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Attesissimo come è naturale che sia per un fuoriclasse, Paul Thomas Anderson torna 3 anni dopo Inherent Vice e ancora una volta il suo cinema dilaga totalizzante e sontuoso, pervasivo e millimetrico, appagante quadratura di forma e sostanza.
Non molti cineasti oggi osano accarezzare l’idea di una grandezza espressiva che ne accetti tutte le incognite, non molti provano a salire un gradino al di sopra del dovuto lasciando da parte questioni contingenti, tematiche imperanti, mode di pensiero e modi di fare cinema per ricercare l’archetipo, liberando il mezzo da finalità di breve effetto per ritrovarne tutto il potenziale concettuale e figurativo.
In questa occasione il regista scrive sia soggetto che sceneggiatura, la storia è quella di un uomo illustre e dominante e di una giovane donna che non può stare in disparte. Il protagonista è Reynolds mentre il punto di vista è quello di Alma e già questa divaricazione prospettica è dispositivo che induce a non dare nulla per scontato. Attraverso le progressioni di una convergenza ineluttabile e osmotica, minuziosamente tratteggiata con i tempi naturali di un’epifania psicologica, affiorano latenti disequilibri individuali e mancanze ataviche che sospingono spiriti diversi e incompleti a collidere tra loro. Ma se una volontà tesa al dominio assoluto su tutto può ridefinire il proprio egocentrismo al cospetto dell’altro da se’, il paradigma esistenziale sottostante è tanto più vero quanto meno si risolve in una scontata pacificazione.
Ciò che colpisce subito in Phantom Thread è la stupefacente eleganza della messa in scena, una magnificenza di immagine e di composizione dell’inquadratura che nasce da un lavoro a dir poco meticoloso sui particolari ma al contempo attentissimo a ricondurre ogni dettaglio a beneficio del significato e della tridimensionalità della scena nel suo complesso. Se non si ha mai la sensazione del formalismo esibito o dello spettacolo fine a se stesso è perchè ogni elemento arricchisce senza coprire, agendo nella direzione della complessità e mai in quella del puro abbellimento. In realtà, il film costruisce perfezione per incrinarla, allestisce meraviglia per abbattere le difese di chi vi si abbandona, cosicchè è sufficiente un solo segno sul candore di un abito nuziale per raffigurare una disfatta totale.
La chiave di volta del film, ciò che rende viva e mai letteraria la sua abbacinante finezza compositiva, è non solo la straordinaria corrispondenza tra allestimento e dinamica del narrato, tra raffigurazione e psicologia dei personaggi, tra ricerca formale e spessore drammaturgico ma anche e soprattutto l’eccezionale lavoro degli interpreti e l’evidente sintonia tra questi e chi li ha così consapevolmente diretti. Daniel Day Lewis giganteggia nel controllo assoluto del personaggio lasciandoci un’ultima, memorabile e seduttiva prova della sua statura artistica. Al suo fianco Leslie Manville, attrice prediletta da Mike Leigh qui semplicemente perfetta nella sua vigile compostezza britannica e il ragguardevole contributo di Vicky Krips: ingenua e saggia, fresca e ambigua, adorante e determinata, i momenti in cui Reynolds e Alma si trovano insieme sulla scena sono puro piacere per lo spettatore. Cinema di ordine inequivocabilmente superiore, che vive ben oltre i titoli di coda.
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cinelady
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venerdì 23 febbraio 2018
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straordinario commento
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Secondo me dovrebbe vincere l'Oscar come miglior film. 'Tre manifesti ad Ebbing', che sembra il candidato più probabile, sicuramente è più attuale nei temi e nell'ambientazione, ma questo film è pura arte.
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freerider
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sabato 24 febbraio 2018
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per cinelady
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Non c'è partita tra il film di Anderson e Tre manifesti a Ebbing, che come dici giustamente ha il vantaggio dell'attualità dei temi e in questo rivela anche il suo opportunismo. Siamo in un'altra dimensione anche rispetto a The Shape of water e Call me by your name, film che sembrano andare più direttamente incontro al pubblico ma proprio in questo tradiscono un certo calcolo. Purtroppo l'assegnazione del premio Oscar è sempre più influenzata da logiche che poco hanno a che fare col puro valore del film, per questo non so cosa aspettarmi, ma naturalmente anche io faccio il tifo per Phantom Thread. Grazie.
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