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jacopo b98
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martedì 18 febbraio 2014
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the dark side of the web
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Tre storie sulla Rete si intersecano: 1) una coppia (Patton e Skarsgård) reduce da un grande lutto è frodata da un uomo che ha accesso al loro computer; 2) Un ragazzino tenta il suicidio dopo che un ragazzo (Ford), con un falso profilo facebook, è riuscito ad ottenere (e diffondere) foto in cui appare nudo; 3) Una giornalista (Riseborough) sfrutta un ragazzo (Thieriot) che fa chat pornografiche su internet per fare un servizio e diventare famosa. Sceneggiato benissimo da Andrew Stern, è l’esordio alla regia del documentarista e regista pubblicitario Rubin. Accolto molto bene dalla critica USA, ha ricevuto recensioni più fredde da quella italiana.
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Tre storie sulla Rete si intersecano: 1) una coppia (Patton e Skarsgård) reduce da un grande lutto è frodata da un uomo che ha accesso al loro computer; 2) Un ragazzino tenta il suicidio dopo che un ragazzo (Ford), con un falso profilo facebook, è riuscito ad ottenere (e diffondere) foto in cui appare nudo; 3) Una giornalista (Riseborough) sfrutta un ragazzo (Thieriot) che fa chat pornografiche su internet per fare un servizio e diventare famosa. Sceneggiato benissimo da Andrew Stern, è l’esordio alla regia del documentarista e regista pubblicitario Rubin. Accolto molto bene dalla critica USA, ha ricevuto recensioni più fredde da quella italiana. In realtà il film di Rubin non è solo un’agghiacciante cronaca del lato oscuro del web, ma uno spaccato della società americana e più generalmente moderna: oggi, che sempre siamo connessi, siamo più lontani che mai. È le tre storie ne sono la dimostrazione. Tutto può divenire falso nel web, dall’identità di un ragazzo che si fa credere una ragazza, all’identità di una persona conosciuta in chat. Il film di Rubin indaga tutti gli aspetti con una originalità notevole, anche se alla fine la strada del thriller, con la violenza che esplode incontrollata prevale, e in fondo la storia in sé è abbastanza prevedibile. Tuttavia a farla da padroni questa volta sono i dialoghi, oltre alla regia di Rubin che alterna macchina a spalla a spaventosi rallenty degni di Von Trier (ma senza il vergognoso estetismo del regista danese). Il risultato è un ottimo prodotto che in più di una sequenza ci ricorda il crash di Paul Haggis, che non si abbandona a facili sentimentalismi e non teme un finale apertissimo. Gli attori sono magnetici e tutti in parte. Presentato fuori concorso a Venezia 2012. Musiche notevoli di Max Richter.
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dave69
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martedì 11 febbraio 2014
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da vedere, comunque
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Anche se non si può certo dire che sia nuovo, il tema è sempre attuale ed intrigante: l'enorme difficoltà di comunicazione tra le persone (familiari compresi), anche nell'era di Internet e del "villaggio globale" e nonostante (o forse proprio perchè) queste siano sistematicamente collegate in rete. Il film procede per binari paralleli seguendo 4 diverse vicende, ognuna delle quali finisce poi per incronciarsi in modo più o meno evidente con qualcuna delle altre. Un buon film, con una bella compagnia di attori, che coinvolge e fa riflettere sebbene non sia adeguatamente supportato dalla regia davvero priva di personalità di Rubin. Da vedere, comunque.
