfera: su sfondi appannati e un po’ lividi le nostre protagoniste letteralmente svaniscono come le loro vite perdute, mentre brillano luminose nei momenti in cui riescono ad essere realmente quel che vorrebbero (Guida finalmente al sicuro dalla miseria, Eurídice che suona magistralmente il suo Chopin al Conservatorio). Dove il film ha dei limiti è nella sceneggiatura (M. Hauser), che ha salti e inverosimiglianze, e nell’enfasi sentimentale,  nella drammatizzazione eccessiva che lo attraversa, a partire dalla insistita scena iniziale. Non paga la libertà che regista e sceneggiatore si prendono rispetto al libro di Martha Batalha, più coerente e convincente, nel quale il dramma, più sottile e meno concentrato e violento, è tutto negli ostinati  tentativi di una donna speciale per uscire dall’invisibilità, provando una strada dopo l’altra: una lotta tenace e silenziosa, sempre perduta, mai abbandonata, condita di leggerezza, di humor e di antica saggezza. E più convincente è la conclusione della scrittrice, che ci lascia con un’Eurídice finalmente arrabbiata piuttosto che depressa,  che tenta ancora; scrive e scrive qualcosa che qualcuno forse prima o poi leggerà: la scrittura come eredità e testimonianza.

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