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Anche se non si può certo dire che sia nuovo, il tema è sempre attuale ed intrigante: l'enorme difficoltà di comunicazione tra le persone (familiari compresi), anche nell'era di Internet e del "villaggio globale" e nonostante (o forse proprio perchè) queste siano sistematicamente collegate in rete. Il film procede per binari paralleli seguendo 4 diverse vicende, ognuna delle quali finisce poi per incronciarsi in modo più o meno evidente con qualcuna delle altre. Un buon film, con una bella compagnia di attori, che coinvolge e fa riflettere sebbene non sia adeguatamente supportato dalla regia davvero priva di personalità di Rubin. Da vedere, comunque. ^_^
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the thin red line
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mercoledì 5 febbraio 2014
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fuori dal web siamo tutti piu deboli
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Storie di bullismo, tradimenti, sesso in vendita, truffe sul web; c'è abbastanza carne al fuoco per almeno tre film in questo piccolo capolavoro che quasi in punta di piedi entra nella top ten (parere mio) dei migliori film del 2012. Non certo un cast stellare ma senza dubbio ispirato ( sempre più convincenti Jason Bateman e Frank Grillo anche in parti drammatiche), una sceneggiatura ben scritta e una regia un po' troppo piatta ma lineare contribuiscono a rendere il film guardabilissimo e a farci ragionare non poco: cosa che francamente è sempre più rara nel cinema degli ultimi anni. Quasi un film denuncia questo prodotto di Henry Alex rubin che durante il film sembra porsi mille domande: per quanto ancora riuciremo a guardarci in faccia mentre parliamo senza sentirci inadeguati? Una famiglia seduta a tavola che parla a mala pena perchè distratta da cellulari, pc e quant'altro è il poster di quello che è oggi la nostra vita reale.
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Storie di bullismo, tradimenti, sesso in vendita, truffe sul web; c'è abbastanza carne al fuoco per almeno tre film in questo piccolo capolavoro che quasi in punta di piedi entra nella top ten (parere mio) dei migliori film del 2012. Non certo un cast stellare ma senza dubbio ispirato ( sempre più convincenti Jason Bateman e Frank Grillo anche in parti drammatiche), una sceneggiatura ben scritta e una regia un po' troppo piatta ma lineare contribuiscono a rendere il film guardabilissimo e a farci ragionare non poco: cosa che francamente è sempre più rara nel cinema degli ultimi anni. Quasi un film denuncia questo prodotto di Henry Alex rubin che durante il film sembra porsi mille domande: per quanto ancora riuciremo a guardarci in faccia mentre parliamo senza sentirci inadeguati? Una famiglia seduta a tavola che parla a mala pena perchè distratta da cellulari, pc e quant'altro è il poster di quello che è oggi la nostra vita reale. Memorabile la lite finale tra i due padri conivolti nella storia del bullismo dei figli: una specie di scazzottata tra vittime del sistema Social Network che sembra fare più male che bene alle nostre vite. Dopo averlo guardato viene da chiedersi veramente se siamo ancora in grado di confrontarci senza avere uno schermo davanti, se abbiamo ancora emozioni da esprimere con gli occhi o riusciamo a farlo solo con una tastiera. Forse fuori dal Web siamo davvero tutti più deboli.
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enrimaso
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martedì 28 gennaio 2014
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connessi alla rete, disconnessi dal mondo
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Bel film "a incastro", incentrato sul tema della dipendenza dalla Rete e su quello parallelo della disgregazione della famiglia e della società (sociale) moderna.
Ben diretto da Henry Alex Rubin (la sua mano da documentarista si nota soprattutto nell'intensità con cui descrive le sfumature delle diverse personalità dei protagonisti), il film si sfilaccia un po' nel finale, quando cerca di far convergere le storie parallele dei vari personaggi; ma ha il sicuro merito di saper dipengere un affresco cupo e realistico di quello che sta diventando la nostra vita sociale nell'era della rete, dei Social Network e della condivisione "per forza" di tutto, tranne che, forse, dei veri sentimenti.
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Bel film "a incastro", incentrato sul tema della dipendenza dalla Rete e su quello parallelo della disgregazione della famiglia e della società (sociale) moderna.
Ben diretto da Henry Alex Rubin (la sua mano da documentarista si nota soprattutto nell'intensità con cui descrive le sfumature delle diverse personalità dei protagonisti), il film si sfilaccia un po' nel finale, quando cerca di far convergere le storie parallele dei vari personaggi; ma ha il sicuro merito di saper dipengere un affresco cupo e realistico di quello che sta diventando la nostra vita sociale nell'era della rete, dei Social Network e della condivisione "per forza" di tutto, tranne che, forse, dei veri sentimenti.
Bravi tutti i protagonisti, con una particolare nota di merito al giovane Jonah Bobo e all'intensa Andrea Riseborough: risentiremo spesso parlare di loro.
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il beppe nazionale
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domenica 26 gennaio 2014
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un film che non si vede volentieri
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Il titolo della mia recensione rispecchia quello che ho provato una volta uscito dalla sala: non ho guardato volentieri Disconnect non perchè è un brutto film, ma perchè la drammaticità inscenata è maledettamente realistica. A quel punto ho capito che il film aveva colto nel segno, perchè era riuscito a rendere quella solitudine in cui stiamo cadendo nonostante la perenne connessione. E' come se attraverso i social network noi ci sdoppiassimo, creando un personaggio virtuale che può esserci più o meno fedele e col quale possiamo fare qualunque cosa: ingannare, guadagnare, cercare conforto, condividere il dolore. Questi quattro temi appena elencati formano la trama portante di Disconnect al quale si aggiungono genitori che poco si interessano dei figli, una giornalista intenta a far carriera e una generale perversione umana che spinge i giovani più disinibiti a performance sessuali via webcam.
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Il titolo della mia recensione rispecchia quello che ho provato una volta uscito dalla sala: non ho guardato volentieri Disconnect non perchè è un brutto film, ma perchè la drammaticità inscenata è maledettamente realistica. A quel punto ho capito che il film aveva colto nel segno, perchè era riuscito a rendere quella solitudine in cui stiamo cadendo nonostante la perenne connessione. E' come se attraverso i social network noi ci sdoppiassimo, creando un personaggio virtuale che può esserci più o meno fedele e col quale possiamo fare qualunque cosa: ingannare, guadagnare, cercare conforto, condividere il dolore. Questi quattro temi appena elencati formano la trama portante di Disconnect al quale si aggiungono genitori che poco si interessano dei figli, una giornalista intenta a far carriera e una generale perversione umana che spinge i giovani più disinibiti a performance sessuali via webcam.
Rubin piazza molte linee di trama che alla fine si uniscono in tre filoni fondamentali: il ragazzo che tenta il suicidio, la giornalista con il ragazzo delle chat erotiche e la coppia in crisi alla ricerca di chi ha consumato tutti i loro risparmi.
Frank Grillo interpreta un padre severo, sarcastico, poco attento al figlio così come poco attento al figlio sarà Rich Boyd (Bateman), avvocato di successo che verrà riportato alla realtà solo dal tentato suicidio del suo secondogenito. Probabilmente si tratta dei due attori adulti che spiccano all'interno della pellicola in quanto animano due padri che suscitano un certo fastidio nei loro modi educativi, nella loro disattenzione e nelle loro debolezze. Si tratta di anti-eroi che raggiungono una sorta di riscatto solo alla fine, un riscatto dal sapore agrodolce e macchiato di dolore.
Skasgaard recita bene l'ex militare Derek Hull in crisi con la moglie per via della morte del loro neonato. Dolore, frustrazione, delusione investono Derek il quale sembra sempre essere sull'orlo della pazzia ma che, nonostante tutto, riesce a ritrovare un contatto con la moglie.
Per quello che riguarda la Nina Dunham messa in scena dalla Riseborough ci troviamo di fronte a una giornalista forse un po' annoiata che è pronta a svendere il suo corpo e a relazionarsi in modo ambiguo con un toyboy per fare il servizio dell'anno. Abbiamo un'interpretazione abbastanza anonima che mette in risalto il buon lavoro del giovane attore che veste i panni del ragazzo delle chatroom erotiche.
Non si tratta sicuramente del film dell'anno in quanto vi è una certa pesantezza di fondo, quasi soffocante, che non è data solo dal tono drammatico delle vicende, ma probabilmente anche dalle scelte della regia e delle inquadrature. Si tratta sicuramente di un film attuale e realistico che non riesce però a discostarsi dai canoni del dramma americano: personaggi virili (Bateman e Grillo) o sexy (Riseborough), ragazzini strafottenti, scazzottata, sorella maggiore che si accorge del fratello minore solo quando questo è in coma nella sua stanza d'ospedale.
Commovente la scena finale in cui la sorella di Ben Boyd si presta a un gesto di autetico affetto che non diviene il pretesto per inscenare un lieto fine, ma chiude il film puntando tutto sulla consapevolezza acquisita dai personaggi durante le loro vicende. La denuncia della pericolosità del web avviene attraverso il servizio di Nina Dunham ma sgorga dalla pellicola attraverso le azioni e le conseguenze dei protagonisti. Vi è qualcosa però in Disconnect che mi permette di dargli solo tre stelle: manca un "non so che" in questa denuncia mentre si esaspera il mix soffocante di dramma americano e realtà quotidiana. Mi sento comunque di dire che i soldi spesi per andarlo a vedere non sono stati soldi sprecati.
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melvin ii
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domenica 26 gennaio 2014
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il web è l'orco cattivo del nuovo millenio?
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Disconnect è un film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin, con protagonista Jason Bateman.
Il film viene presentato fuori concorso durante la 69ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica.
Un buon trailer è già il biglietto da visita di un film.
Cosi è stato per Disconnet. Il trailer incuriosisce ed invoglia ad andare al cinema
L’uso ed abuso del web è il tema centrale.
Tre storie si sfiorano lungo il film, in maniera incalzante e coinvolgente.
Il web assume varie forme:bullismo, sostegno per un lutto, lussuria.
Il regista ci racconta attraverso queste storie, la nostra società ed i suoi eccessi.
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Disconnect è un film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin, con protagonista Jason Bateman.
Il film viene presentato fuori concorso durante la 69ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica.
Un buon trailer è già il biglietto da visita di un film.
Cosi è stato per Disconnet. Il trailer incuriosisce ed invoglia ad andare al cinema
L’uso ed abuso del web è il tema centrale.
Tre storie si sfiorano lungo il film, in maniera incalzante e coinvolgente.
Il web assume varie forme:bullismo, sostegno per un lutto, lussuria.
Il regista ci racconta attraverso queste storie, la nostra società ed i suoi eccessi.
La sceneggiatura è ben scritta
Gli attori sono convincenti nei ruoli e danno profondità alle storie.
Interessante anche dal punto di vista tecnico, come il regista mostra sullo schermo le varie chat e le reazioni dei protagonisti.
Disconnect non ha grandi pretese cinematografiche, ma merita d’essere visto.
Il web è uno strumento delicato, dipende da chi c’è dietro lo schermo
Il finale è amaro, ma invita lo spettatore alla riflessione che la vera “connessione” è nel mondo reale.
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annix
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giovedì 23 gennaio 2014
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l'insidioso volto del web
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Il film fotografa alcune storie imperniate sull'uso e l'abuso dei social network, in particolar modo sui pericoli ed i rischi che si celano dietro lo schermo, le storie descritte sono ovviamente portate ad estreme conseguenze, assolutamente verosimili, anzi spesso citate nelle pagine di cronaca, tutte hanno come comune denominatore una grande solitudine, una difficoltà a relazionarsi con gli altri o l'incapacità di superare un dolore o un evento traumatico. I social sono spesso croce e delizia, a tratti demonizzati, ma in qualche modo diventano un surrogato della realtà, suppliscono ad un forte bisogno di ascolto, conforto, sfogo, protagonismo che spesso genitori, compagni, amici non riescono ad offrire all'individuo in questa società invasa e pervasa dai media.
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Il film fotografa alcune storie imperniate sull'uso e l'abuso dei social network, in particolar modo sui pericoli ed i rischi che si celano dietro lo schermo, le storie descritte sono ovviamente portate ad estreme conseguenze, assolutamente verosimili, anzi spesso citate nelle pagine di cronaca, tutte hanno come comune denominatore una grande solitudine, una difficoltà a relazionarsi con gli altri o l'incapacità di superare un dolore o un evento traumatico. I social sono spesso croce e delizia, a tratti demonizzati, ma in qualche modo diventano un surrogato della realtà, suppliscono ad un forte bisogno di ascolto, conforto, sfogo, protagonismo che spesso genitori, compagni, amici non riescono ad offrire all'individuo in questa società invasa e pervasa dai media. Il film non è assolutamente introspettivo, anzi è quasi documentaristico per il taglio della regia, i dialoghi sono piuttosto realistici, non è stilisticamente, né contenutisticamente un'opera di gran pregio, però è ben interpretato e mette in luce un fenomeno che è sempre più insito nella nostra quotidianità ed è inquietante e preoccupante soprattutto per ciò che riguarda il mondo degli adolescenti e delle persone più vulnerabili.
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eugenio
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lunedì 20 gennaio 2014
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aaa crash cercasi
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Vite che sprofondano nel doloroso mare dell’esistenza. Ecco il tema della pellicola Disconnect di Alex Rubin. Sullo stile del famoso Crash di Haggis, il film traccia il ritratto impietoso della generazione del terzo millennio completamente ancorata a un’isola virtuale incapace di rapportarsi efficacemente con il mondo esterno. I protagonisti di questo mosaico di vite destinate a “intrecciarsi” sono esponenti di contesti sociali diversificati aventi come unico legame la solitudine: la vicenda del poliziotto vedovo detective privato con un figlio dal falso profilo Facebook impiegato per schernire un coetaneo più introverso si scontra irrimediabilmente con quella di un avvocato incapace di tenere unita la famiglia e oberato di lavoro, cellulare-dipendente, padre di un figlio silenzioso e oscuro,bersaglio di arroganti quanto stupidi compagni di classe.
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Vite che sprofondano nel doloroso mare dell’esistenza. Ecco il tema della pellicola Disconnect di Alex Rubin. Sullo stile del famoso Crash di Haggis, il film traccia il ritratto impietoso della generazione del terzo millennio completamente ancorata a un’isola virtuale incapace di rapportarsi efficacemente con il mondo esterno. I protagonisti di questo mosaico di vite destinate a “intrecciarsi” sono esponenti di contesti sociali diversificati aventi come unico legame la solitudine: la vicenda del poliziotto vedovo detective privato con un figlio dal falso profilo Facebook impiegato per schernire un coetaneo più introverso si scontra irrimediabilmente con quella di un avvocato incapace di tenere unita la famiglia e oberato di lavoro, cellulare-dipendente, padre di un figlio silenzioso e oscuro,bersaglio di arroganti quanto stupidi compagni di classe. Parallelamente, in un altro angolo della città senza nome, si svolgono le inchieste di una reporter affamata di notorietà nei confronti di video chat pornografiche aventi come protagonisti minorenni e della conseguente storia d’amore e rabbia instauratasi sulla rete e quelle di una donna reduce da un lutto profondo che attraverso room virtuali cerca conforto in uno sconosciuto ignara del tracollo economico del marito prosciugato dei suoi beni al gioco.
Disconnect malgrado la trama troppo vicina al già citato Crash e al sempre eterno surreale America Oggi di Altman traccia il ritratto impietoso di una società che ha perduto uno dei suoi beni più preziosi: la parola e il confronto reale con i nostri simili nella vita quotidiana. Il regista in questo senso, malgrado l’impersonale regia, è abile nel descrivere l’isolamento, il dramma e spesso ahimè la dipendenza che alberga sin da ragazzini nei confronti dell’universo virtuale, un macrocosmo dove il rifugio sempre più precario è incrinato da un isolamento psicologico spesso sottovalutato da molti con conseguenze distruttive nella vita (reale) di tutti noi.
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angelo bottiroli - giornalista
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sabato 18 gennaio 2014
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buon film sugli effetti dei social networks
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Degli attori di medio livello, non tanto famosi, possono dar vita ad un buon film? La risposta ovviamente è sì e “Disconnect” ne è una prova.
Opera prima del regista americano Henry Alex Rubin che si cimenta con un lungometraggio dopo molti spot pubblicitari per marchi famosi come Adidas , Volvo , Samsung e Coca Cola, il film è stato presentato al Toronto International Film Festival e fuori concorso alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia, nel 2012.
A rendere originale “Disconnect” è soprattutto la trama, basata su tre storie parallele raccontante in contemporanea che nulla hanno in comune tra di loro se non l’uso degli attuali mezzi di comunicazione (pc, tablet, smartphone) e uno dei personaggi che in qualche modo è legato in maniera molto labile due delle tre storie.
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Degli attori di medio livello, non tanto famosi, possono dar vita ad un buon film? La risposta ovviamente è sì e “Disconnect” ne è una prova.
Opera prima del regista americano Henry Alex Rubin che si cimenta con un lungometraggio dopo molti spot pubblicitari per marchi famosi come Adidas , Volvo , Samsung e Coca Cola, il film è stato presentato al Toronto International Film Festival e fuori concorso alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia, nel 2012.
A rendere originale “Disconnect” è soprattutto la trama, basata su tre storie parallele raccontante in contemporanea che nulla hanno in comune tra di loro se non l’uso degli attuali mezzi di comunicazione (pc, tablet, smartphone) e uno dei personaggi che in qualche modo è legato in maniera molto labile due delle tre storie.
Nella prima ad esempio, uno dei soci della televisione che vede per protagonista una giovane giornalista e un ragazzo minorenne che vende sesso su internet a sua volta è il padre di uno dei due ragazzi protagonista della seconda storia e a sua volta, il padre del secondo ragazzo è un poliziotto che aiuta i due protagonisti delle terza storia.
Le tre storie proseguono in modo simultaneo e parallelamente per tutto il film fino al finale.
Gli attori, se escludiamo il bravo Jason Bateman (Io sono tu, Come ammazzare il capo e vivere felici, cambio vita, Paul e Hancock), come detto non sono di prima grandezza. Troviamo Hope Davis (Real Steel e i due presidenti) moglie di Bateman nel film, l’ottima Paula Patton (Cani sciolti, Protocollo fantasma, Deja vu e Hitch), Frank Grillo (Zero Dark Thirty), Andrea Riseborough (Doppio gioco, Oblivion e Non lasciarmi) e tre giovani attori che non citiamo il nome per non tediare oltre il lettore.
Tutti i protagonisti del film però, recitano alla grande il ruolo che sono chiamati ad interpretare, certo le parti non sono di estrema difficoltà perché ambientato ai nostri giorni, tuttavia nessuna sbavatura, tentennamento o recitazioni che si notano sforzate o costruite.
La trama, come detto, è il filo conduttore del film ed è incalzante e con ricchi colpi di scena. Pochi effetti speciali, ma il film è sicuramente da vedere.
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astromelia
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venerdì 17 gennaio 2014
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film da nomination
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non occorrono grandi artifici per fare un buon film,ma un'ottimo ensemble,questo film denuncia la quotidianità via internet,con le sue trappole ,ma lo fa in maniera accessibile a tutti senza fronzoli o aggiunte,per questo lo giudico un film da premi,seppure appunto richiama CRASH,MA ANCHE QUESTO SE VOGLIAMO RICCO DI UMANITà NEL BENE E NEL MALE,OTTIMO FILM
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